Storia della letteratura italiana/Dante Alighieri: differenze tra le versioni

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== Il ''De vulgari eloquentia'' ==
[[File:De vulgari eloquentia.tif|thumb|Una copia del 1577 del ''De vulgari eloquentia'']]
Nel ''De vulgari eloquentia'' Dante approfondisce le tematiche linguistiche e letterarie già presenti nel ''Convivio'', di cui è contemporaneo. Originariamente prevedeva quattro libri, ma ci sono giunti solo il primo, completo, e tredici capitoli del secondo, più parte del quattordicesimo. La lingua scelta è il latino, la più diffusa nell'ambiente dotto, a cui l'opera è rivolta. Il primo libro è una trattazione sulle origini del linguaggio, a partire dalla frammentazione delle lingue in seguito alla costruzione della torre di Babele (narrata nellanel libro della ''Genesi''). Dante distingue tre lingue romanze: la lingua d'oc, la lingua d'oil e la lingua del sì. A queste contrappone la ''gramatica'' latina, ormai rigidamente codificata.
 
Fin dal primo libro, Dante sofferma la propria attenzione sul volgare italiano, la lingua del sì. Vengono riconosciutiindividuati quattordici dialetti, sette dei quali sono a est dell'Appennino e sette a ovest. Nessuno di questi, però, può assurgere al rango di lingua letteraria, adatta all'ideale di poesia alta che aveva attraversato tutta la cultura italiana del Duecento. D'altra parte, la stessa frammentazione politica della penisola impedisce il sorgere di una simile lingua. Sarebbe infatti necessario che tutti gli intellettuali italiani si riunissero in un'unica corte.<ref>{{cita libro | Giuseppe | Petronio | L'attività letteraria in Italia | 1969 | Palumbo | Palermo | p=98 }}</ref>
 
La nuova lingua letteraria deve nascere dalla rielaborazione artistica del volgare, a opera degli intellettuali di tutte le parti d'Italia. Partendo dalla base latina che accomuna tutti i dialetti italiani, bisogna elaborare una lingua che si possa adattare ai temi più alti, selezionando un lessico prezioso. Per Dante questa lingua ideale deve essere:<ref>{{cita libro | Giuseppe | Petronio | L'attività letteraria in Italia | 1969 | Palumbo | Palermo | p=99 }}</ref><ref name="Baldi8">{{cita libro | autore1=Guido Baldi | autore2=Silvia Giusso | autore3=Mario Razetti | autore4=Giuseppe Zaccaria | titolo=Dante | opera=Moduli di letteratura | anno=2002 | editore=Paravia | città=Torino | p=8 }}</ref>
* '''illustre''', perché nobilita chi la parla;
* '''cardinale''', perché è il cardine attorno a cui ruotano gli altri dialetti;
* '''aulica''', perché sarebbese statal'Italia diventasse un regno sarebbe parlata nella reggia (''aula'');
* '''curiale''', perché deve essere una lingua elegante, tale cioè da potere essere usate nelle corti eccellentissime.
 
{{vedi source|De monarchia|la}}
[[File:HenryLux.jpg|thumb|Incoronazione di Arrigo VII di Lussemburgo nel ''Codex Balduini Trevirensis'']]
Il ''De monarchia'' è una riflessione sul potere. in cui il poetaDante individua la necessità di un '''impero universale''' a garanzia della pace e si propone di conciliare i due grandi poteri della sua epoca, l'impero e il papato. Entrambi sono autonomi in quanto derivano da Dio, da cui ricevono la loro dignità. All'impero in particolare spetta il compito di condurre l'uomo alla felicità terrena, il papato dovrà portare l'uomo alla felicità eterna. L'uno e l'altro, però, non si escludono a vicenda, ma sono piuttosto complementari: per raggiungere la salvezza indicata dal papa è prima necessario che gli uomini vivano secondo pace e giustizia, e quindi il papato ha bisogno dell'impero. D'altra parte, poiché il fine del papato è superiore a quello dell'impero, quest'ultimo gli deve riverenza. L'argomentazione, condotta secondo gli schemi tipici della logica medievale, si fonda sulla Bibbia, sull'autorità degli antichi e sull'esperienza comune. In generale, rispetto al ''Convivio'' e al ''De vulgari eloquentia'' mostra maggiore organicità ed è anche l'unica opera dottrinale di Dante a essere compiuta.
 
