Forze armate mondiali dal secondo dopoguerra al XXI secolo/Etiopia: differenze tra le versioni

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L'Etiopia, già citata dalla tradizione biblica, è stata chiamata così in forma antica dai Greci per indicare chi viveva a Sud dell'Egitto; in seguito prevalse il termine 'Abissinia'.
 
Così isolata nel suo altopiano centrale in mezzo al deserto, questa terra ha avuto l'introduzione del cristianesimo attorno al 330, per poi essere stata soggetto di tentativi di invasione da parte dei musulmani. Le antiche province dell'era medioevale erano sopratuttosoprattutto rappresentate dal Tigray a Nord, Amhara al centro e Shewa al Sud; il regno centrale era in genere ad Amhara, ma non mancarono epoche in cui ognuna di queste province elesse un re. L'Etiopia subì un'invasione musulmana dopo il 1528 e il re (negus) chiese aiuto al Portogallo, che mandò un contingente nel 1541, riuscendo a sconfiggere gli invasori del generael al-Ghazi. In seguito l'isolamento continuò ma anche i conflitti interni, tra cui si inserirono anche i Gesuiti. Solo nel 1855 LiJ Kassa si proclamò Negus negusti (Re dei Re) e riunificò con la forza il regno; seguì l'apertura all'estero, così come fece all'epoca anche il Giappone. Il Negus, ora noto come Teodoro II, era tuttavia poco amato, e il suo regno terminò nel 1897, con un suicidio. Era stato sconfitto a Magdala contro i Britannici.
 
Questi erano arrivati in una zona strategica dato che era stato aperto il Canale di Suez. Subito le Potenze colonialiste cominciarono a dividersi le coste vicine: lo Yemen per i britannici, Gibuti per i Francesi, mentre gli Egiziani volevano conquistare le fonti del Nilo e così invasero il Sudan. Tutte terre senza valore fino a poco tempo prima.
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C'erano anche gli Italiani, fin dal 1870 ad Assab, comprato dal sultano locale tramite una compagnia d'affari e ceduto nel 1882 al Governo italiano. Passò poco tempo e nel 1888 vi fu un confronto tra l'Italia e l'Etiopia. Ma questa doveva già combattere l'infiltrazione da N dell'Egitto e l'invasione dei Dervisci dal Sudan, così si negoziò piuttosto che combattere un forte esercito europeo. Questo lasciò come risultato la presenza di circa 5.000 soldati italiani in Eritrea, il nome della nuova colonia. Anche l'imperatore Yohannes ebbe a combattere i Dervisci, ma li sconfisse; trovò un accordo con i britannici e gli Egiziani, e poi sconfisse gli Italiani a Matema, marzo 1889, tuttavia rimase ucciso nella battaglia. I Britannici diedero Massaua agli Italiani rompendo l'accordo, ma il nuovo imperatore Menelik II e nel 1886 andò a scegliere come capitale Addis Abeba (così nota dopo di allora). Ad Adwa (Adua per gli Italiani) sconfisse gli Italiani il 1 marzo 1896 e questi dovettero ammettere l'indipendenza etiope (la prima nazione riconosciuta come tale in Africa), tenendosi però l'Eritrea. Era questa una situazione foriera di guai futuri, ma gli Etiopi non potevano sperare molto di più rispetto a quanto già ottenuto. In seguito vi furono importanti investimenti, come l'arrivo della linea di ferrovie per Gibuti, servizi telefonici, ospedali e scuole. Menelik II morì il dicembre del 1913 e venne succeduto dal primogenito Lej Isayu, che però non era popolare data la sua simpatia per tedeschi, turchi e musulmani, ma forse sopratuttosoprattutto per la volontà di abbandonare la schiavitù, una risorsa molto importante per l'Etiopia. Così governò solo per 4 anni e poi venne rimiazzato da Zauditu e Ras Mekonen, il figlio del vincitore di Adua e supportato dalle potenze occidentali, con tanto di aiuti finanziari svizzeri e ufficiali belgi. Venne rifondato l'esercito e combattute varie rivolte locali, e nel 1930 Mekonen divenen l'Imperatore Haile Sealssie.
[[File:Addis Ababa-8e00855u-original.jpg|150px|right|thumb|L'imperatore Selassie]]
L'aviazione militare arrivò solo il 18 agosto 1929 (ma si parla anche del 1924, forse come data di costituzione 'teorica') con una piccola sezione dell'Esercito a Bishoftu, che era vicino alla capitale e che aveva sei Potez 25 e vari altri aerei, sotto il controllo dell'ufficiale francese Maillet. In seguito arrivarono altri aerei europei, ma solo in piccole quantità. Tra i piloti, però, vi erano solo 2 pienament abili al volo, Babichef (un russo-etiope) e Ali, mentre non esistevano tecnici etiopi per mantenerli in volo. Così il 3 ottobre 1935 gli Italiani invasero l'Etiopia dalla Somalia Italiana e incontrarono davvero poca resistenza. Solo 3 aerei erano operativi ma disarmati e quindi usati solo come trasporti leggeri. Tra i pochi piloti, il col.Julian, comandante dell'aviazione e di origini americani, come anche Robinson, il 'Black Condor', autore (ma la cosa è dibattuta) di parecchie missioni di trasporto e collegamento. La zona di operazioni principali era Dessa, dove anche l'Imperatore dovette imparare ad usre un cannone contraereo. Adua però venne catturata già il 6 ottobre e si continuò a marciare verso il Tigray, dove peraltro diversi capi-tribù locali non offrirono resistenza o si unirono ai militari fascisti. Visto che l'avanzata era lenta, de Bono venne rimpiazzato in dicembre da Badoglio. Vi furono bombardamenti spietati con l'uso di gas asfissianti e la città di Harer, ben prima di Guernica, venne bombardata con ordigni incendiari il 29 marzo 1936, ma come tanti altri crimini di quella guerra, che rimase nella propaganda di regime come quella 'fascista' per eccellenza (per costruirsi un immaginario paragonabile alla narrazione americana del west), vi furono ben poche informazioni su questo. Perciò è rimasta famosa Guernica e non Harer come vittime di tali azioni. Ma in Spagna c'erano truppe internazionali e la cosa era più pubblicizzata, inoltre la resistenza era ben maggiore con l'intervento dei Sovietici. In Etiopia Addis Abeba cadde il 5 maggio e il 9 venne ufficialmente annessa l'Etiopia. Selassie venne costretto all'Esilio prima in GB e poi in Sudan. La Lega delle Nazioni fece un embargo incerto verso l'Italia che ne approfittò per rilanciare con l'autarchia. Nel frattempo c'era da combattere gli italiani e la guerra ufficiale, benché finita, venen continuata ben oltre quella data, con azioni di guerriglia. Gli Italiani costruirono molte infrastrutture, ma depredarono opere d'arte (Obelisco di Axum) e repressero in maniera spietata i rivoltosi. Curiosamente, dopo il 1941, quando i Britannici occuparono l'Etiopia, vi furono anche azioni di resistenza anti-britanniche. Gli Italiani avevano aereo obsoleti, come del resto i Britannici. Lanciarono un'offensiva contro il Somaliland britannico e il Sudan, conquistando il primo, ma non il secondo. Nel '41 erano sconfitti e a luglio tornò il Negus e il figlio Amha Selassie I. Robinson ritornò nel '44 aiutando come colonnello USAAF a costruire l'aviazione etiope, che nel '45 era equipaggiata solo con due DH-60 Tigher Moth. Ma già il 1946 la scuola di volo aveva 75 studenti.
 
