Differenze tra le versioni di "Forze armate mondiali dal secondo dopoguerra al XXI secolo/Svizzera"

nessun oggetto della modifica
(ortografia)
{{Forze armate mondiali}}
[[Immagine:Roundel of Switzerland.svg|150px|left|thumb|]]
La [[w:Svizzera|Svizzera]] è da secoli unauno nazionestato neutrale, e su questa neutralità ha costruito una forza economica e un patrimonio di civile convivenza, non dimenticando che in questa piccola nazione alpina non vi è un vero popolo, ma un insieme di popolazioni che parlano 4 lingue diverse e sono ripartite in Cantoni che costituiscono la Federazione Svizzera, che si erge, come l'ex regno del Tibet, sopra le montagne più alte del continente, in questo caso l'Europa.
 
==La nascita della Confederazione==
[[Immagine:Bunker Bottighofen.JPG|250px|left|thumb|Un tipico esempio di mimesi alla 'svizzera' con un bunker camuffato da casa civile.]]Gli svizzeri sono una nazione neutrale, da quasi 200 anni non coinvolta in guerre guerreggiate e sono famosi per le loro virtù militari. Per capire meglio come essi siano importanti per la storia militare e come abbiano inteso fino ada oggi di difendersi da eventuali attacchi al loro territorio, sarà bene ricordare la loro oramai poco nota tradizione militare, eccetto per le guardie dei palazzi vaticani.
 
La Storia si è occupata degli svizzeri nel I secolo a.C. con le campagne di Cesare oltre la Gallia, e in seguito la Svizzera tornò ada essere nota quando i suoi guerrieri sconfissero in una catastrofica battaglia gli Asburgo d'Austria. La loro fanteria, temibile e forte fisicamente aveva criteri particolari: le armi erano una sorta di asce dal lungo manico, che avrebbero dato origine alle alabarde, mentre la loro armatura era spesso ridotta alla sola parte anteriore del corpo, perché non voltavano le terga al nemico, ma combattevano ferocemente e aiutati dall'armatura leggera, difficilmente avevano bisogno di darsi alla fuga. La loro fama si diffuse al punto da diventare, assieme ai lanzichenecchi tedeschi un popolo di mercenari chiamati a partecipare ada innumerevoli guerre regionali in Europa.
 
''Sono uomini bellicosi; considerano come un'onta volgere le terga al nemico, ed è per questo che non portano armatura se non sul petto, ciò li rende più agili nei movimenti. Sono uomini che, per guadagnarsi da vivere, vanno per il mondo e prendono parte alle guerre che ritengono giuste. Sono pii e buoni cristiani, e considerano il saccheggio come un grave peccato'' (Pérez del Pulgar, storico)
 
All'epoca (XV secolo) vi erano pochi elementi altrettanto risolutivi degli Svizzerisvizzeri: gli arcieri inglesi, i cavalieri francesi, ma in generale la fama degli svizzeri e la loro capacità di fare a pezzi persino i cavalieri corazzati li videro molto in auge per secoli, come a tutt'oggi testimoniano le Guardie del Papa.
 
Come gli Svizzeri arrivarono a tanta fama? La loro storia 'moderna' li vide uniti in una Lega Perpetua tra i cantoni 'forestali' (Waldstaette)che comprendevano Uri, Schwagtz e Unterwalden. Nella battaglia di Morgarten vinsero con pietre e scuri un esercito che gli era stato inviato contro da Leopoldo D'Austria, e che venne sorpreso in una gola, quella appunto di Morgarten. La successiva evoluzione della Lega vide l'inclusione di Berna, Lucerna e altre città che sarebbero diventate poi quelle di maggior importanza. Ancora una volta vinsero contro gli austriaci nel 1339, e sopratuttosoprattutto, nel 1386 a Sempach, quando 6500 svizzeri si scontrarono con 12000 cavalieri e fanti austriaci di Leopoldo III d'Asburgo. Gli austriaci si misero a terra (anche i cavalieri) e formarono una falange, ma incredibilmente, persero contro un nemico molto meno numeroso ma più determinato, anche se apparentemente meno organizzato, con la morte dello stesso Duca nella battaglia. Nella battaglia di Bellinzona del 1422 2500 svizzeri che avevano messo sotto assedio la città (che per ragioni commerciali, era vista, in quanto bastione del Ducato di Milano, come un obiettivo da espugnare) vennero sconfitti da 16000 viscontei, ma pur con gravi perdite ripiegarono con l'onore delle armi. Altre battaglie li videro sconfitti in quel di Birsa, ma solo perché gli Armagnacchi erano 20 volte superiori (agosto 1444) in numero, e poi vincenti in una epica serie di battaglie contro il Ducato di Borgogna. Carlo il Temerario aveva un esercito numeroso, ben armato e organizzato, e lui era un condottiero di grande personalità. Tutto fu vano, e gli svizzeri vinsero a Grandson (1476), Morat (1476), e Nancy (1477) e con quest'ultima battaglia perse la vita anche il Duca di Borgogna. Gli Svizzeri diventarono subito richiestissimi e Carlo di Valois nel 1480 ne arruolò 8000. Nel tardo '400-500 gli Svizzeri parteciparono alla campagna d'Italia, dove ebbero sconfitte come quella di Bicocca e Pavia (1522 e 1525), ma anche la vittoria di Ceresole del 14 aprile 1544 contro gli Imperiali.
 
