Differenze tra le versioni di "Guida maimonidea/Filosofia e concetti"

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Qui, a differenza della sequenza in "Leggi sui Fondamenti della Torah", il timore precede l'amore. Il timore è lo stato in cui una persona serve Dio per ottenere una ricompensa o evitare una punizione. L'amore invece è una relazione estranea a vincoli contrattuali basati su ''quid pro quo''. In una relazione d'amore, la persona agisce a nome dell'amato/a non per essere ricompensata, ma solamente per il bene dell'amato/a. Nel servizio divino per amore, la persona adempie i comandamenti per il loro valore intrinseco e non per essere ricompensata o evitare punizioni.<ref name="Philosophy"/>
 
La transizione da un comportamento di timore ad uno d'amore dipende dalla conoscenza, come Maimonide enfatizza alla fine del citato capitolo: "Come la conoscenza, così l'amore. Se l'una è poca o tanta, così sarà l'altro, poco o tanto." Una persona che agisce per paura tratta l'universo come una risorsa per la soddisfazione dei suoi desideri ed aspirazioni. Lo vede come un vasto strumento il cui scopo è di soddisfare i suoi impulsi. La conoscenza libera l'uomo da tale sorta di comportamento, insegnandogli di vedere l'esistenza così com'è, indipendente dai propri desideri. Una persona che arriva a capire la causalità e la saggezza implicite nell'universo giungerà alla conclusione che il mondo non è semplicemente una risposta ai suoi desideri; piuttosto, esiste di per se stesso in tutta la sua gloria, e l'uomo è solo una piccola parte di esso. Per raggiungere una posizione d'amore, uno deve riuscire a vedere l'altro come qualcosa che sta per se stesso e possiede un valore indipendente — proprio come nel caso delle relazioni interpersonali. I bambini imparano ad amare i propri genitori, piuttosto che esserne semplicemente dipendenti, quando scoprono che i loro genitori conducono vite indipendenti ed esistono per conto proprio come persone complete e complesse. La filosofia e la scienza pertanto giocano un ruolo religioso decisivo nel più importante cambiamento di consapevolezza che una persona possa mai subire in relazione al proprio servizio di Dio. La conoscenza lo trasforma dal vedere Dio ed il mondo come strumento ad uno che non mira più ad ottenere benefici pratici. Gli rende possibile di amare Dio ed il mondo, liberando la sua prospettiva della realtà da una dipendenza sui propri impulsi.<ref name="Love"/><ref name="Philosophy"/>
 
La condizione umana è inizialmente una di paura, che riflette un atteggiamento strumentale nei riguardi di Dio e del mondo. Acquisendo conoscenza, la persona può spostarsi da tale sorta di atteggiamento ad uno di amore, che non cerca di ottenere altro proposito se non quello di aumentare la conoscenza di Dio. È seguito da timore, l'opposto di paura, sua varietà più pedestre. La paura che precede l'amore implica una persona che si reputa centro dell'esistenza, che agisce sia per lei sia contro di lei. Il timore che segue all'amore si basa su un riconoscimento della marginalità della persona rispetto a Dio e all'universo — è semplicemente la minima parte dell'esistenza piuttosto che il suo fine, e quell'esistenza le sta davanti in tutta la sua potenza e gloria. Per Maimonide, al centro dell'esperienza umana del mondo sta il tentativo di liberarsi dalla morsa della sua strumentalizzazione che è così profondamente connaturata alle nostre paure e speranze. Tale strumentalizzazione è la nostra risposta iniziale al mondo, date le nostre profonde ansietà e speranze e la nostra dipendenza totale sul mondo per il nostro benessere basilare. La filosofia e la scienza acquisiscono una qualità di esercizio spirituale redentivo, perché servono come veicolo per apportare la trasformazione da strumentalità ad amore.<ref name="Love"/>
 
==Eternità e creazione ''ex nihilo''==
La mezuzah ricorda alla persona la sua devozione a Dio e lo allontana dalle vanità temporali. Lo protegge non contro pericoli esterni ma contro i propri impulsi — quegli stessi impulsi che potrebbero portarlo a trasformare la mezuzah in un amuleto con significati superstiziosi.<ref name="Magic"/>
 
