Differenze tra le versioni di "Forze armate mondiali dal secondo dopoguerra al XXI secolo/Italia: esercito 2"

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Quello che realmente esisteva all'epoca, attorno al 1990, nelle batterie dell'Esercito (depositi inclusi) era un totale di 1.090 pezzi d'artiglieria: 320 obici M56 someggiabili, per le 5 brigate alpine e la brigata paracadutisti, calibro 105/14 mm, con gittata di 10,6 km; a salire s'incontravano 70 M114 americani da 155 mm, ben 164 cannoni-obici FH-70 da 155/39 mm con gittata di 24 km, 42 vecchi cannoni M59 (americani come gli M114) da 155 mm, 36 M115 da 203 mm (idem); come semoventi vi erano un totale di ben 360 M109G e (pochi) già aggiornati allo standard L (con cannone.obice da 155/39 mm anziché 155/23 e gittata di 24 km anziché 18); 18 M107 da 175 mm, 36 M110A2 da 203 mm, 108 M-44 e 36 M55.
 
Sono tutte armi americane, eccetto gli obici someggiabili M56 italiani, e gli FH-70 tri-nazionali, come anticipazione del consorsio dei Tornado: ovvero, 72 armi per la Gran Bretagna (che nondimeno aveva la leadership per la versione trainata), 164 per l'Italia, e ben 212 per la Germania Ovest (che ebbe la leadership per la versione semovente SP-70, poi cancellata nel 1987). Era un'artiglieria potente e rappresentava un'arma di nuova generazione, al cui livello avrebbero dovuto essere convertiti gli M109G con una bocca da fuoco del tutto equivalente. Gli M107 erano in predicato di essere aggiornati, come in effetti sarà, trasformandoli in M110A2, dato che questi avevano quasi la stessa gittata ma con una granata ben più pesante: ma in realtà, la maggiore ragione si trovava forse nel fatto che si trattava di artiglierie con capacità nucleare: gli israeliani, al contrario, apprezzano la maggior gittata degli M107 e li hanno mantenuti con tanto di proiettile a gittata prolungata del tipo a 'sabot', da 40 km di raggio. In concreto, non hanno cambiato la loro linea di pensiero, che prima dell'avvento dell'M110A2 con cannone prolungato vedeva decisamente in rovina l'M110. La trasformazione era facile, visto che lo chassis era lo stesso e quindi bisognava sostituire solo la b.d.f, cosa semplice dato che non era in torretta, ma in un affusto scoperto, come se fosse un'artiglieria trainata (dato che lo scafo non era assolutamente in grado di ospitare una torretta adatta alla necessità).
 
===Le artiglierie di vecchia generazione===
Il dopoguerra vide un'invasione di artiglieria surplus americane: tra queste vi erano gli obici da montagna da 75 mm, anche in versione semovente su scafo di carro leggero; l'M101 da 105/22 mm, l'M114 da 155 mm; l'M59 'Long Tom'; l'M115 da 203 mm.
 
In Italia v'erano armi analoghe, come anche in altre nazioni (per esempio, Germania e URSS), dato che v'erano necessità analoghe e buone capacità di progettazione. Anche qui i programmi dell'artiglieria languirono fino alla metà degli anni '30 dato il surplus di cannoni, spesso di preda bellica, di cui si disponeva. Le artiglierie, differentemente dai veicoli, aerei e anche navi, non si logorano facilmente, non bruciano e in genere non esplodono. Quindi, nella loro essenza di 'pezzi di ferro' sono beni durevoli. Ora le prede belliche austro-ungariche furono una autentica iattura: erano superiori come prestazioni e qualità alle armi italiane (che risultavano carenti ben più delle mere prestazioni teoriche, specie per i proiettili di tipo mediocre disponibili), e vennero adottate in un gran numero di esemplari. Però, con queste consistenti riserve di armi e munizioni disponibili sia di provenienza nazionale che austro-ungarica, e con le prestazioni belliche più che oneste di quest'ultime artiglierie, anche all'inizio della Seconda guerra mondiale, il problema del rinnovo dell'artiglieria scivolò molto addietro nelle priorità. Casomai le artiglierie avevano priorità per le navi da guerra e per l'antiaerea, ma molto meno per le batteria da campagna.
 
Nel frattempo molti nuovi progetti venivano messi faticosamente a punto, spesso l'industria li approntava e poi, data la mancanza di ordini nazionali, le vendeva all'estero (obici da 210 mm all'Ungheria, per esempio). Per quando l'Esercito si decise a fare sul serio come artiglierie e ad ordinare cannoni a lunga gittata da 155 mm, obici da 210 mm, artiglierie divisionali (ancora essenzialmente da 75 mm) etc. si era arrivati allo scoppio della nuova guerra mondiale. Ma se le condizioni di partenza non erano molto dissimili, gli americani fecero leva sulle loro capacità produttive e il risultato fu nettissimo: la loro artiglieria campale era la cosa che forse funzionava meglio di tutto il loro esercito, specie nel '42-43, superbamente equipaggiata, presto anche con le versioni semoventi, che sposavano le valide artiglierie a veicoli di per se non tanto impressionanti (scafi di carri leggeri e medi) ma affidabili, capaci di essere delle piattaforme efficienti e durevoli data l'ottima meccanica di base.
 
 
===Artiglieria nel dopoguerra in Italia<ref>Sgarlato N: ''L'artiglieria pesante c.a. nel 1950'', Eserciti nella Storia N.44 </ref><ref> Ferrari, Giorgio: ''La ripresa del Servizio tecnico d'artiglieria nel dopoguerra'', RID marzo 1994</ref>===
Tra gli esperimenti postbellici c'era un grosso interesse per ottimizzare quello che c'era con le munizioni e gli standard NATO. Come fucili mitragliatori, cominciando dal basso, si dovette passare per vari livelli, assai discontinui: prima il Breda 30, molto prodotto come arma di squadra, tra i meno soddisfacenti e armoniosi (anche in senso estetico, cosa che non è trascurabile come si può pensare: tradiva una scarsa linearità di funzionamento e di affidabilità in azione), al Bren britannico che era il meglio. Ma siccome si doveva adottare la 7,7 americana, il Bren da 7,7 mm non andava bene e così bisognava passare al vecchi M1918 BAR (Browning Automatic Rifle), un'arma tra le più eleganti e ben costruite della storia delle armi automatiche, usata dall'US Army per circa 40 anni. Si provò ad adattarlo alle munizioni americane per renderlo compatibile con i Garand, e in alternativa al BAR; ma non se ne fece nulla, essendo la munizione americana troppo diversa e lunga quasi 7 mm di più. In seguito, invece, gli Inglesi riuscirono a ricalibrarlo per la più corta 7,62x51 mm NATO. Così si ebbe il BAR e, come armi del fante, l'M1 Garand, di cui la Beretta avrebbe fatto una versione automatica, il FAL BM59 (simile all'M14 americano). Per le pistole e moschetti non c'era problema, con le armi Beretta 34 e MAB. Il Bren trasformato non interessò l'Esercito, ma qualche esemplare è finito negli arsenali della Polizia di Stato, in cui pare fosse in servizio anche negli anni '90.
 
Per le mitragliatrici resistette la Breda da 8 mm, la Mod 37, che era considerata un'arma 'seria' data l'affidabilità di funzionamento. La Breda Mod 37 era figlia di precedenti esperienze, ma sopratutto considerando che da sostituire erano armi come le Fiat 1914, non c'è da stupirsi che la nuova mitragliatrice fosse molto apprezzata, paragonata alla mediocrità delle armi che la precedettero. La Breda spesso all'epoca si 'ispirava' parecchio, quando non copiava direttamente o costruiva su licenza, armi straniere (ha continuato, del resto, con la produzione su licenza delle armi come le Bofors, dal dopoguerra finalmente prodotte anche in Italia nel tipo L70). La meccanica era fin troppo simile, comunque, a quella della Hotchkis 1914 francese, ottima arma che costituì una fonte d'inspirazione per quella italiana che praticamente la copiava anche nell'estetica; il trippiede era invece un 'clone' delle mitragliatrici austricache. L'arma nel suo insieme era efficiente, ma alimentata da lastrine da 20 colpi che richiedevano per forza due serventi per funzionare (e l'armiera doveva essere anche svelto nel sostituire le lastrine, anche se non c'era una grande cadenza di tiro). Il peso era un problema: con il treppiede arrivava a 40 kg, per cui non si può certo definirla un'arma bivalente, come le MG 42. Nell'Esercito italiano era considerata migliore delle Vickers inglesi e delle Browning americane, ma non c'era molto da scegliere in efficienza, e comunque non deve stupire dato che i tipi angloamericani in parola sono più vecchi di quasi 20 anni. Si tentò di ricamerare anche quest'arma, come il Bren, con la 7,62 mm americana, ma non se ne fece niente, nonostante il miglioramento in potenza e precisione rispetto alle cartuccie italiane da 8 mm (a 500 m era stimato un rettangolo di dispersione di circa 15x39 cm), forse però costoso e pagato con una minore affidabilità. In ogni caso, la Breda si fece da parte definitivamente con la MG-42/59, l'arma tedesca della Rheinmetall-Borsig ricalibrata col 7,62 mm NATO.
 
