Differenze tra le versioni di "Non c'è alcun altro/Dio Cambia"

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===La punizione deve essere giusta===
Passiamo ora a Genesi {{passo biblico|Genesi|18:16-33}}, il toccante dialogo tra Dio e Mosè riguardo al fato delle città peccaminose di Sodoma e Gomorra, che abbiamo studiato nel capitolo 3. Il fulcro della contestazione di Abramo è il presupposto, condiviso da Dio e da Abramo, che Dio debba agire giustamente — non che Dio ha il potere di punire le città peccaminose, ma che la punizione deve essere giustificata. Tale principio condiviso viene articolato da Dio proprio all'inizio (Versetti 17-18) nella dichiarazione che la "via del Signore" consiste nell'agire "con giustizia e diritto". Ciò diventa la contestazione di Abramo a Dio (Versetti 23-25). Il Versetto 25 dice tutto: "Il giudice di tutta la terra non farà forse giustizia?" Abramo sfida Dio proprio sulla base del loro reciproco impegno nella giustizia.
 
Siamo ora andati oltre le precedenti narrazioni di Genesi. Ora la punizione non segue inevitabilmente il peccato. Lo può, ma solo se la punizione è giusta. Ora un fattore nuovo entra in ballo, nell'equazione: l'impegno di Dio per la giustizia — non compassione, non misericordia, ma semplicemente giustizia. Qui Abramo appare come intercessore paradigmatico davanti a Dio a nome della comunità.
 
===La punizione può essere prorogata===
Questo testo è cruciale. Il contesto immediato è Esodo {{passo biblico|Esodo|32-34}}, la storia del vitello d'oro. Mosè si trova sul Monte Sinai, dove Dio sta dando la Torah. Ai piedi della montagna, gli Israeliti stanno diventando impazienti. Mosè sembra essere scomparso, allora si appellano ad Aronne, fratello di Mosè, affinché dia loro un dio. Aronne prende i loro gioielli d'oro e modella un vitello. Gli Israeliti adorano tale vitello, mangiano, bevono e danzano. Dio avvisa Mosè di quello che sta succedendo lì sotto e Mosè ritorna alla comunità, osserva l'orgia e distrugge il vitello e le due tavolette dell'alleanza che aveva portato giù dopo il suo incontro con Dio.
 
Seguono tre reazioni separate a questo evento. Nella prima reazione (Esodo {{passo biblico|Esodo|32:11-14}}), Mosè usa l'argomentazione "Cosa diranno le nazioni?", che precedentemente abbiamo chiamato una forma di ricatto, per persuadere Dio a rinunciare alla punizione. Nella seconda reazione, Mosè convoca i Leviti e questi uccidono tremila Israeliti (Esodo {{passo biblico|Esodo|32:25-29}}). Nella terza reazione, Mosè ritorna ad intercedere con Dio ancora una volta a nome di Israele. Dio risponde che coloro che hanno peccato devono essere "cancellati" dal Suo libro e manda un flagello sul popolo (Esodo {{passo biblico|Esodo|32:30-35}}).
 
La Bibbia poi dedica altri due capitoli a questa storia.Il primo, Esodo {{passo biblico|Esodo|33}}, è un lungo scambio tra Dio e Mosè di cui, per i nostri scopi qui, il più significativo è la supplica di Mosè: "Ora, se davvero io [Mosè] ho trovato grazia ai Tuoi occhi, indicami la Tua via, così che io Ti conosca, e trovi grazia ai Tuoi occhi" (33:13). Da notare il termine ''via''. Come abbiamo già visto nella nostra discussione dell'episodio di Sodoma e Gomorra, questo è precisamente il termine che Dio usa per identificare Abramo: uno che segue "la ''via'' del Signore per praticare la giustizia e il diritto" (Genesi {{passo biblico|Genesi|18:19}}). Mosè sembra essere insoddisfatto da tale descrizione, perché se il criterio è la giustizia di Dio, allora il suo popolo è perduto.
 
La risposta di Dio alla supplica di Mosè è il fardello di Esodo {{passo biblico|Esodo|34}}. Mosè taglia due tavole di pietra come le prime e sale sulla montagna. Dio allora scende "nella nube" (34:5) e rivela una nuova versione delle Sue vie. Il testo che segue, la risposta di Dio a Mosè, è uno dei passi più suggestivi della Bibbia e sta al centro della nostra discussione corrente:
{{q|Il Signore passò davanti a lui proclamando: «Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all'ira e ricco di grazia e di fedeltà, che conserva il suo favore per mille generazioni, che tollera la colpa, la trasgressione e il peccato, ma non lascia senza punizione, che castiga la colpa dei padri nei figli e nei figli dei figli fino alla terza e alla quarta generazione.|Esodo {{passo biblico|Esodo|34:6-7}}<ref>Inserisco una variazione a questo passo, che in molte versioni riporta "''perdona'' la colpa, la trasgressione e il peccato". Se Dio perdona la colpa, allora perché Dio "non lascia senza punizione"? Pertanto la mia variazione riporta la seguente traduzione: "''tollera'' la colpa" e quanto segue nel capitolo cerca di giustificare questa traduzione.</ref>}}
Questo passo, comunemente chiamato "I Tredici Attributi [di Dio]", riverbera in tutti i testi biblici successivi e in quelli postbiblici. Cosa ci dice delle vie di Dio?
 
