Differenze tra le versioni di "Biografie cristologiche/Nuovo Testamento e antiebraismo"

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Tuttavia la grande maggioranza dei cristiani che affermano la salvezza solo tramite il Cristo, non dovrebbero essere reputati antiebraici, e ne sarebbero anzi costernati. Al contrario, si vedono come amorosi fratelli e sorelle degli ebrei. Sono comunque, secondo loro, fedeli biblicamente alla propria interpretazione articolarmente di Giovanni 14:6. [[w:Tommaso apostolo|L'incredulo Tommaso]] dice a Gesù: "Signore, non sappiamo dove vai e come possiamo conoscere la via?" (14:5). Gesù risponde: "Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me." Il problema non è, non necessariamente, quello di pregiudizio antiebraico. È un problema di autorità biblica. Ai cristiani potrebbero non piacere i termini di salvezza proposti dal vangelo, ma il loro rispetto dell'autorità biblica vince il disagio che potrebbero sentire nel delimitare i confini del Paradiso.<ref name="Hagner"/>
 
La problematica dell'autorità biblica si estende ad altre questioni nella guerra delle culture. L'esempio più lampante oggi riguarda la pratiche sessuali. I cristiani che concludono da Levitico 18:22 ("Non avrai con maschio relazioni come si hanno con donna: è abominio"), Romani 1:26-27 ("le loro donne hanno cambiato i rapporti naturali in rapporti contro natura. Egualmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono accesi di passione gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi uomini con uomini"), ed alcuni altri passi, che la Bibbia condanni l'omosessualità e quindi che le chiese non debbano condonare relazioni sessuali dello stesso sesso, potrebberono certo essere omofobici. Tuttavia, potrebbero anche trovarsi in difficoltà ad interpretare un messaggio biblico che è in contrasto col loro proprio senso di giustizia sociale, natura umana, psicologia, o diritti civili.<ref name="Jilly1"/>
 
Ministri di chiese che non ordinano donne e poi si trovano in difficoltà quando le proprie figlie chiedono di proclamare il vangelo dal pulpito, potrebbero essere "sessisti" o "misogini"; alternativamente, potrebbero aver problemi nell'interpretare 1 Corinzi 14:34-35 ("Tacciano le vostre donne nelle chiese, perché non è loro permesso di parlare, ma devono essere sottomesse, come dice anche la Legge...
Perché è sconveniente per una donna parlare in chiesa") e 1 Timoteo 2:12 ("Non permetto a nessuna donna d'insegnare, né di usare autorità sull'uomo, ma ordino che stia in silenzio"). Altri cristiani, parimenti preoccupati per l'autorità biblica, concludono che, nonostante questi passi, la completa emancipazione degli uomini gay, delle lesbiche, e di tutte le donne è coerente col messaggio biblico, anzi ne è la sola interpretazione corretta. La parole usate, i contesti letterari in cui appaiono, i tempi in cui furono scritte — tutto incide su come i lettori comprendono tali passi.<ref name="Jilly1"/>
 
Similmente, tutti i lettori si creano un canone dentro il canone, o una pietra di paragone di verità. Il grande comandamento di Gesù riguarda l'amore di Dio e l'amore del prossimo; pertanto, questi due criteri possono diventare una guida per interpretare passi specifici. Cristiani completamente fedeli al testo biblico possono concludere che l'amore del prossimo richiede l'ordinazione di donne, gay e lesbiche o la celebrazione di "unioni sante" per quelle coppie a cui il matrimonio è proibito da leggi statali. Esperienze personali (o rivelazione), gli insegnamenti della propria chiesa, e l'informazione scientifica, hanno tutti un impatto sulla rispettiva interpretazione biblica. Altri trovano tali conclusioni un' abominio, completamente contrarie all'insegnamento biblico.<ref name="Jilly1"/>
 