Altre artiglierie erano pure state sperimentate come il 75/21 mm, che erano il pratica il vcchio pezzo da 47/32 mm controcarri con il nuovo cannone, a bassa velocità iniziale (248 m.sec) che tirava una granata a pareti sottili per contenere oltre 600 gr di esplosivo oppure una HEAT, rispettivamente da 5,2 e 3,65 kg, su una gittata massima (con 72 gr di carica) di 4.200 m circa. Non ebbe successo data la fornitura del Bazooka e del cannone c.c. da 57/50 mm controcarri. I cannoni d'appoggio fanteria vennero per il momento abbandonati, ma poi la cosa ritornerà in auge con i pezzi SR. Da notare che il peso del pezzo da 75 era di 287 kg, non molto di più del cannone SR da 106 mm (210).
Il cannone da 90/53 contraerei era un'ottima arma per la sua categoria. Si pensò di costruirne e si sperimentò, una canna da ben 75 calibri, che consentiva di ottenere prestazioni eccezionali per il suo calibro. Forse era valido come armamento per carri armati. Come arma contraerei, invece, era piuttosto discutibile, anche perché era a brandeggio manuale e con un freno di bocca che smorzava il rinculo, ma assordava i serventi al pezzo (già il 90/53 aveva questo problema). Anche se balisticamente era attraente usare tale arma che sparava ben 5,5 kg di propellente ma non superava le 3.000 atmosfere di pressione interna, sarebbe stato meglio usare piuttosto il cannone M1A3 americano da 120 mm se si voleva una tale gittata senza pagare prezzi eccessivi.
 
Il cannone ebbe anche una granata speciale, un proiettile da 450 mm di lunghezza che espelleva 6 proiettili da 20 mm da una sorta di alveoli che facevano anche da 'cannoncini' lunghi 10 calibri (20 cm) di un tipo a grande capacità di esplosivo e spoletta semplificata. Questa soluzione, però, avrebbe significato tirare un proiettile da 10 kg per un carico utile di 750 grammi complessivi e poi, se già le schegge del 90 mm erano abbastanza pesanti da rompere le tegole dei tetti quando ricadevano (e nondimeno, erano accusate di essere troppo piccole contro i quadrimotori americani), figurarsi un monoblocco metallico di 9 kg. Il peso dell'arma sperimentale era di 6.250 kg, di cui 1.550 della sola canna con otturatore, il proiettile completo, di cui la munizione pesava 10.1 kg, arrivava a ben 22,5 kg, come i colpi da 100-105 mm. L'idea balisticamente era interessante, ma non ebbe mai seguito e il cannone da 90 allungato (come del resto lo era il Flak e il Pak 43 tedeschi da 88/71 mm) non lasciò tracce di sé. Altri pezzi interessanti furono l'obice da 100/17 mod-14-50, ovvero un obice da 88 inglese con la canna del 100/17 mm già esistente, pesando in tutto 1.500 kg, tirando munizionmi da 13,375 kg. Non ebbe molto seguito, ma venne usato per breve tempo; già c'erano per l'appunto gli obici-cannoni da 88 britannici e poi i 105 mm americani che chiusero la questione. L'obice Mo. 14/16/50 era un'arma da montagna che in pratica univa la stessa b.d.f ad un affusto nuovo, che riduceva il peso ad appena 950 kg. Venne sostituito dopo qualche anno dal Mod.56 someggiabile, arma divenuta standard (non fosse altro perché non ce n'era alcun'altra di questo tipo) in pochi anni come artiglieria leggera. Questo cannone, apparso alla fine degli anni '50, era scomponibile in 13 carichi e pesava circa 1.300 kg, quindi più del suo predecessore, ma poteva ancora essere someggiato. Tra gli utenti vi fu il British Army, che poi però l'ha rimpiazzato con il britannico Vickers Light Gun da 105 mm, dalla maggiore gittata (17 contro 11 km) e che si è poi affermato anche negli USA e in generale come il suo sucessore. Infine l'ammodernamento dell'obice da 149/19 Mod42-50, consistette nel fornire le sue ruote di pneumatici anziché della gommatura piena che aveva prima. Tanto sparava 'seduto' e quindi la sua precisione non ne risentiva. Esso era un'ottima arma, assieme al pezzo da 90 quello più moderno dell'artiglieria di produzione italiana, e dotato di un'ottima gittata per il suo tipo (ma dipendeva dal tipo di granata usata, comunque più leggera rispetto al normale per tale calibro). In seguito venne sostituito con l'M114 americano, forse meno preciso, ma più facile e molto più veloce da mettere in postazione, cosa molto importante per la guerra moderna di movimento.
 
Per il resto c'è da dire che le armi contraerei leggere divennero essenzialmente le Bofors da 40 mm, che rimpiazzarono le Breda da 37 mm, e le Browning da 12,7 mm dei tipi Maxon Mount che rimpiazzarono le mitragliere da 20 mm Scotti e Breda, superiori come impianti singoli ma certo non contro un sistema quadrinato da 12,7 mm. Altre vie, come produrre un affusto addirittura sestuplo (per esigenze navali) delle Hispano-Suiza durante il periodo bellico, non ebbero seguito. La Marina si tenne ovviamente più a lungo le sue armi da 20 mm, ma ben presto lo standard anche qui divennero le Oerlikon, più le Bofors; del resto erano le armi migliori e più diffuse delle loro categorie di cannoni a.a. Dei cannoni semoventi, alcuni 'bassotti' da 75 rimasero in servizio nel dopoguerra, forse solo i pezzi da 75/18 che erano i più diffusi, mentre altri, come i semoventi da 105/25, erano stati prodotti in pochi esemplari ed essi (e il loro obice) pressoché spariti durante il conflitto. Qui i semoventi divennero essenzialmene gli M7 Priest americani da 105 mm, e i Sexton canadesi, riarmati anch'essi con l'obice da 105 piuttosto che con il cannone-obice da 87 mm britannico.
Dotato della stessa artiglieria sistemata sull'M55, a suo tempo, o quanto meno con la stessa gittata di 14,6 km, ma con uno scafo progettato ad hoc, ben più spazioso e sopratutto con una torretta chiusa e interamente brandeggiabile, sulla falsariga di un grosso carro armato. Adesso è una configurazione standard: nel 1963 un po' meno. Alla fine degli anni '60 iniziarono ad entrare in servizio anche nell'E.I, ma non nella versione iniziale americana ma nel tipo aggiornato dalla Germania, l''''M109G''': ovvero con un obice modificato, capace di sparare ad un ritmo più elevato, anche se il dato di punta di 6 c. min non impedisce che il ritmo sostenuto è di circa 1 colpo al minuto o 3-4 per periodi brevi, non fosse altro che per la resistenza della canna al surriscaldamento.
 
L''''M109''' invece entrò in servizio nel 1963, con oltre 2.000 esemplari prodotti. Questo semovente poteva contare su ottime doti di mobilità e una protezione completa per il proprio equipaggio. Ma i punti deboli erano anche che: l'autonomia, nononstante l'ottima meccanica, non era eccelsa; le capacità anfibie erano possibili solo dopo un 'accurata installazione di un kit. La protezione, in alluminio saldato, era ottima per ottimizzare la resistenza, ma per il resto era leggera e anche se copriva tutti i lati e il tetto del mezzo, era vulnerabile (un po' come la corazzatura degli M113) al fuoco delle armi pesanti, costosa e in caso di incendio il veicolo sarebbe stato irrecuperabile dato che il punto di fusione dell'alluminio è poco oltre i 600 gradi e per giunta ha la tendenza a bruciare. In ogni caso i veicoli in lega leggera hanno costituito una rivoluzione, ben più leggeri e tutto sommato economici (dato che richiedevano motori meno potenti) di quelli originariamente fatti in acciaio, specie se si aveva la pretesa di proteggere tutti i lati e garantire anche una torretta rotante.
 
