Differenze tra le versioni di "Torah per sempre/Joseph Dov Soloveitchik e la Torah a priori"

nessun oggetto della modifica
{{Torah per sempre}}
[[File:SoloveitchikJB.jpg|left|250px|יוסף דב הלוי סולובייצ׳יק Yosef Dov ha-Levi Soloveychik]] Nato in [[w:Pružany|Pruzhany]], Bielorussia (a quel tempo sotto l'Impero russo), in una importante famiglia di rabbini ''mitnaged'',<ref>''Mitnaged'' "opponente" è un termine applicato dai chassidim agli ebrei tradizionali che rifiutano i loro insegnamenti.</ref> [[w:Joseph Soloveitchik|Joseph Dov Soloveitchik]] (1903-1993)<ref>Viene spesso chiamato "Joseph Ber", la forma yiddish di "Joseph Dov", e le sue iniziali riportate come J. B. invece di J. D.</ref> studiò il Talmud con suo padre, Moshe Soloveitchik. Ci furono anche altre influenze; era attratto dal calore della preghiera chassidica e sua madre gli leggeva Ibsen, Pushkin, Lermontov e Bialik. Quando se ne andò a Berlino a studiare nel 1924, aveva imparato la dialettica talmudica, con un'infarinatura di chassidismo nonostante la forte tradizione ''mitnaged'' della famiglia, e fatti i primi passi nella cultura generale europea. I suoi insegnanti a Berlino inclusero Tonya Lewit, che sposò; tra i suoi amici ci fu [[:en:w:Alexander Altmann|Alexander Altmann]], con cui studiò gli scritti di Hermann Cohen, Edmund Husserl e [[w:Max Scheler|Max Scheler]]. Parte della ricca diversità della vita culturale ebraica che incontrò nella Germania Weimar è rivelata nelle memorie di [[w:Gershom Scholem|Gershom Scholem]],<ref>Scholem, ''From Berlin to Jerusalem''; ''id.'', ''Walter Benjamin''.</ref> [[:en:w:Hillel Goldberg|Hillel Goldberg]]<ref>Goldberg, ''Between Berlin and Slobodka''.</ref> e altri contemporanei che influenzarono profondamente l'ebraismo del tardo ventesimo secolo.
 
Soloveitchik lasciò la Germania e si stabilì negli Stati Uniti nel 1931 dopo aver presentato la sua tesi dottorale sull'epistemologia di Hermann Cohen alla facoltà di filosofia dell'Università Friedrich-Wilhelms a Berlino.<ref>Il titolo della tesi è "Das reine Denken und die Seinskonstituierung bei Hermann Cohen".</ref> Dopo la morte di suo padre nel 1941, insegnò Talmud alla Yeshiva University di New York. Insegnò Halakhah, scrisse di filosofia e sviluppò un stile omiletico stimolante, maggiormente evidente nelle sue eulogie e nelle lezioni tenute annualmente per l'anniversario della morte del padre.
 
Il suo testamento filosofico principale è il saggio in ebraico del 1944 ''Halakhic Man (Ish hahalakhah)''.<ref>Le citazioni che seguono sono tradotte dalla versione inglese di Kaplan.</ref> Influenzato dalla tipologia di Max Scheler (1874-1928) dei capi esemplari come santi, saggi, eroi e conoscitori, creò una tipologia umana in tre parti:
# L'Uomo Scientifico (cognitivo, obiettivo) cerca di misurare, scoprire, controllare.
# L'Uomo Religioso (soggettivo) cerca mistero e la conservazione del "rapporto dinamico tra soggetto e oggetto".
# L'Uomo Halakhico colma il divario tra i due. Né trascendente né superficiale, l'Uomo Halakhico "viene con la Torah, datgli al Sinai... come un matematico che forma un mondo ideale e lo usa per stabilire una relazione tra se stesso e il mondo reale".
[[File:Chaim Soloveitchik.JPG|120px|left|Hayim Soloveitchik]] Soloveitchik modellò l'"Uomo Halakhico" su suo nonno, [[w:Chaim Soloveitchik|Hayim Soloveitchik]] (1853-1917). "Reb Hayim" era rinomato per il suo sviluppo della dialettica talmudica, conosciuta come il "Brisker ''derekh'' (modo)",<ref>Reb Hayim fu per un periodo il rabbino di Brest-Litovsk in Bielorussia.</ref> che ebbe a dominare lo studio talmudico nelle yeshivah lituane.<ref>Solomon, ''Analytic Movement''. L'originatore del metodo fu probabilmente Jacob Isaac Reines (1839-1915), ma la "reificazione" è esclusivamente di Reb Hayim.</ref> Una delle sue particolarità è la reificazione dei concetti; Reb Hayim parla delle leggi e dei concetti della Torah come se fossero oggetti metafisici, che fruiscono di un'esistenza apparentemente indipendente dal mondo e dall'umanità — una delle sue espressioni caratteristiche è ''ḥeftsa dedina'', letteralmente "l'oggetto-legge".<ref>Solomon, ''Analytic Movement'', 177, 180,184-8, 194-5.</ref> Lo stesso Reb Hayim potrebbe non essere stato consapevole delle implicazioni filosofiche di ciò che per lui era probabilmente nient'altro che un modo conveniente di parlare, ma suo nipote ne assorbì il linguaggio, lo unì al "pensiero puro" di Hermann Cohen e dalla miscela escogitò una filosofia dell'Halakhah che costituiva un reame indipendente a priori che confronta e colma i mondi opposti di scienza e religione.
 