L'Etiopia continuava ad avere buoni rapporti con gli USA e questi erano ben contenti, tra le altre cose, di avere un centro delle comunicazioni a Kagnew, una località vicino all'Asmara. Negli anni '70 vennero comprati 13 F-5A e 2 B, che equipaggiarono uno squadrone, più altri 4 con i Sabre, uno con 4 Camberra B.52, uno di T-28D e uno di T-33A. Erano in ordine 17 F-5E e F, 12 A-37B e 15 Cessna 310, con molti piloti in addestramento negli USA, ma solo una parte venne consegnata. Il resto degli F-5 divenne parte di un reparto di aggressors dell'USAF. In seguito nel '77 il 4° ebbe i MiG-17. Quanto ai Camberra, erano indicati sia come B.2 che come B.52; la ragione è che questi aerei, comprati nel '68, erano B.2 ex-RAF ricondizionati. Non è chiarissimo il loro destino: pare che uno sia stato distrutto per un incidente e un altro gravemente danneggiato, uno volato via con un disertore nel '74 e l'ultimo distrutto dagli attacchi aerei somali nel '77. Ma vi sono diverse versioni sulla sorte di questa minoscola forza di bombardieri.
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Ma la prova peggiore che l'Etiopia dovette affrontare era un altro lascito del colonialismo. Gli Italiani avevano occupato l'Eritrea fin dal 1882, dandogli così una storia diversa rispetto alla gente degli altopiani. I britannici occuparono il territorio nel '41, e già dopo la guerra vi furono delle rivolte contro il loro controllo. Così nel 1950-52, nonostante la coeva emergenza malese e quella coreana, c'erano 5 squadroni della RAF a cercare di fermare la guerriglia, sempre più aggressiva. Nel '52 l'ONU decise la federazione tra Etiopia e Eritrea, i britannici se ne andarono senza particolari rimpianti da quella terra arida e inospitale. Ma le cose non finirono bene. L'Etiopia era una federazione con 9 province e il distretto di Addis Abeba, ma di fatto era governata in maniera brutale e medioevale dall'imperatore Selassie. Nel '62 venne fatto un passo ulteriore, annettendo l'Eritrea. Il timore era che se questa diventava indipendente, l'Etiopia avrebbe perso l'accesso al Mar Rosso. Ma gli Eritrei in reazione organizzarono l'ELF, il Fronte di Liberazione Eritreo, costituito al Cairo e con sentimenti socialisti; questi ultimi causarono ulteriori divisioni, formando le Forze di liberazione eritree, o EPLF (nelle dizioni inglesi e quindi internazionali), supportata da Irak, Libia, Siria e al-Fatha, l'organizzazione della liberazione per la Palestina. Già alla fine degli anni '60 c'erano 22.000 guerriglieri di entrambe le organizzazioni in Eritrea, specie nelle zone di Tessenei, Bara e Keren, supportati dai Sauditi, Sudanesi e Kuwaitiani. Questi guerriglieri erano decisamente efficienti, causando agli sfortunati soldati di Selassie perdite già pesanti. Nel 1970 la guerriglia era diventata unificata nell'EPLF e forte a sufficienza per organizzare grosse operazioni di terra. I soldati etiopi subirono perdite terribili, con circa 1.000 vittime. Era una guerra vera, che causò la dichiarazione dello Stato d'Emergenza in Eritrea, spiegando lo squadrone di F-5A, quello di T-28D e almeno due Camberra ad Asmara. Iniziarono i bombardamenti sulle basi della guerriglia, con largo uso delle micidiali armi al napalm. A suo tempo, assieme agli F-86F, vennero forniti anche 6 T-28D Trojan per addestramento, ma presto impiegati dal 16° squadrone in azioni COIN fino a quando cessarono le operazioni nel 1980, all'epoca accompagnati anche da 2 F-5B e alcuni Cessna 301. In seguito l'unità ebbe L-39ZO e MiG-21. Naturalmente l'EPLF non rimase inerte di fronte a questi attacchi. Al 1974 dichiarava 7 aerei abbattuti dalla contraerea, più quelli distrutti per incidenti o per attacchi al suolo. Le poche forze aeree non servirono molto, se l'Asmara, 250.000 abitanti all'epoca e la seconda città etiope, quasi cadde in mano alla guerriglia nel gennaio 1975. Il 13 settembre venne attaccata anche la base americana di Kagnew, uccidendo 9 tra americani e soldati etiopi.
[[File:Mengistu Bundesarchiv 183-1986-0417-012.JPG|220px|right|thumb|Mengistu, il nuovo 'uomo forte', al comando dell'Etiopia per quasi 20 anni, costantemente in guerra]]
Queste unità divennero l'orgoglio dell'Esercito, ma non mancarono anche 12 motosiluranti dall'Egitto, il Sudan provvide un addestramento con i suoi consiglieri militari; l'addestramento veniva curato dall'URSS, Cina, Egitto, Italia e vari altri Paesi arabi. L'assistenza militare occidentale continuò fino al 1970, anche da parte di USA, Italia e Germania. Ma l'importanza della Somalia, terra povera e bruciata dal sole, non era particolarmente apprezzata, malgrado la sua posizione strategica, fino a che nel 1968 vennero scoperti dei depositi di uranio da parte di geologi americani. Questi depositi erano niente di meno che i più grandi del mondo. Chi si ricorda attualmente, che fu proprio quella scoperta che contribuì ad aumentare la richiesta di combustibile nucleare.
 