La sua composizione è successiva al 1310, quando Dante riversava le sue speranze di rinnovamento politico della penisola italiana nell'azione dell'imperatoimperatore Arrigo VII di Lussemburgo. Il poeta aveva salutato l'avvento del sovrano con tre epistole, dedicate una ai reggitori d'Italia, un'altra agli scellerati fiorentini e la terza all'imperatore in persona. Ai primi del Trecento, tuttavia, papato e impero stavano conoscendo una grave crisi che avrebbe stravolto la situazione politica e avrebbe relegato a mera utopia le conclusioni esposte da Dante nel ''De monarchia''. Dal suo sdegnoso rifiuto del caos contemporaneo e dal desiderio di giustizia universale nascerà la complessa struttura della ''Commedia''.<ref>{{cita libro | autore1=Guido Baldi | autore2=Silvia Giusso | autore3=Mario Razetti | autore4=Giuseppe Zaccaria | titolo=Dante | opera=Moduli di letteratura | anno=2002 | editore=Paravia | città=Torino | pp=8-9 }}</ref>
 
== La ''Divina Commedia'' ==
La ''Divina Commedia'' è la principale opera di Dante, riflessione umana, esistenziale e morale sulla vita del poeta nonché specchio della società e della politica medievali, alle quali sono rivolte frequenti invettive. Il poema nasce infatti dal contrasto vissuto dal poeta nei confronti della realtà a lui contemporanea: l'imperatore non si preoccupa di far trionfare la pace e la giustizia, mentre il papa tralascia gli aspetti religiosi e si occupa prevalentemente di acquisire potere temporale. Come conseguenza, gli uomini si stanno allontanando dai retti valori che avevano guidato la società cortese (come la sobrietà, il senso della famiglia, il rispetto della tradizione). Dante tuttavia spera ancora che possa arrivare un '''Veltro''', cioè un riformatore in grado di guidare gli uomini attraverso un cammino di rinnovamento morale.
 
L'opera è costituita da tre cantiche: ''Inferno'', ''Purgatorio'' e ''Paradiso''. Ognuna è suddivisa in 33 canti, a eccezione dell<nowiki>'</nowiki>''Inferno'', che ne ha 34: il canto I, infatti, funge da prologo all'intero poema. I versi sono formati da terzine di endecasillabi in rima incatenata. Il poema narra in prima persona il viaggio compiuto da Dante nell'Aldilàaldilà, guidato dapprima dal poeta latino Virgilio attraverso inferno e purgatorio, e poi, in paradiso, da Beatrice.
 
La sua stesura è collocata fra il 1304 e il 1321. In particolare, sembra che ''Inferno'' e ''Purgatorio'' siano stati pubblicati quando Dante era ancora in vita: il primo è apparso tra il 1313 e il 1314, mentre il secondo tra il 1315 e il 1316. Il ''Paradiso'', a cui il poeta ha lavorato sino agli ultimi giorni, è invece stato dato alle stampe postumo, anche se singoli canti erano stati diffusi mano a mano che venivano composti.<ref>{{cita libro | autore=Dante Alighieri | titolo=La Divina Commedia | editore=Bulgarini | città=Firenze | anno=2001 | curatore1=Mario Zoli | curatore2=Gilda Sbrilli | p=15 }}</ref>
Nella ''Divina Commedia'' è possibile riconoscere la coesistenza di vari generi. Con il suo poema Dante vuole infatti rappresentate la realtà in tutta la sua complessità, e per questo ricorre a generi letterari tra loro diversi. La ''Divina Commedia'' è quindi un poema didascalico e allegorico, ma è anche un'opera enciclopedica e presenta i caratteri della profezia apocalittica. In alcuni canti è possibile ritrovare elementi tratti dalla commedia, dalla tragedia e dall'epica. Non mancano poi satire, invettive e momenti lirici. Il carattere fondamentale dell'opera è però di tipo narrativo: è la struttura del racconto a unificare tutti questi diversi generi.
 
