Torah per sempre/Due Torah? Scritture e rabbini: differenze tra le versioni

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È la terminologia piuttosto che il contenuto a confondere. Si prenda per esempio la regola 6. Il Talmud la applica a [https://www.biblegateway.com/passage/?search=Deuteronomio+14%3A26&version=CEI;LND;NR2006 Deuteronomio 14:26],<ref>TB ''Eruv.'' 27b.</ref> che stabilisce come uno debba spendere il proprio denaro a Gerusalemme: "userai quel denaro per comprare tutto ciò che il tuo cuore desidera: buoi, pecore, vino, bevande inebrianti, o qualunque cosa di tuo gusto." "Tutto ciò che il tuo cuore desidera" è un termine generico; "buoi, pecore, vino, bevande inebrianti" sono esempi specifici; "qualunque cosa di tuo gusto" è nuovamente generico. La regola dice che dobbiamo "seguire il termine specifico". Pertanto, la legge è che il denaro potrebbe essere speso per cibo animale e vegetale ma non per acqua o sale. Sussiste ancora qualche ambiguità — per esempio, il pesce è alimento di salamoia o acqua? — ma il sistema argomentativo è chiaro.
 
Questi sono principi ''logici'', come venne discusso da Adolf Schwarz più di un secolo fa?<ref>Schwarz, ''Der Hermeneutische Syllogismus''. Per un'opinione differente si veda la sezione su Mecklenburg più oltre, alla PARTE III.4.</ref> Eccetto ''kal vaḥomer'' (argomento ''a fortiori''), no di certo; le regole sono procedure letterarie induttive, piuttosto che metodi di analisi logica. Saul Lieberman ha indicato le analogie con metodi usati dai retori alessandrini per interpretare Omero e altri classici greci, mentre David Daube ha notato somiglianze ai modi in cui i giuristi romani interpretavano la legge.<ref>Lieberman, ''Hellenism in Jewish Palestine'', pp. 47-82; Daube, "Rabbinic Methods of Interpretation".</ref>
 
Una comprensione più chiara dello scopo e funzione delle regole emerge qundo si considera il contesto nel quale si sono evolute. Servono a due funzioni principali: primo, stabiliscono una rispettiva corrispondenza tra gli elementi testuali della Torah e le proposizioni di legge raccolti nel sistema della halakhah; ciò supporta l'affermazione rabbinica che siano esponenti autentici della Scrittura. Secondo, in puri termini giuridici, forniscono una giustificazione adeguata a inferenze sull'applicazione della legge da una situazione all'altra.<ref>Solomon, in "Evolution of Talmudic Reasoning", dimostra formalmente come le regole possano essere ridotte a queste due categorie.</ref>
 
Il Talmud (''Pesaḥim'' 66a; ''Niddah'' 19b) chiede se uno studioso opportunamente qualificato possa applicare una ''gezerah shavah'' per conto suo, cioè se, senza una tradizione tramandata egli possa tirare conclusioni per la legge da frasi scritturali parallele. Commentatori medievali sentenziavano che ciò non fosse permesso all'infuori di dove ci fosse stata una tradizione dove la somiglianza fosse importante, sebben un'argomentazione ''a fortiori'' (''kal vaḥomer'') potesse essere usata anche senza una tradizione d'appoggio. Riguardo alle altre regole, Rashi sosteneva che non si potessero applicare senza una tradizione tramandata, ma i Tosafisti affermavano invece di poterlo fare.<ref>TB ''Shab.'' 132a, Rashi ,,s.v.'' ''ela atya''; ''Suka'' 31a, Rashi ''s.v.'' ''lo ''makshinan''; Tosafot ''s.v.'' ''veri''.</ref> In pratica, tutte le regole eccetto ''kal vaḥomer'' erano cadute in disuso molto prima del tempo di Rashi; anche nella parti più recenti del Talmud l'uso di tali regole viene invariabilmente attribuito ai primi saggi. Saadyah Gaon (882-942) inoltre asseriva che le regole fossere "''descrittive'', non ''produttive''. Cioè, gli antichi rabbini non derivavano la halakhah dalla Bibbia usando queste regole; piuttosto, questi principi esegetici descrivono la relazione della Torah Orale alla Scrittura".<ref>Daniel Frank, ''Search Scripture Well'', p. 24.</ref>
 
== Interpretazione ''a fronte'' del significato semplice ==
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