La tattica degli Svizzeri era inizialmente basata sulla conoscenza del territorio, il che ovviamente è valida se si è in difesa: la prima vittoria contro gli Asburgo naque così, quando in una stretta gola 2000 cavalieri austriaci si ritrovarono il passo sbarrato da tronchi, e poi vennero assaliti da un numero simile di svizzeri, che usarono asce, alabarde, massi e pietre. I cavalieri non potevano in tali condizioni combattere al meglio: non riuscivano ad arretrare, non riuscivano a formare una formazione da battaglia, non potevano usare la lancia e poco la spada: insomma, si verificò pressapoco quello che accadde nella battaglia finale di Conan il Barbaro. Gli Svizzeri erano forti fisicamente e molto preparati all'uso di armi varie, per loro abituali. La sconfitta contro le truppe viscontee li vide tuttavia in difficoltà, era infatti evidente l'inferiorità delle loro armi corte rispetto a quelle lunghe della cavalleria, naturalmente in campo aperto come a Bellinzona. La dottrina cambiò: si stabilì di formare un esercito ben più stabile e forte in campo aperto. Gli Svizzeri avevano una coscrizione obbligatoria, che era già un vantaggio rispetto agli eserciti del Medioevo, spesso improvvisati e raccogliticci. Erano tenuti a comperare le loro armi e mantenerle con cura, perché sarebbero state periodicamente ispezionate: non era consentito venderle, nemmeno per pagare i debiti. La loro tecnica di combattimento in campo aperto divenne più micidiale: vennero introdotte delle picche che divennero lunghe oltre 5 metri. Avanzando in grandi formazioni, protette sui lati da linee di picchieri, il grosso della fanteria svizzera procedeva come un carro armato vivente, lento ma inesorabile. La vittoria di Morat venne conseguita con l'appoggio della cavalleria degli Alleati, ma il grosso del lavoro lo fecero gli Svizzeri con tre formazioni: avanguardia, corpo centrale e retroguardia. SopratuttoSoprattutto, vi era un corpo scelto di giovani combattenti che avevano il compito di colpire i tiratori nemici, in quanto Carlo schierava circa 150 artiglierie. Gli Svizzeri, con la coscrizione potevano schierare anche 70-80.000 uomini dell'esercito, cosa notevole per l'epoca, mentre altri eserciti come quello di Carlo potevano fare altrettanto solo con l'uso di mercenari provenienti da tutta Europa: a Morat Carlo disponeva di circa 30.000 uomini, che davano l'assedio ad una fortezza difesa da appena 2000 svizzeri, che resistettero abbastanza da consentire l'arrivo dei rinforzi, e poi parteciparono anche alla fase finale della battaglia. Anche gli Svizzeri e i loro alleati avevano una tale forza. Prima di entrare in battaglia, recitarono 5 Pater e 5 Ave maria inginocchiati e con le armi a fianco, poi entrarono in azione: visto che non avevano una divisa unica, per distinguersi dagli avversari avevano croci bianche sul petto o su un braccio. Il grosso delle truppe di Carlo era costituita da italiani, tra cui presumibilmente anche molti dei discendenti dei viscontei che batterono gli Svizzeri a Bellinzona. Vi erano arcieri inglesi e scozzesi, polacchi, francesi. Gli Svizzeri misero in campo, come corpo di combattimento principale una forza di circa 10.000 uomini, che era schierata in una immensa formazione di circa 120 uomini in quasi 100 righe, aiutati da 5-6 righe di picchieri 'indipendenti' che li proteggevano dalla cavalleria. Nonostante che Carlo aveva costruito fortificazioni campali contro l'arrivo di rinforzi agli assediati, gli Svizzeri travolsero gli avversari e irruppero nel campo, che era stato lasciato molto sguarnito nella zona in cui arrivò l'attacco, e massacrarono i loro avversari, che presi dal panico (era noto che gli Svizzeri, anche se 'cristiani', non facevano prigionieri) si diedero ad una rovinosa rotta. Alla fine, come spesso accadde nelle battaglie antiche, dopo un inizio stentato (sopratuttosoprattutto per l'azione degli arcieri inglesi) uno dei due eserciti mise in rotta l'altro, e in questa fase avvenivano i massacri maggiori: contro meno di 500 morti, gli Svizzeri massacrarono 12.000 avversari. Da notare che gli Svizzeri non avevano molto, oltre alla fanteria: la cavalleria era poca e usata solo per esplorazione, l'artiglieria era poca, leggera e dopo i primi colpi letteralmente era lasciata indietro e dimenticata sul campo di battaglia. La percentuale di balestrieri e fucilieri era dell'ordine del 10%. In un'epoca in cui le battaglie le decidevano sopratuttosoprattutto le cavallerie, gli Svizzeri avevano imparato a dominare il campo di battaglia, e tennero tale dominio fino all'avvento di armi da fuoco sempre più numerose e perfezionate, specialmente quando arrivarono gli spagnoli, con gli archibugi e i moschetti. Nondimeno, anche gli Spagnoli ebbero bisogno degli Svizzeri per istruire le proprie fanterie.
 