La nozione platonica di un reame "assoluto" di idee fu sviluppato da Max Scheler, che tentò nel suo saggio del 1926 "Problemi di una Sociologia della Conoscenza"<ref>Scheler, ''On Feeling, Knowing and Valuing'', 166-200.</ref> di formare quella che chiamava una sociologia a priori della conoscenza, rendendo la scienza della sociologia indipendente dalla storia:
{{q|questa scienza non ha a che fare con fatti individuali e accadimenti nella storia, ma con regole, tipi medi e logico-ideali e, ove possibile, leggi...<br/>
Il compito principale della sociologia è caratterizzare tipologicamente e determinare con regole specifiche un evento sociologico con riferimento a questi due poli, stabilire cosa in questo evento sia condizionato da un autosviluppo autonomo dello spirito, come lo sviluppo logico-razionale della legge o la logica immanente della storia religiosa, nonché ciò che è condizionato dai fattori reali rilevanti sociologicamente, che hanno la loro propria causalità.<ref>Scheler, ''On Feeling, Knowing and Valuing'', 168-9.</ref><br/>
<br/>
secondo me il fine supremo di tutta la sociologia nondescrittiva e nonclassificatoria... è... una legge che governi l'ottenimento dell'ideale e fattori reali nel determinare tutti i contenuti della vita che appartengono a gruppi umani.<ref>Scheler, ''On Feeling, Knowing and Valuing'', 169. A p. 171 usa questa idea per criticare Hegel che "sostiene che il corso della storia culturale è un processo puramente spirituale determinato dalla sua stessa logica".</ref><br/>
<br/>
evitiamo il relativismo, come fa la teoria di Einstein sulla sua propria base, sollevando il reame assoluto delle idee e valori, che corrispondono all'idea essenziale di umanità, molto oltre i sistemi di valori storici fattivi.<ref>Scheler, ''On Feeling, Knowing and Valuing'', 174.</ref><br/>
<br/>
Ho provato... non solo a verificare induttivamente... la suddetta "legge dell'ordine dei fattori causali" nelle tre fasi della storia, ma anche a renderla comprensibile deduttivamente secondo una "teoria delle origini delle pulsioni umane".<ref>Scheler, ''On Feeling, Knowing and Valuing'', 193.</ref>}}
Scheler sbaglia quando asserisce un'analogia con Einstein. La matematica, presa per sé, può essere indipendente da "sistemi di valori storici fattivi", ma le teorie di Einstein erano concepite per stare in piedi o cadere alla luce dell'osservazione e dell'esperimento. La [[w:Teoria della relatività|teoria della relatività]] è una teoria sul mondo ''reale'' e cerca di stabilire quale matematica lo modelli meglio; ''non'' è una teoria matematica che determina come ''deve'' essere il mondo. Einstein e in verità il complesso della scienza moderna, è del tutto opposto all'ideale platonico di una scienza a priori; la scienza moderna è un processo "dal basso all'alto" piuttosto che "dall'alto al basso". Scheler e Soloveitchik, tuttavia, come Hermann Cohen e altri filosofi idealisti, preferiscono lavorare dall'alto al basso; la teoria, non l'osservazione empirica, determina la loro opinione del mondo.
 
Il concetto dell'Halakhah da parte di Soloveitchik come un sistema a priori lo rende immune alla storia;<ref>Si vedano le osservazioni su Breuer in PARTE III.6.</ref> come la geometria non è influenzata dalle circostanze storiche della sua scoperta, o dal fatto empirico che nessuno può riuscire a tracciare circoli perfetti, così l'Halakhah rimane indifferente alla storia di come sia diventata quello che è, o ai problemi della sua attuazione nel mondo reale. Tuttavia questa immunità paga il prezzo di rimuovere i testi di Torah e Talmud dai contesti sociali e storici in cui vennero formulati e che determinano il loro significato, punto sottolineato da Rachel Shihor in un saggio eccellente pubblicato nel 1978.<ref>Shihor, "On the Problem of Halakhah's Status", 30-1.</ref>
 
==L'Ermeneutica della "Torah"==
8 017

contributi