Differenze tra le versioni di "Non c'è alcun altro/Dio è Potenza"

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{{Template:Non c'è alcun altro}}
[[File:Emanation 1.png|500px|center|Emanazione]]
[[File:Tora Rolle auf Pergament.jpg|320px|right|Rotolo della Torah su pergamena]]<br/>
Se Dio è ''echad'', unicamente ed esclusivamente Dio, allora il potere di Dio sulla natura e sulla storia – visione ultima del mondo – è supremo ed assoluto. Affermare che Dio condivida tale potere con una qualche altra divinità o forza negherebbe l'unicità di Dio. Il termine convenzionale, astratto di questa qualità divina è [[w:onnipotenza|onnipotenza]]. Ma è il Dio di Israele veramente onnipotente? Questa affermazione è vera?
 
 
Abbiamo quindi ben sorpassato le argomentazioni di Mosè con Dio. La potenza di Dio non è automatica o incontrollata; è invece un'espressione della Sua volontà. Dio può scegliere come e quando usarla. ''Teshuvah'' è il dono che Dio ci dà, un'opportunità singolare di invertire la potenza di Dio da ira a compassione. Insegna anche che, alla fine, sono gli esseri umani che hanno il potere di determinare come Dio userà la Sua potenza. Questo tema viene inoltre invocato in tutta la liturgia delle Grandi Festività. Preghiamo che la compassione di Dio "conquisti" la Sua ira. Da notare il termine militaristico "conquistare": indica una lotta di potenza interiore a Dio. Tale interazione dinamica tra potere di Dio e potere umano è il centro dell'interpretazione profetica della storia. A volte, il potere da parte di Dio di punire si piega davanti al potere umano di produrre un cambiamento nel piano divino.
 
Un ultimo punto sul messaggio del Libro di Giona: viene comunemente insegnato che il messaggio del libro è il potere del pentimento, ma se ciò fosse, il libro terminerebbe al terzo capitolo, dopo che Dio rinuncia al progetto di punire Ninive. Tuttavia non è quella la fine del libro. Il Capitolo 4 inizia con la sorprendente e totolmente inaspettata collera di Giona verso Dio. Afferma che quello era precisamente il motivo per cui non voleva andare a Ninive. Sapeva che Dio avrebbe accolto con entusiasmo il pentimento di Ninive e rinunciato alla punizione, e che lui, Giona, avrebbe fatto la figura dello stolto: tutte quelle terribili profezie non sarebbero servite a niente. Questo profeta così di successo sembra non aver capito che la sua profezia di distruzione era interamente subordinata ad un eventuale mancato pentimento del popolo assiro.
 
I versetti di chiusura del libro – la storia di quella pianta misteriosa che Dio crea per proteggere Giona dal sole, il verme che distrugge la pianta e l'agonia di Giona – rappresentano il tentativo di Dio di insegnare al profeta qualcosa sulla natura di Dio:
{{q|Tu ti dai pena per quella pianta di ricino per cui non hai fatto nessuna fatica e che tu non hai fatto spuntare ...e io non dovrei aver pietà di Ninive, quella grande città, nella quale sono più di centoventimila persone, che non sanno distinguere fra la mano destra e la sinistra, e una grande quantità di animali?|Giona {{passo biblico|Giona|4:10-11}}}}
E su questa nota sorprendente termina il libro. Il messaggio del libro è solo incidentalmente sul potere del pentimento. Che il pentimento possa prevenire la punizione è scontato — almeno da tutti eccetto Giona. Il messaggio del libro è puramente teologico; è un minicorso sulla natura di Dio, su come Dio eserciti la Sua potenza. L'espressione ultima di tale potenza è la disponibilità di Dio ad usare detta potenza con compassione piuttosto che con ira.<ref>{{Cita libro|lingua = en|urlcapitolo = http://jewishencyclopedia.com/articles/8750-jonah|capitolo = Jonah (Giona)|titolo = [[w:Jewish Encyclopedia|Jewish Encyclopedia]]|editore = Funk & Wagnalls|città = New York|anno = 1901-1906|ISBN = }} Vedi anche Gary N. Knoppers e Bernard M. Levinsohn (curr.), ''The Pentateuch as Torah: New Models for Understanding its Promulgations and Acceptance'', Eisenbrauns, 2007. </ref>
 
==Impatto sul libero arbitrio==
 
 
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