Differenze tra le versioni di "Forze armate mondiali dal secondo dopoguerra al XXI secolo/Italia: esercito 2"

m
Bot: Correggo errori comuni (tramite La lista degli errori comuni V 1.1)
m (Bot: Correggo errori comuni (tramite La lista degli errori comuni V 1.1))
L'artiglieria dell'Esercito italiano, da sempre molto importante (nel giugno 1940 v'erano oltre 12.000 pezzi in servizio da oltre 47 mm, anche se la maggior parte erano obsoleti), è rimasta tale nel tempo fino ai nostri giorni. In generale, data la dipendenza italiana dall'artiglieria americana, si seguirà qui una esposizione che parla anche della genesi di quest'ultima, com supporto alla descrizione delle armi poi impiegate dall'E.I. dopo il 1945.
 
Molte delle tradizioni artiglieresche risalgono al Rinascimento, ma sopratuttosoprattutto, alla Prima guerra mondiale, in cui l'Esercito entrò con un parco d'artiglierie deficitario (come quasi tutti i belligeranti) ma riuscendo a porvi rimedio in pochi anni con un massiccio investimento, importazioni, produzioni su licenza e un gran numero di pezzi austro-ungarici.
 
Ancora nel 1990 gli accordi CFE conteggiavano un totale di ben 2.153 pezzi d'artiglieria. Ma questo totale era semplicemente falso. Bisogna dire in merito, che il trattato considerava pezzi d'artiglieria che fossero contemporaneamente sia di calibro superiore al 100 mm, che con canna rigata. Dunque nessuno degli 800 e passa mortai da 120 mm come nessuno degli oltre 250 cannoni da 40 mm antiaerei, poteva essere conteggiato nel totale, e lo stesso vale per i cannoni SR da 106 mm del tipo M40 che forse hanno contribuito al 'trucco' contabile, essendo sia di oltre 100 mm che con canna rigata. Ma non sono artiglierie convenzionali, sono attrezzate solo per il tiro diretto, e non sono assolutamente assegnate ad alcun reparto d'artiglieria. Con questi criteri si potrebbe considerare artiglieria da 'CFE' anche i cannoni da 105 mm dei carri armati, essendo questi sia rigati che oltre i 100 mm (e oltretutto non del tipo 'senza rinculo', ma armi relativamente convenzionali).
Tra gli esperimenti postbellici c'era un grosso interesse per ottimizzare quello che c'era con le munizioni e gli standard NATO. Come fucili mitragliatori, cominciando dal basso, si dovette passare per vari livelli, assai discontinui: prima il Breda 30, molto prodotto come arma di squadra, tra i meno soddisfacenti e armoniosi (anche in senso estetico, cosa che non è trascurabile come si può pensare: tradiva una scarsa linearità di funzionamento e di affidabilità in azione), al Bren britannico che era il meglio. Ma siccome si doveva adottare la 7,7 americana, il Bren da 7,7 mm non andava bene e così bisognava passare al vecchi M1918 BAR (Browning Automatic Rifle), un'arma tra le più eleganti e ben costruite della storia delle armi automatiche, usata dall'US Army per circa 40 anni. Si provò ad adattarlo alle munizioni americane per renderlo compatibile con i Garand, e in alternativa al BAR; ma non se ne fece nulla, essendo la munizione americana troppo diversa e lunga quasi 7 mm di più. In seguito, invece, gli Inglesi riuscirono a ricalibrarlo per la più corta 7,62x51 mm NATO. Così si ebbe il BAR e, come armi del fante, l'M1 Garand, di cui la Beretta avrebbe fatto una versione automatica, il FAL BM59 (simile all'M14 americano). Per le pistole e moschetti non c'era problema, con le armi Beretta 34 e MAB. Il Bren trasformato non interessò l'Esercito, ma qualche esemplare è finito negli arsenali della Polizia di Stato, in cui pare fosse in servizio anche negli anni '90.
 
Per le mitragliatrici resistette la Breda da 8 mm, la Mod 37, che era considerata un'arma 'seria' data l'affidabilità di funzionamento. La Breda Mod 37 era figlia di precedenti esperienze, ma sopratuttosoprattutto considerando che da sostituire erano armi come le Fiat 1914, non c'è da stupirsi che la nuova mitragliatrice fosse molto apprezzata, paragonata alla mediocrità delle armi che la precedettero. La Breda spesso all'epoca si 'ispirava' parecchio, quando non copiava direttamente o costruiva su licenza, armi straniere (ha continuato, del resto, con la produzione su licenza delle armi come le Bofors, dal dopoguerra finalmente prodotte anche in Italia nel tipo L70). La meccanica era fin troppo simile, comunque, a quella della Hotchkis 1914 francese, ottima arma che costituì una fonte d'inspirazione per quella italiana che praticamente la copiava anche nell'estetica; il trippiede era invece un 'clone' delle mitragliatrici austricache. L'arma nel suo insieme era efficiente, ma alimentata da lastrine da 20 colpi che richiedevano per forza due serventi per funzionare (e l'armiera doveva essere anche svelto nel sostituire le lastrine, anche se non c'era una grande cadenza di tiro). Il peso era un problema: con il treppiede arrivava a 40 kg, per cui non si può certo definirla un'arma bivalente, come le MG 42. Nell'Esercito italiano era considerata migliore delle Vickers inglesi e delle Browning americane, ma non c'era molto da scegliere in efficienza, e comunque non deve stupire dato che i tipi angloamericani in parola sono più vecchi di quasi 20 anni. Si tentò di ricamerare anche quest'arma, come il Bren, con la 7,62 mm americana, ma non se ne fece niente, nonostante il miglioramento in potenza e precisione rispetto alle cartuccie italiane da 8 mm (a 500 m era stimato un rettangolo di dispersione di circa 15x39 cm), forse però costoso e pagato con una minore affidabilità. In ogni caso, la Breda si fece da parte definitivamente con la MG-42/59, l'arma tedesca della Rheinmetall-Borsig ricalibrata col 7,62 mm NATO.
 