Una delle cose che la fanteria svizzera era ben addestrata a fare erano le marce e gli esercizi ginnici in generale: quando si trattò di andare in guerra a Morat, l'armata svizzera percorse qualcosa come 220 km in appena 3 giorni di marce forzate (con le armi leggere, mentre le picche erano portate dai carri), riposarono poi per qualche ora e infine entrarono in battaglia, con i risultati che si son detti! Non solo, ma siccome la Storia si ripete, gli Svizzeri adottarono per i grandi scontri campali le formazioni di fanteria armata di picche molto lunghe, che per esempio, era anche utilizzata secoli prima dagli Scozzesi con gli Skiltons (che erano formazioni con difesa 'a riccio' su tutti i lati, senza fanteria leggera di supporto), ma sopratuttosoprattutto, entrambe hanno una ben illustre antenata: la Falange macedone, con cui Alessandro conquistò quasi tutto il mondo conosciuto nel IV secolo a.C. Il principio è sempre lo stesso: portare lance molto più lunghe di quelle utilizzabili dalla cavalleria, e sfruttabili meglio, grazie al fatto di procedere appiedati. Da notare che gli Svizzeri, per quanto corazzati, non avevano scudi come invece avevano i macedoni. Va da sè che per funzionare, una tale formazione aveva bisogno di molto addestramento, e infatti questo tipo di impiego era l'unico che venisse costantemente praticato per le truppe in termini meramente di addestramento: il resto, le asce, le balestre e le spade non necessitavano di addestramenti di tale entità.
 
Gli Svizzeri ad un certo punto sembrarono addirittura gli arbitri dell'Europa: erano forse in grado di imporre un loro regno ben più esteso delle Alpi, ma in pratica altri cominciarono a prendere adeguate contromisure: i tedeschi affini agli svizzeri cominciarono a produrre fanterie alla 'svizzera', i famigerati lanzichenecchi, che tra l'altro, non avevano richiami alla morale e pietà cristiana altrettanto stringenti. L'avvento delle armi da fuoco e un miglior coordinamento delle truppe, e l'anarchia che ad un certo punto cominciarono a denotare le varie formazioni svizzere le portarono rapidamente ad alcune rovinose sconfitte.
Gli Svizzeri divennero sempre di più un popolo di mercenari: allo sciogliersi delle nevi sui valichi, non mancavano i signori feudali che venivano a chiedere il loro aiuto e la pratica di fare il mercenario fuori dai confini divenne talmente consueta, che ad un certo punto si cercò anche di vietarla, poiché spopolava la Svizzera dei propri uomini, molto necessari per mantenere il territorio contro le dure condizioni montane, da cui del resto loro tendevano a scappare.
 
La Svizzera cercò di tirarsi fuori dalle contese europee e dal 1815 ci è riuscita, occupandosi con successo di meccanica di precisione, industria casearia e dolciaria, banche e turismo. Ma sbaglierebbe chi pensasse che non ha avuto cura delle forze armate e degli armamenti in generale: la Oerlikon ha costruito nel 1914 una mitragliera antiaerea da 20mm che è ancora oggi in servizio, contendendo alla Bofors il primato nelle artiglierie antiaeree leggere. E non si trattò di un successo isolato, in quanto da allora le mitragliere Oerlikon da 20, 25, 30 e 35 mm sono diventate un armamento virtualmente standard per i reparti antiaerei leggeri e persino caccia: dai Bf-109 e Zero, ai JA-37 Viggen con il formidabile KCA, un cannone da 30mm che dopo 1500 metri ha ancora l'energia cinetica del 30mm DEFA a bruciapelo, e ha un proiettile più pesante del 30%. Anche nel settore delle armi leggere la Svizzera è ben posizionata, con i prodotti SiG-Sauer, come la pistola P.226 e i fucili d'assalto di progettazione nazionale. Poco noto, la Svizzera ha prodotto anche carri armati e cacciacarri, mentre i mezzi blindati per la fanteria della MOWAG e i radar Oerlikon-Contraves sono tra i più diffusi a livello mondiale nel settore antiaereo. Nel mentre, la Pilatus ha dato vita ad una interessante industria aeronautica, famosa sopratuttosoprattutto per i suoi apparecchi da trasporto leggero ed addestramento.
 
