Differenze tra le versioni di "Biografie cristologiche/Gesù ed Ebraismo"

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Anche oggi, in sinagoga il venerdì notte o sabato mattina, gli ebrei accolgono lo Shabbat servendo cibo, perché lo Shabbat è una pregustazione — letteralmente — del mondo a venire. La stessa idea appare sulle labbra di Gesù, quando parla del giorno che "molti verranno dall'oriente e dall'occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe" (Mt 8:11) e quando descrive Lazzaro reclinato (come se stesse su un triclinio) sul petto di Abramo ([https://www.biblegateway.com/passage/?search=Luca+16%3A23&version=CEI;LND Luca 16:23]). Nella chiesa, una pregustazione dell'era messianica è ciò che si incontra nell'Eucaristia (Comunione), alla "tavola del Signore".<ref name="Cross"/>
 
"Dacci oggi il pane dell'indomani" pertanto significa "venga il tuo regno, quando potremo mangiare al banchetto messianico." Questa è la speranza profetica, la visione profetica. Pur tuttavia gli altri significati del difficile termine greco non devono essere esclusi da questa enfasi sulla tavola messianica. Il gioco di parole è una nota forma di espressione nella cultura ebraica. La stessa riga potrebbe anche significare "Padre caro, dacci cibo in sufficienza per la giornata, cosicché i nostri figli non muoiano di fame." La preghiera quindi porta all'azione, poiché Dio in verità non dà "pane", ma grano. Il pane proviene dalla fatica umana. Similmente la benedizione ebraica standard prima di mangiare, "Benedetto sei Tu, Oo Signore, Re dell'Universo, che ci dai il pane dalla terra", mostra lo stesso paradosso, poiché il "pane" non proviene dalla terra. Né il ''Padre nostro'' né la benedizione ebraica sono un desiderio astratto di cibo che caschi dal cielo; sia l'uno che l'altro sono un'invocazione concreta che Dio spinga i nostri cuori a fare la cosa giusta. Entrambi insistono che umanità e divinità operino insieme.<ref name="Cross"/>
 
Quanto a "Rimetti a noi i nostri debiti", alcune vesioniversioni riportano "Perdona i nostri peccati". La riga comunque non promuove una qualche vaga nozione che Dio debba perdonarci per aver occasionalmente detto il Suo nome invano o per aver urlato al gatto. Si riferisce direttamente al portafoglio, implicando "Non considerare un debito. Se qualcuno ha bisogno, tu dài." L'invocazione è alla giustizia economica. Abacuc si lamenta: "Guai a chi accumula ciò che non è suo! Fino a quando? Guai a chi si carica di pegni!" (2:6). Tuttavia anche "peccati" potrebbe essere certamente stata parte della preghiera. Alcuni esegeti sono convinti che la versione "debiti" sia quella originale e giusta, ma nulla fa prevenire la conclusione che Gesù abbia potuto usare entrambi i termini in differenti versioni ed occasioni della preghiera.<ref name="Cross"/><ref name="Prega"/>
 
La frase greca usualmente tradotta "Non ci indurre in tentazione" (gr. μὴ εἰσενέγκῃς ἡμᾶς εἰς πειρασμόν) viene meglio resa con "Non ci mettere alla prova". L'Ebraismo parla di esseri umani messi alla prova — esseri umani particolarmente degni. Dio decise di "mettere alla prova" Abramo, come narra la storia nota col titolo "Akedah", o "legatura" di Isacco, in [https://www.biblegateway.com/passage/?search=genesi%2022&version=CEI;LND;NR1994 Genesi 22], che inizia: "Dio mise alla prova Abramo e gli disse... «Prendi tuo figlio, il tuo unico figlio che ami, Isacco, va' nel territorio di Moria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò»." La [[w:Libro di Giobbe|prova di Giobbe]] consistette nell'annientamento della sua proprietà, della sua famiglia e della sua salute. "Non ci mettere alla prova" quindi significa "Non metterci in una situazione dove potremmo essere tentati di rinnegare la nostra fede o la nostra morale." Per quegli ebrei che venivano maltrattati dall'Impero Romano o a cui, alternativamente, veniva offerta una promozione di carriera se solo avessero accettato di sfruttare il proprio popolo e rinunciare alle proprie tradizioni, tali parole avrebbero avuto un significato immediato. Similmente, per i seguaci di Gesù che venivano rigettati dalle loro famiglie e, in seguito, perseguitati dallo stato, la preghiera era di grande valore.<ref name="Prega"/>
 
"Male" nella riga "ma liberaci dal male" più precisamente dovrebbe essere "il maligno", come riportano [https://www.biblegateway.com/passage/?search=matteo%206%3A13&version=CEI;LND;NR1994 alcune versioni] (è improbabile che l'aramaico sottostante al greco contenesse un concetto astratto del male, ed il greco stesso letteralmente è "il maligno") ed è un riferimento a Satana, che "mise alla prova" Gesù nel deserto dopo il suo battismo (Mt 4:1-11; cfr. Marco 1:12-13; Luca 4:1-13). Nel testo ebraico di Giobbe, libro scritto svariati secoli prima della nascita di Gesù, Satana in verità viene chiamato "il Satana" — letteralmente, "l'Accusatore"; il suo ruolo era quello del [[w:pubblico ministero|pubblico ministero]] celeste. Sebbene operi in questo primo testo biblico come funzionario del tribunale divino, già mostra nel caso di [[w:Giobbe|Giobbe]] quanto sia capace di infliggere prove orrende all'umanità. Nel primo secolo "il Satana" diventa semplicemente "[[w:Satana|Satana]]", un essere sovrannaturale che cerca di condurre la gente sulla cattiva strada e lontano da Dio. L'Ebraismo del primo secolo aveva anche una vivida immagine di [[w:angeli caduti|angeli "caduti"]], chiamati "osservatori", che tentavano di adescare la gente allontanandola dalla Torah con l'insegnamento di cose malefiche, come gli strumenti di guerra, l'astrologia, e l'uso di cosmetici.<ref>Cfr. ''1 Enoch'' 7-8, 69; 10; 21:7-10; 64-65; 69; ''Giubilei'' 5:16-11; 8:3.</ref> Pertanto "Liberaci dal maligno" ha un senso profondo nel contesto storico.<ref name="Prega"/>