Nello specifico riguardo all'insegnamento di Giovanni che Gesù sia l'unica via e verità, sebbene alcuni cristiani riscontrino restrizione ed esclusivismo, altri interpretano "la via" non come Gesù stesso ma come i suoi ''insegnamenti''. Secondo questa lettura liberale, l'ingresso in paradiso non è determinato dalla fede, ma dal comportamento. Il ounto centrale in questo caso non è "Cosa credo di Gesù?" bensì "Cosa farebbe Gesù?" Altri ancora guardano il testo in un contesto storico e concludono che la maggior preoccupazione dell'evangelista non è quella di limitare le porte del paradiso, ma piuttosto quella di combattere le sette rivali, associate con l'apostolo Tommaso, che insegnano che chiunque può ottenere la salvezza atraverso la conoscenza. In questo sistema, Gesù è più un guru che porta tutti all'illuminazione piuttosto che uno che, da solo, insegna l'interpretazione corretta della Torah e muore a nome dell'umanità.<ref>Elaine Pagels, ''Beyond Belief: The Secret Gospel of Thomas'', Random House, 2003, ''passim''.</ref> Quando il Gesù giovanneo afferma, "Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me", potrebbe essere visto persino come se precludesse qualsiasi cristiano o chiesa dal determinare il verdetto soteriologico. Se Gesù è la Via, ''solo'' lui determina l'entrata in paradiso.<ref name="Jilly1"/><ref name="Hagner"/>
 
L'accademica neotestamentaria [[w:Amy-Jill Levine|Amy-Jill Levine]], ebrea americana, offre questo scenario satirico come visione alternativa al succitato messaggio restrittivo:<ref>Amy-Jill Levine, ''The Misunderstood Jew, cit.'', 2006, pp. 91-93.</ref>
{{q|Dopo una lunga vita felice, mi ritrovo alle porte del paradiso (visione gioiosa). Lì davanti c'è San Pietro. Veramente questo è il paradiso, perché finalmente le mie questioni accademiche riceveranno risposta. Chiedo subito le domande che mi hanno ossessionato per mezzo secolo: "Parli greco? Dove te ne sei andato dopo esser sparito nel bel mezzo degli Atti? Come si risolse la crisi tra te e Paolo ad Antiochia? Cosa successe a tua moglie?"<br/>
Pietro mi guarda perplesso e afferma: "Signora, mi stia bene a sentire, ho una fila interminabile di persone salvate che devo esaminare. La prego di prendersi l'arpa e le pantofole qui sotto, e di mettersi le ali e l'aureola al tavolo successivo. Parleremo dopo cena."<br/>
Mentre me ne svolazzo via, sento dietro di me un uomo che cerca di attirare l'attenzione di Pietro. Ha trovato un testo della Bibbia "in rosso", cioè dove le parole di Gesù sono stampate in inchiostro rosso. Qui siamo in cielo, e tutte le specie di testi sacri sono facilmente disponibili, dalla Bhagavad Gita al Qu`ran (manca però la ''Versione Condensata del Reader's Digest''). Questo tizio ha la sua Bibbia aperta a Giovanni 14, e sta puntando freneticamente al versetto 6: "Gesù qui dice, in lettere rosse, che Egli è la via. Ho visto questa donna in televisione: non è cristiana; non è battezzata — non dovrebbe essere qui!"<br/>
E se è vero che la Chiesa è il nuovo popolo di Dio, gli Ebrei tuttavia non devono essere presentati come rigettati da Dio, né come maledetti, quasi che ciò scaturisse dalla sacra Scrittura. Curino pertanto tutti che nella catechesi e nella predicazione della parola di Dio non si insegni alcunché che non sia conforme alla verità del Vangelo e dello Spirito di Cristo.|''Nostra Aetate'' 4}}
 