Per ideare la struttura della sua grande opera Dante riprende i modelli diffusi nella cultura medievale. Certamente i primi riferimenti sono la Bibbia e il libro VI dell<nowiki>'</nowiki>''Eneide'' di Virgilio, in cui Enea discende agli inferi e riceve delle rivelazioni profetiche dalle ombre dei defunti. Per la ricostruzione dell'Aldilàaldilà ha probabilmente usato come fonti alcuni scritti mistici, come la ''Visione di San Paolo'', la ''Navigazione di San Brandano'', il ''Purgatorio di San Patrizio'', il ''Libro delle Tre Scritture'' di Bovesin De La Riva, il ''De Jerusalem coelesti'' e il ''De Babilonia civitate infernali'' (entrambi di Giacomino Veronese). A questi si possono aggiungere il ''Roman de la Rose'' e i due poemi didascalici di Brunetto Latini, il ''Tresor'' e il ''Tesoretto''.<ref>{{cita libro | autore=Dante Alighieri | titolo=La Divina Commedia | editore=Bulgarini | città=Firenze | anno=2001 | curatore1=Mario Zoli | curatore2=Gilda Sbrilli | pp=14-15 }}</ref>
 
=== Le basi filosofiche e culturali ===
La rappresentazione dantesca dei regni celesti trae spunto dalla concezione aristotelico-tolemaica del cosmo:. laLa Terra si trova al centro dell'universo, avvolta dalle sfere dell'aria e del fuoco e dai nove cieli, mossi dall'amore per Dio, che si trova nell'empireo. Il pianeta è suddiviso neiin due emisferi: al centro di quello boreale (compreso tra il Gange e le colonne d'Ercole) si trova Gerusalemme, ai suoicui antipodi, nell'emisfero australe, è situata invece la montagna del purgatorio, col paradiso terrestre in cima; l'inferno è una cavità conica situata sotto Gerusalemme, all'opposto del purgatorio.
 
I fondamenti filosofici della ''Commedia'' derivano invece dalla scolastica, e in particolare dal pensiero di Tommaso d'Aquino, che nella sua ''Summa theologiae'' aveva compiuto una sintesi tra cristianesimo e aristotelismo. Oltre a questo filone che tenta di fondare la fede su basi razionali, sulla scorta di Aristotele, è però riconoscibile anche un afflato mistico ispirato ad Agostino d'Ippona. Il viaggio nell'Aldilàaldilà non è quindi solo un percorso intellettuale ma uno slancio mistico che porta ad annullarsi in Dio.<ref>{{cita libro | autore1=Guido Baldi | autore2=Silvia Giusso | autore3=Mario Razetti | autore4=Giuseppe Zaccaria | titolo=Dante | opera=Moduli di letteratura | anno=2002 | editore=Paravia | città=Torino | p=11 }}</ref> Questo percorso è rimarcato dalla successione delle tre guide che Dante ha durante il viaggio. Nell'inferno e nel purgatorio è accompagnato da Virgilio, allegoria della ragione. Questa da sola non può però raggiungere le vette della conoscenza divina e a partire dal paradiso terrestre deve quindi lasciare il posto alla teologia, personificata da Beatrice. Per giungere alla fine a Dio è però necessario un afflato mistico: ecco quindi san Bernardo, che sostituisce Beatrice negli ultimi due canti del ''Paradiso''.
 
Sullo sfondo c'è l'incrollabile fede che Dante ha di possedere la verità. Secondo la visione tipicamente medievale del mondo, la conoscenza non è ricerca di sapere, poiché la Rivelazione ha già spiegato tutto. L'uomo non deve cercare nuove conoscenze, ma semplicemente adeguarsi a un bagaglio di nozioni che sono già date. È invece folle chi cerca di investigare, con la sola ragione, i misteri di Dio che sono di per sé inconoscibili. L'universo inoltre è retto da un ordine mirabile, in cui tutto trova la sua giustificazione e il suo fine nella volontà di Dio. Elementi tra di loro contrastanti esistono e hanno un senso proprio perché sono inseriti in questo ordine divino. Allo stesso modo il poema di Dante si pone come un'imitazione del «libro di Dio», e può registrare ogni aspetto della realtà, dai più bassi e umili ai più elevati e sublimi.<ref>{{cita libro | autore1=Guido Baldi | autore2=Silvia Giusso | autore3=Mario Razetti | autore4=Giuseppe Zaccaria | titolo=Dante | opera=Moduli di letteratura | anno=2002 | editore=Paravia | città=Torino | pp=11-12 }}</ref>
L'inferno, dove si svolge il primo tratto del viaggio, è una voragine a forma di cono rovesciato, creatasi nel momento in cui Dio ha scagliato sulla terra l'angelo ribelle Lucifero. Per accedervi si deve passare attraverso una porta, che si trova nei pressi di Gerusalemme. Le pareti della voragine sono divise in nove cerchi concentrici, nei quali le anime dei dannati scontano la loro pena eterna a seconda delle colpe commesse in vita. Prima di iniziare il percorso, Dante cade nello sconforto e pensa che il viaggio che deve compiere sia contro le leggi divine. Viene però incoraggiato da Virgilio, che gli rivela come la sua missione in realtà sia voluta dallo stesso Dio.
 