L'Etiopia era la più antica delle nazioni africane indipendenti, nonostante l'occupazione italiana per alcuni anni. All'epoca si chiamava Yaityopya Nigusa Nagast Manguist (Empire of Ethiopia), ed era erede di una tradizione di oltre 1.000 anni di regno, nonostante la minaccia continua degli arabi; anche in tempi moderni, con l'Egitto che negli anni '60 era un serio contendente per le acque del 'Nilo blu'. L'Etiopia aveva sofferto di prima persona il fallimento della Lega delle Nazioni nel bloccare l'aggressione fascista, e se ne ricordava bene nel sostenere il principio della Sicurezza collettiva caro alle Nazioni Unite, tanto da partecipare alla guerra di Corea nel 1951-53 e poi nel 1960-64 per il Congo. Lo stesso QG dell'Organizzazione dell'Unità Africana era ad Addis Abeba. L'Etiopia aveva potuto sopravvivere con la sua cultura cristiana arcaica (copta) tra nazioni animiste e sopratuttosoprattutto, musulmane. In tempi moderni arrivarono 300 soldati americani come istrutturi ed esperti di intelligence (qui vicino ad Asmara), giunti già nel 1942 costruendo lì la più grande stazione radio-ricevente in HF del mondo. Negli anni successivi l'assistenza americana continuò tanto che nel 1970 c'erano già stati 25.000 uomini addestrati direttamente negli USA e dopo l'ottobre di quell'anno si rinforzò ancora di più la collaborazione per addestrare totalmente l'esercito da 40.000 uomini delle forze militari etiopi. Ma governare l'Etiopia non era facile, con circa 40 gruppi tribali di cui gli Amhara e Tigreani erano il 40% della popolazione. Ma le persone che vivevano nelle coste erano oramai prevalentemente islamiche o islamizzate. Alla fine l'evidente sbilanciamento di ricchezze e di potere nelle mani degli Amhara causò rivolte e problemi, e l'Imperatore reagì accentrando il potere nelle sue mani. Nel 1960 vi fu un tentato golpe e in generale la situazione, con una terra immensa e arretrata sottoposta a differenti livelli di modernizzazione e di attrito con le proprie millennarie tradizioni. Per giunta ci si mise l'appoggio esterno egiziano ai musulmani d'Etiopia
 
Quindi i problemi erano oramai addensati attorno al Corno d'Africa. Due nazioni di opposti 'schieramenti', povere e influenzate dall'attività estera. Quanto agli Etiopi, la loro Forza aerea imperiale era costuita da soli 3.000 effettivi, con uno squadrone di Camberra B.Mk 52, 4 comprati nel 1968 e due superstiti nel 1977 ai tempi dell'Ogaden, solo per essere distrutti al suolo dai primi attacchi somali. Per il resto c'erano uno squadrone con 10 F-5A e 2 B, consegnati da USA (dal '66) e anche dall'Iran (dal '72); 12 F-86 erano stati consegnati inizialmente più altri provenienti dall'Iran dal 1970, uno squadrone COIN con 8 T-28A e 8 Saab 17, uno da attacco leggero e addestramento con 8-12 T-33A. Molto consistenti, come ci si poteva attendere dalla conformazione del territorio, circa 50 trasporti in due squadroni con 22 C-47 e 54, C-119, più 15 Saab 91 con uno squadrone e almeno 3 SA.316 Alouette di un uno squadrone di elicotteri. Le basi: Debre Zeit, Bishoftu, Jijiga, e Harar, più altre minori come Agordat e Gondar. In seguito vi sarebbero stati sviluppi interessanti: per esempio, nel 1985 alcuni F-5A vennero restituiti all'Iran. Nel frattempo c'erano 8 F-5E consegnati nel '75, più altri 9 e 3 F-5F sottoposti ad embargo. Questi sarebbero diventati poi famosi perché ebbero come destino d'essere impiegati in un'unità Aggressor dell'USN. Forse li abbiamo visti sullo schermo nella parte dei temibili MiG-28 nella pellicola 'Top Gun'.
 
A tutti gli effetti, l'Etiopia precedette per tanti aspetti l'Iran nelle sue vicissitudini. Selassie I era un imperatore sempre più impopolare e dopo la difficoltà di organizzare la repressione dei guerriglieri in Eritrea, avvenne un colpo di stato il 12 settembre 1974. Superstite di mille disavventure e dell'invasione degli italiani (in quella che è considerata largamente come la più 'fascista' delle guerre di Mussolini), Selassie finì i suoi giorni circa un anno dopo, giustiziato dal nuovo regime assieme ad alcuni dei suoi supporter. La confusione fu grande sotto il cielo d'Etiopia, povera e grande terra in un angolo di mondo dimenticato. Era una terra non solo povera, ma anche con una grande percentuale di persone analfabete. Non un buon inizio da cui sviluppare una nazione moderna. Per cercare di darsi un'idea su come procedere (abbattuto il tiranno, non si sapeva cosa fare, in buona sostanza), si formarono varie fazioni, ma sopratuttosoprattutto venne formato la Dergue o Derg, il Comitato, retto da due maggiori, Mengistu Haile Mariam e Atnafu Abate. Era questa coppia di diarchi che organizzò anche al colpo di stato del 23 novembre 1974 che costò il potere e la vita del gen. Amdom.
 