Ma la mobilità venne pagata sia con la scarsa protezione e un costo unitario piuttosto alto (a parità di peso con mezzi in acciaio, non certo a parità di prestazioni, per i motivi suddetti), e con un obice che, anche se ampiamente dotato di un generosissimo freno di bocca a luce singola di grandi dimensioni, e di un estrattore di fumi, continuava ad avere una gittata relativamente ridotta. Così nel 1972 apparve l'M109A1 con un pezzo da 155/39 mm che in teoria avrebbe garantito 18,1 km, mentre l'OTO Melara sperimentò una bocca da fuoco (non è chiaro se montata su qualche M109) analoga, ma più pesante e capace di resistere a pressioni sufficienti per raggiungere i 24 km. In pratica era un'arma equivalente a quella dell'FH-70 in sviluppo. La b.d.f. americana di fatto non offriva che le stesse prestazioni dell'obice rielaborato dai tedeschi, così arrivò l'M109A2 con un sistema di caricamento, complesso rento recuperatore e circuito idraulico rielaborato, ma sopratutto un altro pesante limite dell'M109 (oltre alla scarsa protezione, scarsa gittata e costo non trascurabile) venne superato, quello della scarsa capacità dei depositi munizioni di appena 28 colpi: con un nuovo deposito principale da 22 colpi nella parte posteriore del veicolo vennero raggiunti i 36 proiettili, ben più adatti per un'azione di fuoco. Gli M109 base portati allo standard A2 venivano denominati M109A3. In teoria gli M109A2/A3 avrebbero dotuvo raggiungere i 22.500 m con munizioni normali (alla massima carica di lancio, la 8) e addirittura i 30.000 con quelle a razzo: ma in pratica, a causa dei limiti di resistenza delle canne, a valori ancora simili a quelli dell'M109A1 e quindi, appena meglio delle artiglierie semoventi avversarie come i 2S3 da 17-18 km.
 
L'evoluzione dell'artiglieria ha visto un programma chiamato ESPAWS/HELP, che avrebbe portato all'M109A4, e poi era previsto l'M109A5 con il programma HIP, Howitzer Improvement Program. Ma l'US Army ha deciso di lasciar perdere tutti questi programmi, ed è passato direttamente all'M109A6 Paladin, che offre protezione addizionale in kevlar e acciaio, sistema di navigazione terrestre, sistema di controllo del tiro digitale, sistemi di comunicazioni moderni, sistema di caricamento semi-automatico, cannone che secondo i piani originari doveva essere addirittura un 155/58 mm del tipo M-282, ma la NATO aveva deciso per gli anni '90 di adottare armi da 52 calibri e allora questo potente ma 'fuori standard' cannone non ha avuto seguito. Così la disputa è stata tra la b.d.f M284 derivata da quella degli M109A2/A3, e l'283 derivata dall'M-109, con la scelta della prima. Tra l'altro il Paladin ha un grosso vano di contenimento per le cariche di lancio, dietro la torretta, per aumentare la sopravvivenza dell'equipaggio in caso di colpi a segno, che altrimenti potrebbero innescarle distruggendo tutto e tutti.
Il vecchio '''M56''' della OTO divenne un best-seller: l'Italia ne comprò ben 320 per le 5 brigate alpine e per la brigata paracadutisti. Ma tante altre nazioni, tra cui la Gran Bretagna e il Canada, nonché l'Argentina, lo comprarono. Doveva essere usato smontato in carichi someggiabili, e assemblato essere trasportabile da un elicottero sospeso sotto la fusoliera. Entrò in produzione nel '57 dopo che l'omologazione arrivò l'anno prima, ed entro il 1984, pur avendo un mercato di nicchia, ne erano stati venduti 2.400, e ancora la produzione continuava. Ma la gittata era un po' troppo corta e armi come il cannone leggero ROF da 105 mm l'avevano sostituito e per questo non c'è stato lo scontro fratricida tra gli obici inglesi e quelli argentini, di cui vennero portate 5 batterie su 30 pezzi complessivi. La cedevolezza del terreno non consentiva l'uso di armi più pesanti di quelle da 105 mm. Quanto al Modello 56 tra le sue caratteristche v'é la coda divaricabile, e la possibilità di bloccare le ruote in posizione 'normale' e in quella' controcarri. Nel primo caso l'alzo è di -5/+65 e la direzione di 36 gradi complessivi. Nel secondo l'alzo è di -5/+25 gradi mentre la direzione resta di 36 gradi complessivi (18 per lato), non entusiasmante per il compito controcarri. In ogni caso così l'altezza dell'arma dal terreno scende da ben 1,93 m a 1,55. Spesso lo scudo anteriore è smontato per ridurre il peso. In tutto, sopratutto, è possibile scomporre in 11 carichi tutto l'obice, e vi sono sette uomini per la squadra di servizio. Senza traino animale, tipico delle truppe da montagna, è invece possibile il traino con un veicolo come la Land Rover a passo lungo, o l'aviotrasporto da parte (sotto la fusoliera) di un UH-1 o di un Wessex- Le munizioni sono le stesse degli M101 e M102 americani, tra cui quella HE da 21,06 kg (comprese le cariche di lancio? il proiettile da 105 mm tipicamente pesa circa 15 kg, la risposta è che si tratta di proiettili semi-fissi, senza una separazione netta tra cariche e munizione, ma un abbinamento da caricare poi dentro la volata), con v. iniziale di 472 ms, poi anche proiettili HEAT, illuminanti, e un HEAT capace di perforare 102 mm (forse angolata, altrimenti sarebbe un valore molto modesto), pesante 16,7 kg, su di un raggio difficilmente superiore a poche centinaia di metri.
 
*Calibro 105 mm lunga 14 calibri
*Peso: 1.290 kg in assetto di marcia con lo scudo
*Dimensioni: lunghezza 3,65 m, larghezza 1,5 m, altezza 1,93 m
*Alzo: -5/+65 gradi
*Direzione: 36 gradi
 
[[File:Feldhaubitze_155mm.JPG|300px|right|]]
Gli '''FH-70''' erano un elemento fondamentale per l'innovazione dell'artiglieria, con un programma firmato nel 1968 a livello binazionale, come si è detto. Gli inglesi dovevano sostituire i cannoni da 140 mm, i tedeschi l'obice M114 da 155 mm. Doveva avere elevata gittata, gittata elevata, alta mobilità e via discorrendo. Vi furono 19 prototipi, e nel 1970 si associò l'Italia a pieno titolo, dopo avere fatto studi in merito con l'OTO Melara. Nel 1976 si giunse all'omologazione e i primi arrivarono in servizio nel 1978. Le linee di produzione furono 3: la Vickers Shipbuilding and Engineering Ltd, quella che poi sarebbe diventata nota semplimente come VSEL che avrebbe costruito 72 cannoni-obici (la Gran Bretagna ebbe la minore produzione, ma rimase il Paese guida per la versione trainata, dato che la Germania ebbe il ruolo di leader per quella semovente), 164 da parte della OTO in Italia, 216 per la Rheinmetall.
 