Il cambiamento dell'atteggiamento cattolico è straordinario. I bambini cattolici, a partire dal [[w:Concilio Vaticano II|Concilio Vaticano II]], non vengono più cresciuti pensando agli ebrei come "uccisori di Cristo". Ciononostante, teologia e storia, insegnamento e pratica, non sempre marciano mano nella mano. L'insegnamento di disprezzo continua ancora, fatto che è in parte la ragione per cui il Vaticano continua a promulgare orientamenti e consigli sul come presentare gli ebrei e l'Ebraismo.<ref name="Vaticano">Si vedano ''[http://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/chrstuni/relations-jews-docs/rc_pc_chrstuni_doc_19741201_nostra-aetate_en.html <small>GUIDELINES AND SUGGESTIONS FOR IMPLEMENTING THE CONCILIAR DECLARATION "NOSTRA AETATE"</small> (n. 4)]'' della Commissione Vaticana per i Rapporti Religiosi con l'Ebraismo (1 dicembre 1974), continuando con ''[http://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/chrstuni/relations-jews-docs/rc_pc_chrstuni_doc_19820306_jews-judaism_en.html Notes on the correct way to present the Jews and Judaism in preaching and catechesis in the Roman Catholic Church]'' della stessa (24 giugno 1985), e altri numerosi documenti emessi da vescovi americani, francesi (1973, 1997), tedeschi (1980, 1988), polacchi (1991, 1995, 2000), ungheresi (1994), olandesi (1995), svizzeri (1997) e italiani (1997). Le chiese d'Asia, Africa e America Latina sono assenti dall'elenco, primariamente perché gli eventi della [[w:Shoah|Shoah]] non occorsero nelle loro aree e anche perché non sembra percepiscano un "problema ebraico". Si veda ''int. al.'' il sito [http://www.bc.edu/content/dam/files/research_sites/cjl/texts/cjrelations/resources/documents/catholic/NCCB_Shoah_teaching.htm "Teaching the Shoah"] e [https://books.google.co.uk/books?id=rM5BZRhMxxcC&dq=http://www.bc.edu/research/cjl/resources/documents/catholic/&source=gbs_navlinks_s ''Nostra Aetate: Origins, Promulgation, Impact on Jewish-Catholic Relations''], Proceedings of the International Conference, Gerusalemme, 30 ottobre-1 novembre 2005 : Saggi. {{en}}</ref> Le chiese protestanti principali sono d'accordo con la dichiarazione vaticana; la maggior parte ha emesso comunicazioni ufficiali che dichiarano l'antisemitismo un peccato e che "gli ebrei" non devono essere incolpati della morte di Gesù. Tale insegnamento sembra aver successo. Negli Stati Uniti, sondaggi dimostrano che il numero di americani ancora convinti della colpa ebraica nel ventesimo secolo si aggirano tra il 2 e l'8 percento. Nella fede islamica, gruppi che negano la morte di Gesù in croce, affermano tuttavia e paradossalmente che gli ebrei ne sono colpevoli. Il [http://www.sufi.it/corano/4.htm Qur`an] asserisce:
{{q|In seguito [gli ebrei] ruppero il patto, negarono i segni di Allah, uccisero ingiustamente i Profeti e dissero: "I nostri cuori sono coperti"; no! È Allah invece che ha sigillato i loro cuori per la loro miscredenza e, a parte pochi, essi non credono, [li abbiamo maledetti] per via della loro miscredenza e perché dissero contro Marium [Maria] calunnia immensa, e dissero: "Abbiamo ucciso il Messia, Isa figlio di Marium, il Messaggero di Allah!" Invece non l'hanno né ucciso né crocifisso, ma così parve loro (come Isa). Coloro che sono in discordia a questo proposito, restano nel dubbio: non hanno altra scienza e non seguono altro che la congettura. Per certo non lo hanno ucciso.|4:155-157}}
 
{{q|Per i calunniatori e per gli eretici non ci sia speranza, e tutti in un istante periscano; tutti i Tuoi nemici prontamente siano distrutti, e Tu umiliali prontamente, ai nostri giorni. Benedetto Tu, O Signore, che spezzi i nemici e pieghi i superbi.}}
 