La coscrizione dell'esercito svizzero vede, come in quello svedese, un piccolo strumento militare in tempo di pace, ma grazie al sistema dei riservisti può diventare in poco tempo una forza di grandi dimensioni, mentre l'aeronautica, piccola ma non insignificante, ha assieme all'artiglieria il compito di appoggiarne le operazioni.
Gli MR 8, al pari dei Roland non hanno normalmente mezzi di visone notturna, non sono anfibi e non hanno protezione NBC. Nonostante la massa sia maggiore rispetto al similare Roland, 8.200 kg questi mezzi capaci di 7 posti interni hanno un 6 cilindri da appena 161 hp, e quindi la velocità rispetto al Roland è molto inferiore, con appena 80 kmh. Le dimensioni sono maggiori con 5.31 x 2.2 x 1.88 m esclusa la torretta. L'autonomia è minore, nonostante il motore meno potente, con 400 km su strada. Nell'insieme due tipi di mezzi, il Roland e l'MR 8 simili in compiti, ma con il primo più recente e più potente rispetto al secondo.
 
Il veicolo ruotato 'definitivo' per la MOWAG è indubbiamente il Piranha. È questo mezzo che ha rimpiazzato il Grenadier, progettato alla fine degli anni '60 e poi apparso come prototipo nel 1972. Nel 1976 apparvero i primi veicoli di serie, che presto trovarono una interessata clientela. E dire che questo mezzo venne prodotto per iniziativa privata e senza supporto del governo svizzero. In ogni caso, anche senza cliente di lancio 'istituzionale', il primo acquirente importante fu il governo canadese, che nel 1977 ne ottenne la licenza di produzione per un totale, tra il 1979 e il 1982 di 491 veicoli, prodotti nel modello Cougar con torretta da 76 mm dello Scorpion inglese (195), il Grizzly che è un APC con mitragliera da 12.7 mm(269), e un veicolo di recupero, l' Husky. Numerose altre nazioni, dal Cile al Ghana hanno comprato il PIRANHA, e sebbene fossero disponibili, in una vera famiglia modulare, ben 3 configurazioni dello scafo a 4, 6 e 8 ruote, sopratuttosoprattutto il 6x6 andò forte come ordini, essendo il più equilibrato tra la mobilità troppo bassa fuoristrada di un mezzo 4x4 e le tasche dei clienti che difficilmente sostenevano la spesa per il 8x8. Infine, solo nel 1983 arrivò anche la valutazione svizzera per la versione 6x6 con lanciamissili binato TOW in torretta norvegese ricaricabile dall'interno. Ma questo era solo l'inizio, perché mentre questo accadeva (e avrebbe comportato un ordine per ben 310 mezzi), l'USMC ordinò a sua volta il Piranha come LAV,ovvero un nuovo tipo di APC per i Marines, che finalmente potevano possedere una mobilità adeguata anche a terra. I Marines scelsero il veicolo svizzero tra una nutrita concorrenza, e già nel 1983 ebbero i primissimi veicoli in servizio, che assieme agli AV-8B e F-18 ne rivoluzionarono le capacità di combattimento. In teoria anche l'Esercito doveva comprare il vincitore del programma LAV; ma come pochi oramai ricordano non solo partecipò a questo programma ma recedette nel 1984.
 
Il Piranha ha scafo saldato in lamiera d'acciaio. Nel modello 6x6 il pilota è avanti a sinistra, il capocarro dietro e il motore a destra. Due portelloni posteriori consentono di accedere allo scomparto truppa, che è totalmente liberato dalla presenza del motore, la maggiore differenza rispetto al Roland. In tutto sono imbarcabili 12 soldati oltre al capocarro e pilota. L'armamento è vario, comprendendo anche un cannone da 90 mm Cockerill in torretta biposto ad azionamento elettrico. Quello che non cambia è il fatto che tutti i veicoli hanno capacità anfibie spiccate, con due eliche posteriori. Nel caso della serie 6x6, originale, le dimesioni erano di 5.97 x 2.5 x 1.85 m senza torretta, peso di 10.5 t, velocità di 100 kmh, autonomia di 600 km, pendenza del 70% e gradino di 0.5 m. Il motore era un Detroit Diesel 6V-53T da ben 300 hp, che consentiva circa 30 hp/ton.
I mezzi motorizzati svizzeri, per quanto poco noti, hanno una ricca tradizione e spesso si sono dimostrati anche mezzi all'avanguardia. La mobilità necessaria per via del territorio difficile e montuoso fece sempre da potente stimolo in merito alla meccanica, specie alle sospensioni. Questo della mobilità ha costituito un tale punto di interesse, che gli autocarri svizzeri anche solo 20 anni fa erano di capacità non superiori alle 5 tonnellate, essendo poco pratici mezzi più pesanti. Solo dopo sono arrivati autocarri pesanti da 10 t. I mezzi a bassa mobilità sono essenzialmente forniti, in caso di emergenza, dall'uso degli stessi mezzi di tipo civile opportunamente requisiti. L'ente che è preposto agli approvvigionamenti è chiamato Rstungs-Bro ed è l'erede anche dell'indipendenza necessaria per via della neutralità della Svizzera, specialmente sentita durante la II guerra mondiale quando l'Europa era su tutti i confini popolata da nazioni bellicose. Ma chi si occupava di fornire tali veicoli necessari per l'Esercito svizzero? Il primo motore diesel venne fatto muovere nel 1908. Esso era su di un telaio Sauer, fabbrica ch esorse ad Arbon fondata da Adolph Saurer nel 1853 per la produzione di macchine tessili, che nel 1888 cominciò ad interarsi, in una epoca pionieristica, di motori a scoppio e di autoveicoli. Nel 1903 nacque il primo autocarro e 5 anni dopo un suo discendente ebbe l'onore di stabilire il primato storico di cui sopra, a cui ne sarebbero seguiti altri. L'iniezione diretta, nel 1934 e il freno motore sono tra queste. La Saurer ha continuato per decenni a produrre autocarri, fino al 1982, assieme alla Steyr Punch austriaca. Attualmente esiste la Soc. Bucher Guyer.
 