La b.d.f. è lunga 6,022 m con un freno di bocca a doppio deflettore e congegno di chiusura a semiautomatico con otturatore a cuneo, mentre l'affusto è a code divaricabili. Inoltre nella parte anteriore v'é una APU, un motore a scoppio capace di consentire movimenti autonomi a 16 kmh di velocità massima, ma anche di fornire energia per il servosterzo, per il servomeccanismo di abbassemento delle ruote principali e della coda. Quanto alla marcia, questa avviente con l'arma ruotata di 180 gradi e bloccata sopra la coda. L'angolo di elevazione può influire sulla cadenza di tiro e allora è stato installato un sistema di caricamento semiautomatico che funziona con qualsiasi angolo d'elevazione, ed ha una piattaforma di caricamento. È possibile sparare 3 proiettili in appena 13 secondi e 6 colpi in un minuto, che possono essere di 3 tipi: HE da 43,5 kg, nebbiogeno con esplusione dal fondello delle sostanze nebbiogente, illuminante, capace di erogare 1 milione di candele per un minuto mentre scende col paracadute. In seguito sarebbe stato possibile usare altre munizioni, come quelle a grappolo e quella a razzo, del tipo americano M549A1 con gittata di 30 km . Quanto alla squadra di servizio, è di 8 uomini. Almeno inizialmente i sistemi di trazione erano, per i tedeschi, gli autocarri MAN 6x6 d 7 t, il Fiat 66066 TM 6x6, e il Foden britannico, pure 6x6. C'era bisogno di mezzi potenti, dato che tutte queste caratteristiche moderne erano pagate con un prezzo in peso non irrilevante, anche se non eccessivo. In tutto le caratteristiche, grossomodo pari a quelle del TR francese e tra le migliori delle armi dell'epoca, erano:
Un altro mezzo importante è stato l''''MLRS'''. Questo sistema, chiamato anche 'Steel Rain', è stato commercializzato in Europa dalla MLRS International Corporation o MIC, basata in Inghilterra, che commercializzava l'arma prodotta dal consorzio multinazionele EPG britannico-tedesco-francese-italiano. Alla fine del 1995 è stato sciolto e riassorbito, come attività, dalla Loral-Vought americana. In tutto ha prodotto qualcosa com 284 lanciarazzi a 12 colpi su scafo M2 Bradley, con qualcosa come 190.000 razzi Phase I e II.
 
Quelli italiani hanno cominciato ad affluire verso la fine anni '80-inizio anni '90 con due dei 22 mezzi necessari per il 3° Reggimento 'Volturno'. In tutto sarebbero stati assegnati a questo solo reggimento, e mostrati per la prima volta nel 1994 in una esercitazione, nella quale tuttavia non spararono razzi per la minaccia che il vento in quota facesse finire fuori traiettoria questi razzi rispetto al bersaglio del poligono. In tutto questi 22 MLR, entrati in servizio nella prima metà degli anni '90 hanno avuto, almeno a che si sapeva all'epoca, circa 6000 razzi di cui un buon 10% addestrativi. Non erano pochi, ma in proporzione meno numerosi del resto: 272 razzi per lanciatore (oltre 20 ricariche complete, ciascuna delle quali capace di colpire circa 1 km<sup>2</sup>) contro 669. Anche così, con meno di 2.000 razzi vennero lanciati in Desert Storm e furono sufficienti ugualmente per vincere la guerra.
 
Oltre al reggimento in parola, avrebbero dovuto essere costituiti altri 3 reggimenti sui sistemi ruotati FIROS 30, che nonostante il minor calibro di 122 anziché 227 mm, avevano una gittata maggiore di 36 km anziché 32 scarsi: infatti l'MLRS non puntava tanto alla gittata ma alla potenza di fuoco, con una testata molto potente (in seguito sarebbe stata alleggerita per ottenere gittate molto maggiori di 40 km). Questi lanciarazzi, montati su moderni autocarri 6x6 leggermente corazzati erano armi moderne, che curiosamente replicavano esattamente il layout dei BM-21 (40 tubi da 122 mm) anche se qui erano divisi in due gruppi di lancio. Erano molto moderni e costituivano l'evoluzione dei Firos 25, venduti in alcuni pezzi negli Emirati Arabi negli anni '80. La gittata era stata maggiorata con i FIROS 30, prodotti dalla SNIA-BPD come armi moderne per le esigenze tattiche, relativamente economiche e con un mezzo ruotato mobile e di costo piuttosto ridotto. Una batteria sperimentale, dal costo di 40 miliardi, doveva essere comprata nel 1992, con 6 mezzi. A seguire altri 54 sarebbero stati comprati nel 1995-99, al termine delle valutazioni, per una spesa complessiva di 440 miliardi da reperire nei bilanci ordinari. La cosa però, per quanto interessante (abbinare ai costosi MLRS un sistema più economico me nondimeno moderno) , non è mai partita: a quanto pare, a parte le dimostrazioni di fuoco con uno o più lanciatori, nemmeno la batteria sperimentale è stata mai acquistata.
L'assetto dell'artiglieria del 1995 era di: 6 reggimenti con FH-70, 12 reggimenti M109L(in realtà ancora da convertire totalmente), uno MLRS, 5 reggimenti da 105/14 mm, uno di tipo M110A2. NB erano reggimenti, ma di fatto erano gruppi d'artiglieria più supporti.
 
Per il futuro la riduzione in quantità era notevole, per via del Nuovo Modello di Difesa partorito dopo molti anni di discussioni. Allora era previsto di avere: 4 reggimenti FH-70 erano dedicati a ciascun comando operativo a livello di Corpo d'Armata: la FIR (Forze d'Intervento Rapido), 3° , 4° e 5° Corpo d'armata; 6 reggimenti M109L per altrettante brigate corazzate e meccanizzate; il reggimento MLRS per il 5° Corpo d'Armata; 4 reggimenti da 105/14 mm per le tre brigate alpine rimaste (su 5) e quella paracadutisti e tre reggimenti da campagna per la brigata cavalleria e le due leggere da costituire. Insomma, una riduzione da 25 a 18 reggimenti.
 
In tutto sarebbero rimasti in servizio 22 MLRS, che avrebbero finito d'essere comprati solo nel 1996; oltre 160 FH-70, 260 (altre fonti dicono però 221) M109L, e nuovi semoventi ruotati da 155. I reggimenti avevano: un comando reggimentale, una batteria comando e servizi, una di autodifesa antiaerea, un gruppo d'artiglieria a sua volta su comando, batteria tiro e supporto tecnico e 3 batterie d'arma con 8 pezzi l'una per un totale di 24. Questo era un'innovazione, perché prima v'erano 6 pezzi d'artiglieria per ciascuna batteria. Con 8 pezzi era possibile sparare in sezioni potenti quasi quanto una batterie da 4 pezzi l'una, per un sufficiente volume di fuoco che avrebbe consentito azioni di fuoco colpisci e scappa' per evitare il fuoco di controbatteria. Naturalmente era necessaria un'azione di comando e controllo molto più moderna ed efficiente.
Il programma, in concreto, doveva comunque attendere ancora parecchio tempo: si parlava dell'avvio nel 2005.
 
Per quello che riguarda l'obice da 105 Mod.56, era necessaria la sostituzione, almeno per come l'Esercito Italiano la vedeva. La soluzione poteva essere quella individuata, ovvero i mortai Brandt ad anima rigata, una specialità (come del resto lo erano anche i cannoni-mortai e i mortai anche di tipo 'normale') della ditta francese, armi discendenti dei lanciabombe della I G.M., quando la Francia produceva armi anche da 240 mm. Con canna rigata e proiettili a razzo si trattava di armi di notevoli capacità, inclusa una gittata di 13 km con un peso di circa la metà dell'obice da 105. Così per la 'Folgore' e anche per altri reparti leggeri si sarebbe trattato di un armamento adatto, anche se privo di capacità di tiro diretto, specie controcarri. A meno che non venisse adottato il proiettile ad autoguida infrarossa 'Strix' svedese. Era nel frattempo anche in valutazione di dotarsi di obici da 155 mm ultraleggeri (ben di più di quanto non fossero gli FH-70 coi loro 9.000 + kg e i vecchi M114 da 5.400 kg, ma piuttosto grossomodo attorno ai 4.000). Era possibile, forse, anche il munizionamento guidato tedesco SARVAM che però era ancora in sviluppo, quando lo Strix era pronto già all'inizio del decennio. I mortai rigati erano già in valutazione ed eventualmente da mettere in servizio dal 1997.
 
