Differenze tra le versioni di "Storia della letteratura italiana/Vittorio Alfieri"

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== La vita ==
[[File:VAlfieriFabre.jpg|thumb|left|Vittorio Alfieri ritratto da Francois-Xavier Fabre (1794)]]
Vittorio Amedeo Alfieri nacque il 16 gennaio 1749 dal conte di Cortemilia Antonio Amedeo Alfieri e dalla savoiarda Monica Maillard de Tournon.<ref>V. Alfieri, Vita, Epoca I</ref> Il padre morì di polmonite nel primo anno di vita di Vittorio e la madre si risposò in terze nozze nel 1750 con il cavaliere Magliano, un parente del defunto marito.<ref name="Bonghi">[http://www.classicitaliani.it/alfieri/critica/bonghi_bioalfieri.htm Giuseppe Bonghi, ''Biografia di Vittorio Alfieri'']</ref> Visse fino all'età di nove anni e mezzo ad Asti a Palazzo Alfieri, affidato ad un precettore, senza alcuna compagnia.
 
Tra il 1799 e il 1801 le vittorie francesi sul suolo d'Italia costrinsero l'Alfieri a fuggire da Firenze per rifugiarsi in una villa presso Montughi. Tra il 1801 e il 1802, compose sei commedie: ''L'uno'', ''I pochi'' e ''I troppi'', tre testi sulla visione satirica dei governi dell'epoca; ''Tre veleni rimesta, avrai l'antidoto'', sulla soluzione ai mali politici (quasi un testamento politico, in cui Alfieri, "repubblicano", pare accettare una monarchia parlamentare in stile inglese), ''La finestrina'', ispirata ad Aristofane e ''Il divorzio'', in cui condanna i matrimoni nobiliari d'interesse, il cicisbeismo e tutti i cattivi costumi dell'Italia dei suoi tempi. Tra le originali iniziative di Alfieri nell'ultimo periodo, il progetto di una collana letteraria denominata "l'ordine di Omero", del quale si autonomina simbolicamente "cavaliere". Vittorio Alfieri si spense a Firenze l'8 ottobre 1803 all'età di 54 anni.
 
== OpereIl teatro ==
=== Le tragedie ===
Terminata l'Accademia militare a Torino, e dopo un lungo giovanile vagabondare in vari stati dell'Europa, nel 1775 (l'anno della ''conversione'') rientra nel capoluogo piemontese e si dedica allo studio della letteratura, rinnegando in tal modo - secondo le sue stesse parole - anni di ''viaggi e dissolutezze''; completa così la sua prima tragedia, ''Antonio e Cleopatra'', che registra un grande successo; seguiranno poi ''[[s:Antigone (Alfieri)|Antigone]]'', ''[[s:Filippo|Filippo]]'', ''[[s:Oreste (Alfieri)|Oreste]]'', ''[[s:Saul|Saul]]'', ''Maria Stuarda'', ''[[s:Mirra|Mirra]]''.
Alfieri volle coniugare il melodramma, molto in auge in quel periodo, con i temi più ostici della tragedia. Nacque così l'''Abele'' (1786), un'opera che egli stesso definì ''tramelogedia''.
 
=== Le commedie ===
Alfieri scrisse sei commedie: ''L'uno'', ''I pochi'', ''I troppi'', ''L'antidoto'', ''La finestrina'', ''Il divorzio''. Le prime quattro costituiscono una specie di tetralogia politica, ''La finestrina'' è un'opera a carattere etico universale, ''Il divorzio'' tratta dei costumi italiani contemporanei. Furono scritte nell'ultima parte della vita dell'Alfieri, intorno al 1800, anche se l'idea di produrre commedie fu concepita alcuni anni prima. Lo stesso Alfieri racconta nella ''Vita'' di essersi ispirato a Terenzio per creare un proprio stile di autore comico:
 
{{quote|Pigliai anche a tradurre il Terenzio da capo; aggiuntovi lo scopo di tentare su quel purissimo modello di crearmi un verso comico, per poi scrivere (come da gran tempo disegnava) delle commedie di mio; e comparire anche in quelle con uno stile originale e ben mio, come mi pareva di aver fatto nelle tragedie.|da ''Vita'' di V. Alfieri, ''Epoca quarta'', ''1790'', ''capitolo XX''}}
 