Altre artiglierie erano pure state sperimentate come il 75/21 mm, che erano il pratica il vcchio pezzo da 47/32 mm controcarri con il nuovo cannone, a bassa velocità iniziale (248 m.sec) che tirava una granata a pareti sottili per contenere oltre 600 gr di esplosivo oppure una HEAT, rispettivamente da 5,2 e 3,65 kg, su una gittata massima (con 72 gr di carica) di 4.200 m circa. Non ebbe successo data la fornitura del Bazooka e del cannone c.c. da 57/50 mm controcarri. I cannoni d'appoggio fanteria vennero per il momento abbandonati, ma poi la cosa ritornerà in auge con i pezzi SR. Da notare che il peso del pezzo da 75 era di 287 kg, non molto di più del cannone SR da 106 mm (210).
===I sistemi moderni===
Poi sono arrivati gli M109. Con che tempistica non è facile dire, ma ancora negli anni '80 ve n'erano in produzione 40 dell'ultimo lotto per un totale di 260 pezzi. Armati con un obice da 155/23 mm
[[File:Israeli Doher M109.jpg|300px|left|]]
Dotato della stessa artiglieria sistemata sull'M55, a suo tempo, o quanto meno con la stessa gittata di 14,6 km, ma con uno scafo progettato ad hoc, ben più spazioso e sopratuttosoprattutto con una torretta chiusa e interamente brandeggiabile, sulla falsariga di un grosso carro armato. Adesso è una configurazione standard: nel 1963 un po' meno. Alla fine degli anni '60 iniziarono ad entrare in servizio anche nell'E.I, ma non nella versione iniziale americana ma nel tipo aggiornato dalla Germania, l''''M109G''': ovvero con un obice modificato, capace di sparare ad un ritmo più elevato, anche se il dato di punta di 6 c. min non impedisce che il ritmo sostenuto è di circa 1 colpo al minuto o 3-4 per periodi brevi, non fosse altro che per la resistenza della canna al surriscaldamento.
 
L''''M109''' invece entrò in servizio nel 1963, con oltre 2.000 esemplari prodotti. Questo semovente poteva contare su ottime doti di mobilità e una protezione completa per il proprio equipaggio. Ma i punti deboli erano anche che: l'autonomia, nononstante l'ottima meccanica, non era eccelsa; le capacità anfibie erano possibili solo dopo un'accurata installazione di un kit. La protezione, in alluminio saldato, era ottima per ottimizzare la resistenza, ma per il resto era leggera e anche se copriva tutti i lati e il tetto del mezzo, era vulnerabile (un po' come la corazzatura degli M113) al fuoco delle armi pesanti, costosa e in caso di incendio il veicolo sarebbe stato irrecuperabile dato che il punto di fusione dell'alluminio è poco oltre i 600 gradi e per giunta ha la tendenza a bruciare. In ogni caso i veicoli in lega leggera hanno costituito una rivoluzione, ben più leggeri e tutto sommato economici (dato che richiedevano motori meno potenti) di quelli originariamente fatti in acciaio, specie se si aveva la pretesa di proteggere tutti i lati e garantire anche una torretta rotante.
 
Ma la mobilità venne pagata sia con la scarsa protezione e un costo unitario piuttosto alto (a parità di peso con mezzi in acciaio, non certo a parità di prestazioni, per i motivi suddetti), e con un obice che, anche se ampiamente dotato di un generosissimo freno di bocca a luce singola di grandi dimensioni, e di un estrattore di fumi, continuava ad avere una gittata relativamente ridotta. Così nel 1972 apparve l'M109A1 con un pezzo da 155/39 mm che in teoria avrebbe garantito 18,1 km, mentre l'OTO Melara sperimentò una bocca da fuoco (non è chiaro se montata su qualche M109) analoga, ma più pesante e capace di resistere a pressioni sufficienti per raggiungere i 24 km. In pratica era un'arma equivalente a quella dell'FH-70 in sviluppo. La b.d.f. americana di fatto non offriva che le stesse prestazioni dell'obice rielaborato dai tedeschi, così arrivò l'M109A2 con un sistema di caricamento, complesso rento recuperatore e circuito idraulico rielaborato, ma sopratuttosoprattutto un altro pesante limite dell'M109 (oltre alla scarsa protezione, scarsa gittata e costo non trascurabile) venne superato, quello della scarsa capacità dei depositi munizioni di appena 28 colpi: con un nuovo deposito principale da 22 colpi nella parte posteriore del veicolo vennero raggiunti i 36 proiettili, ben più adatti per un'azione di fuoco. Gli M109 base portati allo standard A2 venivano denominati M109A3. In teoria gli M109A2/A3 avrebbero dotuvo raggiungere i 22.500 m con munizioni normali (alla massima carica di lancio, la 8) e addirittura i 30.000 con quelle a razzo: ma in pratica, a causa dei limiti di resistenza delle canne, a valori ancora simili a quelli dell'M109A1 e quindi, appena meglio delle artiglierie semoventi avversarie come i 2S3 da 17-18 km.
 
L'evoluzione dell'artiglieria ha visto un programma chiamato ESPAWS/HELP, che avrebbe portato all'M109A4, e poi era previsto l'M109A5 con il programma HIP, Howitzer Improvement Program. Ma l'US Army ha deciso di lasciar perdere tutti questi programmi, ed è passato direttamente all'M109A6 Paladin, che offre protezione addizionale in kevlar e acciaio, sistema di navigazione terrestre, sistema di controllo del tiro digitale, sistemi di comunicazioni moderni, sistema di caricamento semi-automatico, cannone che secondo i piani originari doveva essere addirittura un 155/58 mm del tipo M-282, ma la NATO aveva deciso per gli anni '90 di adottare armi da 52 calibri e allora questo potente ma 'fuori standard' cannone non ha avuto seguito. Così la disputa è stata tra la b.d.f M284 derivata da quella degli M109A2/A3, e l'283 derivata dall'M-109, con la scelta della prima. Tra l'altro il Paladin ha un grosso vano di contenimento per le cariche di lancio, dietro la torretta, per aumentare la sopravvivenza dell'equipaggio in caso di colpi a segno, che altrimenti potrebbero innescarle distruggendo tutto e tutti.
I sistemi più importanti erano i missili tattici Lance, essenzialmente per la loro capacità nucleare e la loro precisione, con un raggio di 124 km con testata nucleare di 212 kg e di 64 km con testata HE da 454 kg. Erano in organico ad un apposito gruppo 'Lance' e le testate nucleari erano ovviamente sotto controllo americano. In tutto l'E.I. dovrebbe averne ricevuti circa un centinaio, di cui alcune decine (forse un l'anno) lanciati in esercitazioni con lanci dai poligoni della Sardegna.
 
