Differenze tra le versioni di "Non c'è alcun altro/Dio è Potenza"

==Il potere di Dio sulla morte==
La Bibbia naturalmente non rappresenta la parola finale di nessuna dottrina ebraica. Ci sono numerosi casi in cui la tradizione successiva sembra riconoscere che gli insegnamenti biblici su una data questione non siano affatto soddisfacenti e quindi procedono a rettificare tali mancanze. Un esempio importante di tale processo tratta del potere di Dio sulla morte.
 
Prima abbiamo sottolineato un passo liturgico di origine talmudica che Dio ha il potere di invertire l'ordine naturale e riportare in vita i morti. Nella Bibbia stessa, la morte è definitiva. Praticamente tutte le personalità bibliche prima o poi muoiono. Sembra ci siano solo due eccezioni alla regola: Genesi {{passo biblico|Genesi|5:21-24}} che ci dice che Enoch "camminò con Dio; poi non fu più, perché Dio lo prese", e 2 Re {{passo biblico|2Re|2:11}} che narra di Elia che "salì al cielo in un turbine". Tutti gli altri personaggi biblici muoiono e le loro morti sono definitive. Il popolo sta un po' in lutto e poi va avanti.
 
Ci sono solo tre brevi passi biblici (Isaia {{passo biblico|Isaia|25:18;26:9}} e Daniele {{passo biblico|Daniele|12:2}}), tutti datati nelle ultime fasi del periodo biblico (dal terzo al secondo secolo [[w:p.e.v.|p.e.v.]]), che pare suggeriscano che Dio può riportare in vita almeno certi defunti. Basandosi su questi tre passi, la tradizione rabbinica ha sviluppato una dottrina della risurrezione dei morti che è diventata una dottrina cardinale dell'ebraismo, come riflesso dal passo della ''amidah'' citato precedentemente.
 
Tale tradizione successiva è andata ben oltre. Insegna che alla fine dei giorni, la morte stessa morirà. Questo insegnamento appare molto esplicitamente nell'inno del sedicesimo secolo ''Chad Gadya'', col quale concludiamo la liturgia [[w:Pesach|seder di Pesach]]. In questo canto, versione ebraica di una vecchia filastrocca per bambini,<ref>[[:en:w:The Farmer in the Dell|"The Farmer in the Dell"]], filastrocca probabilmente di origine tedesca ed importata in America verso il 1820, poi diffusasi in molti paesi dell'Occidente. Si veda I. Opie & P. Opie, ''The Singing Game'', Oxford University Press, 1985, pp. 183-9.</ref> la strofa in questione riporta il Santo che uccide l'angelo della morte. La morte della morte per mano di Dio rappresenta la manifestazione finale della potenza ultima di Dio, ultima fase "nella marcia trionfale dell'idea monoteista". Ora Dio è ancor più potente della morte, ma tale fase conclusiva accadrà solo alla fine dei giorni. Nel tempo storico, la morte rimane sempre il destino umano universale ultimo. Che la potenza ultima di Dio si realizzi solo alla fine dei giorni evidenzia la nostra precedente conclusione che soltanto alla fine dei giorni Dio sarà veramente ''echad''.
 
Possiamo certo ipotizzare su ciò che spinse la tradizione rabbinica successiva a proclamare la vittoria ultima di Dio sulla morte, ma un fattore sicuro è che se la morte fosse finale, allora la potenza di Dio sarebbe limitata dalla morte. La morte diventerebbe la potenza ultima del mondo, e Dio dovrebbe piegarsi davanti alla morte — il che sarebbe come dire che la morte ''è'' dio e noi dovremmo adorare la morte. Tale conclusione era (ed è) del tutto intollerabile. Se non durante il tempo storico, allora alla fine dei giorni la potenza di Dio sarà suprema, anche sulla morte.
 
''De iure'', quindi, la potenza di Dio è assoluta; ''de facto'', è circoscritta da restrizioni. Dio deve mantenere un'immagine pubblica nel mondo, deve ricordarsi di promesse fatte precedentemente ai nostri antenati, deve rispettare l'impegno della libertà umana (libero arbitrio) e contendersi con la morte, i disastri naturali e la persistenza del male assoluto tra gli esseri umani. L'ultima di queste restrizioni è particolarmente importuna e incalzante. Ci sono solo due risposte teologiche indeterminate al problema del male nel mondo. La prima sostiene il potere trascendente di Dio e poi, in vari modi, cerca di sistemare la sofferenza umana nell'ambito del governo divino. La seconda insiste che il male risiede in un reame indipendente dal governo di Dio. Ciascuna risposta ha i suoi problemi. La prima deve spiegare perché Dio può controllare il male, ma apparentemente si rifiuta di farlo. La seconda postula un Dio essenzialmente limitato — non il Dio che si autolimita (come implicito nella libertà umana), ma un Dio che è intrinsecamente incapace di controllare questa forza della natura.<ref>Jacob Neusner, ''The Foundations of the Theology of Judaism'', vol. 1, Jason Aronson, 1991, 213-21; vedi anche Seymour Siegel e Elliot Gertel, ''God in the Teachings of Conservative Judaism'', The Rabbinical Assembly, 1985, ''passim''.</ref>
 
Per ribadire: tutto ciò è vero ora nell'ambito del contesto storico. Alla fine dei giorni, siccome Dio sarà totalmente ''echad'', così la potenza di Dio sarà assoluta, ma per questo dobbiamo aspettare la fine dei giorni. Fino ad allora, cosa è successo alla promessa di sicurezza e stabilità che ha portato Abramo ad abbandonare la sua esistenza tra pagani? Dove sta la sicurezza, se il mondo è governato da un Dio presumibilmente onnipotente che però, per qualche strana ragione, si rifiuta di esercitare, o è incapace di esercitare, tale potenza nelle nostre vite d'oggi?
 
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