Differenze tra le versioni di "Storia della letteratura italiana/Vittorio Alfieri"

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Nell'aprile dell'anno seguente si recò a Pisa e Firenze per il primo dei suoi "viaggi letterari", dove iniziò la stesura dell<nowiki>'</nowiki>''Antigone'' e del ''Don Garzia''. Tornò in Toscana nel 1777, in particolare a Siena, dove conobbe quello che sarebbe diventato uno dei suoi più grandi amici, il mercante Francesco Gori Gandellini. Questi influenzò notevolmente le sue scelte letterarie, convincendolo ad accostarsi alle opere di [[../Niccolò Machiavelli|Niccolò Machiavelli]]. Da queste nuove ispirazioni nacquero ''La congiura de' Pazzi'', il trattato ''Della Tirannide'', l<nowiki>'</nowiki>''Agamennone'', l<nowiki>'</nowiki>''Oreste'' e la ''Virginia''.<ref name="VitaIII" /> Per dedicarsi solo ed esclusivamente alla letteratura per lungo tempo, arrivò a farsi legare alla sedia da Elia, in un famosissimo episodio.<ref>Lucio D'Ambra, ''Vittorio Alfieri. Il trageda legato alla sedia'', 1938</ref>
 
Nell'ottobre del 1777 Alfieri conobbe Luisa di Stolberg-Gedern, contessa d'Albany, moglie di Carlo Edoardo Stuart, pretendente al trono d'Inghilterra. Nello stesso periodo si dedicò alle opere di Virgilio e terminò il trattato ''Del Principe e delle lettere'' e il poema in ottave ''L'Etruria vendicata''.<ref name="ReferenceA">V. Alfieri, ''Vita'', ''Epoca quarta, capitolo V e seguenti''</ref> Lo Stuart però non si limitò a far scoppiare uno scandalo o sfidare il poeta a duello. Il 30 novembre, l'alcolizzato Carlo Edoardo aggredisce fisicamente la moglie, tentando di ucciderla.<ref name="Bonghi" />
 
Dopo qualche tempo Alfieri, che nel frattempo aveva donato, con il famoso atto definito da lui come "disvassallarsi" dalla monarchia assoluta dei Savoia, tutti i beni e le proprietà feudali alla sorella Giulia riservandosi un vitalizio e una parte del capitale, oltre che rinunciato alla cittadinanza del Regno (divenendo apolide), raggiunse a Roma la contessa e si recò poi a Napoli, dove terminò la stesura dell<nowiki>'</nowiki>''Ottavia'' ed entrò nella loggia massonica della "Vittoria".<ref>V. Alfieri, ''Vita'', ''Epoca quarta, capitolo V e seguenti''<name="ReferenceA"/ref> Tornò quindi a Roma, stabilendosi a Villa Strozzi presso le Terme di Diocleziano, con la contessa d'Albany.
 
Nel 1783 Alfieri fu accolto all'Accademia dell'Arcadia col nome di ''Filacrio Eratrastico''. Nello stesso anno terminò anche l<nowiki>'</nowiki>''Abele''. Nell'aprile del 1784, la contessa d'Albany, per intercessione di Gustavo III di Svezia, ottenne la separazione legale dal marito e il permesso di lasciare Roma e si ricongiunse all'Alfieri ad agosto, nel castello di Martinsbourg a Colmar. Qui Alfieri scrisse l<nowiki>'</nowiki>''Agide'', la ''Sofonisba'' e la ''Mirra''.<ref name="Bonghi" /> Costretti ad abbandonare l'Alsazia alla fine dell'anno, per l'obbligo della contessa di risiedere negli stati pontifici, Alfieri si sistemò a Pisa e la Stolberg a Bologna.<ref>''Vita'', epoca IV</ref>
 
Nel 1785 portò a termine le tragedie ''Bruto primo'' e ''Bruto secondo''. Nel dicembre del 1786, l'Alfieri e la Stolberg (che sarebbe divenuta vedova due anni dopo) si trasferirono a Parigi. Nel 1789, Alfieri e la sua compagna furono testimoni della rivoluzione francese. Gli avvenimenti in un primo tempo fecero comporre al poeta l'ode ''A Parigi sbastigliato'', che poi però rinnegò: l'entusiasmo si trasformò in odio verso la rivoluzione, esplicitato nelle rime del ''Misogallo''.<ref name="Bonghi" /> Nel 1792 l'arresto di Luigi XVI e le stragi del 10 agosto convinsero la coppia a lasciare definitivamente la città per tornare, passando attraverso Belgio, Germania e Svizzera, in Toscana. Tra il 1792 e il 1796 Alfieri, a Firenze, si immerse totalmente nello studio dei classici greci traducendo Euripide, Sofocle, Eschilo, Aristofane. Proprio da queste ispirazioni nel 1798 nacque l'ultima tragedia alfieriana: l<nowiki>'</nowiki>''Alceste seconda''.
 
