Differenze tra le versioni di "Identità e letteratura nell'ebraismo del XX secolo/Letteratura ebraica tra patria ed esilio"

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Il poeta ha deviato e si è smarrito. Questo è uno degli elementi basilari della situazione. Ma l'altro elemento è più problematico: "Non sarà mai libero dall'immagine delle sue origini",<ref name="Yudkin">Leon I. Yudkin, ''Escape into Siege: Survey of Israeli Literature Today'', Littman Library of Jewish Civilization, 1974, pp. 114-121 & ''passim''.</ref> quindi porterà sempre con sé il ricordo del percorso dal quale ha deviato. Non sarà mai capace di abbracciare una nuova direzione con entusiasmo, ma si dispererà sempre per la perdita di un caro defunto. Tuttavia la ricerca continua. È consapevole di essersi lasciato sfuggire un elemento molto prezioso, l'amore, il cui apice è la morte. Nella poesia ''Tziporeth (Farfalla)'' del 1904, Bialik combina elementi di amore e avventura:
:''Svelta, svelta, sorella mia, ritorniamo nella foresta,</br>''
:''Dove sotto la coltre delle selve mi toglierò l'anima intera.</br>''
:''E con tutto il mio amore che pende da un filo</br>''
:''Facciamoci morire con un bacio.''<ref>''Tziporeth (Farfalla)'', 1904 - libera traduz. di [[Utente:Monozigote|Monozigote]].</ref></br>
 
Immagini di morte sono costanti nell'opera poetica di Bialik, come lo sono le immagini d'amore con le quali si combinano. C'è l'allusione che la realizzazione ultima sia possibile solo oltre il limite. Rimane fedele alla tradizione che non è più viva, come in ''Lifne aron hasfarim (Davanti alla libreria)'' del 1910, dove il potente peso del passato viene visto sul punto di collassare:
:''Ho visto la mia fortezza, ed era devastata,</br>''
:''E ho visto la Shekhinah abbandonarla,</br>''
:''...Solo la fiamma della mia candela stava ancora crepitando</br>''
:''E si agitava in spasimi di morte,</br>''
:''Quando all'improvviso la finestra si spalancò e tutto si estinse.''</br>
 
Ma cosa ne è del poeta in questa devastazione?
:''Ed io, un tenero uccellino, cacciato dal suo nido,</br>''
:''Sono abbandonato nella notte con la sua tenebra.''<ref>''Lifne aron hasfarim (Davanti alla libreria)'', 1910 - libera traduz. di [[Utente:Monozigote|Monozigote]].</ref></br>
 
[[File:Hayyim Nahman Bialik 1926.jpg|thumb|150px|Hayyim Nahman Bialik nel 1926]]
 
Ma Bialik va oltre. L'implicazione del suo atteggiamento è l'insistenza su una luce che non brillerà mai e su una verità che non emergerà mai. Eccetto "dopo la morte". Bialik, nella sua poesia intitolata ''Aharey mothiy (Dopo la mia morte)'' del 1904, scrive il proprio necrologio. La sua "arte poetica" aveva sempre desiderato una nota particolare:
:''Muovendo silenziosamente, silenziosamente tremando,</br>''
:''Verso la sua canzone, la sua amante, la sua redenzione.</br>''
:''Anelava, s'assetava, doleva, desiderava</br>''
:''...Ma tardò e non giunse.''<ref>''Aharey mothiy (Dopo la mia morte)'' 1904 - libera traduz. di [[Utente:Monozigote|Monozigote]].</ref></br>
 
E in una delle sue ultime poesie, ''Hetzitz Wameth (Sbirciò e morì)'' del 1917, raffigura un personaggio che tenta di raggiungere il cinquantesimo portale, quello chem, secondo la leggenda rabbinica, stava oltre lo stesso Mosè, il "maggiore di tutti". La sua ambizione apparentemente non conosce limiti; ma la conclusione è:
:''Poi la torcia si estingue, le porte del cancello si aprono</br>''
:''Ed egli sbircia dentro.</br>''
:''Poi il suo cadavere affondò, su un fianco una canna fumante, accovacciata</br>''
:''Sulla soglia del nulla.''<ref>''Hetzitz Wameth (Sbirciò e morì)'', 1917 - libera traduz. di [[Utente:Monozigote|Monozigote]].</ref></br>
 
Ciò somiglia molto alla storia narrata da Kafka ne ''Il Processo'', dove la morte interviene al momento della comprensione.<ref name="Bialik"/><ref name="Yudkin"/>
 