Il FIROS, con una gittata di oltre 30 km era adatto alle necessità del supporto di Corpo d'Armata, e a differenza dell'MLRS era aviotrasportabile in un C-130. Ma una data per la sua entrata in servizio non era ancora stata individuata, anche con le successive finanziarie si sarebbe potuto forse introdurlo in servizio, entro 2-3 anni (cosa che invece non si mai verificata).
Un'altra componente dell'artiglieria era il Poliphem, arma inizialmente franco-tedesca, a cui l'Italia ha aderito nel '94 formando così un programma trinazionale. La sua concezione era quella di missile d'attacco per bersagli specifici, entro distanze di decine di km. Il primo lancio era avvenuto proprio all'epoca, sul poligono francese delle Landes, con un mock-up da 1 quintale. Il problema d superare era essenzialmente quello della trasmissione di dati nel sistema di guida, in modo da comandare la traiettoria. Con una massa di 100 kg, quest'ordigno aveva una fusoliera lunga e di aspetto cilindrico, con una serie di alette appena dietro la metà della lunghezza, molto allungate. La presa d'aria era sotto la testata, una configurazione piuttosto inusuale. Le alette di controllo erano invece dietro, verso la coda ed erano assai piccole rispetto a quelle pesanti. Nel muso del missile c'era 'l' occhio' che dava il nome dell'arma. Ovvero, si trattava di un sensore IR, che non era una novità, per esempio il Penguin e il Maverick, ma era abbinato ad un sistema di guida con il 'man in the loop'. Funzionava così: il missile partiva lanciato da un booster, che funzionando per 4 secondi erogava 600 kgs (2,4 t in tutto) sì da far partire in sicurezza il minuscolo turbogetto della fusoliera. Poi il Poliphem partiva verso l'obiettivo teleguidato da terra, e una volta che avvistava un obiettivo, anche oltre l'orizzonte e non avvistato in precedenza, otteneva l'istruzione per l'attacco, che avveniva in base al proprio sensore, con un'azione di autoguida. La cosa era simile a quella di armi come lo SLAM e la Walleye, ma in questo caso, per evitare del tutto i disturbi elettronici, è stata adottata l'unica soluzione possibile: quella di un cavo di guida, come nel caso dei missili controcarri tipo MILAN. Ma in questo caso si trattava di un'arma a lungo raggio (erano previsti almeno 30 km di gittata) e quindi un cavo elettrico era troppo grosso e pesante da tirarsi dietro dal piccolo missile, comunque a velocità ridotta. Per superare questo problema, c'era un solo modo, le fibre ottiche. E il problema principale era proprio questo: provare la resistenza di un cavo spesso appena 250 micron, sopratutto con l'accelerazione violenta al momento del lancio. Il primo lancio serviva proprio a questo ed ebbe successo, mentre altri ne sarebbero seguiti nel '96 su distanze di 15 e 30 km. Una volta in aria, sempre che il cavo ottico non si rompesse, sarebbe stato possibile vedere quello che il sensore del Poliphem vedeva mentre procedeva nella missione, in volo a velocità subsoniche medio-basse, per vari motivi vantaggiose (ridurre la necessità di un motore potente e di consumi elevati, ridurre il rischio della rottura del cavo sbobinato, dare più tempo all'operatore per localizzare qualcosa). Questo grazie anche alle eccellenti prestazioni nella velocità di trasmissione dati delle fibre ottiche. Una volta visto un obiettivo, sarebbe stato eventualmente segnalato al missile per l'attacco finale, con una testata multiruolo sia a frammentazione che a carica cava. Questa consentiva attacchi a corazzati, ma chiaramente lo scopo di questo sofisticato e costoso missile (che a pensarci bene, ricorda non poco per forme e dimensioni il Malkara australiano, ordigno controcarri da oltre 90 kg ma da solo 4 km di gittata, messo in servizio negli anni '50) non era l'attacco di obiettivi tattici, quanto quello di bunker, posti di comando e altri obiettivi 'pregiati', che una volta messo a punto sarebbe stato capace di arrivare fino a 40-60 km. Il programma di sviluppo era già finanziato fino al 2000, e solo dopo si sarebbe deciso come introdurli in servizio, in ogni caso non prima del 2005. In un certo senso si trattava del discendente estremo del 'Lance' americano, ma con un compito d'attacco convenzionale.
 
Ma v'era un problema differente, e certo non una buona notizia per le armi dell'artiglieria dell'E.I. Le munizioni sparabili dai moderni pezzi, o anche da quelli vecchi ma ammodernati sono molto varie, da testate nucleari tattiche a testate a grappolo ICM, con capacità di disseminare bombe o mine controcarri o antipersonale. Nel caso dell'Esercito italiano non c'erano ancora simili arnesi (le testate nucleari per gli M110 erano state dismesse, ovviamente erano sotto controllo americano, lo stesso valeva per i missili Lance), quindi le granate, sia pure di vari modelli, risultavano essere solo di 3 tipi fondamentali: HE, nebbiogene, illuminanti. Chiaramente gli FH-70 e M109L, con simili munizioni, non sfruttavano al meglio le loro prestazioni, tutt'altro. Le granate a razzo potevano estendere il raggio da 24 a 30 km, ma nemmeno queste erano disponibili, mentre le granate ICM o addirittura quelle guidate (tipo il 'Chopperhead' americano) erano le uniche a poter contrastare con una sufficiente efficacia le truppe corazzate in movimento.
 
Tuttavia, di tutte queste munizioni speciali, guidate o a grappolo, l'E.I. non aveva apparentemente nessuna disponibilità, tanto che erano considerate tra le 'opzioni' possibili per migliorarle (il che per significa che ancora nel 1995 non erano in servizio). Per gli MLRS, invece, il problema non si poneva dato che i loro razzi erano solo a grappolo (molto discutibilmente, specie considerando quanto scarsamente affidabili fossero le bomblets, oltretutto rilasciate a migliaia per ogni tiro). Il futuro era l'acquisto dei missili ATACMS da lanciare dagli stessi lanciatori MLRS, e da razzi con meno munizioni ma più gittata, e-o con testate 'intelligenti'. Certo che, a parte l'MLRS, il fatto che oramai esistessero negli arsenali ordigni tipo il SADARM, usato dalle granate da 155 mm, che rilasciavano degli 'skeet' muniti di autoguida IR sopra il campo di battaglia, per poi cercare autonomamente i veicoli ed attaccarli, quest'arretratezza non faceva onore all'artiglieria dell'Esercito, anche se queste munizioni erano molto più costose di quelle 'convenzionali'.
Come supporti d'artiglieria, forse non meno importanti dei sistemi d'arma di per sè, va detto che i gruppi specialisti di artiglieria erano stati soppressi e il rilevamento topografico era affidato a sistemi di navigazione moderna, come quelli del tipo PADS e quelli con il GPS, quest'ultimo da comprare in 120 esemplari entro il 1998 per distribuirlo ai gruppi d'artiglieria e alle unità mortai. Sapere la propria posizione precisa era ovviamente fondamentale, ma ancora non si trattava di fornire ogni pezzo di tali sistemi, ma solo a livello di gruppo. Sapere la propria posizione e regolarsi di conseguenza, in futuro, avrebbe consentito alle unità d'artiglieria di combattere in maniera più efficace e dispersa, rendendo difficile il tiro di controbatteria. I calcolatori meteorologici Cometa, a loro tempo assai moderni, erano tuttavia piuttosto superati e allora era previsto di rimpiazzarli con un sistema più moderno. Di fatto, l'artiglieria era aggiornata, nell'era moderna, sia con armi migliori, ma sopratutto con munizionamento, sistemi di navigazione e comunicazione, e sistemi di acquisizione delle informazione moderni, onde valorizzarla al massimo (con effetti disastrosi, per esempio, contro gli Irakeni che pure avevano una forza d'artiglieria formidabile sulla carta).
 
Per automatizzare l'artiglieria con la distribuzione dei dati necessari e gli ordini, massimizzando l'effetto delle munizioni, il loro consumo, la precisione e riducendo la vulnerabilità dei cannoni con i classici tiri d'aggiustamento (che portavano via tempo e spesso mettevano sul chi vive l'obiettivo delle 'attenzioni') ogni grande esercito si stava attrezzando da qualche anno. Nel caso italiano c'era il '''SAGAT''', ovvero l'acronimo di Sistema di Automatizzazione dei Gruppi d'Artiglieria Terrestre. Questo sistema, tanto per cambiare, non era operativo in tempo utile per la fine della Guerra Fredda ma arrivò a quanto pare solo dal 1993, per estendersi presso tutti i gruppi monotubo, ma ancora non a quello MLRS. Il software dei calcolatori era nondimeno ancora in fase di revisione per renderlo pienamente compatibile con la tecnica dello 'spara e scappa'. Tuttavia il SAGAT era alquanto inutile se non si riusciva ad ottenere delle informazioni adatte sul bersaglio da colpire e a sorvegliare il campo di battaglia. Questo significava comprare radar di controbatteria. Il programma era però molto costoso e decisamente complesso. Il sistema sarebbe stato quello noto come '''SORAO''', Sistema Osservazione, Ricognizione e Acquisizione Obiettivi. Ma al 1995 solo i telegoniometri laser GTL 85 (che dalla sigla appaiono piuttosto ..vecchiotti) erano stati quasi tutti comprati. V'erano sistemi fonotelemetrici, ma i 15 radar di sorveglianza del campo di battaglia erano ancora da comprare (entro il 1998), i radar di controbatteria AN/TPQ-37 che probabilmente non erano ancora stati introdotti in servizio (visto che risultava, di tutto questo sistema, l'operatività solo dei GTL 85), radar eliportato CRESO (uno in valutazione prototipica), drones Mirach 26 e 150 (ancora in sperimentazione). Insomma, senza drones, radar di sorveglianza del campo di battaglia e munizioni speciali l'artiglieria italiana era piuttosto cieca e sorda, e scarsamente efficace. Oramai questi problemi sono stati superati, ma questo significa che ancora anni dopo la fine della Guerra fredda l'efficienza delle artiglierie italiane era molto limitata, specie se si prende come esempio quello che successe agli irakeni nel 1991. Il sistema CATRIN/SORAO di comando e controllo per l'esercito avrebbe dovuto quindi ancora aspettare a lungo, fino al 2000, prima di diventare pienamente operativo, nel mentre si discuteva ancora la quantità da comperare per i vari sistemi.
 