La Steyr fu importante sopratuttosoprattutto negli anni '60-70. Gli austriaci erano interessati al mercato svizzero per vari motivi, come il fatto di essere entrambe nazioni non allineate, e che la Saurer aveva una fabbrica a Vienna, rilevata nel 1970 dalla Steyr. Da qui sarebbero poi usciti anche il mezzo cingolato SK-105 Kurassier, uno dei primi cacciacarri -carri leggeri moderni e il suo fratello APC ovvero l'4K-FA, che poi venne costruito anche dalla Saurer come 4K 7 FA.
 
Iniziando dagli anni '40 i requisiti emessi dall'Esercito erano per una nuova famiglia di mezzi per traino artiglierie e rimorchi, su strada e fuori. Dovevano essere altamente unificati e con varie versioni a 2,3 e 4 assi, ottimamente mobili fuoristrada e nondimeno con una velocità su strada simile a quella degli autocarri medi normali, almeno 45 kmh, infine dovevano essere muniti di un motore diesel. Quanto alla portata, era indicata in 2.5 t per il mezzo a 3 assi e 3.5t per quello a 4, e infine una capacità di traino per un mezzo da 5 t tipo un cannone di medio calibro. I Saurer che ne derivarono erano effettivamente un 4x4, 6x6 e 8x8. Erano tutti veicoli siglati con la 'M', ovvero il M4, M6, M8. Avevano una robusta trave centrale con struttura a scatolato in lamiera d'acciaio saldato elettricamente, da cui veniva sopportato il peso del motore in avanti, mentre i differenziali delle ruote erano sistemate dentro la trave stessa. Sospensioni indipendenti con molloni elicoidali di tipo complesso, efficiente e originale. Le dimensioni erano di 5.2-5.9 m di lunghezza di appena 2 m di larghezza e di massa di 4.25-7.4 t.
 
Il cambio era dotato anche della 5 marcia, che era come la 3 e 4a sincronizzata, ma solo nel caso del M4. La velocità massima era di 58 kmh, 50 per i mezzi a 6 e 8 ruote, con un motore di 75, 85 e 100 hp. Notevole la pendenza di ben il 69% per il M4, 60 per il M6 e 65 per l'M8. I motori erano in tutti casi i Sauer del tipo, rispettivamente CR2Dm, CT DM , CT1DM. Vi erano anche altre qualità come gli interassi estremamente ridotti e la presenza di un verricello di tipo sofisticato, con fune di oltre 70 m. Il veicolo più piccolo era sopratuttosoprattutto un trattore d'artiglieria e aveva il motore montato posteriormente, inclinato di 45 gradi per ridurre l'altezza e la carrozzeria era del tipo 'torpedo', ovvero con copertura abbattibile in tela.
 
Mentre questi veicoli sarebbero stati costruiti a migliaia e si sarebbero dimostrati utilissimi nelle montagne e viuzze svizzere, arrivarono anche i veicoli MOWAG 1500 4x4, simili ai Dodge americani ma con alcune innovazioni, con motore da 102 hp e cambio da 4 marce più retromarcia. Apparso nel 1951, venne costruito tra il 1952 e il '57 in 1700 esemplari, capaci di raggiungere 90 kmh e pesanti in tutto 4.1 t. Poi arrivarono i Mercedes Unimog S da 1.5 t e motore da 80 hp, veicolo sempre dotato di ottime sospensioni con molle elicoidali e ponti rigidi con riduzione in cascata. Poi vi erano autocarri da 3.5 e 5 t di media mobilità Saurer e Steyr. Avevano motori da 75-135 hp e peso di 9-12 t, larghezza di 2.2 m e velocità di 60 kmh. Tra questi vi erano i 3.5T e i 5T con riferimento al peso trasportabile. Lo Steyr 680M venne anch'esso comprato, poi il Saurer 2DM con carico di 5 T, con cabina arretrata e configurazione del tipo classico, a 'musone'. Era entrato in produzione negli anni '70 e in seguito sarebbe stato sostituito dagli Iveco Eurotrakker.
La produzione di questa specie di carrello a motore iniziò nel 1959 e terminò nel 1974.
 
Negli anni '70 venne avviato un nuovo programma per rimpiazzare i Dodge e i MOWAG 1500, il che venne fatto con un altro mezzo austriaco, il Pinzgauer, che doveva rimpiazzare anche i troppo piccoli Haflinger, almeno in parte, data la loro modesta capacità di carico e sopratuttosoprattutto la stretta carreggiata riduceva la stabilità laterale.
 
