Differenze tra le versioni di "Forze armate mondiali dal secondo dopoguerra al XXI secolo/Vietnam-3"

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Un AC-130H, durante l'invasione di Grenada, combatté contro postazioni di tiro cubane per 16 ore, rifornito tre volte dai KC-10A, il 25 ottobre 1983. Pare che mise KO tre BTR-60 tirando 4 colpi da 40 mm, oltre a combattere contro altri bersagli. Il pilota dello Spectre venne poi bonariamente rimproverato dal suo superiore per avere 'sprecato' un quarto del denaro del contribuente americano (il colpo del Bofors non andato a segno). Un AC-130H venne abbattuto in Irak con le maggiori perdite umane dell'Aviazione, con almeno 14 aviatori perduti. Questa è forse l'unica vera pecca di questo tipo di aerei, l'elevatissimo numero di operatori a bordo, addirittura superiore a quello dei bombardieri della II GM.
 
Nel frattempo, gli Spectre sono diventati ancora più letali, per esempio con sitemisistemi d'allarme antimissili AAR-44, ECM APR-36 e ALT-32, HUD GEC-Marconi. Ma dal 1985 è anche stato lanciato il programma AC-130U, detto 'U-Boat'. Questo ha un cannone GAU-12 da 25 mm a 5 canne rotanti (3.000 proiettili, ovvero quanto 10 AV-8 Harrier, che condividono quest'arma), più un cannone da 40 mm e quello da 105, quest'ultimo dotato anche di proietitliproiettili speciali FMU 153 per colpire bersagli 'duri' (forse con munizione DU?). Il radar è adesso l'AN/APG-180, che deriva dal più formidabile dei radar disponibili su di un caccia, l'APG-70 dell'F-15E. Agli inizi degli anni '90 iniziarono le consegne, ma non in tempo per Desert Storm (pare). Negli anni '90 l'USAF Special Operation Command aveva due squadroni con gli AC-130U e H, ovvero il 4° e 6° S.O.S. più il 711°, in riserva, ancora dotato di obsoleti AC-130A. Sembrava che persino la RAF volesse, all'epoca, sei aerocannoniere AC-130, magari da ricavare dalla sua numerosa flotta di Hercules.
 
La storia degli Hercules 'speciali', naturalmente, non finisce qui. Vi sarebbe da citare anche il gran numero di versioni per compiti ELINT, Sigint, supporto alle operazioni speciali, comando aereo volante ecc., come gli EC-130H, MC-130H e altri ancora, ma questa (così come le segrete versioni speciali degli altri cargo USAF, i vari EC-135, MC-141 e MC-5, nonché il cugino navale dell'Hercules, l'EP-3 Orion) è un'altra storia ancora da raccontare, meno spettacolare e facile da seguire, ma non meno importante per la potenza aerea americana.
 
====Firebee<ref>Giuseppe Fassari, Giuseppe: ''Firebee: il papà degli UAV'', in ''Aerei'', nov.-dic. 2003, ppp. 60-62.</ref>====
Spesso si sente delle azioni di ricognizione dei velivoli 'non pilotati' ovvero UAV, quando armati anche noti come UCAV. Ma non è una novità nemmeno questa, i dronesdroni esistono da molti anni. Per esempio, il BQM-34 Firebee, della Ryan. Questo non era un singolo drone, ma una famiglia totale prodotta in centinaia di esemplari. Il concetto era che questi velivoli UAV o RPV (Remoted Piloted Vehicle) erano visti come un vantaggioso sostituto contro difese capaci di fare danni ai ricognitori pilotati, come gli U-2, o che richiedevano mezzi estremamente costosi come gli SR-71/A-12 o i satelliti. L'occhio elettronico dei Firebee era quindi un efficace rimedio a questa situazione. In particolare, questi vennero usati largamente anche da Taiwan assieme agli U-2, tanto che diversi vennero abbattuti dai Cinesi. Questi ultimi ne hanno persino ricavato un clone. Nati dai programmi 'Lighting Bug' e 'Compass Cookie', i Firebee I (Ryan Model 124) erano stati attivati con il 4025th 'Black Knights' Strategic Squadron, del 4080th Strategic Wing. Del resto non c'era da stupirsi, visto che negli anni '50 è stato tutto un proliferare di dronedroni, missili da crociera e altro ancora, con un'intelligenza artificiale accettabilmente miniaturizzata. Dal '64 lo squadrone operò su Cina e Corea del Nord, poi venne impiegato da Okinawa, specie per la ricognizione sugli SA-2 Guideline. Venivano scortati spesso da aerei sia da combattimento che gli RB-47H del 55th Strategic Reconnissance Wing, gli EB-57D e i C-130A del 6091st RS, tutti basati a Don Muang in Thailandia.
 