I giudizi sulle commedie dell'Alfieri sono in genere assai negativi. Uno studio su queste composizioni è quello di Francesco Novati,<ref>Francesco Novati, ''L'Alfieri poeta comico'', in ''[http://www.archive.org/details/studicriticielet00novauoft Studi critici e letterari]'', Ermanno Loescher, Torino, 1889</ref> il quale, pur considerandole «un importante documento, una pagina notevolissima della storia della letteratura», principalmente perché le ritiene «un tentativo originale, nuovo, ardito», le definisce nel complesso «opere imperfette, in parte rifatte, emendate, limate» e ne elenca numerosi difetti: la lingua in cui sono scritte «è un faticoso miscuglio di vocaboli e modi famigliari, popolari talvolta, anzi prettamente fiorentini, e di forme auliche, lontanissime dall'uso comune», e il dialogo che ne consegue «manca di vivacità, scioltezza e spontaneità»; il verso «è riuscito duro, stentato, fiacco, cadente, senza suono, senza carattere»; in generale sono «ideate e condotte secondo teoriche sull'indole e sullo scopo del teatro comico che non si possono approvare».
 
Lo stesso Novati riporta altri giudizi ancora più severi, come quello di Vincenzo Monti, che giudicava «insopportabili» tutte le opere postume di Alfieri, o di Ugo Foscolo, che disse le commedie «modelli di stravaganza». In un altro studio sulle commedie di Alfieri<ref>Ignazio Ciampi, ''Vittorio Alfieri autore comico'', in ''[http://www.archive.org/details/lacommediaitalia00ciam La commedia italiana: studi storici, estetici e biografici]'', Roma, Galeati, 1880</ref>, Ignazio Ciampi sostiene che l'autore «dimostra non aver troppo ben pensato sullo scopo e sulla utilità della commedia quando insegna un po' troppo assolutamente che in questa non si debbono dipingere i costumi del tempo in cui si scrive, ma l'uomo in generale», individuando tuttavia in queste opere alcuni «pregi d'invenzione e di esecuzione».
 
== Scritti politici ==
=== Le prose politiche ===
L'odio per la tirannia e l'amore viscerale per la libertà, vennero sviluppati in:
In una lettera all'abate di Caluso del 1802, Alfieri ribadisce privatamente le sue tesi giovanili (che quasi rinnegava invece pubblicamente, nel ''Misogallo'' e nelle ''Satire'')<ref>M. Rapisardi, ''ibidem''</ref>: "Il motore di codesti libri fu l'impeto di gioventù, l'odio dell'oppressione, l'amore del vero o di quello che io credeva tale. Lo scopo fu la gloria di dire il vero, di dirlo con forza e novità, di dirlo credendo giovare.(...) Il raziocinio di codesti libri mi pare incatenato e dedotto, e quanto più v'ho pensato dopo, tanto più sempre mi è sembrato verace e fondato; e interrogato su tali punti tornerei sempre a dire lo stesso, ovvero tacerei.(...) In due parole, io ''approvo solennemente tutto quanto quasi è in quei libri''; ma condanno senza misericordia chi li ha fatti e i libri medesimi, perché non c'era bisogno che ci fossero, e il danno può essere maggiore assai dell'utile".<ref>Lettera all'abate di Caluso del gennaio 1802</ref>
 
== Poesia ==
=== Le satire ===
Pensate fin dal 1777 e riprese più volte nell'arco della sua vita, sono componimenti sui "mali" che afflissero l'epoca del poeta. Sono diciassette:
* ''Le imposture'', sulle società segrete, in particolare i suoi ex confratelli della Massoneria, e sulle "fasulle" filosofie nate nel XVIII secolo, in particolare quella illuministica, adulatrice della rivoluzione francese.
* ''Le donne'', in cui l'Alfieri considera il "gentil sesso" sostanzialmente migliore degli uomini, ma imitatore dei loro difetti.
 