Il confine dell'inferno è segnato dall'Acheronte, un fiume sotterraneo ripreso dalla mitologia greca. Al di qua del fiume, prima dell'inferno vero e proprio, Dante colloca le anime degli ignavi, cioè di coloro che non seppero scegliere né per il bene né per il male. Con essi ci sono anche gli angeli che, al momento della ribellione di Lucifero, non hanno preso parte né per Dio né per il diavolo. Oltre l'ArcheronteAcheronte, nel primo cerchio si trova il Limbo: qui vengono accolte le anime dei bambini morti prima di avere ricevuto il battesimo e quelle dei sapienti dell'antichità, vissuti prima della venuta di Cristo. Questi ultimi popolano un castello luminoso, che si stacca dall'oscurità che invece caratterizza il resto dell'inferno.
 
I dannati veri e propri sono divisi secondo uno schema ripreso da Aristotele e dalla sua dottrina sulle tre «male disposizioni» dell'animo: incontinenza, bestialità, malizia. Queste sono poste in progressione, dalla più lieve alla più grave. Bisogna però osservare che Dante utilizza questo schema con una certa libertà. Le prime variazioni riguardano l'aggiunta del Limbo per i non battezzati e dell'antinferno per gli ignavi, di cui si è detto. L'altra è l'inserimento degli eretici, che per ovvi motivi non erano previsti dal modello aristotelico.
Le anime dell'inferno sono infatti condannate a scontare una pena secondo la '''legge del contrappasso''' (dal latino ''contra patior'', cioè «soffro il contrario»). Questa può agire in quattro modi diversi:<ref>{{cita libro | autore=Dante Alighieri | titolo=La Divina Commedia | editore=Bulgarini | città=Firenze | anno=2001 | curatore1=Mario Zoli | curatore2=Gilda Sbrilli | p=26 }}</ref>
 
* il dannato può subire un'azione colelgatacollegata a quella che ha prodotto la colpa, oppure
* può essere costretto a fare ciò che non fece in vita e che quindi è stato causa della colpa, oppure
* può continuare a ripetere l'azione della propria colpa, oppure
=== Trama e struttura del ''Purgatorio'' ===
[[File:Pur 24.jpg|thumb|Dante e Virgilio si congedano dalle anime dei golosi (''Purgatorio'', Canto XXIV), illustrazione di Gustave Dorè]]
Il purgatorio è un monte altissimo che si trova agli antipodi di Gerusalemme, nel mezzo dell'oceano. Ha un forma tronco-conica e si è formato dalla terra che si è spostata nel momento in cui è nato l'inferno. Usciti all'aperto, Dante e Virgilio si ritrovano quindi sulla spiaggia ai piedi del monte. Nel purgatorio sono accolte le anime di chi necessita di una '''purificazione''' prima di poter raggiungere il paradiso. Queste vengono raccolte sulle rive del Tevere e portate al purgatorio da una navicella condotta da un angelo.
 
