Boris Pasternak e gli scrittori israeliani/Parte I: differenze tra le versioni

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[[File:Pasternak Tolstoy 1908.jpg|right|250px|thumb|Ritratto di [[w:Lev Tolstoj|Tolstoj]] che scrive, di Leonid Pasternak (1908)]]
Moshe Shamir trema al pensiero che uno di quei figli di cui parla Bialik sia Boris Pasternak. Tuttavia, se accetta il concetto di Bialik, deve esserci qualcosa di più nel suo timore reverenziale che l'ammirazione per il classico vivente: vuole credere che il tempo non sia scardinato persino oggi, alla fine degli anni ’50, e secondo il succitato testamento il grano ebraico può essere trovato sia nel figlio che nel padre. O forse, si sforza di trovarlo intrecciando, da una parte, il paragone in voga di Boris Pasternak con '''[[w:Lev TolstoyTolstoj|Lev Tolstoj]]''' e, d'altra parte, il continuo "silenzio" del primo con il confronto fatto da Bialik di '''[[w:Lev Tolstoj|Tolstoj]]''', come appare nei dipinti di Leonid Pasternak, con "un vecchio scriba della Torah [''[[w:Sofer (ebraismo)|Sofer STaM]]''], che siede segretamente nella sua camera, scrivendo i nomi sacri in purezza e solitudine, o un giusto ‘nascosto’ [''[[:en:w:Tzadikim Nistarim|tzadik nistar]]''], che scrive usando l'incantesimo della penna [''hashba’at kulmus''] e scopre i misteri del mondo".<ref>''Ibid.'', 276. </ref> Inoltre, Bialik cita le parole che Tolstoj pronunciò a Leonid Pasternak, e che sentì da quest'ultimo più volte: "Sei un pagano completo, un servitore di forme! Adori la vanità e il vuoto, la bellezza esteriore. Sebbene io sia un ‘gentile’, sono più un ‘ebreo’ di te. L'arte per l'arte ai miei occhi non vale niente".<ref>''Ibid.'' Tale abnegazione per l'arte come arte era anche la posizione di Bialik. Si veda, per esempio, il suo "Arte Pura" (''"Ha-omanut ha-tehora"'').</ref> Non importa se il confronto tra Boris Pasternak e Tolstoj sia giustificato o meno: Moshe Shamir potrebbe aver voluto vedere l'autore di ''Živago'' come "più ebreo" in questo senso tolstoiano.
 
 
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