Il vecchio '''M56''' della OTO divenne un best-seller: l'Italia ne comprò ben 320 per le 5 brigate alpine e per la brigata paracadutisti. Ma tante altre nazioni, tra cui la Gran Bretagna e il Canada, nonché l'Argentina, lo comprarono. Doveva essere usato smontato in carichi someggiabili, e assemblato essere trasportabile da un elicottero sospeso sotto la fusoliera. Entrò in produzione nel '57 dopo che l'omologazione arrivò l'anno prima, ed entro il 1984, pur avendo un mercato di nicchia, ne erano stati venduti 2.400, e ancora la produzione continuava. Ma la gittata era un po' troppo corta e armi come il cannone leggero ROF da 105 mm l'avevano sostituito e per questo non c'è stato lo scontro fratricida tra gli obici inglesi e quelli argentini, di cui vennero portate 5 batterie su 30 pezzi complessivi. La cedevolezza del terreno non consentiva l'uso di armi più pesanti di quelle da 105 mm. Quanto al Modello 56 tra le sue caratteristiche v'é la coda divaricabile, e la possibilità di bloccare le ruote in posizione 'normale' e in quella' controcarri. Nel primo caso l'alzo è di -5/+65 e la direzione di 36 gradi complessivi. Nel secondo l'alzo è di -5/+25 gradi mentre la direzione resta di 36 gradi complessivi (18 per lato), non entusiasmante per il compito controcarri. In ogni caso così l'altezza dell'arma dal terreno scende da ben 1,93 m a 1,55. Spesso lo scudo anteriore è smontato per ridurre il peso. In tutto, sopratuttosoprattutto, è possibile scomporre in 11 carichi tutto l'obice, e vi sono sette uomini per la squadra di servizio. Senza traino animale, tipico delle truppe da montagna, è invece possibile il traino con un veicolo come la Land Rover a passo lungo, o l'aviotrasporto da parte (sotto la fusoliera) di un UH-1 o di un Wessex- Le munizioni sono le stesse degli M101 e M102 americani, tra cui quella HE da 21,06 kg (comprese le cariche di lancio? il proiettile da 105 mm tipicamente pesa circa 15 kg, la risposta è che si tratta di proiettili semi-fissi, senza una separazione netta tra cariche e munizione, ma un abbinamento da caricare poi dentro la volata), con v. iniziale di 472 ms, poi anche proiettili HEAT, illuminanti, e un HEAT capace di perforare 102 mm (forse angolata, altrimenti sarebbe un valore molto modesto), pesante 16,7 kg, su di un raggio difficilmente superiore a poche centinaia di metri.
 
*Calibro 105 mm lunga 14 calibri
*Direzione: 36 gradi
 
[[File:Feldhaubitze_155mm.JPG|300px|right|]]
Gli '''FH-70''' erano un elemento fondamentale per l'innovazione dell'artiglieria, con un programma firmato nel 1968 a livello binazionale, come si è detto. Gli inglesi dovevano sostituire i cannoni da 140 mm, i tedeschi l'obice M114 da 155 mm. Doveva avere elevata gittata, gittata elevata, alta mobilità e via discorrendo. Vi furono 19 prototipi, e nel 1970 si associò l'Italia a pieno titolo, dopo avere fatto studi in merito con l'OTO Melara. Nel 1976 si giunse all'omologazione e i primi arrivarono in servizio nel 1978. Le linee di produzione furono 3: la Vickers Shipbuilding and Engineering Ltd, quella che poi sarebbe diventata nota semplimente come VSEL che avrebbe costruito 72 cannoni-obici (la Gran Bretagna ebbe la minore produzione, ma rimase il Paese guida per la versione trainata, dato che la Germania ebbe il ruolo di leader per quella semovente), 164 da parte della OTO in Italia, 216 per la Rheinmetall.
 
Queste artiglierie, certamente non mobili a sufficienza per proteggere i bersagli campali, sono state concepite essenzialmente per la protezione di bersagli fissi, dato il fatto che sono trainate e che pesano oltre 5 t. l'una. Certo che se già il Bofors della II Guerra mondiale era considerato la migliore mitragliere di medio calibro disponibile, che sorte avrebbero avuto gli sfortunati aerei ad elica dell'epoca se fosse stato già prodotto il pezzo L70 con cadenza di tiro raddoppiata, sistema d'alimentazione migliorato, raggio e precisione aumentati, e questo senza dire delle granate e dei sistemi di controllo del tiro basati su radar e computer. L'alimentazione, per esempio era basata su clip di 4 colpi, ma questi non erano inseriti ogni volta prima del fuoco. Sopra l'affusto dell'arma v'era una cucchiaia d'alimentazione da 26 proiettili, il che consentiva un'azione di fuoco anche di 5-6 secondi senza ricaricarla (mentre 4 colpi erano sufficienti solo per 2 secondi per vecchi Bofors) e altri 96 colpi erano disponibili sull'affusto per una pronta ricarica. Da notare poi che i proiettili da 40 mm dell'epoca bellica potevano essere diretti da sistemi radar di tiro, ma non erano dotati di spolette di prossimità ma solo d'impatto e a tempo, perché all'epoca il calibro minore con cui queste potevano funzionare era il 76 mm, come il cannone automatico americano messo a punto verso la fine della guerra.
 