Tra il 1799 e il 1801 le vittorie francesi sul suolo d'Italia costrinsero l'Alfieri a fuggire da Firenze per rifugiarsi in una villa presso Montughi. Tra il 1801 e il 1802, compose sei commedie: ''L'uno'', ''I pochi'' e ''I troppi'', tre testi sulla visione satirica dei governi dell'epoca; ''Tre veleni rimesta, avrai l'antidoto'', sulla soluzione ai mali politici (quasi un testamento politico, in cui Alfieri, "repubblicano", pare accettare una monarchia parlamentare in stile inglese), ''La finestrina'', ispirata ad Aristofane e ''Il divorzio'', in cui condanna i matrimoni nobiliari d'interesse, il cicisbeismo e tutti i cattivi costumi dell'Italia dei suoi tempi. Tra le originali iniziative di Alfieri nell'ultimo periodo, il progetto di una collana letteraria denominata "l'ordine di Omero", del quale si autonomina simbolicamente "cavaliere". Vittorio Alfieri si spense a Firenze l'8 ottobre 1803 all'età di 54 anni.
Le sue tragedie furono in gran parte rappresentate quando il poeta era ancora in vita ed ebbero un notevole successo nel periodo giacobino. Le tragedie più rappresentate nel triennio giacobino italiano (1796-99) furono la ''Virginia'' ed i due ''Bruti''. A Milano al Teatro Patriottico nel 1796, il 22 settembre dello stesso anno, Napoleone presenziò ad una replica della ''Virginia''.<ref>''Il Risorgimento nell'Astigiano nel Monferrato e nelle Lange'', (a cura di Silvano Montaldo), Carla Forno, ''Il mito risorgimentale di Alfieri'', Asti Fondazione Cassa di Risparmio di Asti, 2010, pag. 186</ref>
 
Il ''[[s:Bruto Primo|Bruto primo]]'' fu replicato anche alla Scala e a Venezia, mentre a Bologna vennero rappresentate tra il 1796 e il 1798 ben quattro tragedie (''[[s:Bruto Secondo|Bruto secondo]]'', ''Saul'', ''Virginia'', ''Antigone'').
 
Negli anni successivi, molti attori ottocenteschi si specializzarono nelle opere alfieriane: da Antonio Morrocchesi al teatro Carignano di Torino, a Paolo Belli Blanes a Firenze o a Milano. Le tragedie sono ventidue, compresa la ''Cleopatra'' (o Antonio e Cleopatra) poi in seguito da lui ripudiata. L'Alfieri le scrive in endecasillabi sciolti, seguendo il concetto di unità aristotelica. La stesura del testo prevedeva tra fasi: ideare (trovare il soggetto, inventare trame e battute, caratterizzare i personaggi), stendere (fissare il testo in prosa, nelle varie scene e atti), verseggiare (trasporre tutto in endecasillabi sciolti).<ref name="ReferenceB">Sambugar, Salà, ''Letteratura modulare'', vol 1, introduzione alla ''Vita scritta da esso'' di V. Alfieri</ref>
 
=== Tramelogedia ===
 
=== Vita scritta da esso ===
Alfieri cominciò a scrivere la propria biografia (la "Vita scritta da esso" ) dopo la pubblicazione delle sue tragedie. La prima parte fu scritta tra il 3 aprile ed il 27 maggio 1790 e giunge fino a quell'anno, la seconda fu scritta tra il 4 maggio ed il 14 maggio 1803 (anno della sua morte).<ref name="ReferenceC">Autori Vari, I classici del pensiero italiano, biblioteca Treccani 2006 Trebaseleghe (Padova)</ref>
 
''La vita'' è universalmente considerata un capolavoro letterario, se non il più importante, sicuramente il più conosciuto, infatti, secondo M. Fubini, l'Alfieri fu per molto tempo l'autore della "Vita", che ancora inedita, madame de Staël leggeva rapita in casa della contessa d'Albany e ne scriveva entusiasta al Monti.<ref>Autori Vari, I classici del pensiero italiano, biblioteca Treccani 2006 Trebaseleghe (Padova)<name="ReferenceC"/ref>
Non a caso l'opera all'inizio del XIX secolo venne tradotta in francese (1809), inglese (1810) tedesco (1812), e parzialmente in svedese (1820).
 
In quest'opera analizza la sua vita come per analizzare la vita dell'uomo in generale, si prende come esempio. A differenza di altre autobiografie (come ad esempio le ''Mémoires'' di Goldoni) Alfieri risulta ''molto autocritico''. In maniera cruda e razionale, egli non si risparmia neppure quando deve accusare il suo modo di fare, il suo carattere eccentrico e soprattutto il suo passato; tuttavia, Alfieri non ha né rimorsi né rimpianti per quest'ultimo.<ref>Autori Vari, I classici del pensiero italiano, biblioteca Treccani 2006 Trebaseleghe (Padova)<name="ReferenceC"/ref>
 
=== Rime ===
Alfieri scrisse le ''Rime'' tra il 1776 ed il 1799. Stampò le prime (quelle scritte fino al 1789) a Kehl, tra il 1788 e il 1790. Preparò a Firenze nel 1799 la stampa della seconda parte, che costituì l'undicesimo volume delle ''Opere Postume'', pubblicato per la prima volta a Firenze nel 1804 per l'editore Piatti.<ref>le Opere Postume uscirono con la falsa indicazione della pubblicazione a Londra</ref>
 
