Ebrei e Gentili/Universalista: differenze tra le versioni

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Mi sentirei immorale se cercassi di difendere la decisione di Maimonide e la sua formulazione di questo paragrafo. Qualunque motivo avesse, una cosa deve essere chiara: egli non sta dicendo che le donne non ebree sono animali. Nel caso in cui una persona ha rapporti sessuali con un animale, quell'animale deve essere ucciso. L'animale riceve la morte sebbene non abbia colpa (ovviamente), ma, apparentemente, perché è stato lo strumento mediante il quale l'ebreo ha commesso una tragressione particolarmente odiosa.<ref>Lev. {{passo biblico|Lev|18:23,20:15-16}}; ''MT'' "Leggi sul Rapporto Proibito", 1:4.</ref> Parimenti, nel caso di un'enormità che Maimonide enfatizza al massimo (avere un rapporto con un idolatra in presenza di dieci uomini ebrei), la persona tramite cui un ebreo è pertanto portato a "sposare" l'idolatria deve essere messa a morte, anche se ella è una bambina di soli tre anni.<ref>Questa è una tecnicità: secondo la legge ebraica, una femmina sotto i tre anni d'età è considerata incapace di avere rapporti.</ref> Ciò potrebbe offendere la nostra sensibilità (di certo offende la mia), ma non significa che Maimonide consideri i non-ebrei in quanto tali alla pari di animali.
 
I testi analizzati qui includono tutti quelli che ho trovato che possono essere citati ad indicare che Maimonide sostenesse che ci fosse una qualche differenza intrinseca tra ebre e non-ebrei, a ovvio vantaggio dei primi. Come lo interpreto, la sua vera posizione è che gli ebrei che obbediscono la Torah sono, a causa di tale obbedienza e per nessun 'altra ragione, eticamente superiori ai non-ebrei in generale. Inoltre non c'è dubbio che Maimonide sostenesse che la Torah è vera ed altre pretese rivelazioni sono false — egli non era un pluralista. Potrebbe anche darsi (sebbene io non conosca testi in cui egli faccia tale affermazione) che egli sostenesse che generazioni di obbedienza alla Torah porti un popolo ad essere in generale più giusto e distinto dei discendenti di idolatri corrotti. Ciò che egli chiaramente non credeva è che ci sia una qualche distinzione ontologica tra ebrei e non ebrei. Le persone sono persone, tutte possono essere buone, tutte possono essere cattive, tutte possono essere rette, tutte possono essere malvagie.<ref>Un punto espresso specificamente da Maimonide sugli esseri umani (e non solo ebrei) in ''MT'' "Leggi del Pentimento", 5:5. Che Maimonide lì si stia riferendo agli esseri umani, e non solo agli ebrei, non solo è ovvio dal contesto, ma anche dal suo uso di Gen. {{passo biblico|Gen|3:22}}è (su Adamo progenitore di tutti gli esseri umani) come suo testo di base.</ref> È la Torah di Dio e niente altro che distingue ebrei da non ebrei.<ref>Accettazione della Torah non rende gli ebrei ontologicamente distinti dai non-ebrei. Ciò è reso chiaro dal modo in cui Maimonide "smussa" un passo rabbinico che potrebbe altrimenti essere per lui problematico. In ''Guida'' ii.30 (pp. 356-7) scrive: "Tra i dicta sorprendenti il cui significato esteriore è eccessivamente incongruo, ma in cui – quando ottieni una vera comprensione dei capitoli di questo trattato – ti ammirerai la saggezza delle parabole e la loro corrispondenza con ciò che esiste, sta la loro affermazione [TB ''Shab.'' 145''b''-146''a'']: «Quando il serpente andò da Eva, la contaminò. La contaminazione d[ei figli di] Israele, che erano stati presenti al Monte Sinai, è giunta alla fine. [Quanto alla] contaminazione delle nazioni che non erano state presenti al Monte Sinai, la loro contaminazione non è giunta alla fine.» Anche questo devi perseguire nei tuoi pensieri." Maimonide rende chiaro nel capitolo da cui questo passo vien preso che la contaminazione dei non-ebrei è il loro basarsi sull'immaginazione invece dell'intelletto. Questo, in effetti, è il modo in cui i suoi commentatori medievali e moderni lo interpretano. Per dettagli, si veda Kellner, ''Maimonides on Human Perfection'', 76 n. 47, e cfr. Cap. 3 n. 7.</ref>
 
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