Uno dei temi principali di Greenberg è la funzione del poeta. Egli celebra il proprio trentesimo compleanno con un invito a se stesso, come se pervenisse da altri, quelli "delle generazioni affondate nella carne e nel sangue doloranti." Comandano al nipote (egli stesso):<ref name="Shoham">[http://books.google.co.il/books?id=sdzXsiDzwAYC&dq=uri+zvi+grinberg+yiddish+poetry&source=gbs_navlinks_s Reuven Shoham, ''Poetry and Prophecy: The Image of the Poet as a Hero, a "prophet" and an Artist : Studies in Modern Hebrew Poetry'', BRILL, 2003], cap. V, pp. 199-306.</ref>
:''Alzati, esprimici, uomo vivente!</br>''
:''Non cantare degli splendori del cielo, parla dell'uomo che vive in terra.</br>''
:''Carne, sangue, acqua, dimora, utensili.''</br>
:<small>—''Ha-Gavruth Haolah (Virilità Sorgente)'', 1926</small>
 
Porta ora la conferma del messaggio che ricevette trenta anni prima, appena nato, quando venne ferito nel nome dell'Ebraismo "durante il rito della circoncisione". Come Bialik ed Agnon, Greenberg sintetizza il dolore pubblico e personale, e li fa diventare un'unità, uno che esprime l'altro. Il dolore della nazione ed il dolore dell'individuo si unificano nella circoncisione. Il tormento della nazione alla perdita della terra, ed il dolore del poeta alla perdita della madre sono paralleli. L'uomo nasce nella solitudine e nella sofferenza. Nel ciclo di ''Anaqreon'', egli riceve la sua risposta pessimista:<ref name="Shoham"/>
:''Cos'è la gioia? — Ascesa</br>''
:''Col fine di una discesa profonda</br>''
:''Più potente nella tristezza.''</br>
:<small>—''Anaqreon Al Kotev Ha-Itzavon (Anacreonte al Polo del Dolore)'', 1928</small>
 
 
Molti osservatori hanno notato un persistente senso di disgiunzione, di orfanità, nella letteratura ebraica moderna. C'è da aspettarselo: le condizioni di produzione di tale letteratura erano peculiari — pochi sono i casi simili alle circostanze della sua nascita. Per carattere, fu rivoluzionaria, capovolgendone la tradizione, invertendone i valori ereditati e svuotando il recipiente (l'ebraico) dei suoi vecchi contenuti, per poi arrovellarsi a trovarne dei nuovi. Questa fu una rottura storica, come ci fu anche una rottura nella continuità dal passato, geografica: come la letteratura fu separata, correlata solo nell'estraniamento, così la terra d'Israele fu separata fisicamente dallo scenario familiare della diaspora. Molti scrittori ebrei del periodo espressero quindi una dislocazione. Per Greenberg questo fu un tema costante: in una tarda serie di poesie, compresa nel volume ''Rehovoth Ha-Nahar'' (''Strade del Fiume'', 1951) che reagiva principalmente all'Olocausto europeo, il mondo del poeta è frantumato. È condannato, in virtù dell'essere mortale, a "morire nella valle". Sua madre non è presente in quel momento. Il padre è là, ma è Dio, terrificante e irato. Padre e madre sono due principi opposti, conforto e rimprovero. La vita è un progredire da una vetta alla vallata, una discesa costante — e proprio quando egli necessita di essere soccorso dall'unica fonte di conforto, la madre se n'è andata:<ref name="Hever"/>
:''Sul picco più alto: gioia</br>''
:''Nato è l'uomo,</br>''
:''Sul picco più alto: gioia,</br>''
:''La culla si erge.''</br>
 
[[File:Stanza di eliodoro, volta 04 scala di giacobbe.jpg|thumb|300px|La ''Scala di Giacobbe'' di Raffaello Sanzio, 1511]]
A quel punto, tutto va bene e il bambino nella culla viene custodito. Ma quando i giorni dell'infanzia sono passati,, questa "scala si scioglie" — la scala sognata da Giacobbe, che collega il Cielo e la Terra, permettendo a Dio di raggiungere l'uomo tramite i suoi agenti, gli angeli. L'uomo maturo non ha più questa connessione: è solo. E poi giunge il tempo di morire:<ref name="Hever"/>
:''Ma l'uomo non muore sul picco<nowiki>:</nowiki></br>''
:''L'uomo lascia la culla per crescere nella valle.</br>''
:''L'uomo muore nella valle e sopra di lui è il tempo</br>''
:''Il corpo è così triste e solitario!</br>''
:''Ha estremamente bisogno di sua madre allora</br>''
:''E la madre non è nella valle!</br>''
:''La notte discende su suo figlio.''</br>
 
Invece di godersi il successo, l'uomo diventa sempre più estraniato e isolato. L'unica cosa che gli rimane è il senso del dovere, il principio del padre, Dio, impegnativo, esigente e in ultima analisi misterioso. Tuttavia questo è il principio che sopravvive all'individuo, il figlio. Va oltre la caducità umana.<ref name="Shoham"/>