Nel '66 l'unità in parola divenne il 556th RS con i DC-130A e i DC-130E, che erano preparati per il lancio dei Firebee. Infatti questi dronedroni erano spesso aviolanciati da sotto le ali di questi speciali Hercules. Non erano gli unici tipi, ma del resto i Firebee erano usati per molti scopi, e alcuni tipi potevano salire alla stratosfera e raggiungere 1,7 mach.
 
La motorizzazione di questi minuscoli aggeggi era affidata ad un turbogetto Y-69 sotto il muso, come una specie di squalo (e spesso con una sharkmouth) e il sistema di programmazione, altro punto fondamentale, consentiva virate anche 5 g, e l'operatore poteva intervenire teleguidando il velivolo, ma normalmente viaggiava in maniera autonoma, come un vero missile cruise. Erano aggeggi con molte attrezzature interessanti, come un sistema di simulazione dell'eco radar di un U-2. Poi vi vennero installati sistemi RWR HIDE per riconoscere l'aggancio dei SAM e persino dei radar dei MiG-21. Vennero fatte in tutto oltre 1.600 missioni, e alcuni dronesdroni arrivarono ad un ruolino molto interessante, come il Tomcat con 38 sortite prima della sua distruzione, il Budweiser con 63. Erano bersagli apparentemente facili per la contraerea e i caccia, ma erano anche piccoli e veloci, spesso in volo a bassa quota (fino a 60 metri, ma alle volte l'altimetro era anche falsato e volavano più bassi). Così vennero abbattuti non meno di 10 velivoli nel '69 di cui 8 da parte dei MiG-21 del 921° Reggimento Sao Dao, oltre ai due colpiti dagli appena più veloci MiG-17 del 923° 'Ye The'. Con i sistemi HATRAC (o HIDE?) i BQM-34 divennero poi capaci di sentire i radar nemici e di eseguire manovre evasive, nel 1970 non vennero abbattuti dei Firebee dai caccia e uno solo nel '71. Alcuni caccia nordisti, al contrario, vennero persi per inseguire questi elusivi spioni. Successe che un caccia MiG-21 venne perso per esaurimento carburante, dopo che i missili Atoll ebbero un'avaria nel sistema di lancio. Il MiG era privo di cannoni e cercò di rovesciare il Firebee con il contatto d'ala come si faceva con le V-1. Il 9 marzo quello stesso Firebee venne attaccato da due MiG-21, uno dei due lanciò un missile che però localizzò il più caloroso caccia e abbatté per sbaglio l'altro Fishbed uccidendo il pilota Truong. Un terzo MiG-21 venne abbattuto da questo drone in maniera indiretta, perché colpito per errore dalla contraerea, e si dice anche che questo drone distrusse indirettamente altri due caccia vietnamiti, nel qual caso sarebbe stato addirittura un asso al pari di Cunninghan. Successe anche che un MQM-34 venne scambiato per un MiG e abbattuto con uno Sparrow dai Phantom. Altri dronedroni erano dal funzionamento davvero bizzarro, per esempio ce n'era uno che si diresse in due occasioni non in mare, ma verso il Sea King che lo aspettava per il recupero. In seguito successe che poco prima dell'impatto in mare, ritornasse verso il Vietnam e l'elicottero UH-1 inviato a recuperarlo precipitò in acqua con i suoi 7 aviatori, che trovarono se non altro rifugio sul drone in attesa dei soccorsi.
 
