Differenze tra le versioni di "Interpretazione e scrittura dell'Olocausto/Israele"

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[[File:עמיחי קורא בתמול.jpg|right|240px|thumb|Yehuda Amichai (1994)]]
In genere gli scrittori potevano usare il linguaggio grafico solo nel reame privato del romanzo o alla radio, come aveva fatto [[w:Yehuda Amichai|Yehuda Amichai]] nel suo dramma ''Bells and Trains'' (= Campane e treni), trasmesso da ''[[:en:w:Kol Yisrael|Kol Yisrael]]'' nel 1962, vincendo quell'anno il premio per il miglior spettacolo radiofonico israeliano.<ref>Yehuda Amichai, ''Bells and Trains'', trad. {{en}]} Aubrey Nodes, Midstream (12 ottobre 1966), pp. 55-66. Amichai (1924–2000) nacque a Würzburg in Germania nel 1924 in una famiglia ebrea ortodossa. Emigrò a Israele nel 1936 da ragazzo, a dodici anni. Ebbe quindi un piede sia nella Diaspora europea sia nel nuovo Stato.</ref> Il dramma riuscì a trattare dell'Olocausto attraverso lo stile indiretto dei segnali aurali subconsci allo stesso modo dell’''Anne Frank – Trace of a Child'' di Schabel. Amichai creò un complesso modello di risposte usando campane di chiesa, campanelli da pranzo, treni a vapore e treni elettrici che avevano un effetto più intenso e obliquo di quanto le parole potessero mai fare. Come dice un sopravvissuto nel dramma:
{{q|Solo le mie orecchie ricordano. I ricordi sono suddivisi in tutte le parti del mio corpo.<ref>''Ibid.'', p. 60.</ref>}}
Le campane suggeriscono come il passato si infiltri nella società tedesca contemporanea e nella vita di quei sopravvissuti che hanno scelto di rimanere in Germania.
Allo stesso modo, il dramma di Aharon Megged del 1967, ''L'alta stagione (Ha-Ona Ha-Boʹeret)'', combina tecniche assurdiste con la storia biblica. L'eroe Giobbe è un residuo del popolo ebraico dopo l'Olocausto. Giobbe riceve riparazioni dalla Germania e dimentica tutti i precedenti maltrattamenti commessi contro di lui. Il messaggio di Megged, come quelli di Shamir e Tomer, è un ammonimento contro l'oblio e, soprattutto, contro l'abuso del passato per fini egoistici.<ref>Levy, ''The Habima'', p. 209.</ref>
 
== Danny Horowitz e ''Zio ArturoArthur'' ==
''Zio Arthur'' di [http://dramaisrael.org/playwright/horowitz-dani/ Danny Horowitz], basato su un'opera teatrale precedente non rappresentata di G. Dagan intitolata ''Chazura'', non impiega tecniche assurdistiche in quanto tali, ma, come il genere assurdista, è autocoscientemente teatrale. Il dramma fu rappresentato per la prima volta come prova generale all'Università di Tel Aviv il 25 maggio 1967 da Danny Ashkenazi. L'opera è un monologo per un attore e quattro burattini — ognuno dei quali rappresenta un individuo sopravvissuto all'Olocausto. Horowitz aggira quindi il delicato problema di rappresentare l'Olocausto sul palco. Il dramma si apre con il narratore che racconta la storia. Rivelando la trama all'inizio, suspense e pathos vengono rimossi e le facoltà critiche, o in questo caso, autocritiche del pubblico vengono messe in gioco. Tuttavia, nonostante queste "precauzioni" per impedire l'impegno emotivo del pubblico, il dramma è profondamente commovente. Lo stile di indirizzo diretto, lungi dall'alienare il pubblico, fa molto per aumentare l'intimità della [[wikt:piece|piéce]] coinvolgendo direttamente lo spettatore nel processo di narrazione. Sottolinea inoltre la "teatralità" della struttura.<ref>Si veda [https://books.google.co.uk/books?id=v_tXKyDG5j4C&pg=PA349&lpg=PA349&dq=danny+horowitz%27s+uncle+arthur&source=bl&ots=is6La01Des&sig=ACfU3U1RycOzeiuu9EbEwDHA_gd-9kM5RQ&hl=en&sa=X&ved=2ahUKEwiqk8OCkN7nAhXMOcAKHeRGBMEQ6AEwBHoECAkQAQ#v=onepage&q=danny%20horowitz's%20uncle%20arthur&f=false "Danny Horowitz interviewed by Karen Alkalay-Gut"], su ''Theater in Israel'', cur. Linda Ben-Zvi, University of Michigan Press, 1996.</ref>
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http://dramaisrael.org/playwright/horowitz-dani/
 
