Torah per sempre/Quattro difese della Fede tradizionale: differenze tra le versioni

 
Il soprannaturalista liberale "è liberale in quanto la sua ragione lo spinge ad adottare l'approccio [[w:metodo storico-critico|storico-critico]]... anche se ciò comporta un certo grado di rifiuto della visione tradizionale. È soprannaturalista perché non vede motivo di negare gli elementi soprannaturali della sua religione."<ref>''Beyond Reasonable Doubt'', 50.</ref>
 
Esistono due problemi principali col soprannaturalismo liberale. Da una parte, si impegna a credere in Dio e rivelazione, il che è problematico per lo scettico; dall'altra, sebbene accetti la nozione di rivelazione divina, è un po 'confuso su cosa costituisca veramente tale rivelazione e ciò è un problema per il tradizionalista. Jacobs rende chiara la sua posizione affermando che "la fede in Dio è interamente ragionevole ma non lo è la convinzione dell'infallibilità della Scrittura o della tradizione rabbinica".<ref>''Beyond Reasonable Doubt'', 97.</ref>
 
Tuttavia, Jocobs è sorprendentemente superficiale nella sua difesa della fede in Dio o del soprannaturale in generale. Ammette la debolezza delle "prove" tradizionali circa l'esistenza di Dio, inclusa quella dell'esperienza religiosa, ma auspicabilmente suggerisce che se non sono prove valide sono perlomeno "ragionamenti", con una validità induttiva piuttosto che deduttiva,<ref>''Beyond Reasonable Doubt'', 98.</ref> citando con approvazione la dubbia affermazione di [[w:Richard Swinburne|Richard Swinburne]] che molti ragionamenti deboli possano formare un ragionamento forte. Ciò che manca di osservare è che per quella mente "scientifica" o filosofica che sta cercando di soddifare, il problema maggiore non è tanto se Dio esista quanto se il termine "Dio" abbia coerenza o significato. Swinburne almeno questo lo riconosceva, avendo avuto premura di includere tra le sue opere un volume sulla ''Coerenza del [[w:Teismo|Teismo]] (The Coherence of Theism)''.
 
Jacobs si concentra sul ''contenuto'' della rivelazione, che crede includa l'Halakhah. Sin da quando Sa`adiah redarguì i Caraiti per la loro arbitrarietà nell'interpretare la Bibbia (accusa che i Caraiti reciprocarono pienamente),<ref>Si veda PARTE II.1.</ref> Rabbaniti e Ortodossi hanno attaccato le correnti riformiste dell'ebraismo su basi simili. Jacobs è ben consapevole che abbandonando la prospettiva ortodossa sull'infallibilità della Scrittura e sulla perfezione e immutabilità dell'Halakhah, sta aprendo il fianco ad un'accusa di arbitrarietà e disponibilità al compromesso con tendenze correnti. Se per esempio distingue su basi morali tra parti "superiori" e "inferiori" della Torah,<ref>''Beyond Reasonable Doubt'', 51.</ref> dove esattamente tira la linea di separazione? D'interesse più pratico: dove si deve tirare la linea riguardo all'osservanza religiosa? Jacobs concede che "la maniera moderna di affrontare l'intera questione dell'osservanza implica un forte grado di selettività",<ref>''Beyond Reasonable Doubt'', 118.</ref> e che il suo criterio che "un rito debba essere osservato se la sua osservanza accresce la vita spirituale dell'ebreo" sia infine alquanto soggettivo.
 
Soggettività è infatti la chiave di questo suo libro. Non che sia carente di solida ricerca ed erudizione, ma piuttosto che costituisca un'affermazione molto personale e molto matura e onesta de "la mia posizione". Jacobs scrive con profonda nostalgia, una nostalgia per l'ingenua Ortodossia con cui identifica la sua gioventù, nostalgia per il misticismo ebraico che aveva incontrato durante i suoi primi entusiasmi per [[w:Chabad Lubavitch|Chabad]]. Vuole rimanere attaccato a queste cose, valorizza l'unità ebraica che potrebbe rimanere fratturata se lasciasse l'ortodosso per cause come i ''gitin'' (divorzi), però non può concedere il suo consenso intellettuale all'edificio tradizionale che ancora ama.
 
In uno stato d'animo soggettivo, rimugina ancora una volta sul "caso Jacobs" — forse con un po' di autoindulgenza, dato che ha già scritto molto sull'argomento nella sua autobiografia. Se i suoi capitoli sull'Ortodossia e la Riforma sono occasionalmente impressionistici, forniscono tuttavia un prezioso indizio sul suo modo di pensare e sentire, come accade nel caso del suo sorprendente brusco rifiuto dell'[[w:Ebraismo ricostruzionista|ebraismo ricostruzionista]].<ref>''Beyond Reasonable Doubt'', 175.</ref>
 
Nonostante l'approccio del libro sia essenzialmente soggettivo, non c'è pagina che non illumini il lettore con l'interpretazione brillante di un qualche passo rabbinico. Nel capitolo 10 ("Modernismo e Interpretazione"—tra l'altro, senza allusioni al postmodernismo) cerca di "unire l'approccio teologico a quello storico-critico" considerando tre importanti temi ebraici, uno dei quali è il godimento della vita.<ref>''Beyond Reasonable Doubt'', 214-25.</ref> Esamina attentamente la dichiarazione spesso citata di Rav alla fine del Talmud gerosolimitano, ''Kidushin'', che "L'uomo in futuro sarà chiamato a render conto di tutto quello che i suoi occhi hanno visto e non ha consumato", una dichiarazione usata da Abba Hillel Silver tra le altre per dimostrare la positiva attitudine alla vita dell'ebraismo. Con erudizione e destrezza pone l'osservazione di Rav nel suo più vasto contesto rabbinico e dimostra conclusivamente che non offre basi a nessun tipo di edonismo.
 
Jacobs riassume la sua opera con parole semplici e oneste: "il mio dissenso dall'Ortodossia fondamentalista è che essa sia falsa rispetto ai fatti."<ref>''Beyond Reasonable Doubt'', 238.</ref>
 
==Menachem Kellner: Rifiuto dell'Approccio Dogmatico==
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