Differenze tra le versioni di "Il buddhismo cinese/Le scuole"

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=== La scuola Jìngtǔ (淨土宗, ''Jìngtǔ zōng'') ===
[[File:HuiyuanHui Yuan.jpgsvg|upright=0.5|thumb|Huìyuan (慧遠, 334-416) in una antica stampa cinese.]]
 
È una delle scuole buddhista cinesi dalle radici più antiche. Nel 402, sul Monte Lú, Huìyuan (慧遠, 334-416) compirà un rito facendo riferimento a uno dei testi portanti di queste dottrine, il ''Pratyutpannasamādhi-sūtra''.
 
=== La scuola Zhēnyán (眞言宗, ''Zhēnyán zōng'') ===
[[File:Zenmui (Subhakarasimha), the fifth patriarch of the Eight Patriarchs of the Shingon School of Buddhism, Kamakura period, dated 1314 (Showa 3), color on silk, view 3 - Tokyo National Museum - DSC05749.jpgJPG|thumb|Subhākarasiṃha (善無畏, Shànwúwèi, 637-735), traduttore del ''Mahāvairocanābhisaṃbodhi'' in cinese.]]
Scuola della "Vera parola", di derivazione Vajrayāna, si diffuse attraverso due modalità, quello dei traduttori e degli esegeti si rivolse alle classi colte, mentre quello dei taumaturghi si rivolse essenzialmente, ma non solo, al popolo delle campagne. Il primo testo 'tantricò di cui abbiamo contezza è il ''Módēngqié jīng'' (摩登伽經, sanscrito: ''Mātaṅga-sūtra'', giapp. ''Matōga kyō'', Sutra della giovane Matanga) la cui prima traduzione si può far risalire ad Ān Shìgāo (安世高, II secolo) nel 170 (摩鄧女經 T.D. 551.14.895), mentre una seconda (摩登伽經, T.D. 1300.21.399-410) è attribuibile ai monaci Kushan Zhú Lǜyán (竺律炎, II-III secolo) e Zhī Qiān (支謙, II-III secolo) nel 230. In tale antico sutra vi è descritto, per la prima volta, l'utilizzo di ''dhāraṇī'' (cin. 陀羅尼 ''tuóluóní'', giapp. '' darani''), e ''mantra'' (cin. 眞言 ''zhēnyán'', giapp. ''shingon''), tra cui il ''Gāyatrī'' proveniente dal ''Ṛgveda''. Per tramite di monaci dell'Asia centrale, come Fótúchéng (佛圖澄, ?-348) l'utilizzo di mantra e dhāraṇī fu diffuso, tuttavia, anche a livello di corte nella Cina settentrionale durante le dinastie barbare succedute alla Dinastia Han. Nel IV secolo si affacciano testi Vajrayāna più maturi, come il ''Mahāmāyūrī-vidyārājñī'' (孔雀明王經 ''Kǒngquè míngwáng jīng'', giapp. ''Kujaku myōō kyō'', T.D. 986.19.477-479).