Il narratore, Peter Stone (orig. Stein), è un ex detenuto di Terezin e Auschwitz diventato drammaturgo. Racconta al pubblico di una commedia che ha scritto su come lui e i suoi amici, Karl, Eddy e Martha, abbiano prenotato una stanza in un hotel da qualche parte in Europa per una festa in onore del loro parente "Zio Arthur", che non vedono da molti anni. Arthur era fuggito da Praga all'inizio della guerra e poi si era stabilito in America, mentre Peter e i suoi amici erano stati internati nei campi.
[https://books.google.co.uk/books?id=v_tXKyDG5j4C&pg=PA349&lpg=PA349&dq=danny+horowitz%27s+uncle+arthur&source=bl&ots=is6La01Des&sig=ACfU3U1RycOzeiuu9EbEwDHA_gd-9kM5RQ&hl=en&sa=X&ved=2ahUKEwiqk8OCkN7nAhXMOcAKHeRGBMEQ6AEwBHoECAkQAQ#v=onepage&q=danny%20horowitz's%20uncle%20arthur&f=false "Danny Horowitz interviewed by Karen Alkalay-Gut"], su ''Theater in Israel'', cur. Linda Ben-Zvi, University of Michigan Press, 1996.
{{q|Il mio dramma è molto semplice. Riguarda lo zio Arthur. Come Peter Stone abbia invitato alcuni dei suoi amici a una festa e come tutti abbiano preparato una piccola sorpresa per lo zio Arthur. Come lo abbiano spaventato. Era lo zio Arthur che diceva sempre: "Come potevano le persone entrare semlicemente in quelle camere a gas? È difficile capire cosa sia successo lì. So chi erano i nazisti, ma è comunque difficile da capire.<ref>Danny Horowitz, {{en}} ''Uncle Arthur'', Tel Aviv: 1967, inedito, p.2.</ref>}}
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I quattro sopravvissuti giocano un'elaborata beffa ad Arthur per fargli capire come la gente fosse andata come "pecore" alla propria distruzione. Uno di loro interrompe la festa vestito da ufficiale delle SS. Ordinando loro di spogliarsi, l'"ufficiale SS" ordina di consegnare i rispettivi passaporti. L'idea alla base di questo "gioco" è quella di creare le condizioni fisiche della vita in un regime totalitario. Arthur deve sentire fisicamente il "passato" se vuole capire. Quando la beffa viene rivelata a un Arthur silenzioso e nudo, se ne va: "Ma lo zio Arthur non poteva sentire quello che volevamo che lui sentisse. Naturalmente." Egli non può ammettere il legame tra sé stesso e quello delle vittime dell'Olocausto. Il messaggio di Horowitz al pubblico è chiaro:
{{q|A Gerusalemme una volta ho incontrato uno che faceva parte di un movimento clandestino in Palestina. Ora è un uomo molto importante in Israele. Lo incontrai a un cocktail party. Mi dice: "Mi fa sentir male pensare che siete andati alla morte come pecore al macello".<br/>
Gli risposi: "Mi dispiace che ti faccia sentir male".<ref>''Ibid.'', p. 19.</ref>}}
Horowitz evidenzia lo stesso atteggiamento all'apertura della sua opera teatrale quando Stone racconta la riluttanza sia del Ministero della Pubblica Istruzione sia dei dirigenti teatrali a mettere in scena il suo dramma. Tutti concordano sul fatto che l'Olocausto sia un argomento importante, ma le intenzioni di Peter Stone sono in contrasto con la funzione pubblica dell'Olocausto in Israele: l'obiettivo di Stone è quello di provocare comprensione ed empatia per le vittime, ma in Israele l'Olocausto deve agire come un monito alle generazioni future. Pertanto, le singole storie non erano necessarie nella storia sionista della persecuzione ebraica.
 
Stone contestava l'affermazione che il sionismo fosse l'erede logico e unico dell'identità ebraica dopo l'Olocausto. Karl tornò in Germania e Eddy in Austria:
{{q|Eddy è un medico ora. Voleva sempre fare il medico. Non è venuto in Israele. Perché dovrebbe? Vive in Austria.<ref>''Ibid.'', p. 4.</ref>}}
L'interesse di Horowitz per l'Olocausto è chiaro: come e perché l'Olocausto dovrebbe essere rappresentato nelle arti e perché dovrebbe essere ricordato? Peter Stone divulga la motivazione dietro al dramma. Un amico di Terezin, Wilhelm – un poeta – scarabocchiava versi su pezzetti di carta. Wilhelm poi scomparve, ma quando Peter arrivò ad Auschwitz eccolo lì, ancora a scrivere le sue poesie. Questa volta non le stava scrivendo su pezzi di carta poiché la scoperta avrebbe provocato la sua morte. Invece le scriveva nella sua memoria e poi ne recitava strofe ai suoi amici. Wilhelm morì nelle camere a gas. Peter riesce ricordare solo due righe delle sue poesie. Pensò di scriverle e riporle al museo Yad Vashem, ma non era soddisfatto al pensiero della vita e dell'opera di un uomo ricordato da due versi di poesia in un archivio. Ciò non può essere sufficiente. Allora Stone scrisse invece un dramma sull'Olocausto in modo che persone come Wilhelm potessero essere ricordate.
 