Nonostante questa carenza di prove che in tutto l'Impero ci fosse veramente un'espulsione dei cristiani dalle sinagoghe o che gli ebrei stessero maledicendo i cristiani negli anni 90 usando una preghiera standard, un certo numero di biblisti rimangono convinti che la ''Birkhat'' sia alla base della retorica giovannea. La [[w:Pontificia commissione biblica|Pontificia Commissione Biblica]] arriva persino a ipotizzare che gli ebrei non solo stessero espellendo i seguaci di Cristo ma anche li uccidessero:<ref name="PBC">[http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/pcb_documents/rc_con_cfaith_doc_20020212_popolo-ebraico_it.html#IV-B <small>''IL POPOLO EBRAICO E LE SUE SACRE SCRITTURE NELLA BIBBIA CRISTIANA''</small>, III.4.69].</ref> "Ma non si può seriamente mettere in dubbio che a partire da date diverse a secondo dei luoghi, le sinagoghe locali non abbiano più tollerato la presenza dei cristiani facendo loro subire vessazioni che potevano arrivare fino alla messa a morte (Gv 16, 2)."<ref>Riferimento a Giovanni 16:2, predizione futura probabilmente escatologica che dice: "Vi scacceranno dalle sinagoghe; anzi, verrà l'ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio."</ref> Il quadro presentato da questa descrizione è quello di ''perfidi'' ebrei che perseguitano innocenti cristiani che amano Dio, amano il prossimo, e adorano il Cristo. Anche qui i dubbi abbondano.<ref name="Pieter"/>
 
Circa la questione dell'espulsione raccontata dal Vangelo di Giovanni, la critica storica spesso si impappina. Pochi si chiedono il perché avvenga tale espulsione. Cosa è che tanto disturbava i membri delle sinagoghe quando uno accettava Gesù? Le possibilità sono simili a quelle che inizialmente potevano aver spinto Paolo a perseguitare la chiesa. Forse che i seguaci del Cristo cercavano di rimpiazzare la Torah con Gesù quale fulcro di adorazione? Certamente ciò avrebbe provocato l'espulsione anche da una sinagoga odierna. Nella letteratura apologetica cristiana, quando la sinagoga insiste sulla propria integrità nel determinare i parametri di pratica e teologia, viene vista come recalcitrante ed intollerante; quando la chiesa lotta per le stesse cose, come l'eliminazione di pratiche distintamente ebraiche (e quindi di identità culturale) viene vista come aperta ed eroica. ''Ma cum'è 'stu fattu?''
La Bibbia si presta ad assumere innumerevoli interpretazioni. La ricerca storico-critica può essere molto utile per eliminare alcune delle interpretazioni negative, come quelle che sorgono quando i lettori d'oggi incontrano il Discorso della Montagna o la formula paolina di unificazione esposta in Galati. Tale utilità può significare che Gesù di Nazaret forse non chiamò mai "gli ebrei" figli del diavolo; può proporre che la folla di Gerusalemme non strepitò mai formalmente chiedendo il sangue di Gesù, e può asserire che Paolo non scrisse mai che gli ebrei "hanno messo a morte il Signore Gesù e sono nemici di tutti." Ma gli argomenti storici rimangono speculativi.<ref name="Kessler"/><ref name="Amy4"/>
 