Alle pendici del monte è posto un antipurgatorio, in cui sostano le anime in attesa che inizi il cammino di purificazione. Vi si trovano gli scomunicati, i pigri a pentirsi, i morti di morte violenta, i principi negligenti. La purificazione avviene nel purgatorio, a cui si accede dopo aver superato una porta custodita da angeli. Il monte è diviso in sette cornici, che ne percorrono i fianchi e corrispondono ai sette vizi capitali. Anche in purgatorio, come all'inferno, vale la legge del contrappasso. Le colpe in questo caso sono classificate secondo la dottrina dantesca dell'Amore, che distingedistingue in:
 
* colpe «per malo obietto» (superbi, invidiosi, iracondi), cioè quando l'Amore è rivolto a un oggetto indegno, per esempio a se stessi;
Ognuna di queste cornici è custodita da angeli. Inoltre in ciascuna il penitente passa per tre fasi: gli vengono mostrati esempi di virtù, gli viene fatta vedere la pena e gli si danno alcuni esempi di castighi per la colpa.
 
Sulla sommità del monte si trova il giardino del '''paradiso terrestre'''. Concluso il percorso di espiazione, l'uomo torna alla sua purezza primigenia, precedente al peccato originale commesso da Adamo. Qui Dante ritrova Beatrice, che lo redarguisce e lo costringe a rivelare le proprie colpe. A questo punto la donna sostituisce Virgilio come guida del poeta. Dopo un bagno nel fiume Lete (per dimenticare le colpe) e uno nell'Eunoé (per ricordare il bene compiuto), Dante può salire nei cieli.
 
=== Trama e struttura del ''Paradiso'' ===
[[File:Paradiso Canto 31.jpg|thumb|Dante e Beatrice davanti alla Candida Rosa (''Paradiso'', Canto XIII), in un'illustrazione di Gustave Dorè]]
Nel paradiso si conclude il viaggio di Dante. Nel mondo della ''Commedia'', la terra ha forma sferica e occupa il centro del sistema. Sopra la sfera terrestre si trova la sfera del fuoco, che a sua volta è sovrastata da un sistema di nove sfere celesti. Ciascuna di esse è in movimento, è occupata da un pianeta o da una stellestella ed è abitata da una diversa schiera di angeli. Tutte queste sfere sono circondate dall'Empireo, che è la sede di Dio e che imprime il movimento a tutti gli altri cieli.
 
L'Empireo è anche la sede delle anime beate: è un cielo spirituale che si trova al di là di quelli fisici. Tuttavia le anime accettano di scendere in uno dei vari cieli per incontrare Dante. Ciascuna anima appare in quello che corrisponde alla sua virtù principale, secondo questo schema:
Nei primi tre si trovano le anime di quanti hanno praticato la virtù teologale della temperanza e che quindi hanno moderato le passioni. I cieli dal IV al VI ospitano le virtù della prudenza, della fortezza e della giustizia. Nel VII cielo ci sono infine gli spiriti che si sono dedicati alla vita contemplativa. È importante sottolineare che questa distinzione non comporta gradi diversi di beatitudine. Ogni anima occupa la posizione voluta per lei da Dio, e quindi ognuna di esse è appagata in quanto partecipa della volontà divina.
 
Nel cielo delle Stelle fisse Dante assiste al trionfo di Cristo e di Maria, celebrato da tutti i santi. Deve anche sostenere un esame teologico su fede, speranza e carità condotto dagli apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni. Nel cielo del Primo Mobile, il più veloce, Dante vede Dio rappresentato come un punto luminoso, circondato da nove cerchi di luce, che corrispondono alle nove schiere angeliche. Da qui il poeta passa all'Empireo, dove vede le anime come saranno dopo il giudizio universale. Vestite di bianco, siedono in un enorme anfiteatro, la «candida rosa», aal cui centro c'è un raggio della luce divina riflessa dal Primo Mobile. Un coro di angeli fa la spola da Dio ai gradini della candida rosa, distribuendo la grazia divina.
 
Beatrice torna quindi a occupare il suo posto ed è sostituita da san Bernardo, che prega la Vergine di intercedere per Dante presso Dio. Seguendo la luce divina, il poeta si fonde con Dio e arriva a comprendere i suoi misteri.
* '''allegoria dei teologi''', un evento storico e reale che serve per rivelare la verità.
 
Quest'ultimo era il modo con cui, nel Medioevo, si interpretavano le Sacre ScritturaScritture: esse narrano eventi reali che, nelle intenzioni di Dio, hanno lo scopo di rivelare la verità. Più nello specifico, venivano individuati quattro livelli o sensi:
 
* '''letterale''', cioè i fatti;
* '''anagogico''', cioè il fine superiore e divino verso cui tendere.
 