IL Pinzgauer era una specie di Haflinger ingrandito per portare 1000 kg e mettendo in produzione anche la versione 6x6. Il motore da 92 hp da 2.5 l. di cilindrata era raffreddata ad aria,con cambio ZF a 5 marce e retromarcia. Gli pneumatici erano 245-16, con le solite sospensioni indipendenti per ciascuna ruota con molloni elicoidali. Le masse erano di circa 2 t, 2.6 per il 6x6 che era più lungo di circa 1 m, per una massa di 4.1 t. Venne approntato come prototipo nel 1965 e poi iniziò la produzione a Graz non prima del 1971, di cui 2000 esemplari vennero utilizzati dall'Esercito svizzero. Verso la fine degli anni '70 iniziarono altri studi per mezzi con meccanica ulteriormente aggiornata ma sopratutto soprattutto di tipo eminentemente commerciale, con versioni 4x4 da 6 t e 10t10 t per la 6x6. Vennero approntati prototipi nel 1979, poi seguiti dai modelli di serie 6DM e 10DM, con motori dieselDiesel sovralimentati Saurer D4KT da 250 hp per il primo e 320 per il secondo e più pesante modello, con cambio in entrambi i casi ZF S-6 90. La massa totale era di 16 t per il primo e 22 per il secondo, ovvero l'6x6.
 
Nel 1986 la produzione cessò quando la Saurer venne comprata dalla Mercedes-Benz. Nel frattempo per rimpiazzare i vecchi veicoli 4x4 venne scelto il G4 4x4 da 700 kg di carico utile, ordinata in 4100 esemplari.
Un sistema diverso, di grande successo è la mitragliera binata GDF da 35 mm, lunga 90 calibri. Si tratta dell'unico concorrente di un certo peso dei cannoni Bofors da 40 mm. Originariamente noto come sistema 1ZLA/353, si trattava di un cannone entrato in servizio negli anni '60, non come successore del 20 mm, ma come antidoto al 40 mm Bofors. Non ne ha eguagliato il successo, ma oltre 1600 impianti vennero venduti a tutto il 1983 ad almeno 20 nazioni, dalla Svizzera all'Austria, al Giappone, all'Argentina i cui pezzi catturati alle Falklands vennero poi presi in carico dalla RAF. La coppia di mitraglierere, dotate di freno di bocca, è azionata idraulicamente con velocità di elevazione e di brandeggio di ben 56 e 112 gradi-sec. La dotazione di munizioni di pronto impiego è di 112 colpi, e altri 126 sono in riserva. I sistemi di mira sono costituiti, tra l'altro, da un apparato Ferranti ottico, poi rimpiazzato dal Gun King di cui sopra, mentre è possibile collegarsi ad un radar Fledermaus, o un Super Fledermaus, o infine uno Skyguard che può operare con due cannoni da 35 mm e anche lanciamissili Sea Sparrow o Aspide. Trasportato su rimorchi a 4 ruote, pesa 6.7 t in marcia, 6.3 in postazione, ha un alzo di -3/+92 gradi, gittata di 9.5 km sull'orizzonte, 6 km in quota e pratica in quota di 4 km circa. Dimensioni in marcia 7.8 x 2.26 x 2.6 m. Il GDF è stato continuamente ammodernato fin da quando entrò in servizio, pur essendo un sistema formidabile. Anche altre versioni sono state costruite. La torretta del Gepard, il formidabile semovente antiaereo tedesco ha due GDF con 640 colpi in tutto pronti al tiro, di cui 20 perforanti (capaci di perforare 40 mm a 60 gradi a 1 km ,contro per esempio 25 mm a 60 gradi a 2 km dei pezzi da 25 mm KBA) e da solo è stato prodotto in 570 esemplari. Alcune torrette binate sono finite anche sulle navi, come sulle corvette 'Assad' libiche. Tra gli altri modelli navali il OE/OTO da 35 mm, quello per l'appunto delle corvette summenzionate, e il GDM-A originale svizzero, con una forte somiglianza con la torre del Gepard, capace di sparare a 1100 c.min con 112 colpi pronti al tiro e 224 in riserva di pronto impiego, peso totale di 6.520 kg. Ne esiste anche un modello avanzato, il GFM-C.
 