Oltre 250 pezzi erano in carico alle unità d'artiglieria contraerea italiane. Ma mancava un sistema di difesa per obiettivi in movimento, e allora vennero presi in considerazione altri sistemi. Anzitutto gli OTOMATIC, praticamente su scafo del semovente Palmaria (che era la versione cannone semovente del carro OF-40, a sua volta l'italianizzazione -con alcune caratteristiche fatte proprie dall'Ariete- del Lion, a sua volta la versione proposta per climi tropicali del Leopard 1 tedesco), mai adottato nonostante fosse un'arma potente, da 30 km di gittata e oltre 40 t di peso (in compenso i Libici ne comprarono ben 200..). La versione contraerea era l'OTOMATIC, con il nuovissimo cannone Super Rapido da 120 colpi al minuto, che praticamente ha avuto su questo mezzo il primo impiego, ancorché sperimentale. Questo semovente, molto costoso, era armato con un cannone molto potente, con un radar di scoperta e uno di fuoco, con una gittata di oltre 6 km e una capacità intesa sopratuttosoprattutto per colpire gli elicotteri armati di missili anticarro a lungo raggio come i Mi-24 con gli AT-6 'Spiral', un po' al di fuori dei 3-4 km del raggio utile dei semoventi da 30-40 mm. Purtroppo la cosa non andò in porto. Nonostante le parole d'apprezzamento, questi sistemi, da comprare in 60-80 esemplari, sono rimasti unicamente prototipi dato il loro costo e ingombro. D'altro canto, mentre apparvero attorno al 1986 in forma completa, esistevano missili come gli ADATS con un raggio simile e con capacità bivalente anche controcarro, adattabili anche a veicoli da circa 10 t. Questo ha tagliato 'le gambe' alla carriera dei questo mezzo, che pare costasse oltre 6 miliardi al pezzo, che però non erano poi tantissimi.
 
Allora, mentre si attendeva che un giorno sarebbero stati comprati gli OTOMATIC si pensò di ricorrere ad una 'soluzione economica' con una versione che si potrebbe considerare una reinterpretazione del vecchio M163 Vulcan. Solo che stavolta, anziché un cannone da 20 mm a 6 canne rotanti, v'era un gruppo di 4 KBA da 25 mm con 2.400 colpi al minuto di capacità di fuoco, in un affusto quadrinato, assistiti da un caricatore centrale da 640 colpi, calcolatore di tiro e sistema IL e laser per la misurazione della distanza. In teoria piuttosto efficace contro attacchi aerei a breve distanza, a bassa quota, in buone condizioni di tempo. In pratica un sistema obsoleto proprio per questi limiti d'impiego. Eppure ne vennero ordinati ben 350, una quantità inverosimile pari ad oltre uno per plotone di 4 carri armati. Fortunatamente ne venne poi ridotta la quantità ma non di moltissimo, ovvero scendendo a circa 275-280 mezzi. Eppure, questi veicoli hanno ricevuto un finanziamento di ben 800 miliardi. Sarebbero stati più che sufficienti per ordinare dozzine di OTOMATIC e la ragione per cui poi questi non siano stati ordinati per ragioni economiche, conseguentemente, non regge a meno che il costo dei semoventi da 76 mm non fosse molto sottovalutato.
L'artiglieria non aveva proprio una gestione diretta dei missili Stinger, ma questi erano di fatto la nuova arma contraerea, e forse l'unica realmente mobile per la difesa delle colonne mobili, ed efficace al tempo stesso. Con una gittata di 5-6 km poteva mettere in pericolo quei mezzi aerei (come elicotteri controcarri) che ben difficilmente si sarebbero esposti entro i 2- 2,5 km dei SIDAM.
 
Poi c'erano, come detto, i missili I-HAWK. In attesa della loro sostituzione con i missili Aster, l'aggiornamento era continuo. Questi ordigni erano stati aggiornati ancora, per esempio, attorno agli inizi degli anni '90 con una spesa, per migliorarne le ECCM e altri sistemi, di ben 431 miliardi, ovvero 1 abbondante per ciascun missile su rampa di lancio (a parte le armi di riserva, forse altre centinaia), o 3+ per ogni rampa di lancio e quasi 20 per ciascuna batteria, tanto per dare un'idea di come anche un programma d'aggiornamento per sistemi ben collaudati possa rappresentare un costo non indifferente. Molto mobile pur essendo un sistema trainato, con gittata di oltre 40 km e quota grossomodo tra 30 e 11.000 o forse addirittura 18.000 m (presumibilmente per l'I-HAWK, con motore e al tempo stesso testata potenziati), era ancora un sistema molto temibile grazie sopratuttosoprattutto ad un'elettronica mantenuta molto aggiornata. Condivideva con gli ancora più potenti ma obsoleti e fissi NIKE Hercules dell'AMI la difesa dello spazio aereo nazionale, essenzialmente schierato nel N.E. italiano (come gli Hercules).
 
===L'artiglieria dei tempi moderni===
Il FIROS, con una gittata di oltre 30 km era adatto alle necessità del supporto di Corpo d'Armata, e a differenza dell'MLRS era aviotrasportabile in un C-130. Ma una data per la sua entrata in servizio non era ancora stata individuata, anche con le successive finanziarie si sarebbe potuto forse introdurlo in servizio, entro 2-3 anni (cosa che invece non si mai verificata).
 