I problemi potevano però continuavano con l'insurrezione in Eritrea, oramai dai primi anni '60 richiedente il dispiegamento di unità dell'esercito. C'erano mezzo milione di musulmani che vivevano nella Provincia dell'Ogaden, che era pretesa dalla Somalia e questo causò parecchi scontri di confine, accentuati dai movimenti dei pastori nomadi. I Somali appoggiarono gli irredentisti, come anche quelli di Djibuti nel '69 e nei primi anni '70 vi fu, nonostante un trattato di definizione dei confini, il finanziamento del WSLF, il movimento di rivolta nell'Ogaden su base etnica, della minoranza somala. Nella primavera del '77, Barre volle dare un colpo in pieno a regime etiope, cercando di occupare l'Ogaden fino ad appena 160 km da Addis Abeba: circa un terzo dell'Etiopia tutta.
Questa era davvero malmessa in quel periodo, con una rivoluzione che oramai non era più popolare. Tanto erano disperati, i Dergue abbracciarono il Marxismo a loro volta, con la nazionalizzazione della terra e commissari politici per sensibilizzare le masse, mentre veniva stabilito un Partito dei Lavoratori, l'EPRP così come la Repubblica Democratica Popolare. Questo provocò altre lotte, specie nel nord del Paese, dove c'era l'appoggio sudanese. Dopo che il gruppo dei Dergue appoggiò Mengistu, alla fine, il 3 febbraio 1977 Bante venne deposto dopo un altro sanguinoso colpo di stato e a quel punto, come è naturale nella dinamica delle dittature, 'ne rimase uno solo', il signore dell'Etiopia. O di quel che ne restava, tra carestia e lotte interne. Castro si congratulò con il nuovo dittatore assoluto già il giorno dopo. Non senza contrasto, da parte del MEISON, dei marxisti di educazione francese, che tuttavia venne sconfitto nella guerriglia urbana per le strade di Addis Abeba nella metà del '77. Poi Mengistu visitò Mosca e siglò 13 accordi di cooperazione. Ma prima che il primo carico di armi venisse consegnato da parte sovietica la situazione precipitò. Il WSLF invase nel maggio il territorio con 3.000-6.000 uomini partendo dalla Somalia, in una pianificata operazione di assalto al territorio etiope. Obiettivo, schiantare l'economia etiope con il blocco della sola ferrovia, che collegava la capitale con Djibuti, attaccando treni e distruggendo ponti, guarnigioni. Specialmente la 5a Brigata della 4a divisione.
 
Poi un'escalation: il 13 luglio le brigate corazzate somale attaccarono direttamente, e supportate dall'aviazione tattica con i MiG-21MF volati da piloti sopratuttosoprattutto Siriani e Irakeni. Questi attaccarono anche l'EtAF nei suoi aeroporti, abbattendo anche un DC-3. Il 17 luglio cadde Gode e i Somali distrussero 8 aerei al suolo. Non è chiaro se i Mi-8, pochi disponibili, siano stati usati anche oltre il confine, mentre erano certamente utilizzati dentro i confini somali nelle retrovie.
 
 
Ora l'aviazione era da sola, e dovette arrangiarsi in tutti i modi. In particolare si misero sotto contratto dei piloti israeliani e si rimisero in servizio i vecchi F-5A. E così il 16 luglio due F-5 erano ufficialmente 'in addestramento di pattuglia' vicino Harer, quando videro 4 MiG-21MF somali. Li attaccarono subito e a sorpresa, ne abbatterono due, mentre gli altri due aerei si scontrarono tra di loro per evitare un missile AIM-9B. Comunque, ufficialmente, non vennero coinvolti piloti israeliani. Gli Etiopi cercarono di mettere in efficienza tutti gli F-5A, E e F-86 disponibili, con tanto di DACT tra di loro, per simulare MiG-17 e 21.
 
Successivamente i caccia F-5A vennero usati sopratuttosoprattutto per attacchi d'interdizione, mentre gli F-86 per l'appoggio aerotattico e gli F-5E, gli unici armati con missili per il combattimento aereo. Non sarebbe stato facile con circa 50 MiG somali dall'altra parte della frontiera. E i Somali continuavano l'avanzata con tanto di offensive aeree, colpendo aeroporti e forze di terra e supportando le WSLF con una brigata corazzata armata di Centurion, carri che dall'altra parte dovevano confrontarsi con i piccoli M-24. Il 9 agosto Mengistu dovette ammettere di aver perso il controllo dell'Ogaden. Ma questo non era la fine, solo l'inizio. Mentre il 13 settembre cadeva Jijiga, con gli ultimi carri M-24 efficienti, gli Etiopi dichiaravano di avere abbattuto 23 aerei di cui 10 in combattimento aria-aria. Tra gli aerei abbattuti figuravano altri due persi contro gli F-5, ma sopratuttosoprattutto due colpiti da missili SAM l'11 agosto. Erano stati dei nuovi arrivi, i missili sovietici SA-3. Mentre la SAC somala era ridotta a circa 10 caccia efficienti tra MiG-17 e 21, Cubani e Sovietici erano in movimento. Anche perché ce n'era bisogno, dato che anche gli Etiopi, che si dimostrarono meglio addestrati e con tattiche migliori rispetto ai Somali, persero almeno due F-5A solo considerando le azioni d'attacco sui centri logistici somali, un DC-3 abbattuto da un SA-7 e i due Camberra danneggiati dalla contraerea e poi, pare (ma le informazioni non sono ben chiare) distrutti dai caccia somali al suolo. Ancora successi per i Somali con la cattura il 29 settembre del passo di Gara Marda e l'assedio di Harer con tanto della sua 3a Divisione.
 