Le statistiche complessive danno per il 100th SRW (che annesse il 556th RS) l'uso di circa 20 versioni del Firebee, con 3.435 missioni totali (evidentemente non solo sul Vietnam del Nord), e le perdite furono non poche: ben 578, di cui 251 abbattuti e altri dispersi o persi per incidenti o per il recupero.
Il Firebee venne anche sperimentato con armi come bombe, missili Shrike e Maverick, o bombe LGB e EOGB. Ma non venne usato per attacchi al suolo in Vietnam, sebbene fosse stato già sperimentato con queste armi.
 
==='Ranch Hand'<ref>Paolo Gianvanni, Paolo: ''Ranch Hand'', in ''RiD'', Maggiomaggio 2005, ppp. 80-84.</ref>===
 
 
==='Ranch Hand'<ref>Gianvanni, Paolo: ''Ranch Hand'', RiD Maggio 2005 p.80-84</ref>===
La guerra chimica, nella Prima guerra mondiale, è ben nota per la sua terribile efficacia. Ma nella II GM i gas non vennero usati, per fortuna. O forse sì. Ma con una diversa prospettiva.
 
Nel Pacifico gli americani non ebbero vita facile. Ma non era solo per i Giapponesi, ma anche per un altro nemico, ben più difficile da eliminare e certo non con le pallottole. Erano gli insetti, non solo parassiti di per sé, ma anche vettori di malattie pericolose, come la malaria. Gli Americani, però, riuscirono a rispondere con un'arma segreta, capace di far fuori anche i temibili emitteri. La risposta era il famoso DDT. Esso venne irrorato a mezzo aereo, e anche dopo la fine della guerra vennero usati mezzi speciali da parte di un reparto USAAF, lo Special Aerial Spray flightFlight o SASF, con i robusti C-47 Dakota, equipaggiato con sistema di irrorazione 'MC-1' o 'Hoursglass', il quale aveva un serbatoio interno da ben 3.785 litri (1.000 galloni), pompa centrifuga e valvole di controllo, tubi e sei ugelli, più lo scarico d'emergenza, perché il peso era eccessivo in caso di atterraggio forzato. In tutto vennero costruiti 100 sistemi, ma essi finirono essenzialmente a fare la ruggine nei depositi. Dopo otto anni, il presidente Ngo Dihn Diem, all'epoca al potere in Vietnam del Sud, chiese agli americani una missione particolare: distruggere i campi di riso nelle zone controllate dai Viet Cong; il consigliere del presidente americano, Walt W. Rostow, raccolse l'idea; lui era un fermo sostenitore dell'intervento in Vietnam, e per questo l'operazione partì presto: in fondo, non era diretta ad uccidere direttamente, ma a 'convincere' i civili a non supportare più i guerriglieri. Per farlo non sarebbe stato facile anche con carichi ingenti di napalm, essendo coltivazioni sull'acqua. Ma c'era ancora una risorsa: i diserbanti, che il 30 novembre 1961, il presidente Kennedy autorizzò.
 
I Britannici cominciarono a pensare alla distruzione della foresta che nascondeva i guerriglieri in Malaysia. Furono loro che iniziarono le operazioni con i diserbanti, ma la cosa non è molto nota rispetto alla già misterioramisteriosa attività americana. Un conto è tenere conto delle bombe, crateri, fiamme, un conto è spargere un silenzioso e mortale agente chimico nell'aria.
 
Presto giunsero in Vietnam sei aerei C-123, modificati con l'MC-1 e tubi di scarico sul bordo d'uscita dell'ala. Tutto venne approntato nel dicembre 1961, e gli aerei arrivarono sulla Clark AFB, Filippine. Poi arrivarono in Vietnam, con una prima formazione di tre velivoli a Tan Son Nhut il 7 gennaio 1962, parte del 346th Troop Carrier Squadron. Si pensò di usare il massimo della segretezza dell'operazione, con aerei che presto vennero modificati con insegne vietnamite.
 