Per quello che riguarda il '''CATRIN''', sistema di comando e integrazione delle operazioni dell'esercito, la fase di pre-sviluppo era datata 1984 con un finanziamento di 226 miliardi destinati anche all'EH-101 e all'AMX. Alla fase di pre-sviluppo, durata per anni, sono stati devoluti 152 miliardi, poi c'era la fase prototipica per altri 937 miliardi, ancora in atto nel 1992. La fase di completamento era prevista dal 1995 e comportava altri 500 miliardi per un totale di 1.363 miliardi per quello che era un sistema molto avanzato ed ambizioso, ma anche decisamente costoso, arrivato molto fuori tempo massimo per le grandi operazioni convenzionali che nell'ottica della Guerra fredda avrebbe dovuto gestire.
 
I sistemi contraerei erano pure molto importanti. Erano presenti 4 reggimenti I-HAWK, continuamente ammodernati, ma oramai piuttosto invecchiati, e un misto di cannoni da 40 mm e missili Stinger, oltre ai SIDAM. Il Nuovo Modello di Difesa richiedeva una forza di 3 reggimenti HAWK e 3 misti, formati in due casi da missili Skyguard/Aspide assieme ai cannoni da 40/70 mm per la difesa contraerei, e nell'altro caso da missili Stinger e SIDAM. Altre risorse erano la batteria di HAWK, quella di Skyguard, SIDAM, Stinger e due da 40 mm della scuola di artiglieria c.a di Sabaudia. I reggimenti delle varie specialità avrebbero pure avuto delle unità Stinger e SIDAM, a seconda dei casi.
 
Mentre il SAMP/T era ancora lontano, non prima del 2004, per l'HAWK erano previsti miglioramenti nell'ambito di un consorzio europeo per questo missile, attivo da decenni nella NATO, con l'operazione 'HAWK Viability' per migliorarne l'efficacia e la mobilità oltre a rendere più economica la gestione. Per esempio si trattava di rimpiazzare il posto di comando batteria e quello della centrale operativo con un unico posto di comando unificato, o FDOC, di nuova concezione e più leggero oltre che modulare, capace di essere utilizzato anche per altri sistemi d'arma antiaerei come coordinamento, migliorando anche i radar di ricerca ad onda continua e gli illuminatori, sostituzione dei pesanti cavi dati con quelli leggeri telefonici. IL FDOC avrebbe dovuto essere integrato con il CATRIN e consentire con due o 3 consolle di eseguire tutte le operazioni tattiche base, con software commerciale a struttura aperta con linguaggio ADA, e contenuto il tutto in uno shelter mobile. Ma tutto questo avrebbe significato, da un lato rendere il sistema HAWK simile al PIP III americano, dall'altro un costo aggiuntivo (oltre ai tanti altri già sostenuti) di 160 miliardi, per ottenere la prima di 11 delle 22 batterie HAWK così modificate nel 1998, chiudendo questa fase nel 2000. In effetti l'E.I aveva aggiornato allo standard PIP I questo sistema missilistico, e dal 1990 aveva intrapreso l'aggiornamento al PIP II (con i costi formidabili di cui sopra), ma almeno inizialmente non ha ritenuto di dover sobbarcarsi pure l'aggiornamento PIP III oppure quello simile, di cui sopra. Senza quest'aggiornamento, le batterie HAWK sarebbero diventate rapidamente un problema come gestione dell'efficienza generale decadendo operativamente prima dell'arrivo degli ASTER/SAMP-T. Tuttavia, gli USA nel frattempo stavano radiando l'HAWK dai reparti dell'US Army (ma non dai Marines). Del resto disponendo del Patriot se lo potevano permettere. LE SAMP-T erano previste in 9 batterie per il Comando artiglieria C.A e 1 per la scuola d'artiglieria contraerea (SACA).
 
Quanto ai sistemi Skyguard/Aspide, le consegne erano iniziate nel 1994 a ritmi 'ridotti', ma già l'anno successivo divennero disponibili le 4 sezioni di fuoco per la batteria del SACA e le 8 del 18° Rgt Missili di Rimini, che quindi avrebbe avuto 2 batterie di tali missili, ma anche 2 batterie di cannoni da 40 mm. Se si fosse dimostrato valido, questo concetto si sarebbe replicato con il 17imo Reggimento, sennò si sarebbe riformato tutto con il 18° su 4 batterie missili e il 17° su 4 batterie da 40 mm. In effetti v'era ancora la necessità di capire se questo sistema misto fosse valido, nel contepo il 17° era da riequipaggiare già durante il 1996.
A parte questo, la Marina era interessata all'epoca ad alcune batterie per la difesa delle installazioni della Marina (un lanciamissili è effettivamente presente per la batteria d'addestramento di Taranto). I costi degli Aspide non erano tuttavia 'proletari': le batterie per l'esercito erano preventivate, nel 1992, quasi 1000 miliardi, le 12 batterie Spada per l'Aeronautica arrivavano a qualcosa come 2048 mld, e dire che originariamente se ne preventivavano 20. Se si considera che il programma Patriot era stato originariamente preventivato in 20 batterie, con 160 lanciatori, 640 celle di lancio per i missili e 1280 armi (2 ricariche complete), il tutto a 5.500 mld, si comprende come le batterie di Spada non fossero a buon mercato, pur essendo armi a corto raggio e quindi di 2 categorie inferiore: 270 mld per batteria contro 150 (!) per gli 'economici' sistemi Spada. Il programma Patriot venne cancellato dopo la spesa di circa 50 mld, lo Spada continuò il programma d'acquisizione sia pure decurtato. Sebbene le capacità di difesa aerea degli Spada è buona per ingaggiare bersagli difficili e a bassa quota, non ha minimamente le capacità d'ingaggio a lungo raggio, alta quota e ingaggio antimissili balistici dei Patriot. Nondimeno, anche escludendo la Marina (e le relative batterie imbarcate) e i missili dell'aviazione, il programma per i missili Aspide sia dell'E.I che dell'AMI veniva a costare circa 3.000 mld, quasi come l'abortito programma Patriot, la cui cancellazione è stata motivo di innumerevoli problemi e dibattiti per la paura della nuova minaccia, che non si chiama più 'attacchi aerei a bassa quota' ma missili balistici tattici e strategici, contro i quali l'unica risposta era il Patriot (nemmeno l'ASTER era stato inizialmente pensato come arma antibalistica). Così il megaprogramma per i missili Aspide non ha portato affatto giovamento alla sicurezza complessiva dell'Italia: se non altro l'idea di comprare batterie Aspide anche dalla Marina è poi tramontata. Difficile non vedere, comunque, una politica di 'sostegno all'industria' della difesa nazionale, che in Italia è stata sempre protetta al meglio possibile. Ma che le priorità siano state bizzarre, specialmente per il programma dell'esercito arrivato dopo quello dell'AMI, è piuttosto evidente dato che i soldi non potevano bastare per tutti questi immani programmi multimiliardari.
 