Ma sopratuttosoprattutto, di recente il sistema da 35 mm è diventato ben più temibile grazie ad alcuni sviluppi: il munizionamento AHEAD, che non ha una spoletta ad impatto come i precedenti tipi da 35 mm, né quella di prossimità dei 40 mm Bofors, (che sono simili agli Oerlikon GDF in prestazioni, con una cadenza di tiro molto minore e il vantaggio della spoletta di prossimità), ma una programmabile per esplodere proprio davanti al bersaglio, investendolo con letali schegge in un cono anteriore altamente efficiente rispetto ai normali proiettili con spoletta di prossimità. Un'altra miglioria è stato il perfezionamento della meccanica: come il Bofors è passato da 120 a 230, a 300 e poi di recente a 330 e addirittura a 450 c.min, anche il 35 mm Oerlikon è diventato capace di sparare più veloce, consolidando il suo primato in velocità che è arrivata a 1000 c.min. Abbinata alle munizioni AHEAD e a sistemi di tiro sofisticati, la sua letalità è aumentata moltissimo. Inoltre, adesso basta un solo cannone anziché due per affusto. I 35 mm, saltuariamente proposti anche come cannoni per mezzi corazzati ma con scarso successo, sono quindi destinati a restare armi avanzate e temibili per il ruolo antiaereo e antimissile anche per i prossimi decenni.
 
Di maggior successo in ambito navale sono stati i cannoni da 30 mm, che hanno in genere una installazione binata. Il modello base è il GCM-A , prodotto in 3 versioni differenti (a metà anni '80): AO3-1 con operatore a destra del cannone in abitacolo coperto, stabilizzazione giroscopica e possibilità di comando a distanza: AO3-2 con posto dell'operatore aperto; AO3-3 senza operatore, essendo solo comandato a distanza. L'ultimo di questi usa la mitragliera KCB da 30 mm, usata anche per l'EMERLEC-30 e su quello britannico LS30B, qui in installazione singola. Dopo la Guerra delle Falklands, come soluzione diciamo 'temporanea' vennero comprati diveris AO3-2, la pià leggera delle mitragliere binate da 30 mm svizzere, prodotte su licenza dalla BMARC che poi ne avrebbe estrapolato anche altri tipi per conto suo. Le mitragliere hanno gittata utile di 3 km, v.iniziale di 1080 m.s, cadenza combinata di 1300 c. min, e pesano nelle 3 versioni 2.9, 2.51 e 2.55 t. Hanno 500 colpi pronti all'impiego per le prime due, e 640 per la terza.
Con i fucili le cose andarono diversamente e sempre la SIG (Schweizerische Industrie Gesellschaft) produsse anzitutto l'SG Sturmgewehr) '''Stgw 57'''( in italiano Fass 57), del '57 ma prodotta fino al 1983, arma con sistema a chiusura labile a rulli e apertura ritardata, introdotti per la prima volta nel CETME spagnolo. Derivava dal AM55 con la possibilità di sparare a tiro continuo. La fabbricazione era in lamiere d'acciaio stampate, ma l'impugnatura ha una caratteristica unica, è ricoperta di gomma, per rendere la presa più comoda e più calda per i tiratori. La canna aveva un freno di bocca capace di ridurre del 25% il rinculo, altro fatto non comune per l'epoca. L'alzo metallico, con tacche di 50 e 100 m, consentiva il tiro a lunga distanza. La precisione è ottima: 6 cm a 300 m di dispersione, un valore da fucile sniper più che da arma d'ordinanza, ma per gli Svizzeri è stato sempre imperativo usare le armi per il tiro contro bersagli lontani.
 
Aveva calibro 7,5 mm, e possedeva due accessori standard: bipiede per un tiro più preciso e lanciagranate. Dal momento che la 7,5 mm svizzera non era diffusa, si pensò di produrre la serie SG510, esportato in piccole quantità a nazioni africane e dell'America meridionale, ma sopratuttosoprattutto usato dall'esercito svizzero. A differenza delle mitragliatrici, il livello di questi fucili era estremamente elevato in termini qualitativi, ma per questo erano anche assai costosi.
 
E dire che i SiG-510 vennero prodotti in versioni capaci di sparare cartucce NATO, quelle sovietiche dell'AK-47 e altri tipi. Un modello da tiro a segno, con un solo colpo, era chiamata SG-AMT e venduta in congrue quantità. Tra le caratteristiche dei SiG 510 vi erano bipiede,predisposizione per sistemi di puntamento ottici di precisione o per puntamento notturno. Alcune delle nazioni che lo impiegarono erano la Bolivia e il Cile, ancora negli anni '80 li tenevano in servizio. Gli Svizzeri invece si tenevano l'Stgw 57 come arma standard in attesa del modello 90.
Le versioni sono state diverse, come la SG 510-1, 2, 3, 4. Il peso del tipo base Stgw-57 è di 5,7 kg, il mod.4 scende da 4,37. Dimensioni che variano anche qui tra 110 e 101,5 cm di lunghezza (per via della canna, scesa da 583 a 505 mm). La cartuccia standard è la GP 11 da 7,5x55 mm (munizione già utilizzata per i moschetti mod. 1911, da qui il nome e del mod. 1931 utilizzato fino all'introduzione progressiva del Stgw 57), il rateo di fuoco di 450-600 c.min e la velocità di 750 m.sec, per un raggio di tiro utile di 640 m. Esistevano mirini 4x24 opzionali (peso 730 gr e ingrandimento analogo a quello del Dragunov) e caricatori da 20, 24 e 30 colpi.
 