L'Operazione 'Ranch Hand' era pronta, con i suoi apparecchi dello Special Aerial Spray Flight, poi 12th Air Commando Squadron, per poi diventare illo A Flight 310th Tactical Airlift Squadron. La chiamata radio era 'Cowboy'. Il primo volo venne fattocompiuto il 13 gennaio 1962, sulla Strada 15. Non era così facile: il volo doveva essere fatto a circa 45 metri (150 ft), a 240 kmh, quindi lento e basso: un bersaglio ideale. E così, il 2 febbraio 1962 un C-123 con tre persone a bordo cadde per ragioni sconosciute. Questo fu il primo aereo dell'USAF perso durante la guerra; successivamente si scassò un altro C-123, ma senza perdite umane. Volare bassi per assicurare una buona concentrazione del diserbante, con aerei carichi e sottopotenziati nel clima torrido del Vietnam, non era certo cosa facile. Nuove tattiche dovettero essere adottate,: il comandante doveva pensare alla quota, laalla formazione (spesso erano più di uno), e azionare la pompa, il secondo pilota era pronto a prendere i comandi in caso di difficoltà. Per ridurre i rischi, i C-123 scendevano da 900 metri fino a 45 prima dell'azione vera a propria. In tutto si coprivano strisce di 73 metri di larghezza e lunghe 14 km.
 
Ma cosa lanciavano? Spesso si parla dell'Agent Orange, ma questo non ha a che fare né con il colore né con l'odore della sostanza; piuttosto, c'è da dire che non fu questo l'unico tipo: i tipi erano un po' come i personaggi delle 'Iene': Agent Blue, Green, Orange, Pink, Purple e altri per un totale di circa 10 modelli diversi. Il nome era dovuto alle strisce di colore nei bidoni per il riconoscimento, contenitori da 55 galloni, ovvero 208 litri. Essi imitavano gli ormoni delle piante e le disturbavano, provocandone la morte. La pmaggiormaggior parte era di tipo 2,4-D e 2,4,5-T. Ma quest'ultimo aveva anche un sottoprodotto della lavorazione, la temibile diossina. In tutto, il 58% del diserbante usato era l'Agent Orange, purtroppo ricco di diossina.
 
L'MC-1, prima capace di irrorare circa 1-1,5 galloni per acro, venne poi modificato per tre galloni, quello ideale secondo i tecnici dell'US Army. L'azioneLe azioni, inizialmente svoltasvolte da pochi aerei, formazioni di due o tre, spesso vennero affidate, nel prosieguo, a formazioni di un massimo di 10 velivoli. Dopo che il veleno veniva scaricato, l'effetto era evidente. Dopo quattro giorni cadevano le prime foglie della vegetazione, circa due settimane dopo le piante ingiallivano, e dopo due-quattro mesi le piante morivano. In effetti, non si trattava più di distruggere i raccolti: ora l'obiettivo era un altro. I Vietcong erano soliti nell'usare la ricca vegetazione vietnamita per nascondersi alla vista, e data la ricchezza di acqua, difficilmente essa prendeva fuoco. La soluzione: diserbare anche le foreste, una cosa davvero poco 'ecologica', in una guerra nella quale anche lale vitavite umanaumane non avevaavevano significato se non come aridi numeri. L'aumento della visibilità orizzontale era di circa il 70%, e i VC non avevano più i vantaggi della foresta, si trovavano al contrario insu un terreno ben visibile dall'alto. Era un vantaggio per proteggere le vie e le basi dall'attacco e movimento dei nemici. Tuttavia, vento e temperatura non aiutavano: se c'era un elevato calore al suolo, l'aerosol non ci cadeva addosso, e saliva di quota, andando poi a depositarsi dove non era voluto, facendo danni, anche se meno pesanti. Tanto che nel marzo 1968 il Gen. Brownfield, capo dell'Esercito, ordinò di ridurre l'uso dei diserbanti, che nel fratempofrattempo erano anche usati da elicotteri (cosa meno nota dell'operazione, probabilmente con i soli CH-54 Tarhe); in pratica si voleva che si usassero solo con temperature al suolo di 85 gradi Farenheit, ovvero 29,4° C come limite d'uso, e solo se il vento era inferiore ai 10 nodi (18,5 kmh). Non solo, ma non si doveva trattare a meno di 2 km da piantagioni 'amiche'. Nonostante tutto, le richieste non facevano che aumentare; l'addestramento era svolto a Langley AFB, in Virginia, e poi anche in un'altra base in Florida (forse sperimentavano anche i diserbanti? la vegetazione era simile, dopotutto). Ma la pianificazione era incredibilmente lenta: inizialmente si facevano passare tre mesi dalla richiesta all'esecuzione, poi ridotti a 'soli' 75 giorni.
 