L'uso dei burattini è forse la chiave per comprendere il dramma. Le rappresentazioni teatrali di [[w:Purim|Purim]] nel Medioevo venivano tradizionalmente eseguite nei cortili delle sinagoghe con le marionette.<ref>[https://www.encyclopedia.com/arts/educational-magazines/abramson-glenda-1938 Glenda Abramson], ''Modern Hebrew Drama'', p. 17.</ref> Fu solo durante il Rinascimento che gli attori subentrarono. Purim celebra la liberazione degli ebrei da parte della regina Ester. Come scrive Glenda Abramson, è un festival in cui l'accento è posto sulla "guarigione".<ref>''Ibid.''</ref> Horowitz voleva incoraggiare un processo di "guarigione" mentre l'imperativo sionista era quello di mantenere la ferita aperta per unire un popolo in una terra pericolosa. Ma Purim ha un altro aspetto: "È obbligatorio mangiare, bere ed essere felici con Purim", scrive Rabbi S. M. Lehrmann.<ref>S. M. Lerhmann e Simon Maurice, ''A Guide to Hanukkah and Purim'', Jewish Chronicle Publications, 1958, p. 65.</ref> Coloro che non prendono parte ai festeggiamenti, alle rappresentazioni teatrali e alle mascherate, come Malvolio nella ''[[w:La dodicesima notte|Dodicesima notte]]'', erano considerati sciocchi. Purim era il giorno del ribaltamento e degli sciocchi saggi. Peter Stone si trova fuori dal collettivo ebraico di Israele e offre il suo commento. Poiché i suoi consigli non vengono ascoltati dai dirigenti del teatro e dalle autorità educative, sono loro i veri sciocchi.
 
== ''Conclusione'' ==
Horowitz e Ben Zion Tomer affrontarono la rappresentazione dell'Olocausto e il modo in cui era stato impiantato in Israele secondo una narrazione sionista. Sul palcoscenico, questi soggetti erano ancora molto delicati. Significativamente, ''Zio Arthur'' avrebbe dovuto aspettare fino agli anni ’80 prima di raggiungere il plauso della critica. ''Figli delle ombre'' ottenne successo perché la sua polemica era più sottile di quella di ''Zio Arthur''. Tomer sfida gli stereotipi ma alla fine li sostiene. Il collaboratore, Sigmund, per esempio, non è integrato nella società alla fine del dramma né perdonato, anche se gli è permesso difendere il suo caso e, sebbene Nurit sia solidale con lui, non è coinvolta nei suoi problemi. Nurit critica sia Dubi sia, implicitamente, l'oblio e l'arroganza dei sabra. Ma rimprovera Yoram per la sua instabilità emotiva, le sue necessità e la sua ipocrisia. ''Figli delle ombre'', quindi, contestò i presupposti ma non li demolì.
 
La libertà con cui l'Olocausto e l'identità israeliana venivano discusse nei romanzi erano in netto contrasto. Il palcoscenico era un'utilità pubblica destinata a svolgere la stessa funzione sociale dei monumenti nazionali e dei giorni della rimembranza. Tuttavia i semi per le future progettazioni teatrali che riguardano la difficile questione Olocausto/Sionismo si trovano nei romanzi e nelle opere teatrali degli anni ’60, in particolare ''Zio Arthur''. "Fu una cosa molto teatrale", scrisse Horowitz sull'Olocausto "dentro vanno le persone da un lato e fuori esce il fumo dall'altro".<ref>Horowitz, ''Uncle Arthur'', p. 2.</ref> Horowitz e Tomer portarono la narrativa israeliana fuori dalla sua fase naturalistica. Utilizzarono la teatralità per mostrare una verità più profonda, per coinvolgere e sensibilizzare il loro pubblico senza confrontarlo direttamente con i brutali orrori dell'Olocausto.
 
 
 
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== Note ==
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<references/></div>
 
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[[Categoria:Interpretazione e scrittura dell'Olocausto|Israele]]
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