La versione SG 510-4 è in calibro 7,62 NATO ed è stata venduta a Cile e Bolivia. I selettori di tiro sono capaci di tre posizioni, sicura, monocolpo e automatico, ma queste armi esportate lo sono state sopratuttosoprattutto come fucili sniper. All'opposto vi sono anche lanciagranate per gfucile come le Gw 58. Queste hanno una velocità di 35 m.sec, e un raggio di 125 m, ma con una carica aggiuntiva arrivano a 70 m. sec e a ben 400 m. Con quest'arma l'Stgw-57 diventava un'arma multiruolo molto pericolosa, infatti questa granata era disponibile con carica cava capace di perforare tra 300 e 500 mm di acciaio d'alta qualità, sufficiente per emulare un missile controcarri e superare armi come le RPG. V'erano anche armi HE e fumogene.
 
Il fucile è stato anche rilasciato ai civili, i membri in congedo delle F.A. svizzere possono ottenerlo dietro pagamento. L'arma è però convertita in semi-automatica. Ma questo non è certo un grande problema perché, a parte la facilità di modificare in automatiche tutte le armi semiauto (pistole incluse), la precisione è senz'altro l'elemento più importante di questa pesante arma da guerra. Le versioni civilizzate sono anche vendute a 400-500 franchi e usati sopratuttosoprattutto per il tiro a segno a cui si aggiunge la AMT semiautomatica per l'uso negli USA in pochi esemplari (American Match Target). Quelle originarie sono la SG 510-1 standard, la -2 alleggerita, la -3 da 7,62x39 mm, di cui si era accennato, ma prodotta in pochi esemplari, sopratuttosoprattutto in offerta all'esercito finlandese, che però la rifiutò condannandola all'insuccesso; la -4 con canna ridotta e calibro NATO di cui si è accennato. L'Stgw-57 resta in servizio limitato con le forze della Riserva svizzere. Arma ben fatta, robusta e precisa, ha costato forse troppo per diffondersi ampiamente all'estero.
[[Immagine:Caroline-profile-p1000516.jpg|250px|left|thumb|L'StuG-90]]
L'arma è a tiro selettivo con funzionamento a sottrazione di gas tramite un cilindro di sfogo. I modi di funzionamento della sicura sono 4, perché c'è anche il nuovo comando per le raffiche a tre colpi. L'alimentazione, curiosamente, è fatta con soli caricatori da 20 colpi in polimero trasparente. Ma se si vuole, si possono attaccare a lato l'uno dell'altro, fino a formare un caricatore di 120 colpi, anche se i colpi restano separati tra di loro e quindi ogni volta i caricatori sono da muovere dalla bocca d'alimentazione del fucile, per farla combaciare con quelli ancora pieni. Comunque è ancora un sistema molto valido rispetto ai normali caricatori 'sciolti', che danno senz'altro più problemi per cambiarli rapidamente. La canna è lunga, pesante e provvista sia di un soppressore di lampi che di un attacco per baionetta e per granate. I congegni di mira metallici sono capaci di far stimare le distanze fino a 400 m, e sono utilizzabili anche per tiri notturni con dei piccoli dispositivi illuminati al Trizio. Non mancano i telescopi Kern 4x24 mm, un aggeggio molto complesso pesante 730 gr ma con reticolo interno illuminato e con altri sistemi di aiuto per il tiratore. È il sistema già usato per il mod. 57. L'accuratezza del tiro a lungo raggio è considerata importante e le armi sono testate su di un poligono con distanze di tiro di 300 m, e ci si aspetta una dispersione di 11 cm a tale distanza, ma la media dei tiri non deve eccedere i 7 cm (cioè ancora sufficienti per colpire alla testa un bersaglio umano). Non ci sono altri fucili moderni così pensati per i tiri a lungo raggio, come del resto lo sono i tiratori che devono usarli. Il lanciagranate è il GL 5040 da 40 mm, a tiro singolo, ma capace di sparare con precisione fino a 200 m e pesa in tutto, quando scarico, 1,7 kg (struttura in alluminio). Le granate sono calibro 40x46 mm.
 
Mentre il fucile standard è un'arma pesante e a lungo raggio, la versione SIG 551 carabina è il tipo accorciato e non consente l'uso di baionette e di lanciagranate (almeno non dalla canna del fucile), a parte una versione di ultima produzione. Ha ancora una portata pratica di almeno 300 m con il mirino 6x42 mm ed è usato sopratuttosoprattutto dalla polizia in tale configurazione. Il SIG 552 Commando è per le forze speciali, del 1998, con canna di appena 226 mm, con soluzioni per la molla di rinculo analoghe a quelle dell'AK-47. Anche qui vi sono versioni capaci di tirare granate e di accettare mirini telescopici. La versione più recente è la SIG 553, che ritorna alla molla di rinculo sistemata attorno al pistone del gas, come sul fucile base, per una migliore affidabilità.
 
Il più letale dei membri della famiglia è lo Sniper, che è concepito per le forze di sicurezza svizzere. Esso ha una canna pesante con passo di 254 mm e ha un bipiede di mira, ma attualmente non è più in produzione.
Utente anonimo