A quel punto successe che la marxista Somalia si ritrovò non solo contro la marxista Etiopia, ma anche Cuba e URSS. Cuba voleva supportare la rivoluzione della gente Etiope; i sovietici erano stati cacciati (circa 6.000) dalla Somalia quando si seppe che erano intenzionati a supportare la difesa etiope, e si limitarono a fornire armi in cambio dell'uso delle basi e porti etiopi.
In poche settimane era tutto cambiato, ma gli effetti erano ancora di là da venire. Se non vi fosse stata una certa stanchezza da entrambe le parti, l'Etiopia non avrebbe avuto scampo. Anzi, di fatto era già sconfitta, senza controllo sull'Ogaden. Il 25 novembre gli aerei da trasporto sovietici iniziarono un ponte aereo con non meno di 225 velivoli facenti la spola tra Tashkent, Baghdad, Aden, Masawa e infine Addis Abeba. Erano An-12, 22, Il-18 e 76; trasportavano BM-21, BRDM, cannoni fino al 180 mm, rifornimenti di ogni genere e persino carri T-55 e 62.
 
Ma sopratuttosoprattutto si dimostrarono micidiali i BM-21, che con la loro potenza di fuoco tennero lontano i somali dall'ottenere altri successi prima della stagione delle piogge. Non fu un caso che furono proprio questi sistemi d'artiglieria che vennero portati per primi in scena, cambiando le cose come avrebbero fatto anche in Angola, nella difesa di Luanda dai guerriglieri e dalle truppe dello Zaire. I sovietici fecero un tale capolavoro di efficienza, che per due settimane atterrò un aereo in media ogni 20 minuti ad Addis Abeba, 24 ore su 24. Questo significa oltre 1.000 missioni di trasporto per un totale di diverse migliaia di tonnellate di materiale. Del resto non c'erano altri modi: le coste erano tagliate fuori, in Egitto i sovietici non c'erano più e così restava solo il costoso, ma efficace ponte aereo. In tutta questa dimostrazione di forza vennero anche scaricati 48 MiG-21 bis e MiG-23BN e vari elicotteri: 10 Mi-6, vari Mi-8 e per la prima volta, 6 Mi-24A. Arrivarono anche 120 T-55 e 100 BTR-50, praticamente una divisione meccanizzata 'volante', 6.000 fanti meccanizzati cubani e 300 istruttori del Patto di Varsavia.
 
I MiG-21, ora apparsi, e nel tipo più moderno, anche in Etiopia ebbero poi servizio nel 1 e secondo squadrone, rispettivamente con aerei ex-cubani e ex-sovietici, ma inizialmente queste unità vennero controllate da personale cubano. I piloti etiopi continuarono a preferire gli F-5, più agili a bassa quota per via delle loro ali, anche se certo meno prestanti come caccia d'alta quota.
Le operazioni del SAC somalo erano state aiutate anche da piloti pakistani, in particolare da uno squadrone di MiG-17 ad Hargheisa, ma l'unità soffrì di parecchie perdite e pochi risultati. In verità non è chiaro nemmeno se i pakistani fossero davvero presenti. In tutto il SAC, che sostenne gli ultimi combattimenti entro il mese di marzo, se non addirittura d'aprile, avrebbe abbattuto 3 MiG-21 etiopi, mentre gli Etiopi negarono che vi fossero israeliani ai comandi degli F-5 e si attribuirono l'abbattimento di 24 aerei.
 
Ma erano sopratuttosoprattutto le perdite a terra che causarono problemi definitivi ai Somali: finché si era trattato di perdere aerei tanto valeva, se le truppe al suolo continuavano ad avanzare (un po' come i Nordcoreani e gli Irakeni). Entro il 7 aprile, dopo la fine dell'inseguimento fino al confine, oltre 6.000 uomini erano stati perduti (non è chiaro se era il solo numero di uccisi, o c'erano anche i prigionieri). La guerra era finita, anche se vi fu un momento in cui si pensò anche ad entrare in Somalia. Ma non era per questo che si era mobilitato il mondo comunista. Nonostante vi fossero scontri di frontiera almeno fino al 1980, con guerriglieri del WSLF e soldati somali (spesso gli stessi guerriglieri erano soldati ed ufficiali somali di rincalzo). Tecnicamente, la dimenticata campagna dell'Ogaden fu spettacolare per la potenza della logistica che i Sovietici misero in campo, anticipando le operazioni in Afghanistan del '79; del resto l'URSS aveva 7 divisioni più varie unità minori aeroportate, quindi poteva e doveva dimostrare di avere capacità di trasporto aereo. Fu il primo eliassalto con tanto di corazzati. La NATO si preoccupò parecchio, credendo di avere l'esclusiva dell'aeromobilità. Anche il debutto dei Mi-24A fu positivo, anche se l'elicottero, nei climi caldi e ad alta quota, era piuttosto in debito di potenza. I combattimenti aerei furono nondimeno interessanti, sopratuttosoprattutto perché vennero preferiti gli F-5 ai MiG-21, ma del resto se le battaglie aeree si fossero portate a quote e prestazioni più elevate il giudizio sarebbe stato ben difficilmente lo stesso, specie con i MiG-21 bis. Quando si trattava di inseguire i Phantom americani (e anche iraniani) le prestazioni contavano. Tra gli strascichi di questa classica guerra tra poveri (anche se non erano soli), vi furono gli attacchi aerei sulle cittadine di confine tra Somalia e Etiopia, con l'abbattimento di un aereo etiope, che stavolta era un MiG-21, colpito vicino Hargheisa.
 
 
Sembrava fatta, senonché l'azione offensiva guadagnò all'EPLF maggiore popolarità; come in Afghanistan, di fatto la resistenza popolare aumentò all'aumentare della pressione, causando un irrigidimento della difesa e un aumento delle forze dell'EPLF fino a 45.000 alla fine del '78. Così, quando gli Etiopi attaccarono nell'aeroa di Naqfa, a metà del '79, nonostante avessero schierato 40.000 soldati, le perdite salirono alle stelle. In un modo o in un altro fu possibile causare loro 6.000 perdite e l'operazione per la prima volta fu un fallimento, dopo quasi due anni di successi.
 
