Boris Pasternak e gli scrittori israeliani/Parte I: differenze tra le versioni

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Tuttavia, questa epigrafe sardonica contiene un po' di più: Reuveni, nativo di [[w:Poltava|Poltava]], traduce una canzone umoristica popolare ucraina, che è stata citata nella storia classica di un altro nativo del [[w:Oblast' di Poltava|Governatorato di Poltava]], [[w:Nikolaj Vasil'evič Gogol'|Nikolai Gogol]] — "[[w:Veglie alla fattoria presso Dikan'ka|La terribile vendetta]]" (fare un confronto con questa storia porta anche a una delle poesie di Živago, intitolata [[Boris Pasternak e gli scrittori israeliani/Appendice|"Fiaba" ("Skazka")]].<ref>Pasternak, ''Il dottor Živago'', 537-540. Si vedano anche le due Appendici alla fine di questo mio studio.</ref> Un'epigrafe di questa storia di Gogol appare anche nel poema di Pasternak "Decadimento" ("Raspad"), incluso in ''Mia sorella è la vita'' (Сестра моя — жизнь, ‘Sestra moya — zhyzn’).)<ref>Pasternak, ''Sobranie sochineniy'', vol. 1, 145.</ref> La canzone originale esprime una confusione assurda e insignificante di elementi sconnessi, che è, per Reuveni, la caratteristica principale della scrittura di Pasternak. Inoltre, in Gogol, una stanza di questa canzone è inclusa in una canzone cantata da Katerina dopo che è diventata pazza; questa canzone è di per sé una miscela senza senso di varie canzoni: "È così che confuse i versi di canzoni differenti".<ref>Gogol, "La terribile vendetta", 165. Da ''[[w:Veglie alla fattoria presso Dikan'ka|Veglie alla fattoria presso Dikan'ka]]''.</ref> Tuttavia, oltre a questo, ella balla anche: "E pronunciando queste frasi incoerenti Katerina iniziò a ballare, guardandosi selvaggiamente intorno e mettendo le braccia conserte. Con un urlo batté i piedi; i suoi tacchi d'argento risuonarono a prescindere da tempo o melodia. Le sue trecce nere fluttuavano attorno al collo bianco. Come un uccello volava in giro senza riposo, agitando le mani e annuendo con la testa, e sembrava che dovesse cadere impotente al suolo o librarsi via da terra completamente."<ref>''Ibid.'', 164.</ref> Agli occhi di Reuveni, anche la danza di Pasternak è gravemente carente di "tempo e melodia" e di qualsiasi "senso musicale appropriato"<ref>Reuveni, "Makhol Pasternak", 8.</ref> (sebbene il significato principale dell'espressione "la Danza di Pasternak" nel saggio sia il tumulto verificatosi riguardo a Pasternak e alla polemica del Premio Nobel).
 
Tuttavia, questo pandemonio è il risultato del tentativo di trovare in Pasternak un qualsiasi punto di riferimento, e prima di tutto: il "punto ebraico, che Pasternak stava cercando di nascondere a tutti i costi",<ref>''Ibid.'', 9.</ref> in misura tale che "nelle sue memorie non cita neanche una volta il nome di sua madre (è troppo ebraico)"<ref>''Ibid.'', 12.</ref> (questo ci ricorda il rimprovero di Marina Cvetaeva a Pasternak per non aver visitato sua madre mentre si recava al Congresso degli Scrittori di Parigi nel 1935.<ref>Perepiska Borisa Pasternaka, 406-408.</ref> Interessante il fatto che Cvetaeva parla della madre di Pasternak, senza parlare del padre, e cita la canzone di [[w:Jean Richepin|Jean Richepin]], in cui un figlio taglia via il cuore di sua madre e lo dà in pasto ai maiali della sua amante. E ciò ricorda ancora una volta "La terribile vendetta" di Gogol dove, per inversione, Katerina cerca di uccidere e tagliare via il cuore di suo padre — un mago nero che l'ha ambita e ha ucciso la sua famiglia).
 
Interpretando il titolo di ''Mia sorella è la vita'' di Pasternak, Reuveni non lo collega né ad [[:en:w:Aleksandr Dobrolyubov|Aleksandr Dobrolyubov]], né a [[w:Francesco d'Assisi|Francesco d'Assisi]] o [[w:Paul Verlaine|Paul Verlaine]], come fanno altri critici ma, come se continuasse ironicamente il tema di canzoni e balli, al ''Cantico dei Cantici'' ({{passo biblico|cantico|4:9,12}}):
{{q|Tu mi hai rapito il cuore, o mia sorella sposa mia; tu mi hai rapito il cuore con un solo sguardo dei tuoi occhi, con uno solo dei monili del tuo collo.<br/>Quanto è piacevole il tuo amore, o mia sorella, sposa mia! Quanto migliore del vino è il tuo amore e la fragranza dei tuoi olii profumati è piú soave di tutti gli aromi!<br/>O sposa mia, le tue labbra stillano come un favo di miele, miele e latte sono sotto la tua lingua, e la fragranza delle tue vesti è come la fragranza del Libano.<br/>La mia sorella, la mia sposa è un giardino chiuso, una sorgente chiusa, una fonte sigillata.}}
Tuttavia, nelle poesie di Pasternak, al contrario del titolo del suo libro, "non c'è vita".<ref>Reuveni, "Makhol Pasternak", 11.</ref>
 
Avendo criticato severamente le poesie di Pasternak prima degli anni ’40, in parte sulla base dell'autocritica di Pasternak, Reuveni arriva a riconoscere che ''Živago'' "è molto meglio delle sue vecchie poesie" nella sua forma e contenuto; tuttavia, è comunque "un romanzo che non è un romanzo".<ref>''Ibid.'', 16.</ref> Ciò è dovuto, in parte, al conflitto dello scrittore tra i venti di libertà del disgelo e la paura dei tiranni sovietici, sia vivi che morti. Il punto di forza del romanzo è il suo umanesimo, e per suo vantaggio Pasternak "si aggrappa al bordo del mantello di Gesù".<ref>''Ibid.'', 17.</ref> (Per il suo vantaggio lo scrittore viene anche bloccato e costretto a rimanere in Patria, e non lo sapremo mai, presume Reuveni, se gli sarebbe mai stato permesso veramente di andarsene o meno.) Tuttavia, nonostante l'ideale umanistico, i personaggi di ''Živago'' non sono "anime viventi" e nonostante siano considerati realistici, il romanzo rimane arcaicamente romantico.<ref>''Ibid.'', 21.</ref>
 
 
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