I cannoni da 40 mm Bofors, prodotti su licenza dalla Breda, erano disponibili in oltre 250 esemplari; dotato di un radar di controllo del tiro della batteria e di congegni ottici, era un buon sistema tecnicamente parlando, ma piuttosto obsoleto in alcuni componenti base. Era previsto di ridurre del 70% il totale in servizio da 250 a 70 esemplari, ma aggiornati per i reggimenti antiaerei con le loro 4 batterie. I sistemi sono stati davvero aggiornati, ma poi sono finiti nei depositi nell'arco di qualche anno. L'Arsenale di Piacenza nel frattempo produsse un semovente con un processo di 'taglia e incolla': prese uno scafo di un Leopard 1 e ci installò sopra un cannone Bofors. Perché? Perché era necessario, nel limite di quanto disponibile, ottenere un veicolo capace di difendere in maniera mobile e a medio raggio i reparti corazzati. L'idea era quindi quella di usare i mezzi in eccesso, sia cannoni che carri, ottenendo questo ibrido. Anche i sistemi di controllo del tiro erano stati resi mobili: il radar Contravers LPD-20 sarebbe stato montato su di un M113, mentre la centralina di tiro CT/40 MIR sarebbe stata sostituita, data l'obsolescenza, con un nuovo sistema. Ogni 4 semoventi da 40 mm sarebbe stata fornita, su M113, una centrale radar di tiro con il radar summenzionato e la capacità di dirigere il tiro dei 4 cannoni semoventi.
 
Il Generale Vozza definì come una soluzione 'all'israeliana' questa soluzione, intendendo con questo una soluzione ingegnosa con quanto disponibile. In realtà sarebbe meglio definirla come una soluzione 'all'italiana' ovvero poco, male e troppo tardi. Che questa soluzione fosse fasulla, se ne accorsero poi, qualche anno dopo. Così il prototipo è rimasto tale. Movimentare un singolo cannone da 40 mm in una torretta aperta senza sistemi di controllo del tiro moderni, utilizzando uno scafo di carro medio con motore da 840 hp era decisamente irrazionale. Ma nondimeno, l'esigenza di 60-80 cannoni c'era e ci si potrebbe chiedere come sia stato possibile che l'OTOMATIC sia stato considerato (come il Gepard prima di esso) troppo costoso per l'E.I. Eppure, i numeri da costruire non erano molto alti e se questo si poteva prevedere un costo elevato, è anche vero che difficilmente avrebbe raggiunto il costo del programma SIDAM . Questo era in fase di completamento entro il 1996, per un totale di 275 mezzi, basati su di una torretta che aveva 4 cannoni su scafo M113. Si tratta di un numero altissimo per le esigenze dell'E.I, e anzi era addirittura, in origine, destinato ad essere prodotto in 350 esemplari. Quindi di semoventi d'artiglieria non ci sarebbe certo stata carenza. La riduzione dei reparti dell'E.I è stata tale da rendere anche così necessario passare da 12 sistemi a ben 16 per batteria di tiro, riducendo l'esubero a 32 soli sistemi destinati alle scorte. Questo avrebbe dovuto comportare la presenza di circa 15 batterie, ciascuna delle quali in realtà era praticamente un gruppo (p.es. 2 batterie da 8 pezzi sarebbero state l'equivalente). In effetti erano previste 9 di queste ipertrofiche batterie per i reggimenti di ogni brigata corazzata, meccanizzata e blindata; 3 batterie per il supporto dei comandi divisionali, una alla SACA e due al Comando dell'Artiglieria C/a. Oltre a questi sistemi si sarebbero dovuti aggiungere i mezzi portamunizioni, in ragione di uno per ogni due SIDAM. E questo si significa 420 veicoli. Il costo complessivo era al 1992, stabilito in 800 miliardi di lire. Difficile pensare che con questa somma non si potesse affrontare il programma OTOMATIC, o che quest'ultimo non fosse sostituibile allo Skyguard/Aspide. In somma, l'E.I è rimasto carente di mezzi contraerei mobili, pur avendo parecchi sistemi statici. Ha scartato il Gepard per la lotta c.a per il costo sestuplo rispetto al Leopard 1.
 
Poi v'è stato il programma OTOMATIC, che però è stato considerato troppo costoso, mentre poco dopo è stato fatto il programma SIDAM parimenti molto costoso dati i numeri in gioco, centinaia di mezzi, che tuttavia non ha soddisfatto tanto da ridursi poi a mettere insieme parti 'da buttare' per il semovente da 40 mm su scafo Leopard, e che nondimeno è stato presto rottamato per manifesta inutilità. Visto che i costi per aggiornare o comprare sistemi contraerei sono stati comunque altissimi, non si capisce bene perché non si è riusciti a comprare gli OTOMATIC che pure erano considerati tanto necessari, al posto di qualcos'altro evidentemente meno indispensabile. Di fatto, da un lato si è arrivati a quasi un semovente a.a. per ogni carro armato (con le riduzioni degli anni '90, prima erano previsti uno ogni 4 carri), ma proprio il sistema che era maggiormente carente, un semovente a.a. altamente mobile ed efficace, è stato anche l'unico a non essere ordinato. Da un lato la potenza degli Aspide, dall'altro il numero dei SIDAM, ma nessuno dei due ha soddisfatto se poi si è ritenuto che, in attesa dell'OTOMATIC, si dovessero modificare gli scafi Leopard con il vecchio L70 in postazione blindata. Alla fine, inevitabilmente, la considerazione che i costi di uno scafo da 830 hp per un cannone singolo da 40 mm ha portato ad abbandonare tutto. Anche più paradossale è il fatto che l'OTOMATIC è apparso prima del SIDAM, e quindi era temporalmente avvantaggiato su di esso. In effetti era simile per tempistica e capacità al Tunguska sovietico, anche se impostato diversamente. Il SIDAM era invece impostato sullo stesso criterio dello Shilka, ma entrò in linea assieme al Tunguska. Ma il SIDAM non aveva capacità ognitempo e non l'ha ottenuta, almeno in proprio, nemmeno dopo. Con ogni probabilità non avrebbe potuto abbattere un bersaglio come il Tornado dell'AMI annientato da uno Shilka il 19 gennaio 1991. I mezzi francesi analoghi, con torrette a.a., hanno solo 2 armi, ma vi abbinano un radar di ricerca e di tiro, ottenendo un equilibrio maggiore tra potenza di fuoco e capacità di ingaggio, non puoi colpire quello che non vedi. Anche più interessante sarebbe capire come mai le armi del SIDAM siano state quelle da 570 c.min. Se il problema era il volume di fuoco, si sarebbero potute scegliere le più potenti Oerlikon da 25 mm che già hanno equipaggiato un'altra torretta quadrinata, quella del Seaguard CIWS, e capaci di 800 c.min. Questo avrebbe dato 1.600 colpi al minuto anziché 2.300, con il vantaggio di trovare spazio per il radar di bordo (come il Contraves Shorar, un ottimo prodotto usato per esempio sull'ADATS). I SIDAM sono stati convertiti, come detto altrove, da M113 modificati con la nuova torretta. Un criterio in economia, ma che avrebbe potuto essere replicato anche con la torretta dell'OTOMATIC, facilmente adattabile anche agli scafi Leopard 1 radiati. Insomma, una gestione ben poco razionale della componente a.a. campale, pur con programmi molto costosi portati avanti anche dopo la fine della Guerra fredda.
 
Di recente l'idea dell'OTOMATIC (ovvero un 76 mm mobile per la difesa terrestre) è stata rispolverata, ma le condizioni sono cambiate e i bersagli oramai sono diventati razzi e proiettili di mortaio sparati dai soliti guerriglieri. Se un CIWS è senz'altro una soluzione ragionevole per la difesa di una costosa nave da un missile, e un cacciabombardiere o un elicottero armato restano obiettivi più che appetibili, usare un sistema del genere su larga scala, contro simili bersagli è molto opinabile (tanto che nemmeno gli israeliani l'hanno fatto nella misura necessaria) e molto costoso. Oltretutto, mentre le salve di missili antinave arrivano con 1-4 armi alla volta, un mortaio da 81/82 mm può esplodere anche 15-20 colpi al minuto. Intercettarli tutti è pressoché impossibile, specie se poi si tratta di intere sezioni di mortai (2-3 armi) a sparare in contemporanea. Con 50 colpi pronti al tiro si potrebbero anche abbattere 10-20 colpi, ma senza evitare tutti gli altri. Inoltre i proiettili da 76 mm moderni costano molto (qualche migliaio di dollari) e così, per evitare danni magari del tutto marginali, si spenderebbe una quantità di denaro enorme, del tutto spropositata rispetto all'obiettivo. Il futuro ci dirà se questi sistemi, attualmente in sviluppo (in alternativa ad armi come i cannoni-laser o i CIWS a corto raggio tipo Phalanx) avranno un futuro.
 
