Differenze tra le versioni di "Forze armate mondiali dal secondo dopoguerra al XXI secolo/Unione sovietica-2"

nessun oggetto della modifica
m (-file inesistente)
Nel frattempo Kotin, a Leningrado, lavorava su di un carro molto diverso e alquanto superato, il T-10, che se non altro indicava nella massa elevata e pochi compromessi (ma anche questo era molto basso in sagoma) il futuro dei 'supercarri', come successori dei mezzi pesanti e non come carri medi 'dopati' dalle nuove tecnologie, ma ancora limitati dalla massa possibile. In ogni caso, l'Izd.420 venne già realizzato e sperimentato dal 1955 al 1959, in un'epoca in cui gli Americani nemmeno sospettavano di quanto stessero facendo i sovietici ed erano indaffarati con lo sviluppo dell'M60. All'inizio esso aveva un cannone da 100 mm ad anima liscia e pertanto, ad elevatissima velocità iniziale; ma siccome i britannici stavano sviluppando l'L7 da 105 mm i sovietici decisero di aumentare il calibro per ottenere un'arma meno critica (per modo di dire), il D-68, che era l'U-5TS del T-62 dotato di munizioni a caricamento separato. Il T-62 era nato sempre a N.Tagil, al Kartsev DB. Ma nel 1960, per cercare di recuperare lo svantaggio tecnologico con gli americani, venne praticata la 'Rivoluzione degli affari miliari' che secondo il gruppo dirigente di Krushev voleva le armi più moderne e concettualmente avanzate. Si voleva sia un carro medio, che un carro pesante, ma quest'ultimo non venne mai realizzato.
 
Nel mentre venne sviluppato dallo Zavod No.75 guidato da Morozov (già artefice nel '43 del KV-13 o T-43, un carro medio con una protezione paragonabile a quella di un mezzo pesante, ma poi scartato per il più armato T-34/85),l'izd 432, che dopo la sperimentazione nel periodo 1960-62 (o addirittura già nel 1957-59), venne sviluppato e messo in servizio come T-64. Esso era inizialmente il D 54-TS da 100 mm rigato, ad altissima velocità iniziale, con sistema di stabilizzazione Metel presto aggiunto per assicurarne la precisione in movimento sui due assi di direzione e alzo, ma il mezzo, che riduceva al minimo la superficie esposta grazie alla sua bassa sagoma, e quindi era meglio protetto rispetto alla massa totale, aveva un vano di combattimento di appena 8,37 m3, che erano pochi anche considerando un equipaggio di appena tre persone. Inoltre si pensò presto alle corazze ERA grazie ad una squadra diretta da Platov, ma vi furono degli incidenti durante la sperimentazione (chissà di che tipo?) e il progetto per il momento venne abbandonato, al posto di esso venne però applicata una corazza passiva con inserto in ceramica, la cosidettacosiddetta Combinazione K.
 
Questo mezzo pesava appena 36 t, con torretta piccola e arretrata, mentre lo scafo aveva una piastra anteriore inclinata di ben 68 gradi. Questo era possibile perché la torretta era così piccola, e perché il motore era molto compatto. Si trattava di un diesel boxer a 5 cilindri e 10 pistoni, il 5TD da 700 hp. La sua realizzazione era dovuta sempre al centro di Kharkov, da parte del KhKBD, esperto dal '34 nei motori per carri armati. Questo motore ha una versione avanzata, attualmente, il 6TD per i vari T-80UD e T-84, e dall'inizio aveva un cambio e trasmissione che era suddiviso, orinalmente, ai lati del motore, per ridurne la lunghezza. Solo che era difficile da usare e poteva essere manovrato con efficacia solo con una certa abilità del conducente. Esso venne sviluppato sotto la direzione di L.L. GOlents, si trattava di un diesel multicarburante a due tempi, con 5 cilindri e 10 pistoni orizzonatli, contrapposti (boxer) da 13,6 l di cilindrata complessiva per 600 hp nella sua prima edizione, raffreddato ad acqua e con dimensioni di 1.413 mm (lunghezza), 955 mm (larghezza) e 581 mm (altezza), per un peso di 1.040 kg. Il sistema di raffreddamento non era meno importante, essendo a liquido e quindi senza sprecare potenza per le ventole di raffreddamento, e nondimeno capace di operare anche a 50° di temperatura esterna. In seguito ebbe un sesto cilindro e divenne più potente per i successivi carri armati russi. Esso era concettualmente un derivato degli Junkers Jumo 205 dei tempi della II GM, usati sugli Ju-86. È un motore molto particolare, basti pensare che i due tempi sono tipici dei ciclomotori di piccola cilindrata, ma con due alberi motore che complicano la sua meccanica, ma ne aumentano l'efficienza grazie all'apertura in tempi opportuni delle valvole di scarico rispetto a quelle di immissione dell'aria nuova.
Utente anonimo