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Seguiranno altre grandi operazioni. Nel 1982, ad aprile, venne messa in campo un'offensiva chiamata 'Stella Rossa', colpendo Naqfa e Helhal con una quantità impressionante di armi, incluse bombe incendiarie al napalm e al fosforo. Ma il risultato fu destabilizzante per gli Etiopi: la guerriglia interna all'Etiopia attaccò le basi logistiche mentre l'Ogaden veniva scosso da un'altra rivolta. L'operazione era in effetti enorme, con una forza impiegata di forse 140.000 soldati, ma gli Eritrei stimarono di avere inflitto agli attaccanti 100.000 perdite! A parte dichiarazioni che avrebbero poco senso (sarebbe stata la rotta definitiva dell'Esercito etiope), le perdite cominciarono ad aumentare anche contro gli aerei, grazie alla presenza di missili SA-7. Con questi venne abbattuto tra l'altro un An-26 a L'Asmara già il 14 gennaio 1982.
 
La decadenza continuava nonostante l'attività dei MiG-21, 23BN e Mi-25/35. La sconfitta che forse divenne un viaggio senza ritorno per quanto restava del regime, la mise a segno l'EPRDF, catturando il 15 maggio il QG della 3a Armata Etiope.
 
Mengistu capì che non c'era più niente da fare e il 21 maggio scappò in Zimbawe dopo avere istituito un governo provvisorio per gestire la 'transizione'. La sua presidenza, indubbiamente sanguinaria e poco 'democratica', fu altrettanto indubbiamente funestata da problemi che si ritrovò in eredità senza una sua colpa personale; sopratuttosoprattutto, l'irrisolta questione Eritrea. Il 28 maggio l'EPRDF entrò ad Addis Abeba, 65 anni dopo gli Italiani di Mussolini. Nel frattempo basi aeree importanti, come Debre Zelt, erano già nelle loro mani. Ma non senza difficoltà, perché gli aerei etiopi continuarono ad attaccare i ribelli tentando di sostenere per quanto possibile l'esercito contro i ribelli, più per salvarne le unità che per sconfiggere il nemico; era normale volare anche 3 missioni al giorno con aerei oramai malandati e probabilmente nemmeno in condizioni di volo. Ma alla fine cedettero anche gli aviatori, tanto che almeno 22 aerei scapparono all'estero, per lo più a Djibouti; tra questi 1 L-39ZO, 3 MiG-23BN e un paio di grossi An-12, seguiti da 7 Mi-8, 2 Alouette e 3 Mi-35 Hind. Lo sfascio per un'arma potente ma sofisticata come l'Aviazione è, in queste circostanze, inevitabile. C'erano rimasti ben pochi aerei malamente efficienti tra quelli rimasti in patria, i superstiti di 10 An-12, 36 MiG-23BN, dozzine di MiG-21 e altri tipi minori. In seguito, il ritorno in patria degli altri aerei avrebbe aiutato a ricostituire l'aviazione, ma mai con la stessa efficacia degli anni migliori.
 
 
 
===La seconda guerra tra Etiopia ed Eritrea<ref>Tom Cooper & Jonathan Kyz, ''II Ethiopian Eritrean War, 1998 - 2000'', Acig Journal</ref>===
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Per riprendere la situazione in maniera pacifica, l'ONU indisse un referendum nel 1991 e l'Etiopia dovette ritirarsi dall'Eritrea, che dichiarò l'indipendenza ufficialmente il 24 maggio del 1993. La capitale era Asmara, prima un'importante base aerea etiope. Ma la politica non risolse tutti i problemi lasciati da venti anni di guerra; quel che è peggio, oltre ai profughi, c'era anche la carestia e la fame da combattere, il tutto assai trascurato dalla comunità internazionale, piuttosto preoccupata, invece, della Somalia. Il fatto che in mano eritrea restavano i porti del Mar Rosso aiutò a riprendersi un po', ma l'ostilità con gli Etiopi restava. Ora i due movimenti di resistenza anti-Mengistu erano al governo e non si accordarono sulla questione dei confini. Anche qui c'era di mezzo l'eredità colonialista europea: l'accordo del 1903 tra Italia e Menelik II non venne riconosciuto dagli Etiopi, che avevano il grande problema di dover pagare dazio agli Eritrei per far transitare le loro povere esportazioni e importazioni verso il Mar Rosso. Questo comportava un rischio altissimo di strangolamento per Addis Abeba, che al contempo era, come risorse umane, più forte. Ricominciare a ricostruire le proprie F.A. divenne quasi naturale, nonostante la povertà di entrambi i contendenti. L'Eritrea formò anche la sua ERAF con piloti addestrati sui vecchi aerei etiopici di Debre Zeit, ovvero SF-260TP e L-39ZO, già pronti nel 1993. Per i nuovi aerei vennero comprati i finlandesi Redigo, poi trasporti leggeri Y-12, sempre 4 come gli addestratori; vennero anche recuperati in buone condizionini 8 MiG-21, 9 T-33, 2 Mi-8 ma tutti, eccetto questi ultimi vennero a quanto pare ridati indietro all'Etiopia. Come caccia, vennero comprati nel 1996 6 MB.339FD armati, simili al modello C. Con questi venne formata la prima unità da combattimento dell'ERAF l'anno successivo. Diversi piloti ex-Etiopi presero parte alla nuova aviazione.
 
Al confine, invece, l'azione continuava e gli Eritrei respinsero due offensive etiopi anche con l'aiuto degli MB.339, nelle zone di Badme e Tsorona. Uno dei preziosi Macchi venne però abbattuto il 6 giugno, vicino a Mekelle, anche se il pilota venne recuperato da un Mi-8. Seguì l'attacco etiope a Zalambessa, nella zona centrale del confine tra i due stati e ben fortificata. Sembrava fatta già il 9 giugno, ma un contrattacco sostenuto dai rimamenti MB.339 e i BM-21 da 122 mm ricacciò gli Etiopi km indietro. Gli MB-339 colpirono, il 10, anche un ospedale uccidendo 30 persone ad Erde; il 12 giugno vennero usati persino i Mi-8, che colpirono Adigrat volando a bassa quota con 4 bombe e causando gravi danni alla locale base dell'esercito, seguiti anche da attacchi di 4 MB-339 con razzi e CBU.
 
