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Nel 1994 l'opera ''Geo-filosofia dell'Europa'' di Massimo Cacciari ne sviluppa il tema, introducendone le potenziali letture ed ermeneutiche in Italia. In questa opera, Cacciari individua la nascita dell'idea di "Occidente" nella contrapposizione politico-geografica tra il mondo greco e quello persiano. Contrapposizione che conduce i Greci a "definirsi", a individuare il proprio dèmone-carattere:
 
{{q|[...] si afferma la consapevolezza che, per poter condurre vittoriosamente a termine questo tremendo ''ágon'', è necessario assumere un compito ancor più arduo che l'officio della guerra, del pólemos, anzi un compito ''impossibile'': conoscere se stessi.|Massimo Cacciari, ''Geo-filosofia dell'Europa''. Milano, Adelphi, 1994, p. 16}}
 
Da questi temi, la geografia diviene un contesto impreteribile per una filosofia che ritiene doveroso portare il territorio e la terra al pensiero, in analogo modo con cui altre discipline, come la "geopolitica" o la "geoeconomia", hanno inteso ripensare l'orizzonte della terra alla luce dell'affermazione planetaria della tecnoscienza<ref>Bonesio, p. 4637</ref>.
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