Questa estesa lista di proibizioni offre la miglore illustrazione di come le considerazione filosofiche possano intrecciarsi alla ''halakhah'' nella ''Mishneh Torah''. Maimonide in effetti trasforma l'attività razionale in obbligo halakhico: una persona deve esaminare se i suoi motivi per svolgere o evitare una data azione siano guidati da considerazioni causali naturali che si basano su solida teoria. Petanto il Capitolo 11 di "Leggi sull'Idolatria" va oltre un 'innovazione teologica audace; effettua una rivoluzione degli aspetti più fondamentali della vita quotidiana dell'ebreo. Una comunità che accetti queste estese proibizioni dovrà sradicare gran parte della religione popolare che fa uso magico di oggetti rituali e di amuleti — pratiche come credere che i testi del Libro dei Salmi possegga poteri protettivi.<ref name="Magic"/>
 
Non a caso questi ''halakhot'' della ''Mishneh Torah'' sollevarono numerose critiche da parte di vari halakhisti la cui visione del mondo era del tutto opposta a quella di Maimonide e la cui interpretazione di queste proibizioni era conseguentemente differente. R. Solomon ben Aderet (detto ''Rashba'') era tra i maggiori oppositori di Maimonide riguardo alla portata di tali proibizioni; come il suo insegnante Nahmanide, Rashba le interpretava in senso stretto. In un ''responsum'' sull'uso della magia nelle procedure mediche, Rashba usava la sua vasta erudizione per citare passi talmudici in contrasto con l'interpretazione di Maimonide.<ref>''Teshuvot ha-Rabba'', H. Dimitrovsky (cur.), vol. 1, ''Minchat Kenaot'', Gerusalemme, 1990, cp. 21.</ref> Non si può negare che la grande costruzione di Maimonide relativa alle proibizioni della magia impongono una struttura scientifica e filosofica sul materiale talmudico. Come sappiamo, il Talmud è colmo di panacee che non possono resistere allo scrutinio scientifico aristotelico. I saggi stessi a volte agivano d'accordo con considerazioni astrologiche e spesso facevano uso di una serie di tecniche magiche, dagli incantesimi agli amuleti per creare creature fantastiche. Maimonide era ben consapevole delle asserzioni talmudiche contradditorie che rivelano fiducia in una visione astrologica del mondo. Nella sua ''Lettera sull'Astrologia'' che era dedicata a chiarire la sua posizione in materia, egli denuncia le tradizioni astrologiche dichiarandole fondate sulla pseudoscienza dei Caldei, Egizi e Cananei. Le tradizioni razionali dei Greci, Indiani e Persiani rifiutavano tale visione. Quanto alla presenza di opinioni astrologiche nel talmud stesso, Maimonide fa le seguenti affermazioni preventive:
Negli ultimi due capitoli della ''Mishneh Torah'', Maimonide integra l'idea messianica nel suo più vasto concetto religioso e halakhico. La sua interpretazione religiosa doveva limitare due tipi di utopismo pericoloso che si potevano sviluppare al centro della visione della redenzione. Uno anticipava un cambiamento nella natura umana e la conseguente fine di qualsiasi necessità di legge o ''halakhah'' così come le conosciamo; l'altro si aspettava un cambiamento nell'ordine causale naturale. Rispetto al primo, Maimonide non prevedeva alcun intervento divino nella natura umana e credeva che la legge sarebbe rimasta essenziale per l'esistenza di tutti i raggruppamenti umani; egli pertanto descriveva il Messia come un governante che avrebbe realizzato la ''halakhah'' nella sua interezza. In tal modo, Maimonide cercava di estirpare il potenziale anarchico nell'ambito delle aspirazioni messianiche.<ref name="Amos"/>
 
Quanto ad un cambiamento nell'ardine causale, Maimonide credeva che l'espressione più profonda della presenza di Dio potesse trovarsi nell'ordine causale stesso. Di conseguenza, l'aspirazione utopica di un cambiamento in tale ordine, provocato da un qualche nuovo atto di volontà, rappresentava una contestazione contro la comprensione basilare di Maimonide connessa, come lo è, alla saggezza. La natura, sosteneva, rimarrà intatta e il mondo continuerà nel suo corso normale. Sebbene il mondo sia stato creato da un atto di volontà iniziale, non ci saranno ulteriori atti di questo tipo che mettano fine al mondo e pregiudichino la sua esistenza e durata. L'aspirazione messianica più limitata viene incanalata verso un cambiamento del modo in cui opera la società, un cambiamento che creerà una società che permetta la realizzazione del principio ultimo sottostante al concetto maimonideo dell'umanità e della ''halakhah'' — la conoscenza di Dio e del mondo.<ref name="Amos"/><ref>M. Halbertal, ''Maimonides, cit.'', 2014, p. 228.</ref>
 
==Note==
 
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