Un'altra componente dell'artiglieria era il Poliphem, arma inizialmente franco-tedesca, a cui l'Italia ha aderito nel '94 formando così un programma trinazionale. La sua concezione era quella di missile d'attacco per bersagli specifici, entro distanze di decine di km. Il primo lancio era avvenuto proprio all'epoca, sul poligono francese delle Landes, con un mock-up da 1 quintale. Il problema d superare era essenzialmente quello della trasmissione di dati nel sistema di guida, in modo da comandare la traiettoria. Con una massa di 100 kg, quest'ordigno aveva una fusoliera lunga e di aspetto cilindrico, con una serie di alette appena dietro la metà della lunghezza, molto allungate. La presa d'aria era sotto la testata, una configurazione piuttosto inusuale. Le alette di controllo erano invece dietro, verso la coda ed erano assai piccole rispetto a quelle pesanti. Nel muso del missile c'era 'l' occhio' che dava il nome dell'arma. Ovvero, si trattava di un sensore IR, che non era una novità, per esempio il Penguin e il Maverick, ma era abbinato ad un sistema di guida con il 'man in the loop'. Funzionava così: il missile partiva lanciato da un booster, che funzionando per 4 secondi erogava 600 kgs (2,4 t in tutto) sì da far partire in sicurezza il minuscolo turbogetto della fusoliera. Poi il Poliphem partiva verso l'obiettivo teleguidato da terra, e una volta che avvistava un obiettivo, anche oltre l'orizzonte e non avvistato in precedenza, otteneva l'istruzione per l'attacco, che avveniva in base al proprio sensore, con un'azione di autoguida. La cosa era simile a quella di armi come lo SLAM e la Walleye, ma in questo caso, per evitare del tutto i disturbi elettronici, è stata adottata l'unica soluzione possibile: quella di un cavo di guida, come nel caso dei missili controcarri tipo MILAN. Ma in questo caso si trattava di un'arma a lungo raggio (erano previsti almeno 30 km di gittata) e quindi un cavo elettrico era troppo grosso e pesante da tirarsi dietro dal piccolo missile, comunque a velocità ridotta. Per superare questo problema, c'era un solo modo, le fibre ottiche. E il problema principale era proprio questo: provare la resistenza di un cavo spesso appena 250 micron, sopratuttosoprattutto con l'accelerazione violenta al momento del lancio. Il primo lancio serviva proprio a questo ed ebbe successo, mentre altri ne sarebbero seguiti nel '96 su distanze di 15 e 30 km. Una volta in aria, sempre che il cavo ottico non si rompesse, sarebbe stato possibile vedere quello che il sensore del Poliphem vedeva mentre procedeva nella missione, in volo a velocità subsoniche medio-basse, per vari motivi vantaggiose (ridurre la necessità di un motore potente e di consumi elevati, ridurre il rischio della rottura del cavo sbobinato, dare più tempo all'operatore per localizzare qualcosa). Questo grazie anche alle eccellenti prestazioni nella velocità di trasmissione dati delle fibre ottiche. Una volta visto un obiettivo, sarebbe stato eventualmente segnalato al missile per l'attacco finale, con una testata multiruolo sia a frammentazione che a carica cava. Questa consentiva attacchi a corazzati, ma chiaramente lo scopo di questo sofisticato e costoso missile (che a pensarci bene, ricorda non poco per forme e dimensioni il Malkara australiano, ordigno controcarri da oltre 90 kg ma da solo 4 km di gittata, messo in servizio negli anni '50) non era l'attacco di obiettivi tattici, quanto quello di bunker, posti di comando e altri obiettivi 'pregiati', che una volta messo a punto sarebbe stato capace di arrivare fino a 40-60 km. Il programma di sviluppo era già finanziato fino al 2000, e solo dopo si sarebbe deciso come introdurli in servizio, in ogni caso non prima del 2005. In un certo senso si trattava del discendente estremo del 'Lance' americano, ma con un compito d'attacco convenzionale.
 
Ma v'era un problema differente, e certo non una buona notizia per le armi dell'artiglieria dell'E.I. Le munizioni sparabili dai moderni pezzi, o anche da quelli vecchi ma ammodernati sono molto varie, da testate nucleari tattiche a testate a grappolo ICM, con capacità di disseminare bombe o mine controcarri o antipersonale. Nel caso dell'Esercito italiano non c'erano ancora simili arnesi (le testate nucleari per gli M110 erano state dismesse, ovviamente erano sotto controllo americano, lo stesso valeva per i missili Lance), quindi le granate, sia pure di vari modelli, risultavano essere solo di 3 tipi fondamentali: HE, nebbiogene, illuminanti. Chiaramente gli FH-70 e M109L, con simili munizioni, non sfruttavano al meglio le loro prestazioni, tutt'altro. Le granate a razzo potevano estendere il raggio da 24 a 30 km, ma nemmeno queste erano disponibili, mentre le granate ICM o addirittura quelle guidate (tipo il 'Chopperhead' americano) erano le uniche a poter contrastare con una sufficiente efficacia le truppe corazzate in movimento.
Tuttavia, di tutte queste munizioni speciali, guidate o a grappolo, l'E.I. non aveva apparentemente nessuna disponibilità, tanto che erano considerate tra le 'opzioni' possibili per migliorarle (il che per significa che ancora nel 1995 non erano in servizio). Per gli MLRS, invece, il problema non si poneva dato che i loro razzi erano solo a grappolo (molto discutibilmente, specie considerando quanto scarsamente affidabili fossero le bomblets, oltretutto rilasciate a migliaia per ogni tiro). Il futuro era l'acquisto dei missili ATACMS da lanciare dagli stessi lanciatori MLRS, e da razzi con meno munizioni ma più gittata, e-o con testate 'intelligenti'. Certo che, a parte l'MLRS, il fatto che oramai esistessero negli arsenali ordigni tipo il SADARM, usato dalle granate da 155 mm, che rilasciavano degli 'skeet' muniti di autoguida IR sopra il campo di battaglia, per poi cercare autonomamente i veicoli ed attaccarli, quest'arretratezza non faceva onore all'artiglieria dell'Esercito, anche se queste munizioni erano molto più costose di quelle 'convenzionali'.
 
Come supporti d'artiglieria, forse non meno importanti dei sistemi d'arma di per sè, va detto che i gruppi specialisti di artiglieria erano stati soppressi e il rilevamento topografico era affidato a sistemi di navigazione moderna, come quelli del tipo PADS e quelli con il GPS, quest'ultimo da comprare in 120 esemplari entro il 1998 per distribuirlo ai gruppi d'artiglieria e alle unità mortai. Sapere la propria posizione precisa era ovviamente fondamentale, ma ancora non si trattava di fornire ogni pezzo di tali sistemi, ma solo a livello di gruppo. Sapere la propria posizione e regolarsi di conseguenza, in futuro, avrebbe consentito alle unità d'artiglieria di combattere in maniera più efficace e dispersa, rendendo difficile il tiro di controbatteria. I calcolatori meteorologici Cometa, a loro tempo assai moderni, erano tuttavia piuttosto superati e allora era previsto di rimpiazzarli con un sistema più moderno. Di fatto, l'artiglieria era aggiornata, nell'era moderna, sia con armi migliori, ma sopratuttosoprattutto con munizionamento, sistemi di navigazione e comunicazione, e sistemi di acquisizione delle informazione moderni, onde valorizzarla al massimo (con effetti disastrosi, per esempio, contro gli Irakeni che pure avevano una forza d'artiglieria formidabile sulla carta).
 
