Differenze tra le versioni di "Storia della letteratura italiana/Giovanni Pascoli"

→‎La vita: compilo
(paragrafi sulla poetica estratti da https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Giovanni_Pascoli&oldid=80019769)
 
(→‎La vita: compilo)
 
== La vita ==
Giovanni Pascoli nasce a San Mauro di Romagna il 31 dicembre 1855, quarto di dieci figli. Il padre Ruggiero era fattore nella tenuta La Torre di proprietà dei principi Torlonia, e la famiglia godeva di una certa agiatezza economica che le consentiva di vivere un'esistenza serena. La tranquillità è però infranta da un evento drammatico che segnerà a vita il poeta: l'uccisione del padre mentre torna dal mercato di Cesena, il 10 agosto 1867. I responsabili non saranno mai identificati, e ciò genererà nel giovane Pascoli un senso di ingiustizia. La famiglia conosce difficoltà economiche e deve trasferirsi dapprima a San Mauro, e poi a Rimini. A questo seguono altri lutti negli anni immediatamente successivi: la madre e la sorella maggiore muoiono nel 1868, il fratello Luigi nel 1871 e l'altro fratello Giacomo nel 1876.<ref name="Baldi109">{{cita libro | autore1=Guido Baldi | autore2=Silvia Giusso | autore3=Mario Razzetti | autore4=Giuseppe Zaccaria | titolo=D'Annunzio e Pascoli | opera=Moduli di storia della letteratura | anno=2002 | editore=Paravia | città=Torino | p=109 }}</ref>
{{...}}
 
Giovanni era intanto entrato, insieme ai fratelli, nel collegio degli Scolopi di Urbino nel 1962, dove aveva ricevuto una rigida educazione classica. Nel 1871, a causa delle ristrettezze economiche, ha dovuto abbandonare il collegio, ma grazie all'intervento di uno zio può terminare gli studi a Firenze. Finito il liceo frequenta, grazie a una borsa di studio, la facoltà di lettere a Bologna e negli anni universitari si avvicina al socialismo. Nel 1879 viene arrestato mentre partecipa a una manifestazione antigovernativa, e deve trascorrere alcuni mesi in carcere. Segnato da questa esperienza, decide di abbandonare la militanza politica.<ref name="Baldi109"/>
 
Nel 1882 si laurea con una tesi su Alceo e intraprende la carriera universitaria, prima a Matera, poi a Massa e infine a Livorno, dove rimane fino al 1895. In questi anni chiama a vivere con sé le sorelle Ida e Mariù, ricostituendo così il nucleo famigliare distrutto. Questo "nido", che sarà centrale nella poetica pascoliana, è espressione della fragilità psicologica ed emotiva del poeta, che tra le pareti famigliari cerca protezione dalle insidie del mondo esterno. Da questa condizione infantile scaturisce un'attaccamento morboso nei confronti delle sorelle, a cui attribuisce una funzione materna, e il ricordo ossessivo dei morti inibisce qualsiasi tentativo di relazionarsi con l'esterno, visto come un tradimento dei legami con il "nido". Qualsiasi rapporto con altre persone estranee al "nido" è bandito, e infatti nella sua vita Pascoli non avrà nessuna relazione amorosa. Il matrimonio di Ida nel 1895 sarà quindi vissuto come un tradimento, che porterà il poeta a soffrire di crisi depressive.<ref name="Baldi110">{{cita libro | autore1=Guido Baldi | autore2=Silvia Giusso | autore3=Mario Razzetti | autore4=Giuseppe Zaccaria | titolo=D'Annunzio e Pascoli | opera=Moduli di storia della letteratura | anno=2002 | editore=Paravia | città=Torino | p=110 }}</ref>
 
Nel 1895 Pascoli e la sorella Mariù, rimasti soli, si trasferiscono nella campagna lucchese, a Castelvecchio di Barga. Qui il poeta conduce una vita appartata, lontana dall'odiata vita di città, a cui contrappone la serenità della campagna. Nello stesso periodo, Pascoli aveva ottenuto dapprima la cattedra di grammatica greca e latina a Bologna, e poi quella di letteratura latina a Messina. Nel 1905, infine, sostituisce [[../Giosuè Carducci|Carducci]] come professore di letteratura italiana a Bologna.<ref name="Baldi110" /> Nel frattempo aveva svolto un'intensa attività poetica, e negli ultimi anni della vita gareggia nel ruolo di "vate" della poesia civile con il maestro Carducci e con [[Gabriele D'Annunzio|D'Annunzio]]. Accanto alla sua poesia chiusa nel limitato ambito domestico si affianca quindi la figura ufficiale del poeta cantore della patria, per la quale compone una serie di canti e l'orazione ''La grande proletaria si è mossa'', pronunciata il 26 novembre 1911. La sua eccellente conoscenza del latino gli consente inoltre di vincere per dodici volte, dal 1892, la medaglia d'oro al concorso di la poesia latina di Amsterdam. Ormai ammalato di cancro allo stomaco, Pascoli si trasferisce a Bologna per curarsi, ma vi muore il 6 aprile 1912.<ref>{{cita libro | autore1=Guido Baldi | autore2=Silvia Giusso | autore3=Mario Razzetti | autore4=Giuseppe Zaccaria | titolo=D'Annunzio e Pascoli | opera=Moduli di storia della letteratura | anno=2002 | editore=Paravia | città=Torino | p=111 }}</ref>
 
== Il profilo letterario: la sua ''rivoluzione poetica'' ==