Lo stesso Dante precisa che, mentre quella del ''Convivio'' e un'allegoria «dei poeti», nella ''Commedia'' ricorre all'allegoria «dei teologi». Il poema, in altre parole, deve essere interpretato come la Sacra Scrittura: non è una finzione letteraria ma una realtà storica. Per comprendere questo passaggio bisogna tenere presente la '''concezione figurale''' che caratterizza tutto il pensiero cristiano medievale. Gli eventi storici erano considerati in stretta continuità con il piano divino: in questo disegno, ogni avvenimento acquisiva un senso se poteva essere visto come un'anticipazione di qualcosa che sarebbe successo dopo.
 
Applicando questa concezione alla ''Commedia'', i personaggi storici nella loro vita reale terrena erano la «figura» della loro vita dopo la morte. Se la vita terrena è qualcosa di transitorio e imperfetto, la vita nell'Oltretombaoltretomba è un perfezionamento di ciò che si era prima. Le anime dei personaggi storici incontrati da Dante mantengono il loro carattere anche nell'Aldilàaldilà, ma questo viene amplificato e vengono resi evidenti i lati fondamentali del loro modo di agire. Quest'ultimo aspetto viene sottolineato anche dal fatto che ciascuna anima è collocata per l'eternità in un ben determinato posto. In questo modo Dante porta, anche nell'Aldilàaldilà, le passioni che caratterizzano la concreta storicità terrena.<ref>{{cita libro | autore1=Guido Baldi | autore2=Silvia Giusso | autore3=Mario Razetti | autore4=Giuseppe Zaccaria | titolo=Dante | opera=Moduli di letteratura | anno=2002 | editore=Paravia | città=Torino | pp=12-13 }}</ref>
 
=== Tecniche narrative ===
[[File:Gustave Dore Inferno2.jpg|thumb|Virgilio affronta i diavoli nella quinta bolgia dell'ottavo cerchio (''Inferno'', Canto XXI), illustrazione di Gustave Dorè]]
La ''Commedia'' è un'opera narrativa, raccontata in prima persona da Dante (è quindi un '''racconto autodiegetico'''). Del poema Dante è allo stesso tempo autore (''auctor'') e protagonista dell'azione (''agens''), ed è investito della missione di ammonire i suoi contemporanei riferendo ciò che solo lui, consapevole di questo suo compito, ha avuto il privilegio di vedere.
 
È importante sottolineare che il Dante ''auctor'' non corrisponde con il Dante ''agens''. La narrazione avviene infatti a distanza di tempo dagli avvenimenti, quando l'esperienza è ormai conclusa, e quindi l<nowiki>'</nowiki>''auctor'' ha una conoscenza superiore rispetto all<nowiki>'</nowiki>''agens'', che invece vive la vicenda nel momento in cui è raccontata. Di conseguenza, il Dante ''auctor'' interviene commentando o spiegando gli eventi, facendo anticipazioni e rivolgendosi direttamente al lettore. Talvolta però la focalizzazione si sposta sul personaggio. In questo caso c'è una restrizione del punto di vista: l<nowiki>'</nowiki>''agens'' non sa in anticipo che cosa gli sta per succedere e in certi casi fatica persino a capire gli eventi a cui assiste. Questo produce un effetto di sospensione, che rende la narrazione più dinamica. Il lettore viene così spostato all'interno della narrazione, facendo vivere il sentimento di ricerca che caratterizza il pellegrinaggio di Dante.
 
Dante però utilizza anche altri espedienti narrativi. Uno di questi è l'adozione di una descrizione dinamica: un quadro o un paesaggio vengono rappresentati fornendo singoli dettagli via via che la narrazione procede. Sono poi presenti narrazioni di secondo grado, con personaggi che, interrogati da Dante o da Virgilio, narrano in prima persona la loro storia. È questo per esempio il caso Ulisse, di Ugolino o di Francesca da Rimini. La realtà vissuta viene quindi narrata, oltre che attraverso molteplici generi, anche attraverso molteplici punti di vista. Tutte queste narrazioni, inoltre, utilizzano la tecnica dello scorcio e dell'ellissi: i personaggi non raccontano per esteso la loro storia, dall'inizio alla fine, ma solo la parte centrale. Questa è una caratteristica del racconto di Dantedantesco, che condensa la narrazione in poche battute e in alcuni dettagli significativi, ottenendo risultati di grande intensità.<ref>{{cita libro | autore1=Guido Baldi | autore2=Silvia Giusso | autore3=Mario Razetti | autore4=Giuseppe Zaccaria | titolo=Dante | opera=Moduli di letteratura | anno=2002 | editore=Paravia | città=Torino | pp=15-17 }}</ref>
 