Dato che i VC avevano armi sempre più potenti, dalla fine del '63 i C-123 sarebbero stati coperti da aerei d'attacco; il primo tentativo venne fatto con due C-123, scortati da ben quattro T-28 e altrettanti A-1. Nonostante tutto, uno degli aerei ebbe un motore colpito e dovette atterrare in emergenza, con oltre 40 proiettili incassati, per lo più da 12,7 mm. In seguito si perfezionarono molte cose: per esempio, combinando con i bombardamenti al napalm (un altro tipo di sostanza non esattamente 'ecologica' e salutare per chi la manovrava). I C-123 ebbero anche corazzature aggiuntive, che erano a quanto pare già presenti: il tecnico di bordo aveva una specie di 'scatola corazzata'; caschi speciali vennero adottati per l'equipaggio, perché si dava per scontato che vi fosse la necessità di proteggere il volto dalle schegge di plexiglass e vetro dateprovocate dalle pallottole. I C-123, poi designati UC-123, continuavano ad aumentare: da 20 nel maggio del '64, a 244 nel maggio di due anni dopo. Un UC-123 venne perso, tra gli altri, il 20 giugno 1966, anche se l'equipaggio riuscì a salvarsi, e recuperatirecuperato dai Marines con sei elicotteri e scorta di caccia. A Bien Hoa venne spostato il QG dell'operazione al dicembre del '66. Lì venne anche organizzato un impianto di supporto che poteva portare a rifornire gli aerei in appena 10 minuti, così che una coppia di UC-123 poteva volare anche sei missioni in tre ore, anche perché nel '66 l'MC-1 venne sostituito da un tipo diverso, modulare e più efficiente, per la distribuzione dell'erbicida. Ma per aiutare gli aerei nella loro missione, dovettero essere anche aggiunti motori ausiliari: dall'inizio del '68, dato che i motori restavano ancora quelli a pistoni (l'ideale erano le turboeliche, ma per un'intera generazione di plurimotori la soluzione possibile fu quella ibrida); quindi vennero aggiunti due turbogetti J85-GE-17 da 1.300 kgs, e anche per questo, ebbero ulteriori miglioramenti, tra cui corazze ancora più efficienti. Questo nuovo aereo era l'UC-123K, molto più sicuro anche nell'impiego in montagna. Nondimeno, il primo di essi cadde il 24 maggio 1968; mentre gli americani erano in disimpegno dopo il 1968, le 'Ranch Hand' erano in aumento, arrivando a 400 al mese nel '69, fatte da circa 30 aerei disponibili. Ma crescevano anche le polemiche. La fase declinante iniziò ben presto, nonostante le richieste delle truppe a terra, poco interessate ai danni all'ambiente rispetto ai rischi che correvano. Le ultime tre missioni vennero volatecompiute il 7 gennaio 1971.
 
In tutto 'Ranch Hand' aveva infestato di diserbanti circa 9.000 miglia quadrate di terreno, non solo in Vietnam, ma anche in Laos, per un totale di circa 19 milioni di galloni di sostanze (72 milioni di litri). In tutto, le perdite non furono poi così alte: cinque aerei, nonostante ogni sei missioni c'era un colpo a bordo. Non mancarono anche missioni di trasporto, almeno nella crisi del Tet, con qualcosa come circa 3.000 missioni. Tanto per dare un'idea di come la probabilità sia bizzarra, venne registrato solo un colpo a bordo (forse gli aerei non vennero usati assiduamente a Khe Shan?).
L'uso dei diserbanti contro la vegetazione era stato efficace e apprezzato, mentre contro i raccolti ottenne forse l'effetto di spostare la simpatia dei contadini per la guerriglia, altro che conquistare i cuori e le menti.
 