===La situazione al 1998<ref>Gianvanni, Piero: ''Il nuovo volto dell'artiglieria'', P&D Giugno 1998 pagg. 52-59</ref>===
All'epoca la situazione era questa: dei reggimenti di FH-70 trainati, per un totale di 164 armi comprate, ve n'erano in distribuzione per 5 reggimenti di artiglieria: 4 sono del supporto generale dipendenti dal Comando Raggruppamento Artiglieria del COMSUP. Attenzione: il COMSUP aveva 5 reggimenti e 5 erano pure quelli di FH-70 ma non erano equivalenti: il 5o Reggimento della struttura di supporto generale era infatti il 3° 'Volturno' sugli MLRS. Così dei reggimenti di FH-70 4 erano in carico assieme a questi, mentre il quinto reggimento era ancora in carico alla brigata 'Pozzuolo del Friuli'. Tutti i reggimenti erano rafforzati al meglio, con il passaggio delle batterie a 8 pezzi d'artiglieria per una, ripartita in 2 sezioni da 4 armi l'una. Quindi 5 reggimenti avevano 120 armi da 155/39 mm, mentre le altre 44, teoricamente sufficienti almeno per un sesto reggimento ( o per altri 4 se l'ordinamento era ancora per batterie su sei pezzi l'una), erano nei depositi o per le scuole. L'artiglieria comprendeva anche i reggimenti delle brigate di alpini armati con il 105/14 mm, mentre la brigata 'Folgore' era recentemente passato, per il suo 185° Reggimento, a 24 mortai da 120 mm rigati Thomson-Brandt MO-120-RT-61. Questi erano i mortai definitivi, ma come 'interim' tra l'obice e il mortaio rigato v'è stato il mortaio liscio, sempre della Brandt, usato come supplenza prima dell'arrivo del nuovo mortaio rigato da 13 km di gittata con proiettili a razzo.
 
I semoventi dei tanti tipi in servizio fino a pochi anni prima si erano ridotti a due soli tipi: l'M109L e l'MLRS. Il primo era in carico a 8 reggimenti per complessivi 192 pezzi. Dell'MLRS si è già detto, ovviamente non era disposto a sua volta con un tale ordinamento ma si limitava a 18 sistemi del reggimento singolo a cui è stato assegnato. Ma prima di parlare del futuro, una rapida lista dei 'dispersi': anzitutto il compare 'leggero' del lanciarazzi americano, ovvero il FIROS 30, sistema d'arma di indubbio interesse e costi piuttosto bassi se non altro perché su piattaforma ruotata, avrebbe dovuto essere comprato in 60 sistemi per 3 reggimenti da affiancare agli MLRS, ma nemmeno la prima batteria sperimentale di 6 armi, dal costo di 40 mld, è stata mai comprata, nonostante fosse prevista già per il 1992 (ed erano comunque anni che il FIROS era in valutazione con alcuni veicoli di lancio); poi l'eterno 'desiderato', l'OTOMATIC, che oramai stava scadendo dall'orizzonte anche dei desideri, nonostante che il programma per 60-80 veicoli fosse tutt'altro che onerosissimo rispetto a quello per altri sistemi d'arma (dopotutto se il costo unitario era considerato eccessivo arrivando a quasi 6 mld, lo stesso si doveva pensare del FIROS o dell'Ariete, per non dire dell'MLRS); il semovente su scafo Centauro con artiglieria FH-70; e il piuttosto discutibile (scafo di carro con motore da 830 hp per un singolo pezzo da 40 mm su postazione scoperta) semovente antiaereo Leopard/Bofors, che era una specie di 'supplente povero' dell'OTOMATIC ma giudicato non idoneo; i pezzi da 40 mm erano invece in fase di dismissione e messa in riserva, visto che il sistema ibrido Skyguard/Bofors non venne ritenuto nel suo complesso convincente.
Per il futuro le cose avrebbero preso una svolta con una drastica riduzione quantitativa e al tempo stesso, con un aggiornamento tecnologico notevole. I sistemi d'artiglieria semoventi e trainati da 155 mm operativi, almeno in unità di prima linea, erano già ridotti a 18 MLRS e 312 pezzi da 155/39 mm (tutti con la stessa canna, quella dell'FH-70), 24 mortai rigati da 120 mm e alcune decine di obici da 105/14 mm Mod.56, il tutto pari a circa un terzo del parco disponibile un decennio prima. La successiva fase avrebbe visto la riduzione a 4 reggimenti degli FH-70, 2 per il supporto generale e 2 per le brigate delle Forze di Difesa o FOD. Ma sopratutto, i reggimenti di M109L sarebbero pure diventati 4, ovvero appena la metà del totale presente: anche qui con la stessa ripartizione tra brigate e supporto. A quel punto da 13 reggimenti si sarebbe scesi a otto, con 192 armi complessive. Gli obici da 105 mm sarebbero stati rimpiazzati dai nuovi pezzi ultraleggeri da 155/39 mm, per i reggimenti delle unità alpine e della brigata 'Pozzuolo del Friuli'. Questo programma per l'obice da 155 leggero era voluto dai Marines, che avrebbero avuto l'UFH (Ultralightweight Field Howitzer) sviluppato dalla britannica VSEL e dall'americana Textron. Erano previste le valutazioni proprio per il 1998 da parte dell'USMC, con un'opzione per 190 pezzi e un'esigenza addirittura di 600 armi (più di tutta l'artiglieria moderna italiana). I mortai da 120 mm rigati erano invece in valutazione a Nettuno con il munizionamento controcarri Strix, autoguidato da 120 mm, di produzione svedese. Quest'arma, apparsa anni prima, era stata vista in pubblico già nel 1992 con uno spettacolare test contro carri bersaglio Centurion, e dato l'apparente abbandono del programma tedesco per un analogo proiettile restava l'unico modo per un mortaio pesante d'ingaggiare direttamente un carro armato.
 
Altre risorse sarebbero state devolute per le munizioni d'artiglieria: ma nonostante le intenzioni, pare che ancora nel 1998 non fossero presenti, come non lo erano nel 1995, proiettili del tipo ICM (a submunizioni) e forse nemmeno del tipo con razzo ausiliario per maggiorare la gittata massima. I lanciarazzi MLRS, quelli sì con submunizioni e motore a razzo, non sarebbero stati ordinati nella versione con mine controcarri AT-2 tedesche, mentre nel futuro non sarebbe dispiaciuto disporre del missile ATACMS. Un altro missile interessante era il Poliphem, in Italia Polifemo, di cui s'é già parlato, con una gittata di circa 50 km per colpire obiettivi paganti dietro le linee nemiche, eventualmente da dare ad uno degli ultimi due reggimenti per il supporto generale armati con l'M109L. Ma forse sopratutto era da mensionare il PzH2000 tedesco, di cui nel 1999 due esemplari avrebbero dovuto essere consegnati all'E.I. per valutazioni operative. Dal 2003 questo sistema avanzatissimo, dopo avere completato le forniture per l'Esercito tedesco nel primo lotto, sarebbe stato disponibile per i clienti esteri, che potevano essere interessati a questo cingolato per rimpiazzare i 25.000 sistemi d'artiglieria tra cui 6.500 M109 e 4.000 2S1, ancora in circolazione (25% in Europa, 19% Russia e Cina, 25% Asia, 13% Nord America), nonché 1.500 M110 e 800 2S1. Il primo lotto per l'Esercito tedesco era di 185 sistemi, di cui il primo venne consegnato (parlando di produzione di serie) nel luglio 1998, con 18 mesi di anticipo. L'esigenza per l'Heer, onde rimpiazzare gli M109G (non aggiornati in maniera significativa) era prioritaria, ma solo per questa prima partita, mentre l'esigenza complessiva per 595 semoventi sarebbe stata soddisfatta, dal 2003, assieme agli altri clienti internazionali tra cui l'Italia, interessata a rimpiazzare con questo sistema d'arma gli ultimi 3-4 reggimenti di M109L.
 
Quanto alla logistica, i vecchi 'muli da carico' sarebbero rimasti, per il momento almeno, gli M548.
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