Ebrei e Gentili/Universalista: differenze tra le versioni

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Ora, esaminiamo il primo passo; in esso Maimonide dice che "il perdono è naturale per la progenie d'Israele, caratteristico del loro cuore retto". Gli ebrei sono qui contrapposti ai "gentili dal cuore incirconciso". Per leggere questo testo in modo particolarista, si devono fare le seguenti supposizioni: la "progenie d'Israele" come tale è caratterizzata da rettitudine di cuore, mentre i non-ebrei come tali hanno cuori incirconcisi. Ma il testo potrebbe essere interpretato altrettanto facilmente nella seguente maniera: quegli ebrei che hanno "cuori retti" sono superiori a quei non-ebrei che hanno "cuori incirconcisi". Questa lettura permette la possibilità che ci siano ebrei con cuori incirconcisi e non-ebrei con cuori retti o, perlomeno, che ci siano non-ebrei con cuori retti. Una ragione per preferire questa lettura è il riferimento di Maimonide ai Gabaoniti. Si diceva che i Gabaoniti rappresentassero la qualità della crudeltà.<ref>TG ''Kid.'' 4:1.</ref> Ma, come apprendiamo dal nostro secondo passo, Maimonide non pensava che tutti i non-ebrei fossero crudeli di natura. In base a ciò, penso sia giusto interpretare il nostro primo passo come riferimento a non-ebrei crudeli, e non a tutti i non-ebrei in quanto tali. C'è un'altra ragione per interpretare il nostro passo in questo modo. Maimonide chiaramente ammetteva la possibilità di non-ebrei saggi. La perfezione morale è un requisito indispendabile della saggezza. Pertanto, non tutti i non-ebrei possono essere immorali.<ref>Dati gli elogi di Aristotele e di altri filosofi da parte di Maimonide nella sua famosa lettera a Samuel ibn Tibbon, questo punto diventa ovvio. Per un'ottima discussione della lettera a ibn Tibbon, si veda S. Harvey, "Maimonides' Letter to Samuel ibn Tibbon".</ref> Dati i commenti spesso acerbi di Maimonide riguardo ai suoi correligionari, non c'è bisogno di dire che egli non pensava che tutti gli ebrei avessero cuori retti.<ref>Per uno dei molti esempi, si veda la parabola del palazzo in ''Guida'' iii.51.</ref> Degno di nota è il fatto che il termine "cuori incirconcisi" deriva da Geremia {{passo biblico|Geremia|9:25}}, dove il referente sono gli ebrei, e non i non-ebrei.
 
Nel secondo passo, Maimonide, seguendo il Talmud, associa impudenza, crudeltà, misantropia e omissione di svolgere atti di amorevolezza, coi Gabaoniti specificamente, non con non-ebrei genericamente. Inoltre, egli associa modestia, misericordia e amorevolezza<ref>La modestia è l'opposto dell'impudenza, la misericordia l'opposto della crudeltà e della misantropia, e agire con amorevolezza è l'opposto di non agire mai così.</ref> con la "nazione santa" (''ha’umah hakedoshah'') di Israele. Proprio come Maimonide qui parla non dei non-ebrei genericamente, ma dei Gabaoniti in particolare, così anche, penso, è legittimo interpretare il primo passo, con la sua enfasi sui Gabaoniti, come si riferisse solo ad alcuni non-ebrei. In questo passo, Israele viene chiamato "la nazione santa". Ho già dimostrato in un altro studio (quello sulla ''[[Essenza trascendente della santità|Santità]]'') che per Maimonide la santità è una materia di ''status'' halakhico, non una caratteristica intrinseca. Pertanto, la santità non è una caratteristica degli ebrei in quanto tali, ma una condizione ottenuta mediante atti effettivi di "modestia, misericordia e amorevolezza".
 
