Differenze tra le versioni di "Non c'è alcun altro/Dio è Antipatico"

Alcuni circoli tradizionalisti estremi rifiutano la terza affermazione. Attribuiscono l'Olocausto alla punizione di Dio per i "peccati" dell'Emancipazione, dell'Illuminismo, del Sionismo, dei movimenti ebraici liberali come la [[w:Ebraismo riformato|Riforma]] o, più generalmente, all'impulso di assimilazione da parte degli ebrei moderni. Tuttavia, tale opzione è stata strenuamente respinta dalla grande maggioranza dei pensatori ebrei, che la trovano semplicemente oscena. In verità, anche molti ebrei tradizionali devoti furono sterminati. Inoltre, questa "punizione" si adatta al crimine?
 
La maggioranza di noi crede che le vittime fossero irreprensibili. Allora rimaniamo con le prime due affermazioni: Dio è giusto oppure Dio è onnipotente. Intuitivamente, noi preferiremmo tenere tutte e due, e la strategia più comune per ottenere questo risultato è di insistere che l'Olocausto non fu opera di Dio ma di esseri umani. Una volta che Dio ci creò liberi, Dio deve starsene da parte anche se le persone si comportano tra loro nei modi più spaventosi. Abbiamo discusso a lungo questa opzione nel Capitolo 2. Questa immagine di Dio non è la nozione di Kaplan di un Dio intrinsecamente limitato. Questo Dio non è limitato intrinsecamente ma a causa di una decisione che Dio ha preso — cioè di creare persone col libero arbitrio. Nessuno metterebbe in dubbio il valore della libertà umana, a nessun costo. Chiamiamo questo Dio un Dio che si "autolimita", in contrasto col Dio "intrinsecamente limitato" di Kaplan.
La maggioranza di noi crede che le vittime fossero irreprensibili. Allora rimaniamo con le prime due affermazioni: Dio è giusto oppure Dio è onnipotente.
 
[[File:YitzGreenberg.jpg|left|160px|thumb|Irving Greenberg (2009)]] Questa posizione respinge l'Olocausto come problema teologico; è piuttosto un problema antropologico, sociologico, politico e psicologico. Il problema quindi non è più perché Dio agisca in certi modi ma perché gli esseri umani agiscano in questi modi. La relativa spiegazione appartiene alle scienze sociali. Questa risoluzione potrebbe funzionare per l'Olocausto, in cui gli autori furono esseri umani che agivano liberamente, ma non ha asolutamente nessun impatto nel caso del figlio di Harold Kushner, in cui l'"autore" fu la natura. Ma anche con l'Olocausto, Dio può essere scusato così facilmente? Molti direbbero di no: la sofferenza fu troppo enorme, particolarmente per Israele, il popolo scelto e amato da Dio. Ritorniamo quindi al punto di partenza, dovendo scegliere tra l'onnipotenza di Dio e la Sua rettitudine.
 
La [[w:teologia dell'Olocausto|teologia dell'Olocausto]] è una disciplina che rimane molto un'opera in corso di sviluppo. Tra la vasta gamma di risposte teologiche, due vale la pena di evidenziare. Ciascuna favorisce la nostra ricerca stessa, ma in modi differenti. Una di queste si riappropria una risoluzione ebraica classica del dilemma, ma in veste moderna. Ricordiamoci della nostra precedente discussione dei Salmi 13 e 44, due espressioni dell'esperienza dell'inspiegabile abbandono di Dio — la prima, di un individuo, e la seconda, di Israele. La Bibbia si riferisce a questa esperienza come una in cui Dio "nasconde il Suo volto". Tale frase appare in entrambi i salmi, in {{passo biblico|Salmi|13:2}} e {{passo biblico|Salmi|44:25}}. Una formulazione contemporanea di tale nozione è sviluppata dal teologo contemporaneo '''[[w:Irving Greenberg|Irving Greenberg]]''':
{{q|Fede è vivere la vita in presenza del Redentore, anche se il mondo è irredento. Dopo Auschwitz, fede significa che ci sono tempi in cui la fede viene sopraffatta. Buber ha parlato di "momenti divini": Dio viene conosciuto solo al momento quando la Presenza e la consapevolezza sono fusi in una vita essenziale. Questa conoscenza è cosparsa di momenti quando solo l'esistenza abituale naturale, autosufficiente, è presente... Ora noi dobbiamo parlare di "momenti di fede", momenti in cui il Redentore e la visione di redenzione sono presenti, cosparsi di tempi in cui le fiamme ed il fumo di bambini che bruciano cancellano la fede — sebbene poi guizzi di nuovo.<ref>Irving Greenberg, "Cloud of Smoke, Pillar of Fire: Judaism, Christianity, and Modernity after the Holocaust", Eva Flieschner (cur.) in ''Auschwitz: Beginning of a New Era?'', Ktav, 1974, 27.</ref>
Ci sono momenti quando Dio è Dio e la fede è una realtà vivida, e ci sono momenti quando Dio non è Dio e la fede è impossibile. Più importante, entrambi sono veri; nessuna delle due fasi può essere sacrificata all'altra. Le due fasi vivono in tensione, come succede a chi crede e a chi è ateo.
{{q|Questo termina la facile dicotomia ateo/teista, la confusione di fede con dottrina o dimostrazione. Rende chiaro che la fede è una risposta vitale di tutta la persona alla Presenza nella vita e nella storia. Come la vita, questa risposta fluisce e rifluisce. La differenza tra lo scettico ed il credente è la frequenza della fede, e non la certezza della posizione. Il rifiuto del miscredente è letteralmente la negazione o la tentata soppressione di ciò che sta dentro di noi.<ref>Irving Greenberg, "Cloud of Smoke, Pillar of Fire: Judaism, Christianity, and Modernity after the Holocaust", ''cit.'', 27.</ref>}}
 
Ciò che è nuovo e sorprendentemente moderno in questa posizione è il riconoscimento dell'incredulità come momento legittimo nella vita della fede, e dell'assenza misteriosa, uguialmente momentanea, di Dio — un pezzo totalmente legittimo dell'enigma divino. Gli autori dei Salmi 13 e 44 non divennero mai atei; scrissero contestazioni a Dio. Greenberg porta la loro protesta un passo avanti. Ora nella nostra epoca post-Olocausto, siamo perfettamente giustificati a negare, momentaneamente, che ci sia un Dio nel mondo.
 
Greenberg sembra rifiutare la nozione della rettitudine di Dio. Non c'è qui alcun tentativo di giustificare o difendere il comportamento di Dio: come possiamo giustificare un giusto ritiro di Dio quando Israele era in tale pericolo? E cosa ne è dell'onnipotenza divina? La risposta di Greenberg qui non è chiara. Quello che invece ha fatto è di forgiare un'immagine di Dio che rifletta la nostra esperienza frammentaria. A volte sentiamo la presenza di Dio nel mondo, e altre volte ne avvertiamo l'assenza. A volte Dio è percepito come buono; a volte Dio è percepito come cattivo.<ref>Irving Greenberg, "Cloud of Smoke, Pillar of Fire: Judaism, Christianity, and Modernity after the Holocaust", ''cit.'', ''ad hoc''.</ref>
 
==Dio è morto==
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