Differenze tra le versioni di "Identità e letteratura nell'ebraismo del XX secolo/Letteratura ebraica tra patria ed esilio"

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[[File:Yehuda Burla with his family.jpg|thumb|Yehuda Burla con la famiglia, 1949]]
Questa trama illustra alcune delle preoccupazioni dell'autore. Il contesto sociale è orientale, ma in tale termine genrico esistono divisioni: Obadiah è da molto tempo un palestinese di origine lusitana, e Luna è appena arrivata da Istanbul (di lingua ladina e di condizione sociale superiore). Nonostante quella che sembra una base propizia per un matrimonio che dovrebbe essere vantaggioso per entrambi, i germi del conflitto sono già manifesti dall'inizio: le aspettative di ciascuno sono tanto diverse quanto le rispettive età — uno cerca rispetto e lealtà, l'altra romanticismo ed emozioni. Le abitudini dell'uomo sono ormai radicate, la vita della donna si può dire sia appena iniziata — quindi, con la differenza di prospettive emergono perturbazioni e disastro. La trama potrebbe essere riassunta come due aspettative disattese: entrambe sono basate su un bisogno psicologico reale e corrente. Tuttavia tale bisogno bandisce considerazioni più essenziali, a lungo termine, sia sociali che comunitarie. Il più ampio contesto allora mitiga l'azione svolta dall'individuo nella propria ricerca di un' appagamento immediato. Tale è la natura del racconto di Burla, basato su dettagli di (1) carattere inerente; (2) insoddisfazione; (3) ricerca; (4) soluzione; (5) retribuzione; e (5) crisi. Naturalmente non tutti gli ingredienti appaiono in tutte le storie. Le trame sono tanto differenti quanto la loro ambientazione. Tuttavia lo sviluppo è sempre di tale tipo: il racconto di Burla implica un personaggio in azione. Lo cronologia è spesso di grande scala (una vita di molti lustri, per esempio), l'ambientazione è mobile (Siria, Iraq, Anatolia, Palestina — campagna, città, ecc.), l'eroe è di varie tonalità — malvagio, come in ''Ishto Asnuah'' (''La sua odiata moglie'', 1925); avventuroso, come in ''Aliloth Aqavyah''; semplice, come in ''Beliy Kokhav'' (''Senza una stella'', 1927); sofisticato, come in ''Naftuley Adam''; ma sempre percepito in questa maniera narrativa. L'opera si sviluppa in queste varie fasi, sebbene la risoluzione possa differire. Tale risoluzione emerge dal conflitto tra il personaggio e la forza di resistenza nell'ambito contestuale della trama.<ref name="Burla"/>
 
Il personaggio è basilare per le storie narrate da Burla, il personaggio percepito, descritto, invocato, presentato. Gli eroi dei romanzi sono variazioni l'uno dell'altro, mutando in apparenze, temperamento e talento. Ma questi delineamenti esteriori possono essere intercambiabili — la motivazione dei caratteri è comunque simile. Sono persone (di solito uomini, sebbene le donne figurino prominenti nelle storie di Burla, ma come vittime) con grandi appetiti sessuali e un'ambizione ossessiva che si dimostra insaziabile. L'autore a volte si camuffa, usando un secondo narratore, o raccontando una storia dentro la storia. Tuttavia questi espedienti sono insignificanti nella caratterizzazione che possiede un'unica tonalità, trasferita direttamente dall'autore. E dove il narratore è onnisciente, viene comunque presentato il punto di vista dell'eroe. Tale punto di vista trova difficile riflettere su se stesso: il lettore è colpito dalla mancanza di analisi da parte dell'eroe, che non dimostra introspezione o incertezze personali. Secondo la foggia orientale, accetta i termini del proprio destino (''kismet''), sebbene sia chiaro al lettore che gli eventi sono stati manipolati da agenzia umana. Si nota inoltre che il personaggio non si sviluppa oltre al ''datum'' assunto all'inizio. Anche quando le cose finiscono male, ma rimane del tempo per provocare un cambiamento, non viene permessa rettifica dal senso religioso di accettazione. Sebbene la maggioranza dei personaggi sia ebrea, il contesto islamico è pervasivo, e modella gli eventi e le fortune dell'individuo e della trama. Dai suoi primi scritti fino agli ultimi negli anni '60, gli eroi di Burla sono controllati da forze esterne — Dio, religione e ''mores'' sociali. Per quanto forte sia l'impulso individuale di ribellarsi, l'uomo viene domato dalla società e alla fine, spesso tragicamente dopo aver tentato di fuggire, si sottomette. Questo è ciò che succede in ''Baal Beamaw'' (''Un uomo consistente'', 1962), dove Gideon, l'eroe individualista, vuole sganciarsi dalla vita impostagli come becchino (la sua ambizione sarebbe di fare il pastore); vorrebbe inoltre sposare una donna mussulmana. Tuttavia l'opposizione di entrambe le famiglie genera il disastro.<ref name="Burla"/>
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