=== Spazio e tempo nella ''Commedia'' ===
Spazio e tempo hanno un particolare significato nella ''Commedia'': corrispondono a elementi reali, ma allo stesso tempo assumono un valore simbolico strettamente collegato all'eccezionale esperienza del poeta. I tre spazi dell'Aldilàaldilà corrispondono ad altrettante fasi dell'itinerario di Dante verso Dio. La «selva oscura» in cui si trova Dante all'inizio dell<nowiki>'</nowiki>''Inferno'' segna un momento di smarrimento, mentre il colle illuminato dal sole è una speranza di redenzione. Anche i diversi ambienti dell'inferno trovano corrispondenza con i peccati commessi dai dannati. Allo stesso modo anche, la montagna del purgatorio è un'immagine della vita umana, di chi diventa consapevole delle proprie colpe e inizia un percorso di penitenza. Il paradiso, infine, è un luogo non fisico e rappresenta la condizione dell'anima che, trasfigurata, arriva alla visione di Dio.
 
Come lo spazio, anche il tempo ha una particolare importanza nella struttura della ''Commedia''. Inferno e paradiso sono inseriti in una dimensione di eternità: i dannati e i beati rimarranno in questa condizione per sempre. Il purgatorio invece, trovandosi su un'isola in mezzo all'oceano, è inserito nel tempo. Anche qui è però sottesa una motivazione teologica: le anime dei penitenti si trovano in una condizione transitoria, che deve essere superata per potere alla fine a raggiungere il paradiso.
Dante tuttavia fornisce indicazioni cronologiche molto precise, che conferiscono alla narrazione un valore di realtà. Il tempo del poema è un tempo soggettivo, quello del pellegrino che compie un viaggio alla ricerca di Dio. Tutta la storia si svolge nell'anno 1300, durante il primo Giubileo. Secondo le ipotesi degli interpreti, il viaggio inizia l'8 aprile, venerdì santo. La sera del 9 aprile, sabato santo, Dante lascia l'inferno e, all'alba di Pasqua inizia il suo cammino in purgatorio, che termina a mezzogiorno del mercoledì successivo. L'esperienza del paradiso si conclude infine in un unico giorno, giovedì 14 aprile.
 
Bisogna osservare che le indicazioni cronologiche non creano un contrasto con la dimensione dell'eternità che caratterizza l'oltretomba. Per i medievali, infatti, la realtà è qualcosa di provvisorio, che trova compimento nell'eternità. La storia, intesa come ciò che è temporaneo, rivela il suo vero valore solo dalla prospettiva di ciò che è eterno.<ref>{{cita libro | autore=Dante Alighieri | titolo=La Divina Commedia | editore=Bulgarini | città=Firenze | anno=2001 | curatore1=Mario Zoli | curatore2=Gilda Sbrilli | pp=24-25 }}</ref>
 
=== Il plurilinguismo ===
Secondo la teoria medievale degli stili, dal poeta enunciata nel ''De vulgari eloquentia'', in tutta la ''Commedia'' il lessico, lo stile e il registro usati non sono uniformi, ma adattati a ogni situazione, scegliendo per ognuna il più consono; questo procedimento prende il nome di plurilinguismo.
 
Alla pluralità dei generi e dei punti di vista corrisponde anche una pluralità linguistica. In particolare, la lingua e lo stile si innalzano mano a mano che Dante viaggia dall'inferno al paradiso. Nella prima cantica abbondano i termini bassi e popolari, mentre nel ''Purgatorio'' vengono preferite parole più auliche e letterarie. Nel ''Paradiso'', infine, il lessico si innalza ulteriormente, e vengono utilizzati anche latinismi e neologismi.