Differenze tra le versioni di "Storia della filosofia/Aristotele"

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{{quote|Non si può dire che il definire qualcosa consista nello sviluppare un'induzione attraverso i singoli casi manifesti, stabilendo cioè che l'oggetto nella sua totalità deve comportarsi in un certo modo […] Chi sviluppa un'induzione, infatti, non prova cos'è un oggetto, ma mostra che esso è, oppure che non è. In realtà, non si proverà certo l'essenza con la sensazione, né la si mostrerà con un dito.|Aristotele, ''Analitici secondi'' II, 7, 92a-92b}}
 
La conoscenza ''noetica'' che ne risulterà consiste quindi nella corrispondenza tra realtà e intelletto: come la sensazione s'identifica con ciò che è sentito, così l'intelletto attivo o agente (indicato col termine ''nùs poietikòs'')<ref>''De anima'', III, 4.</ref> coincide con la verità del suo stesso oggetto,<ref>«La scienza in atto è identica con il suo oggetto» (''De anima'', III, 431 a, 1), o ancora «l'anima è, in un certo senso, tutti gli enti» (''ibid.'', 431 h, 20).</ref> implicando una componente divina in grado di farlo passare all'atto, per cui ad esempio un libro è un oggetto in potenza, che diventa un libro in atto solo quando viene pensato.<ref>«C'è un intelletto analogo alla materia perché diviene tutte le realtà, ed un altro che corrisponde alla causa efficiente perché le produce tutte, come una disposizione del tipo della luce, poiché in certo modo anche la luce rende i colori che sono in potenza colori in atto» (Aristotele, ''Sull'anima'', libro III, in F. Volpi, ''Dizionario delle opere filosofiche'', pag. 92, Mondadori, Milano 2000). Se questo intelletto produttivo e «separato» si identifichi col pensiero stesso di Dio, avente già in sé tutte le forme, è questione poco chiara che sarà a lungo dibattuta dalla [[../AristotelismoFilosofia araboaraba ed ebraicoebraica|filosofia araba]] e [[../ScolasticaFilosofia nell'XI e XII secolo|scolastica]].</ref>
 
==== Logica ====