Per automatizzare l'artiglieria con la distribuzione dei dati necessari e gli ordini, massimizzando l'effetto delle munizioni, il loro consumo, la precisione e riducendo la vulnerabilità dei cannoni con i classici tiri d'aggiustamento (che portavano via tempo e spesso mettevano sul chi vive l'obiettivo delle 'attenzioni') ogni grande esercito si stava attrezzando da qualche anno. Nel caso italiano c'era il '''SAGAT''', ovvero l'acronimo di Sistema di Automatizzazione dei Gruppi d'Artiglieria Terrestre. Questo sistema, tanto per cambiare, non era operativo in tempo utile per la fine della Guerra Fredda ma arrivò a quanto pare solo dal 1993, per estendersi presso tutti i gruppi monotubo, ma ancora non a quello MLRS. Il software dei calcolatori era nondimeno ancora in fase di revisione per renderlo pienamente compatibile con la tecnica dello 'spara e scappa'. Tuttavia il SAGAT era alquanto inutile se non si riusciva ad ottenere delle informazioni adatte sul bersaglio da colpire e a sorvegliare il campo di battaglia. Questo significava comprare radar di controbatteria. Il programma era però molto costoso e decisamente complesso. Il sistema sarebbe stato quello noto come '''SORAO''', Sistema Osservazione, Ricognizione e Acquisizione Obiettivi. Ma al 1995 solo i telegoniometri laser GTL 85 (che dalla sigla appaiono piuttosto ..vecchiotti) erano stati quasi tutti comprati. V'erano sistemi fonotelemetrici, ma i 15 radar di sorveglianza del campo di battaglia erano ancora da comprare (entro il 1998), i radar di controbatteria AN/TPQ-37 che probabilmente non erano ancora stati introdotti in servizio (visto che risultava, di tutto questo sistema, l'operatività solo dei GTL 85), radar eliportato CRESO (uno in valutazione prototipica), drones Mirach 26 e 150 (ancora in sperimentazione). Insomma, senza drones, radar di sorveglianza del campo di battaglia e munizioni speciali l'artiglieria italiana era piuttosto cieca e sorda, e scarsamente efficace. Oramai questi problemi sono stati superati, ma questo significa che ancora anni dopo la fine della Guerra fredda l'efficienza delle artiglierie italiane era molto limitata, specie se si prende come esempio quello che successe agli irakeni nel 1991. Il sistema CATRIN/SORAO di comando e controllo per l'esercito avrebbe dovuto quindi ancora aspettare a lungo, fino al 2000, prima di diventare pienamente operativo, nel mentre si discuteva ancora la quantità da comperare per i vari sistemi.
Del missile Aspide si è sempre parlato molto bene come arma contraerei moderna, ma vanno puntualizzate alcune cose. Sebbene effettivamente progettato con tecnologie nazionali in tutti i settori principali (testata di guida monopulse in banda I, sistema di controllo di volo, testata di tipo moderno e motore potenziato della SNIA-BPD) di fatto è un 'clone' dello Sparrow, o almeno così si direbbe se fosse nato in Cina (dove in effetti è stato clonato sia lo Sparrow, che l'Aspide, rispettivamente come PL-10 e 11). In ogni caso la sua nascita è stata possibile dall'esperienza accumulata con lo Sparrow dalla stessa Selenia. Nonostante il layout aerodinamico e tecnico fosse, tecnologie a parte (cosa non tanto sorprendente, in fondo l'AIM-7E, è basicamente degli inizi anni '60), quasi uguale, nonostante che il primo sistema di lancio usato fosse il NATO Sea Sparrow (fregate 'Lupo'), per anni anche la stampa specializzata ne ha minimizzato la discendenza americana, ma ha parlato di somiglianze nate da 'specifiche, ingombri etc. compatibili', glissando sul fatto che con tali obiettivi in Francia è nato un ordigno del tutto diverso (il Super R.530).
 
Solo qualche anno fa è stata pubblicata una notizia importante, ovvero che la Selenia prima di cominciare a produrre l'Aspide, ha prodotto circa 1.000 missili Sparrow IIIE(N) su licenza per i clienti NATO<ref>Monografia Aerei sull'F-104, Aprile 2004</ref>, inclusi circa 200 per la Turchia (apparentemente per i 40 F-104S, ma al dunque, usati sopratuttosoprattutto dai Phantom), e la produzione terminò praticamente in contemporanea con l'inizio dell'attività sull'Aspide. Così come è sbagliato e riduttivo liquidare, come fa il sito FAS, l'Aspide come una versione su licenza dello Sparrow, anche sostenere la 'casualità' di somiglianze e per molti aspetti, tecnologie, dovute alle necessità dei vettori di lancio è decisamente fuori luogo e troppo 'agiografico' nei confronti della Selenia, che si è presa la briga di aggiornare radicalmente il disegno ma che non avrebbe potuto fare molto senza l'esperienza accumulata. Questo se non altro è facilmente considerabile visto che l'industria italiana, curiosamente, è partita subito a produrre un'arma a medio raggio, piuttosto sofisticata, mentre ha saltato totalmente i ben più semplici missili IR (vi fu un tentativo molti anni fa, il C7, ben presto dimenticato quando arrivarono i Sidewinder), visto che né i Sidewinder né gli Stinger sono mai stati prodotti su licenza in Italia. Un altro esempio sono i potenti razzi da 81 mm Medusa, che sono una realizzazione nazionale, ma che discende da precedenti armi svizzere prodotte su licenza (come lo Snora), acquisendo conoscenze ed esperienza per futuri progetti in proprio.
 