Il primo punto da notare è che qui è Dio che parla. In Genesi {{passo biblico|Genesi|18}} ci vengono date le deliberazioni private di Dio, ma qui abbiamo proprio le parole stesse di Dio. Dio dice a Mosè che tipo di Dio Egli sia, quali sono le Sue vie. Il secondo punto è che l'autodescrizione di Dio è quella che potremmo chiamare un "miscuglio" di attributi. La prima parte del passo è completamente positiva e introduce un nuovo criterio per la relazione di Dio coi peccatori. Nella storia di Abramo, Dio è giusto. Ora Dio è "misericordioso e pietoso, lento all'ira e ricco di grazia e di fedeltà." Questa è radicalmente una nuova immagine. Man mano che il passo continua, però, vediamo che la misericordia di Dio viene meglio definita. Dio può sì essere compassionevole, ma può (soltanto) tollerare il peccato, non ignorarlo. Dio "non lascia senza punizione". In verità, Dio "castiga la colpa dei padri nei figli e nei figli dei figli."
 
Per quanto misericordioso possa essere Dio, il peccato deve comunque essere punito. La misericordia di Dio sta quindi nella Sua disponibilità a "tollerare" il peccato umano. Dio non punisce immediatamente. Dio sopporterà e accetterà la peccaminosità umana per un dato periodo, ma alla fine dovrà essere punita. La punizione può essere differita, ma prima o poi avverrà. Un Dio veramente un po' tentennante!
 
Una conferma di questa interpretazione di Esodo 34:6-7 la si trova in un altro avvenimento, registrato in Numeri {{passo biblico|Numeri|13-14}}. Qui il peccato è il rapporto delle dieci spie che diffamano la Terra Promessa. Di nuovo, Dio si infuria con la mancanza di fede da parte di Israele, e di nuovo Mosè intercede a nome di Israele. In questo discorso intercessivo, Mosè cita le parole di Dio stesso da Esodo 34, quasi parola per parola (Numeri {{passo biblico|Numeri|14:18}}). Qui, all'appello di perdono da parte di Mosè, Dio risponde:
{{q|Io perdono come tu hai chiesto; ma... tutti quegli uomini che hanno visto la Mia gloria e i prodigi compiuti da Me in Egitto e nel deserto e tuttavia Mi hanno messo alla prova già dieci volte e non hanno obbedito alla Mia voce, certo non vedranno il paese che ho giurato di dare ai loro padri. Nessuno di quelli che Mi hanno disprezzato lo vedrà.|Numeri {{passo biblico|Numeri|14:22-23}}}}
Questa risposta cattura alquanto accuratamente il senso di Esodo 34:6-7. Dio è misericordioso, fino ad un certo punto. Dio può tollerare il peccato per un po', ma Egli non lascia senza punizione. Il peccato deve essere punito, ma non subito; la punizione può venir rimandata. La generazione che fu influenzata dalle spie peccaminose non morranno ora, ma non ce la faranno mai ad arrivare alla Terra Promessa.
 
In entrambe queste narrazioni, questa misericordia condizionata è un grande miglioramento rispetto all'episodio di Abramo. Ora non è più solo la giustizia che governa il trattamento del peccato umano da parte di Dio, ma anche la misericordia — una misericordia limitata, ma pur sempre una misericordia. Ora Mosè interpreta il ruolo dell'intercessore, come Abramo prima di lui; ora però l'asserzione di Mosè non è più che Dio deve essere giusto, ma che Dio deve essere misericordioso.<ref>Isaac Breuer, ''Concepts of Judaism'', cur. Jacob S. Levinger, Israel Universities Press, 1974, 211-230 & ''passim''; Abraham Heschel, ''Heavenly Torah: As Refracted Through the Generations'', cur. e trad. con commentario, Gordon Tucker con Leonard Levin, Continuum, 2005. Ediz. originale: ''Torah min hashamayim ba`aspaklariyah shel hadorot'', 3 voll., Soncino, 1962-90.</ref>
 
===Il pentimento===
 
==''Unetaneh Tokef''==
 
 
==Cambiare le metafore==
<references/>
 
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