=== Le commedie ===
Alfieri scrisse sei commedie: ''L'uno'', ''I pochi'', ''I troppi'', ''L'antidoto'', ''La finestrina'', ''Il divorzio''. Le prime quattro costituiscono una specie di tetralogia politica, ''La finestrina'' è un'opera a carattere etico universale, ''Il divorzio'' tratta dei costumi italiani contemporanei. Furono scritte nell'ultima parte della vita dell'Alfieri, intorno al 1800, anche se l'idea di produrre commedie fu concepita alcuni anni prima. Lo stesso Alfieri racconta nella ''Vita'' di essersi ispirato a Terenzio per creare un proprio stile di autore comico:
 
{{quote|Pigliai anche a tradurre il Terenzio da capo; aggiuntovi lo scopo di tentare su quel purissimo modello di crearmi un verso comico, per poi scrivere (come da gran tempo disegnava) delle commedie di mio; e comparire anche in quelle con uno stile originale e ben mio, come mi pareva di aver fatto nelle tragedie.|da ''Vita'' di V. Alfieri, ''Epoca quarta'', ''1790'', ''capitolo XX''}}
 
I giudizi sulle commedie dell'Alfieri sono in genere assai negativi. Uno studio su queste composizioni è quello di Francesco Novati,<ref>Francesco Novati, ''L'Alfieri poeta comico'', in ''[http://www.archive.org/details/studicriticielet00novauoft Studi critici e letterari]'', Ermanno Loescher, Torino, 1889</ref> il quale, pur considerandole «un importante documento, una pagina notevolissima della storia della letteratura», principalmente perché le ritiene «un tentativo originale, nuovo, ardito», le definisce nel complesso «opere imperfette, in parte rifatte, emendate, limate» e ne elenca numerosi difetti: la lingua in cui sono scritte «è un faticoso miscuglio di vocaboli e modi famigliari, popolari talvolta, anzi prettamente fiorentini, e di forme auliche, lontanissime dall'uso comune», e il dialogo che ne consegue «manca di vivacità, scioltezza e spontaneità»; il verso «è riuscito duro, stentato, fiacco, cadente, senza suono, senza carattere»; in generale sono «ideate e condotte secondo teoriche sull'indole e sullo scopo del teatro comico che non si possono approvare».
 
Lo stesso Novati riporta altri giudizi ancora più severi, come quello di Vincenzo Monti, che giudicava «insopportabili» tutte le opere postume di Alfieri, o di Ugo Foscolo, che disse le commedie «modelli di stravaganza». In un altro studio sulle commedie di Alfieri<ref>Ignazio Ciampi, ''Vittorio Alfieri autore comico'', in ''[http://www.archive.org/details/lacommediaitalia00ciam La commedia italiana: studi storici, estetici e biografici]'', Roma, Galeati, 1880</ref>, Ignazio Ciampi sostiene che l'autore «dimostra non aver troppo ben pensato sullo scopo e sulla utilità della commedia quando insegna un po' troppo assolutamente che in questa non si debbono dipingere i costumi del tempo in cui si scrive, ma l'uomo in generale», individuando tuttavia in queste opere alcuni «pregi d'invenzione e di esecuzione».
 
=== Vita scritta da esso ===
Alfieri cominciò a scrivere la propria biografia (la "Vita scritta da esso" ) dopo la pubblicazione delle sue tragedie. La prima parte fu scritta tra il 3 aprile ed il 27 maggio 1790 e giunge fino a quell'anno, la seconda fu scritta tra il 4 maggio ed il 14 maggio 1803 (anno della sua morte).<ref name="ReferenceC">Autori Vari, I classici del pensiero italiano, biblioteca Treccani 2006 Trebaseleghe (Padova)</ref>
 
''La vita'' è universalmente considerata un capolavoro letterario, se non il più importante, sicuramente il più conosciuto, infatti, secondo M. Fubini, l'Alfieri fu per molto tempo l'autore della "Vita", che ancora inedita, madame de Staël leggeva rapita in casa della contessa d'Albany e ne scriveva entusiasta al Monti.<ref name="ReferenceC"/>
Non a caso l'opera all'inizio del XIX secolo venne tradotta in francese (1809), inglese (1810) tedesco (1812), e parzialmente in svedese (1820).
 