Anche il dispositivo di lancio, specie quello navale a otto celle del sistema Albatross, non è altro che una riedizione aggiornata del vecchio Mk 29 NATO Sea Sparrow. Per i tipi terrestri sono stati approntati lanciatori a 6 celle, sufficienti per la difesa da attacchi di saturazione di obiettivi a terra strategici. Ma certo, un conto sono i lanciamissili del sistema Spada, destinati alle basi aeree, un conto gli Skyguard, arma campale dell'esercito: definitivamente non l'optimum per una forza mobile. Del resto, lo Sparrow/Aspide non ha avuto molto successo in impieghi a terra (molto di più sulle navi, dato che la maggior parte delle fregate non può avere missili a medio-lungo raggio come gli Standard e si accontenta bene di quello che è il missile a corto raggio con la maggior gittata disponibile, anche superiore ai 20-25 km), e il modello Skyguard 'estero' si affida a un lanciatore quadruplo ben più snello e leggero, e anche così si tratta solo di un sistema di difesa statico. L'idea di abbinare cannoni e missili viene da qui, lo Skyguad della Contraves comprende missili Sea Sparrow e cannoni binati da 35 mm GDF (non disponibili in Italia, dove vi sono i rivali Bofors/Breda). La mobilità delle rampe degli Aspide non è probabilmente migliore di quella trinata degli HAWK, e la gittata e quota non è affatto paragonabile, anche se il missile è più adatto per le basse quote. Difficile capire perché la ricerca di una capacità anti-saturazione (più missili pronti) abbia indotto ad accettare un lanciatore decisamente pesante e privo di mobilità tattica significativa. L'Aspide non è schierabile in prima linea e nemmeno nelle immediate vicinanze, specie considerando il pericolo posto dalle artiglierie a lungo raggio (che sono forse il peggior nemico per quelle a.a.) e i lunghi tempi di messa in opera e disimpegno. La sua gittata è maggiore di quella dei sistemi analoghi stranieri come il Rapier, Roland e Crotale, ma data la mancanza di mobilità, le possibilità di reagire ad una minaccia a pelo d'alberi divengono inferiori rispetto a sistemi che si spingono fin sulla linea del fronte, e contro tali bersagli è del tutto aleatori sperare di ottenere un lock-on anche solo a 4-5 km (basta un albero per coprire il bersaglio). Per le quote più alte l'Aspide è superiore, ma non è capace delle prestazioni dell'HAWK, che si trova usualmente negli altri eserciti NATO per la difesa in quota e di obiettivi relativamente statici. Con una portata superiore ai 40 km, quest'ultimo può ingaggiare efficacemente qualunque aereo: i tipi modificati (non è chiaro come, forse con un booster più potente) sono diventati capaci persino di minacciare i MiG-25 da ricognizione, e gli ultimi tipi anche d'essere usati in funzione anti-balistica. Inoltre gli HAWK sono comparabili in portata con un aereo che porti l'attacco con missili anti-radar. Nel Golfo gli americani non erano costretti ad entrare nel raggio di tiro dei missili SA-3 e 6 per usare i loro HARM, lo stesso vale per gli Aspide, la cui portata, a seconda dei lotti e le quote, varia tra i 15 e i 25 km. Differentemente dai sistemi a corto raggio e similmente all'HAWK, l'Aspide ha bisogno sempre di un radar di scoperta e di tiro, per cui è facilmente rilevabile dagli apparati dei 'Wild Weasels', ma non ha nessun modo di 'scappare' una volta localizzato, né la portata per rispondere al fuoco, oltre a non poter ingaggiare, stando ai dati ufficiali, bersagli ad alta quota (oltre i 6.000 m). Inoltre è un sistema decisamente costoso rispetto ai normali SAM di difesa a corto raggio.
 
In ogni caso l'Aspide ha avuto molto successo con vendite per numerose marine, sopratuttosoprattutto se senza accesso ai missili Sea Sparrow dei tipi più recenti, e anche per la difesa di installazioni terrestri (Spagna, Kuwait e più di recente, Pakistan, sempre che l'attuale stato di guerra consenta il completamento dell'ordine), ma non nel caso dell'impiego aria-aria, rimasto confinato all'uso da parte degli F-104ASA (un interesse per i Viggen venne spento da varie cause, e adottati i missili Sky Flash dalle caratteristiche simili, forniti dagli inglesi, ma basati inizialmente sullo Sparrow E, con un motore molto meno potente). Questo malgrado l'avanzata tecnologia che lo caratterizzava in quegli anni, e la notevole affidabilità e precisione che ha dimostrato in circa 600 lanci di prova fino ad oggi, ma nel settore AAM non è riuscito a sfondare, malgrado la disponibilità del corrispondente AIM-7M sia arrivata solo diversi anni più tardi. Per le navi è diverso, la portata garantita da armi come lo Sparrow e l'Aspide quasi le rende capaci di una difesa d'area, più che solo la propria, il che è molto positivo se non ci si può permettere il costo di un apparato di lancio e controllo per gli Standard SM-1 e 2.
 
Il servizio iniziale venne ottenuto con le 4 'Lupo' dal 1977, e nella ventina d'anni successivi (ma il missile è ancora in produzione in lotti migliorati, e nel sistema ampiamente migliorato Aspide 2000) ne sono stati prodotti oltre 4.000. La versione IDRA era un tipo avanzato, con guida radar attiva, anche per impieghi aria-aria come l'Aspide Mk 2. Nessuna delle due ha fatto molta strada, l'Italia non è gli Stati Uniti e certi costi sono davvero notevoli da sostenere per armi tanto avanzate.
Il futuro era difficilmente interpretabile, ma la finanziaria del 1996 disponeva stanziamenti per 27.000 mld di cui quelli disponibili per l'E.I erano solo un migliaio considerando i soldi per l'investimento. Era sempre meglio che nel 1995, quando c'erano solo 670 mld. disponibili per la stessa necessità.
 
L'artiglieria era quindi ancora una risorsa valida anche se costosa, ma molti programmi avrebbero finito la loro corsa in un vicolo cieco. I FIROS 30 non hanno avuto seguito, pur essendo mezzi validi; gli OTOMATIC non hanno avuto seguito e d'altro canto non avevano un programma specifico già approvato; i semoventi autocarrati da 155 mm, e quelli cingolati da 40 non hanno avuto nemmeno questi futuro. Alla fine l'unico vero programma di successo è stato quello per i mortai rigati e sopratuttosoprattutto quello dei PzH 2000, nel 1995 ancora pensati per un lotto di una trentina di esemplari, poi lievitati leggermente.
 