La 'marcia su Asmara' non ebbe quindi seguito e gli Etiopi dovettero arrendersi all'evidenza; il 14 giugno si decise di non attaccare altre città da entrambi le parti, e iniziarono trattative per rinegoziare i confini, con un nuovo accordo il 3 agosto successivo. Ma servì poi sopratuttosoprattutto per consentire alle opposte F.A. di rinforzarsi in vista del successivo 'round'.
Gli Etiopi avevano circa 10 volte gli aerei degli eritrei, ma non si poteva dire lo stesso dei piloti, insufficienti per tutti questi apparecchi; l'uso di così pochi aerei per gli attacchi strategici ne era un indicatore. Del resto l'aviazione etiope era rimasta in un limbo durato 4 anni, tra il 1991 e il 1995. Molti piloti vennero imprigionati sia dagli Eritrei che dagli Etiopi del nuovo regime.
Nel frattempo gli Eritrei tentavano di comprare almeno 4 MiG-29 di rimpiazzo e anche Su-25, sia in Russia che in Georgia e Moldavia. Dopo un'altra tregua, il 4 maggio 2000 i dialoghi di pace vennero dichiarati falliti per ragioni 'tecniche'. Fu allora che gli Etiopi lanciarono un altro attacco, l'ultimo, a Barentu. Vennero usati aerei di tutti i tipi, anche i Su-25 appena arrivati (uno dei quali dichiarato abbattuto il 15 maggio). Un Mi-35 venne abbattuto durante un attacco con 4 bombe da 250 kg, da una postazione ZU-23. La contraerea era in effetti spostata secondo la vecchia tattica di muoverla lungo le usuali rotte degli elicotteri e aerei nemici, cercando di sorprenderli e ottenendo spesso dei successi. I successi degli elicotteri etiopi in questo periodo, anche con il lancio di missili, hanno anche portato a ipotizzare la presenza di due Ka-50, ma pare che si sia trattato di un 'falso allarme'. Il 16 maggio, altra battaglia tra MiG e Sukhoi, anche qui con i secondi vittoriosi; un MiG venne abbattuto e un altro si schiantò all'atterraggio a causa dei danni subiti da un R-27, pare entrambi abbattuti (il primo con uno o due R-73) da un pilota etiope. Il 19 maggio i MIG-23BN colpirono ancora. Questi vecchi combattenti, in effetti i protagonisti del lungo e doloroso conflitto nel Corno d'Africa, stavolta colpirono Sawa, che pure era ben difesa, e nonostante la presenza dei pericolosi SA-6 causarono danni e non subirono perdite, nonostante si pensasse che quell'obiettivo non fosse attaccabile dell'EtAF per le sue forti difese. Il 20 maggio un sito SA-6 venne a sua volta distrutto a Mendefera; ma il 24 gli eritrei dichiararono 4 MiG abbattuti e altri due durante un attacco ad Adi Keyib.
 
Ma fu a terra che la battaglia risultò decisiva, con l'Operazione Westwind, attaccando e perforando le difese di Setit, poi avanzando a verso Barentu e poi muovendosi verso Areza. L'attacco, su di un fronte molto largo, non rivelò l'esatto obiettivo etiope e così riuscirono a tagliare i collegamenti di Zalambessa. Le operazioni non videro coinvolte le aviazioni, mentre a terra si usava di tutto, dagli assalti alla baionetta ai carri armati e lanciarazzi. Gli aerei etiopi si fecero vedere piuttosto sulla capitale Asmara. Anche la centrale di Hirgigo, vicino Massaua, costruita con aiuti dell'Est e italiani, venne colpita dal solito paio di MIG-23BN, ma sopratuttosoprattutto e finalmente, gli etiopi catturarono quel giorno, il 28 maggio, Zalambessa. Ma anche peggiore fu la manovra verso Areza e Dekamhare, che minacciava di distruggere quasi tutto il settore difensivo centrale. I MiG-23BN, nel frattempo, attaccarono ancora Asmara e 4 di questi aerei distrussero la torre di controllo dell'aeroporto con i razzi, poi con le bombe cercarono di colpire gli aerei parcheggiati, mancandoli di poco. Un MiG-29 si lanciò all'inseguimento, ma nonostante la sua velocità non riuscì a raggiungerli. Nel frattempo i servizi aerei commerciali erano stati sospesi.
 
Gli Etiopi subirono una controffensiva eritrea per riprendere Zalambessa, mentre il 3 giugno iniziarono -nonostante le loro intenzioni di ritirarsi dai territori catturati- un'altra azione d'attacco contro Assab, alla fine però, dopo altre battaglie e controffensive, i mediatori internazionali -tra cui la Libia e l'EU- trovarono il modo di far cessare la guerra il 18 giugno. Anche se la tensione resta altissima, con l'intervento dell'ONU con i suoi peacekeepers. Le ostilità si sono spente al prezzo di 100.000 morti (considerando i soli militari, sennò si potrebbe arrivare anche a 150.000) e rendendo profughi circa un terzo degli eritrei. Nell'insieme una vittoria etiope, ma a che prezzo. La definizione dei confini, tra l'altro, vide tra le forze ONU l'uso dei P.166DL dell'AM per il servizio di aerofotogrammetria, in una delle pochissime missioni all'estero di questo tipo.
L'esercito, reduce da secoli di tradizione (tra cui la grande vittoria di Adua, che fu anche molto importante per ridurre i pregiudizi razziali della declamata 'superiorità bianca' sulle altre razze, molto in auge nel XIX secolo), a parte la sconfitta con l'Italia nella successiva guerra del '35-36, l'Etiopia ha anche combattuto in Corea, con un contingente che venne assegnato alla 7a IF americana e che nel tempo portò fino a 3.518 uomini in Corea, di cui 121 uccisi e 536 feriti. Tra le loro azioni quelle nella battaglia di Pork Chop Hill.
 
