Differenze tra le versioni di "Torah per sempre/Joseph Dov Soloveitchik e la Torah a priori"

Soloveitchik sostiene che, per Maimonide, il due modi di fissare il calendario dipendono da due radicalmente differenti ''ḥaluyot dinim'', modi in cui una legge possa "sistemarsi al suo posto".<ref>Soloveitchik, "Fixing the Date of Festivals" (in ebr.). Il saggio comprende sette sezioni principali, numerate da 1 a 6 e poi, stranamente, 9, sebbene non sembra manchi nulla.</ref> Che il mese sia fissato tramite osservazione o calcolo, si richiede sempre una procedura formale dell'assemblea; il nuovo mese calendariale non è mai una semplice conseguenza automatica della posizione della luna. La santità (''etsem kedushat hayom'') dei giorni di festività dipende dai mesi che sono fissati da[l popolo di] Israele in terra [di Israele]. Il calcolo è usato soltanto, come dice esplicitamente il Rambam, per "rivelare la materia", cioè rendere note le date fissate dall'assemblea in terra d'Israele; in assenza di una procedura formale, non stabilisce quando inizi il mese.
 
La Grande Assemblea di Gerusalemme funziona in due modi. Riguardo al decidere le leggi della Torah, l'Assemblea ''è'' la Torah Orale (''hem ikar torah shebe`al peh''); è autorizzata da Deuteronomio {{passo biblico|Deut|17,8}} a creare ''ḥeftsah shel hora`ah'' ("oggetto di decisione"—notare la reificazione della legge). Tuttavia, in materie che necessitano il consenso del popolo, la Grande Assemblea ''rappresenta'' il popolo di Israele. Soloveitchik adduce numerose prove che il fissaggio dei mesi appartiene in questa seconda categoria, in cui l'assemblea rappresenta il popolo di Israele nel suo complesso; il fissaggio calendariale ha una funzione rappresentativa autorizzata da Numeri {{passo biblico|Numeri|11,16-17}} e in tale misura è una procedura formale, ma non è una decisione legale.
La Grande Assemblea di Gerusalemme funziona in due modi.
 
Fissare per osservazione e fissare per calcolo differiscono in due maniere: fissare per osservazione richiede una decisione formale; fissare per calcolo funziona semplicemente con tutto Israele che osserva le festività.
 
Fissare per osservazione, essendo una decisione formale, può essere eseguita solo da un'assemblea, anche se l'assemblea stessa non agisce per se stessa, ma per conto di tutto Israele. Fissare per calcolo viene attuato dall'intero popolo di Iraele che osserva le festività sulla base del calendario calcolato.
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Qui Soloveitchik arriva al fulcro della sua argomentazione e presenta un punto di un certo interesse filosofico. Segue da ciò che è già stato stabilito, che un'assemblea che fissa il calendario non lo fa nella sua capacità di Grande Sinedrio che dispensa legge a Israele, ma piuttosto con un ente competente in decisioni legali (''hora`ah'') e qualificato, mediante tale competenza, ad agire come fosse l'intero Israele; questa è la base su cui la più alta assemblea rimasta in terra di Israele continuò a fissare i mesi dopo la caduta del Sinedrio. Fu di certo la continuazione della tradizione che riporta a Mosè e ''costituì'' tale tradizione; in verità ''creò'' la Torah Orale.<ref>''Kulan mehavot ḥeftsah shel torah shebe`al peh'' "Tutti insieme fanno esistere un oggetto Tora Orale". Un altro esempio di reificazione; la legge viene trattata come oggetto metafisico.</ref>
 
Questo potrebbe sembrare come se Soloveitchik stesse adottando la posizione degli storici che i saggi adattarono la Torah alle necessità di ciascuna generazione e giustificasse il processo come Torah valida, ma in realtà ciò a cui sta puntando è qualcosa di molto diverso e completamente ''astorico'', come diventa chiaro nella sua analisi del concetto di tradizione (''masorah'') nella sezione finale. La tradizione, dice, non è una questione di trasmissione affidabile, di evidenza di ciò che fu trasmesso al Sinai; non è soltanto una forma passiva di apprendimento. Infatti ci sono due aspetti nella Torah Orale:
 
Primo, i saggi conservarono la Torah Orale ricevuta al Sinai, quindi possediamo veramente la Torah Orale ricevuta da Mosè. (Non offre prove, né fornisce particolari di quello che tale Torah Orale possa comprendere).
 
Secondo, la ricezione della tradizione non è semplicemente un atto passivo di apprendimento, ma "porta alla luce la categoria di tradizione e ricezione".<ref>''Mehavah ḥalut sham bifnei atsmo shel masorah vekabalah''—ancora reificazione!</ref> Pertanto, chiunque neghi l'autorità di chi sta nella linea della tradizione, anche se accetta la sostanza della tradizione, è un eretico.
 
Questo secondo aspetto è proprio un'interpretazione nuova della natura della Torah Orale. Non è più solo una tradizione autentica nel senso storico; è (almeno in parte) un nuovo oggetto metafisico creato dai saggi in ciascuna generazione.
 
Chiaramente, questo problema è importante per Soloveitchik, altrimenti non lo avrebbe sviluppato così a lungo né introdotto la questione dell'eresia. Forse la forza di tale sentimento indica che sta riempiendo una delle lacune più serie nella sua comprensione dell'Halakhah. Il suo concetto di Halakhah quale sistema a priori potrebbe avere credibilità se uno vede l'Halakhah come creazione divina indipendente da fattori umani, sovrapposta alla storia. Ma se questo è vero della rivelazione al Sinai, che può quindi essere interpretata come una "quantificazione" di "verità eterne", come si può applicare al processo apparentemente molto umano dei rabbini che interpretano la Torah in ciascuna generazione? La sua risposta sembra essere che la Torah Orale, come definita attivamente dai rabbini, è un'ulteriore quantificazione delle "realtà" halakhiche che costituiscono l'essenza della Torah rivelata.
 
È indubbiamente un passo audace da parte di Soloveitchik assimilare la Torah Orale e quella Scritta al suo sistema a priori. Era certamente consapevole degli studi storici moderni sul periodo rabbinico e ancor più consapevole delle riserve da parte dei rabbini medievali, non ultimo Maimonide stesso, riguardo al reale contenuto della Torah Orale; tuttavia Soloveitchik ignora tutto ciò nel formulare come dottrina vitale dell'ebraismo la convinzione che la Torah Orale ora in nostro possesso sia identica a quella rivelata a Mosè sul Monte Sinai, o almeno una sua "quantificazione". La sua omiletica rivela ulteriori implicazioni di tale posizione, sviluppata anche nei suoi successivi discorsi halakhici.<ref>Soloveitchik, "Two Types of Tradition" (in ebr.). Vedi in particolare la definizione di due tipi di ''masoret'' a p. 228 e la discussione di modi in cui dispute potrebbero essere sorte nell'ambito della Torah Orale.</ref>
 
==''Conclusione''==
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