===La situazione al 1998<ref>Gianvanni, Piero: ''Il nuovo volto dell'artiglieria'', P&D Giugno 1998 pagg. 52-59</ref>===
I semoventi dei tanti tipi in servizio fino a pochi anni prima si erano ridotti a due soli tipi: l'M109L e l'MLRS. Il primo era in carico a 8 reggimenti per complessivi 192 pezzi. Dell'MLRS si è già detto, ovviamente non era disposto a sua volta con un tale ordinamento ma si limitava a 18 sistemi del reggimento singolo a cui è stato assegnato. Ma prima di parlare del futuro, una rapida lista dei 'dispersi': anzitutto il compare 'leggero' del lanciarazzi americano, ovvero il FIROS 30, sistema d'arma di indubbio interesse e costi piuttosto bassi se non altro perché su piattaforma ruotata, avrebbe dovuto essere comprato in 60 sistemi per 3 reggimenti da affiancare agli MLRS, ma nemmeno la prima batteria sperimentale di 6 armi, dal costo di 40 mld, è stata mai comprata, nonostante fosse prevista già per il 1992 (ed erano comunque anni che il FIROS era in valutazione con alcuni veicoli di lancio); poi l'eterno 'desiderato', l'OTOMATIC, che oramai stava scadendo dall'orizzonte anche dei desideri, nonostante che il programma per 60-80 veicoli fosse tutt'altro che onerosissimo rispetto a quello per altri sistemi d'arma (dopotutto se il costo unitario era considerato eccessivo arrivando a quasi 6 mld, lo stesso si doveva pensare del FIROS o dell'Ariete, per non dire dell'MLRS); il semovente su scafo Centauro con artiglieria FH-70; e il piuttosto discutibile (scafo di carro con motore da 830 hp per un singolo pezzo da 40 mm su postazione scoperta) semovente antiaereo Leopard/Bofors, che era una specie di 'supplente povero' dell'OTOMATIC ma giudicato non idoneo; i pezzi da 40 mm erano invece in fase di dismissione e messa in riserva, visto che il sistema ibrido Skyguard/Bofors non venne ritenuto nel suo complesso convincente.
 
Per il futuro le cose avrebbero preso una svolta con una drastica riduzione quantitativa e al tempo stesso, con un aggiornamento tecnologico notevole. I sistemi d'artiglieria semoventi e trainati da 155 mm operativi, almeno in unità di prima linea, erano già ridotti a 18 MLRS e 312 pezzi da 155/39 mm (tutti con la stessa canna, quella dell'FH-70), 24 mortai rigati da 120 mm e alcune decine di obici da 105/14 mm Mod.56, il tutto pari a circa un terzo del parco disponibile un decennio prima. La successiva fase avrebbe visto la riduzione a 4 reggimenti degli FH-70, 2 per il supporto generale e 2 per le brigate delle Forze di Difesa o FOD. Ma sopratuttosoprattutto, i reggimenti di M109L sarebbero pure diventati 4, ovvero appena la metà del totale presente: anche qui con la stessa ripartizione tra brigate e supporto. A quel punto da 13 reggimenti si sarebbe scesi a otto, con 192 armi complessive. Gli obici da 105 mm sarebbero stati rimpiazzati dai nuovi pezzi ultraleggeri da 155/39 mm, per i reggimenti delle unità alpine e della brigata 'Pozzuolo del Friuli'. Questo programma per l'obice da 155 leggero era voluto dai Marines, che avrebbero avuto l'UFH (Ultralightweight Field Howitzer) sviluppato dalla britannica VSEL e dall'americana Textron. Erano previste le valutazioni proprio per il 1998 da parte dell'USMC, con un'opzione per 190 pezzi e un'esigenza addirittura di 600 armi (più di tutta l'artiglieria moderna italiana). I mortai da 120 mm rigati erano invece in valutazione a Nettuno con il munizionamento controcarri Strix, autoguidato da 120 mm, di produzione svedese. Quest'arma, apparsa anni prima, era stata vista in pubblico già nel 1992 con uno spettacolare test contro carri bersaglio Centurion, e dato l'apparente abbandono del programma tedesco per un analogo proiettile restava l'unico modo per un mortaio pesante d'ingaggiare direttamente un carro armato.
 
Altre risorse sarebbero state devolute per le munizioni d'artiglieria: ma nonostante le intenzioni, pare che ancora nel 1998 non fossero presenti, come non lo erano nel 1995, proiettili del tipo ICM (a submunizioni) e forse nemmeno del tipo con razzo ausiliario per maggiorare la gittata massima. I lanciarazzi MLRS, quelli sì con submunizioni e motore a razzo, non sarebbero stati ordinati nella versione con mine controcarri AT-2 tedesche, mentre nel futuro non sarebbe dispiaciuto disporre del missile ATACMS. Un altro missile interessante era il Poliphem, in Italia Polifemo, di cui s'é già parlato, con una gittata di circa 50 km per colpire obiettivi paganti dietro le linee nemiche, eventualmente da dare ad uno degli ultimi due reggimenti per il supporto generale armati con l'M109L. Ma forse sopratuttosoprattutto era da mensionare il PzH2000 tedesco, di cui nel 1999 due esemplari avrebbero dovuto essere consegnati all'E.I. per valutazioni operative. Dal 2003 questo sistema avanzatissimo, dopo avere completato le forniture per l'Esercito tedesco nel primo lotto, sarebbe stato disponibile per i clienti esteri, che potevano essere interessati a questo cingolato per rimpiazzare i 25.000 sistemi d'artiglieria tra cui 6.500 M109 e 4.000 2S1, ancora in circolazione (25% in Europa, 19% Russia e Cina, 25% Asia, 13% Nord America), nonché 1.500 M110 e 800 2S1. Il primo lotto per l'Esercito tedesco era di 185 sistemi, di cui il primo venne consegnato (parlando di produzione di serie) nel luglio 1998, con 18 mesi di anticipo. L'esigenza per l'Heer, onde rimpiazzare gli M109G (non aggiornati in maniera significativa) era prioritaria, ma solo per questa prima partita, mentre l'esigenza complessiva per 595 semoventi sarebbe stata soddisfatta, dal 2003, assieme agli altri clienti internazionali tra cui l'Italia, interessata a rimpiazzare con questo sistema d'arma gli ultimi 3-4 reggimenti di M109L.
 
Quanto alla logistica, i vecchi 'muli da carico' sarebbero rimasti, per il momento almeno, gli M548.
1 486

contributi