In seguito, mentre si cominciava la Rivoluzione, Selassie divise i settori militari etiopi in diversi commandi di cui ognuno aveva capacità di addestramento e equipaggiamento da differenti fornitori esteri, mentre vi era la Guardia Imperiale o 1a Divisione di 8.000 uomini, che proteggeva il potere centrale. Per il resto vi erano altre 3 divisioni, unità aerotrasportate, comunicazioni, genio, esercito territoriale (5.000) e la polizia (28.000). Con i Derg le cose cambiarono e gli aiuti arrivarono sopratuttosoprattutto da Cuba e URSS. La crescita dell'esercito fu notevole: 41.000 effettivi nel '74, 50.000 nel '77 (ai tempi della Guerra dell'Ogaden), 65.000 nel '79, e ben 230.000 nel 1991, che tuttavia non riuscirono ad impedire che Mengistu venisse destituito dal potere. I Cubani, a loro volta, erano ben 17.000 ai tempi dell'Ogaden, 12.000 nel '78, 3.000 nel 1984, fino a ritirarsi entro il 1989.
 
Al 1991 l'OrBAT era il seguente:
 
 
Esistono anche capacità industriali indigene, nate sopratuttosoprattutto con il regime Derg, per produrre anche armi e parti di rispetto, o fare manutenzioni.
 
Queste comprendono un totale di 8 complessi, che in lingua inglese sono noti come:
L''''aviazione''' ha visto forse i suoi momenti migliori quando combatté contro la Somalia, nonostante lo stretto controllo potico del Derg (con commissari politici ai massimi livelli), e la trasformazione della forza aerea in un tipo 'reggimentale', in stile sovietico, questa combatté bene nella guerra dell'Ogaden. In quell'occasione pare che le perdite furono di 3 F-5, tutti per fuoco da terra, e un C-47 abbattuto da un MiG-17, mentre un Camberra fuggì in Somalia e un altro cadde dentro il proprio territorio, danneggiato dal fuoco somalo. Due piloti e l'equipaggio del C-47 vennero catturati, tra questi anche Legesse Teferra, che era accreditato di ben 6 vittorie contro i Somali, catturato dalla popolazione locale e consegnato al col. Adbullahi Yusuf, che comandava la regione dove cadde, e che poi divenne presidente della Somalia. L'altro pilota etiope, Kinadu, morì invece in prigonia.
 
Nel 1980 l'accademia locale venne chiusa e tutti i cadetti vennero mandati ad allenarsi in URSS. Tuttavia non ne rimasero molto soddisfatti e riaprirono i battenti dell'Accademia nel 1984 con gli SF260TP turboelica comprati dall'Italia e gli L-39 dalla Cecoslovacchia. Peraltro i Sovietici erano ostili a trasferire capacità tecniche all'Etiopia e volevano che tutte le maggiori riparazioni fossero fatte in URSS, il che ovviamente era più dispendioso per gli Etiopi, che certo non navigavano in floride acque in termini economici, con la guerra ai confini e dentro la loro stessa nazione. Fino a che anche i Sovietici si adeguarono alla situazione e costruirono un centro di manutenzione, peraltro poco attivo a causa del precipitare della situazione. In seguito, nel 1994 o nel '95 il progetto venne riavviato per manutenere sopratuttosoprattutto i MiG-23BN, anche se pare che sia attivo pienamente e formalmente solo dal 2004. L'EtAF fu il maggiore degli ostacoli dei ribelli verso il successo totale, ma alla fine degli anni '80 era oramai anch'essa in decadenza morale e materiale, con la conseguenza che i vertici dell'aviazione parteciparono al fallito Colpo di Stato del 1989. Il che ovviamente comportò che Mengistu decimò i ranghi degli ufficiali. Vi furono casi di piloti disertori nelle vicine nazioni, e a terra la situazione era anche peggiore. Oramai l'EPRDF stava vincendo, cosa ufficializzata nel 1991. Dopo la vittoria dell'EPRDF e la deportazione nei campi di prigionia di tutti i militari, anche quelli dell'aviazione, venne riorganizzato lo strumento militare etiope, cominciando da 50 ufficiali 'riabilitati' per uno stormo trasporti. Così ricominciò l'attività l'EtAF, altrimenti azzerata. Via via, questo servizio essenziale per una nazione moderna ricominciò a funzionare, dato che l'EPRDF sapeva bene l'importanza del 'potere aereo' avendolo sperimentato a sue spese per anni. E lo fece rinascere, cercando di controllarlo fino al livello di Alto Comando. La scuola d'Aviazione venne riaperta nel 1992 e i primi piloti vennero diplomati nel giugno 1995. Tuttavia non c'erano necessariamente buoni rapporti tra i 'vecchi' e i nuovi comandanti. Nel 1995 il governo dichiarò di volere un nuovo piano per la difesa nazionale, più piccola e con meno basi, ma più moderna. Dopo la guerra del 1998, i piani per l'aggiornamento dei vari velivoli in dotazione, come i MiG-23, vennero però riconsiderati, data l'impreparazione per il conflitto mostrata, specie nel coprire il settore Nord del fronte, dove l'esercito era poco presente e c'era più che altro una forza di miliziani. Alla fine, risultò vittoriosa nell'insieme di quella guerra di confine accaduta nel 1998-2000, specie l'implementazione dei Su-27 e Mi-35 fu di successo, così come i Su-25T con armi guidate venero usati efficacemente dentro il territorio eritreo per l'attacco di obiettivi importanti. In seguito vi furono riorganizzazioni e l'apertura del centro di manutenzione DAVEC, ma anche altri problemi con il personale, che causarono un'altra crisi non indifferente per l'efficienza dell'aviazione.
 
 
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