Differenze tra le versioni di "La dimensione artistica e cosmologica della Mishneh Torah/A immagine di Dio"

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Le differenti enfasi di "Leggi dei Fondamenti della Torah", 5:11, e "Leggi delle Qualità Etiche", 5:13, l'una che presenta lo studioso come modello e l'altra che lo presenta più dal punto di vista delle sue qualità interiori, si rivelano riflettere la differenza generica di approccio tra le due sezioni. In "Leggi dei Fondamenti della Torah" ci spostiamo dal divino e assoluto all'umano e contingente, mentre in "Leggi delle Qualità Etiche" il movimento tende ad essere l'opposto. Il contrasto potrebbe essere riassunto come discesa contro ascesa, come essere contro divenire, e come unità contro molteplicità.
 
Pertanto troviamo che, in "Leggi dei Fondamenti della Torah", l'uomo è fatto ad immagine di Dio — e questo è un dato di fatto — mentre in "Leggi delle Qualità Etiche", l'uomo è comandato di divenire come Dio — e questo è un processo. L'uomo è fatto ad immagine di Dio rispetto al possesso di un intelletto: "Il principio vitale di tutta la carne è la forma che Dio le ha dato. L'intelligenza superiore dell'anima umana è la forma specifica dell'essere umano mentalmente normale. A tale forma, la Torah si riferisce nel testo «Facciamo l'uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza»."<ref>"Leggi dei Fondamenti della Torah", 4:8.</ref> Siamo ancora ben lungi dal decifrare esattamente cosa ciò significhi, ma possiamo dire che il modo in cui gli argomenti vengono presentati (e considerando la forma letteraria, la presentazione vuol dir tutto), l'intelletto umano è una forma che discende da Dio,<ref>Il reale dispensatore della forma nel sistema maimonideo è l'intelletto agente (cfr. ''supra'', [[La dimensione artistica e cosmologica della Mishneh Torah/Introduzione#cite note-12|Introduzione, note 12 & 13]]), ma a questo punto il meccanismo preciso non è importante.</ref> mentre diventare come Dio è un'ascesa dalla materia.<ref>In "Leggi dei Fondamenti della Torah" il pensiero viene prima dell'azione (come succede in "Leggi dello Studio della Torah": "poiché lo studio porta all'osservanza [dei comandamenti]. Pertanto lo studio ha precedenza sull'osservanza ovunque" ("Leggi dello Studio della Torah", 3:3)). Quanta azione ci sia, nella forma di accettare il martirio, è in primo luogo veramente più passiva che attiva, e in secondo, deriva ed è espressa dal pensiero piuttosto che coinvolgere la materia, essendo testimoni della fede in un unico Dio. In "Leggi delle Qualità Etiche", l'azione a volte precede il pensiero, poiché se la personalità perde equilibrio, nessun tipoitipo di pensiero curerà il difetto ma solo un'azione ripetuta in opposizione all'estremo verso cui la persona ha deviato — cfr. "Leggi delle Qualità Etiche", 2:2. Questo tipo di azione non è espressivo di un'idea; piuttosto, modella la "materia" delle emozioni e desideri di un essere umano per renderlo ricettivo alla forma dell'intelletto. Da notare che una persona degenerata potrebbe essere incapace di autogovernarsi e necessiterebbe di consultare un saggio, dato che il suo pensiero sarebbe diventato inoperante — cfr. "Leggi delle Qualità Etiche", 2:1. Tale persona è stata intrappolata dalla propria natura materiale, ed è quindi diventata più come materia sublunare, che si distingue dalla materia celestiale per la sua mancanza di coscienza — cfr. "Leggi dello Studio della Torah", 3:11.</ref>
 
Perciò lo studioso di "Leggi dei Fondamenti della Torah" è raffigurato oggettivamente. Arriva in scena a pieno titolo e nella sua perfezione rappresenta Dio in questo mondo, poiché tutti "desiderano emulare le sue azioni", proprio come, in "Leggi delle Qualità Etiche", tutti dovrebbero emulare le azioni di Dio.
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