In quest'opera analizza la sua vita come per analizzare la vita dell'uomo in generale, si prende come esempio. A differenza di altre autobiografie (come ad esempio le ''Mémoires'' di Goldoni) Alfieri risulta ''molto autocritico''. In maniera cruda e razionale, egli non si risparmia neppure quando deve accusare il suo modo di fare, il suo carattere eccentrico e soprattutto il suo passato; tuttavia, Alfieri non ha né rimorsi né rimpianti per quest'ultimo.<ref name="ReferenceC"/>
 
=== Rime ===
Compare poi nelle Rime la tematica pessimistica che costituisce il limite della tensione eroica di Alfieri. Sempre presenti sono in lui "Ira" e "Malinconia", da una parte il generoso sdegno di un'anima superiore verso una realtà vile, dall'altra un senso di disillusione e di vuoto, di noia, di vanità. La morte diventa dunque un tema ricorrente e viene vista dal poeta come l'unica possibilità di liberazione e anche come l'ultima prova davanti alla quale bisogna confermare la saldezza magnanima dell'io. Questo pessimismo porta quindi all'amore per i paesaggi aspri, selvaggi, tempestosi e orridi, ma anche deserti e silenziosi: l'io del poeta vuole infatti intorno una natura simile a sé, una proiezione del proprio animo e questo è un motivo già tipicamente romantico.<ref name="ReferenceB"/>
 
=== TraduzioniVita scritta da esso ===
[[File:Ritratto di Alfieri François-Xavier Fabre.jpg|thumb|Vittorio Alfieri in un altro ritratto di François Xavier Pascal Fabre]]
Alfieri dedicò molto tempo allo studio dei classici latini e greci. Questo portò ad alcune traduzioni pubblicate postume, come la ''Congiura di Catilina'' e ''La Guerra di Giugurta'' di Sallustio, l'''Eneide'' di Virgilio, ''I Persiani'' di Eschilo, il ''Filottete'' di Sofocle, l'''Alcesti'' di Euripide, ''Le Rane'' di Aristofane.
Alfieri cominciò a scrivere la propria biografia (la "Vita scritta da esso" ) dopo la pubblicazione delle sue tragedie. La prima parte fu scritta tra il 3 aprile ed il 27 maggio 1790 e giunge fino a quell'anno, la seconda fu scritta tra il 4 maggio ed il 14 maggio 1803 (anno della sua morte).<ref name="ReferenceC">Autori Vari, I classici del pensiero italiano, biblioteca Treccani 2006 Trebaseleghe (Padova)</ref>
 
''La vita'' è universalmente considerata un capolavoro letterario, se non il più importante, sicuramente il più conosciuto, infatti, secondo M. Fubini, l'Alfieri fu per molto tempo l'autore della "Vita", che ancora inedita, madame de Staël leggeva rapita in casa della contessa d'Albany e ne scriveva entusiasta al Monti.<ref name="ReferenceC"/>
Non a caso l'opera all'inizio del XIX secolo venne tradotta in francese (1809), inglese (1810) tedesco (1812), e parzialmente in svedese (1820).
 
In quest'opera analizza la sua vita come per analizzare la vita dell'uomo in generale, si prende come esempio. A differenza di altre autobiografie (come ad esempio le ''Mémoires'' di Goldoni) Alfieri risulta ''molto autocritico''. In maniera cruda e razionale, egli non si risparmia neppure quando deve accusare il suo modo di fare, il suo carattere eccentrico e soprattutto il suo passato; tuttavia, Alfieri non ha né rimorsi né rimpianti per quest'ultimo.<ref name="ReferenceC"/>
 
== Traduzioni ==
Alfieri dedicò molto tempo allo studio dei classici latini e greci. Questo portò ad alcune traduzioni pubblicate postume, come la ''Congiura di Catilina'' e ''La Guerra di Giugurta'' di Sallustio, l<nowiki>'</nowiki>''Eneide'' di Virgilio, ''I Persiani'' di Eschilo, il ''Filottete'' di Sofocle, l<nowiki>'</nowiki>''Alcesti'' di Euripide, ''Le Rane'' di Aristofane.
 
== Note ==
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== Altri progetti ==
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[[Categoria:Storia della letteratura italiana|Alfieri]]