Nel terzo brano Maimonide associa la filantropia con gli "individui giusti che sono della progenie di nostro padre Abramo" (''tzadikei zera avraham avinu'') — non tutti della progenie di Abramo sono giusti, ma quegli individui che praticano la carità.<ref>Da notare che anche Ismaele discendeva da Abramo; non c'è nulla in questo passo che possa imputare a Maimonide l'asserzione che gli arabi in generale e i mussulmani in particolare non pratichino la carità. In effetti, poiché la carità è un a dei pilastri dell'Islam, come Maimonide senza dubbio sapeva, è probabile che egli fosse direttamente conscio degli atti di carità da parte dei mussulmani tra i quali viveva. Sull'uso da parte di Maimonide del termine ''zera avraham'', lett. "seme di Abramo", si veda ''MT'' "Leggi dei Re", 10:7: "Ne consegue che è il discendente [''zera''] di Abramo, solo colui che aderisce alla sua legge e alla sua giusta via". Come sottolinea Hannah Kasher, in questo con teston Maimonide assegna alla parola ''zera'' un "significato religioso e morale. La singolarità genetica di Isacco è radicata nei valori spirituali" ("Maimonides' View of Circumcision", 105). Io lo interpreto differentementa da Kasher: non che i discendenti di Isacco hanno "singolarità genetica", ma che non tutti i discendenti di Abramo (attraverso Isacco) possano essere veramente e appropriatamente chiamati ''zera avraham''.</ref> La crudeltà, continua Maimonide, si trova solo tra i non-ebrei (''goyim''). Significa tutti i non ebrei? In primo luogo il termine "non-ebreo" nella ''Mishneh Torah'', come notato ''supra'', di solito significa idolatra. Inoltre, ci vien detto che coloro che si aggregano (''nilvim aleihem'')<ref>La frase deriva da Isa {{passo biblico|Isa|56:6}} ed Ester {{passo biblico|Ester|9:27}}: ''coloro che si aggiungono, che si uniscono''. In entrambi i punti il riferimento sembra essere riferito a "compagni di viaggio" e non "convertiti". L'uso del termine da parte di Maimonide in ''MT'' "Leggi sull'Idolatria", 1:3, e "Leggi sull'Omicida", 13:14, è ambiguo in merito a questo caso.</ref> a Israele "sono tra loro come fratelli" che sono misericordiosi l'un l'altro. Chiaramente, stiamo parlando qui di "Israele dello spirito" in contrasto con "Israele della carne", altrimenti che senso avrebbe includere coloro che si aggregano a Israele tra quelli che sono misericordiosi l'un l'altro?<ref>Cfr. Levinger, ''Maimonides as Philosopher and Codifier'', 89.</ref> A chi deve ricorrere il povero per soccorso? Solo tra di loro e a quelli che si sono uniti alla Torah; dopo tutto, i non-ebrei, cioè gli idolatri, odiano gli ebrei. Ciò che non si può dedurre da questo passo, quindi, è che Maimonide ritiene misericordiosi tutti gli ebrei in quanto tali, crudeli tutti i non-ebrei in quanto tali e che tutti i non-ebrei in quanto tali odiano gli ebrei. Maimonide cita sette versetti onde imprimere al lettore l'importanza di fare la carità come espressione di compassione. Se gli ebrei come tali fossdero stati caritatevoli di natura, Maimonide non avrebbe insistito così tanto per convincerli a fare la carità.<ref>Per un altro esempio di testo persuasivo scritto da Maimonide, si veda ''MT'' "Leggi dell'Idolatria", 11:16: "Queste pratiche sono tutte false e ingannevoli, e furono mezzi usati dagli idolatri per ingannare i popoli di varie nazioni e indurli a diventare loro seguaci. Non è appropriato per gli Israeliti che sono altamente intelligenti [''ḥakhamim meḥukamim''] sopportare di essere illusi da tali insensatezze o immaginare che ci sia qualcosa in esse" (''Libro della Conoscenza'', trad. Hyamson, 80''a''). Maimonide certamente non credeva che ''tutti'' gli ebrei fossero proprio altamente intelligenti! Chiunque abbia familiarità coi suoi scritti può indicare molti punti in cui egli afferma esattamente il contrario.</ref>
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