Differenze tra le versioni di "Non c'è alcun altro/Dio è Potenza"

 
Ma come sarebbe a dire, cosa diranno le nazioni?! La potenza di Dio deve forse essere limitata a causa di ciò che potrebbero pensare le nazioni — specie gli Egizi, costanti oppressori degli Israeliti? Sembra quasi un ricatto da parte di Mosè. Il secondo argomento è molto più forte:
{{q|Ricordati di AbrahamoAbramo, d'Isacco, d'Israele, tuoi servi, ai quali giurasti per te stesso, dicendo loro: "Io moltiplicherò la vostra discendenza come le stelle del cielo e darò alla vostra discendenza tutto questo paese di cui ti ho parlato, ed essa lo possederà per sempre".|Esodo {{passo biblico|Esodo|32:13}}}}
In altre parole, Dio non deve distruggere questi Israeliti a causa degli impegno che s'è preso coi loro progenitori. In questo argomento manca il fatto che le promesse di Dio erano sempre subordinate alla condizione che Israele accettasse Dio come Dio esclusivo — una condizione che avevano appena violato adorando il vitello d'oro.
 
L'autolimitazione di Dio è in realtà un'espressione della potenza di Dio esercitata in una maniera differente. L'episodio del vitello d'oro non è l'unica volta che Mosè intercede con Dio per Israele. [[w:Numeri (Bibbia)|Numeri]] {{passo biblico|Numeri|13-14}} descrive un altro incidente simile, questa volta relativo alla storia delle spie che Mosè inviò a perlustrare la regione prima che Israele ci entrasse. Dieci delle dodici spie ritornarono con un resoconto scoraggiante: le città erano fortificate e gli abitanti troppo potenti. Il popolo si arrabbia con Mosè e con Aronne: "Fossimo pur morti nel paese d’Egitto!" Di nuovo, Dio si infuria: "Io li colpirò con la peste e li distruggerò," e di nuovo Mosè intercede con la stessa scusa: "Che diranno gli Egiziani?"
 
Questa volta, nel supplicare che Dio si trattenga dal punire il popolo, Mosè prende un tono sottilmente diverso. Supplica che Dio abbia "pazienza" (Numeri {{passo biblico|Numeri|14:17}}). Il termine dell'ebraico biblico è ''koach'', tipicamente tradotto con "forza". Ciò che Mosè sembra voler dire è che in questo caso, la "pazienza" di Dio, che Dio si trattenga dal punire, non è un'espressione di debolezza da parte di Dio, ma proprio l'opposto: un'espressione della Sua forza — in verità, l'espressione ultima della potenza di Dio. La potenza non deve essere espressa sempre aggressivamente; può anche essere dimostrata dal contenimento e autocontrollo. I genitori sanno che la ''minaccia'' di una loro punizione può servire da più efficace freno sul comportamento dei propri bambini che la punizione stessa.
 
La psicologia che sottende questa intuizione è certamente valida. Sappiamo dalla nostra stessa consapevolezza che, spesso, l'espressione ultima del nostro potere sugli altri è l'autocontrollo. Se la maggior parte delle nostre immagini di Dio sono metafore prese dall'esperienza umana, allora questa caratterizzazione di Dio colpisce nel segno.<ref>Per questa sezione si veda spec. A. Cohen, (cur.), ''The Soncino Chumash: The Five Books of Moses with Haphtaroth: Hebrew Text and English Translation with an Exposition Based on the Classical Jewish Commentaries'', Soncino Press, 1947; Louis Jacobs, ''Beyond Reasonable Doubt'', Littman Library of Jewish Civilization, 1999; Jacob Neusner, ''The Foundations of the Theology of Judaism'', Jason Aronson, 1991, pp.222-241 e ''passim''.</ref>
 
==Il potere del pentimento==
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