Le Rime di Vittorio Alfieri sono circa 400 e hanno un carattere fortemente autobiografico: difatti costituiscono una sorta di diario in poesia e nascono da impressioni su luoghi e vicende concrete o come sfogo legato a particolari occasioni amorose, e questa qualità si evince anche dal fatto che ogni poesia di norma reca l'indicazione di una data o di un luogo. Si tratta soprattutto di sonetti, forma poetica assai cara all'autore, poiché gli permettevano di esprimere i suoi sentimenti e le sue idee con una grande concentrazione concettuale.<ref name="Alfieri e Petrarca">[http://www.150.provincia.asti.it/index.php?option=com_content&view=article&id=107:alfieri-e-petrarca&catid=15:annunci&Itemid=29 Alfieri e Petrarca]</ref>
 
Le ''Rime'' si ispirano soprattutto alla poesia di Francesco Petrarca sia nelle situazioni sentimentali sia nel ricorrere di parole, formule e frasi, spesso tratte dal Canzoniere. Ma Alfieri, diversamente dal petrarchismo settecentesco degli arcadi, trae da Petrarca l'immagine di un io diviso tra forze opposte, portando il dissidio interiore ad una tensione violenta ed esasperata. Alfieri poi si ispira al linguaggio musicale e melodico dell'autore del Canzoniere, ma solo esteriormente: infatti il suo è un linguaggio aspro, antimusicale, caratterizzato da un ritmo spezzato da pause, inversioni ardite, violente inarcature degli enjambements, scontri di consonanti e formule concise e lapidarie. Un linguaggio simile a quello delle tragedie dunque, che deve rendere lo stato d'animo inquieto e lacerato del poeta: infatti la poesia per Alfieri deve puntare all'intensificazione espressiva delle proprie angosce e sofferenze.<ref>[http://www.150.provincia.asti.it/index.php?option name=com_content&view=article&id=107:alfieri-e-petrarca&catid=15:annunci&Itemid=29 "Alfieri e Petrarca]<"/ref>
 
Grande importanza ha in Alfieri il tema amoroso: si tratta di un amore lontano e irraggiungibile, causa di sofferenza e infelicità. Ma il motivo amoroso assume un significato più vasto: costituisce infatti un mezzo per esprimere il proprio animo tormentato, in eterno conflitto con la realtà esterna. Alla tematica sentimentale si intreccia quindi il motivo politico, anch'esso vicino al clima delle tragedie: compare la critica contro un'epoca vile e meschina, il disprezzo dell'uomo che si sente superiore contro una mediocrità che egli avverte come vittoriosa e dominante nel mondo, l'amore per la libertà, la nostalgia verso un passato idealizzato, popolato da grandi eroi disposti a sfidare il proprio tempo pur di perseguire i propri ideali.<ref>[http://riassumendo.blogspot.it/2008/04/vittorio-alfieri-le-rime.html Alfieri e le rime: riassumendo]</ref>
Alfieri poi delinea un ritratto idealizzato di sé: difatti si presenta come letterato-eroe e negli atteggiamenti titanici e fieri dei protagonisti delle sue tragedie. È l'ideale di un uomo in cui domina più il sentimento (il "Forte sentire") che la ragione.<ref>[https://docs.google.com/document/d/1ONkDOkWdKX2kDiaKK-gxvcL3bKR1nW53hXiVNbT_77M/edit?pli=1 Vittorio Alfieri, ''Il forte sentire e la tragedia'']</ref>
 
Compare poi nelle Rime la tematica pessimistica che costituisce il limite della tensione eroica di Alfieri. Sempre presenti sono in lui "Ira" e "Malinconia", da una parte il generoso sdegno di un'anima superiore verso una realtà vile, dall'altra un senso di disillusione e di vuoto, di noia, di vanità. La morte diventa dunque un tema ricorrente e viene vista dal poeta come l'unica possibilità di liberazione e anche come l'ultima prova davanti alla quale bisogna confermare la saldezza magnanima dell'io. Questo pessimismo porta quindi all'amore per i paesaggi aspri, selvaggi, tempestosi e orridi, ma anche deserti e silenziosi: l'io del poeta vuole infatti intorno una natura simile a sé, una proiezione del proprio animo e questo è un motivo già tipicamente romantico.<ref>Sambugar, Salà, ''Letteratura modulare'', vol 1, introduzione alla ''Vita scritta da esso'' di V. Alfieri<name="ReferenceB"/ref>
 
=== Traduzioni ===
Alfieri dedicò molto tempo allo studio dei classici latini e greci. Questo portò ad alcune traduzioni pubblicate postume, come la ''Congiura di Catilina'' e ''La Guerra di Giugurta'' di Sallustio, l'''Eneide'' di Virgilio, ''I Persiani'' di Eschilo, il ''Filottete'' di Sofocle, l'''Alcesti'' di Euripide, ''Le Rane'' di Aristofane.
 
==Note==
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==Altri progetti==
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==Note==
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