Inoltre, gli argomenti storici rischiano di essere compromessi, perché presumono che il pubblico "originale" o l'"intento originale" determinino il significato. Restringere la questione dell'antiebraismo all'autore di un testo, e ancor più, pretendere di conoscere l'intento dell'autore senza considerare il relativo pubblico, è un metodo erroneo, come qualsiasi predicatore sa. Ciò che il presbitero dice dal pulpito non è sempre ciò che la congregazione sente dai banchi. Asserire che il testo non possa assumere nuovi significati ma debba essere interpretato solo nel contesto del suo ambiente originale condanna sia la chiesa che la sinagoga, perché tale argomento preclude alla gente di scoprire i propri significati nel testo. Parlando teologicamente, una focalizzazione totalmente storica rischia di far chiudere bottega allo Spirito Santo.<ref name="Amy4"/> La sola soluzione della questione dell'antiebraismo neotestamentario non può venire dagli storici. L'eliminazione di letture antiebraiche deve provenire dai teologi, da quei membri della chiesa che concludono che l'antiebraismo è sbagliato e che insistono su una sensibilità cristiana riguardo all'argomento. Il testo rimane, sia per ebrei che per cristiani, un mezzo continuativo di comunicazione tra comunità, individuo, e Dio; è una conversazione attraverso il tempo, attraverso le tradizioni religiose, attraverso le culture. L'interpretazione quindi non può mai essere statica. Se dobbiamo andare oltre alla cortesia forzata che spesso distingue la conversazione interreligiosa, e correre il rischio di impegnarsi in un dialogo onesto, allora dobbiamo costringerci a vedere attraverso gli occhi dell'altro, a sentire attraverso le orecchie dell'altro, e ad interpretare con una consapevolezza delle sensibilità reciproche. Invece di scartare subito l'asserzione che il testo sia antiebraico, potremmo piuttosto cercar di comprendere come mai i lettori che fanno questa asserzione sono giunti a tale conclusione. Invece di affermare subito che il testo è antiebraico, potremmo piuttosto chiedere a coloro che ne traggono un significato antiebraico che significato il testo abbia per loro.<ref name="Amy4"/>
 
D'aiuto qui è la classica storia raccontata da [[w:Moshe-Leib di Sasov|Rebbe Moshe Leib di Sasov]] (1754-1807). Si narra che il [[w:Rebbe|rebbe]] annunciasse ai suoi discepoli, "Ho imparato come si debba veramente amare il prossimo da una conversazione che ho udito per caso tra due paesani":<br/>
"Cercate quindi di comprendere, figli miei," continuò il rebbe, "che amare, amare veramente, significa conoscere ciò che provoca dolore al tuo compagno."<ref>[https://books.google.co.uk/books?id=fyle3aiaIucC&pg=PT543&lpg=PT543&dq=reb+moshe+leib+of+sasov%2Blove&source=bl&ots=LZnkolU66W&sig=b6MVs3hl9ErUpIlqrUOTO8uDhTM&hl=en&sa=X&ei=IpbrVPhKg6xTj_uD6AY&ved=0CEoQ6AEwBw#v=onepage&q=reb%20moshe%20leib%20of%20sasov%2Blove&f=false Martin Buber, ''Tales of the Hasidim'', Knopf Doubleday Publishing Group, 2013, ''ad hoc'']; cfr. anche [http://www.darchenoam.org/rav-moshe-leib-sassovers-three-loves/].</ref>
 
Impegnarsi in un dialogo interconfessionale significa capire che ciò che è dogma per un partecipante è un pericolo per l'altro, che ciò che è profondo può anche essere doloroso. Ebrei e cristiani devono leggere i testi insieme. I cristiani devono riconoscere l'impatto che hanno avuto per gli ebrei i versetti problematici citati in questo capitolo e anche in altri testi. A loro volta, gli ebrei devono essere consapevoli che la maggioranza dei cristiani non leggono i testi in maniera consapevolmente antiebraica e rigettano persino qualsiasi implicazione antiebraica. Sebbene il Nuovo Testamento possa essere visto come antiebraico, non necessariamente lo deve essere. Inevitabilmente le parole hanno significati differenti per differenti lettori. Dobbiamo immaginarci come le nostre parole suonano a orecchie diverse. Lo stesso simbolo, lo stesso testo, possono avere significati alquanto divergenti, a seconda degli occhi che leggono e delle orecchie che sentono.<ref name="Amy4"/>
 
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