Queste missioni non erano facili, in un certo senso erano audaci. Ma i loro risultati sono stati ben più gravi della distruzione dei raccolti. A tutt'oggi se ne subiscono le conseguenze, di quello che è una vera e propria guerra chimica, con molte vittime non solo vietnamite, dove l'acqua è in molte zone ancora contaminata dalla diossina, ma anche nel personale americano che ha manovrato milioni di litri di diserbante, che all'epoca era maneggiato con bidoni, quasi a mo' di cherosene. Decisamente troppo imprudente anche per chi l'usava, ma all'epoca non ci si faceva molto caso.
 
Attualmente un UC-123K è ancora conservato a Wright-Patterson, nel locale museo dell'aviazione. Veterano della base di Bien Hoa, 'Patches' ha incassato qualcosa come oltre 1.000 pallottole. Un valoroso combattente, anche se di una guerra davvero senza gloria.
 
====I parenti stretti====
Ma 'Ranch Hand' non era l'unico sistema 'anti-foresta'. Un'altra iniziativa era il Progetto 'Pink Rose', iniziato nel settembre 1965, con un primo test svolto solo l'11 marzo 1966, vicino a Pleiku. Prima l'aereaarea venne diserbata, poi l'11 marzo 1966 15 B-52 si presentarono sulla verticale della località, e fecero scendere un inferno di bombe al napalm. Ma i risultati non furono del tutto soddisfacenti: se c'era una foresta difficile da incendiare (sopratutto per l'assenza di conifere, con le loro resine ed aghi..) era proprio quella vietnamita. A Novembrenovembre vennero scelte tre zone da 7 km2 l'una; lì vennero scaricati 255.000 galloni di diserbante, e, dopo che esso ebbe fatto effetto, arrivarono i B-52 con 42 bombe cluster M-35, con submunizioni incendiarie; le aree vennero incendiate in date diverse, fino al 4 aprile 1967, durante operazioni terrestri. Macché, la foresta era a due e persino tre strati, e resistette alla tempesta di fuoco.
 
Ma c'era dell'altro: bruciare foreste contaminate dai diserbanti alla diossina, significava disperdere fumi mortali che ancora la contenevano in una vasta area. Che l'Agent Orange e similesimili fossero pericolosi lo si capì anche a Da Nang, quando all'inizio del 1969 vennero notati molti alberi morti nei viali; si pensò ad una malattia, ma alla fine si capì che questoil fenomeno aveva a che fare con il lavaggio dei bidoni di diserbanti, e tanto più spesso usati, -dopo essere stati riciclati dai civili, per i compiti più svariati, dai barbeque aai serbatoi di carburante per auto. Incredibilmente, essi conservavano anche dopo il riciclaggio la loro tossicità. Insomma, il sospetto atroce dei danni dell'Agent Orange diventavanodiventava certezzecertezza.
 
====I 'botti' in grande stile====
Lo scopo era creare le HLZ (Helicopter Landing Zone), aprendo varchi nelle fitte foreste e sorprendendo la guerriglia con azioni della 'Air Cavalry'. Come fare? Le bombe normali non ci riuscivano. Ma nei depositi c'erano anche delle soluzioni: le bombe M-121 da 10.000 lbs, 4.540 kg, create per i B-36 e oramai non più in uso. Perché non usarle, visto che erano destinate alla rottamazione? Il problema era con cosa lanciarle, dato l'ingombro. Il primo tentativo venne fatto con un elicottero CH-54 Skycrane; ma essoil velivolo era lento e tutto sommato vulnerabile. Venne così impiegato il C-130 Hercules, con due pallet per altrettante bombe. Quattro squadroni (29th, 772th772nd, 773773rd e 774th) vennero qualificati per l'impiego, tutte le unità di volo del 463rd Tactical Airlift Wing. Il sistema d'arma era noto come 'Commando Vault', che comprendeva anche una stazione di controllo radar a terra, per guidare l'aereo dove doveva andare. Questi bombardieri pesanti, che portavano una o due bombe, divennero operativi all'inizio del '69. Presto vennero anche impiegati contro i Viet-Cong, e l'effetto doveva essere terribile. IL successo è stato in effetti molto elevato, ma per i primi mesi del '70 già le M-121 erano scarsamente presenti. Non sempre queste bombe funzionarono: erano nei depositi da decenni e spesso non esplodevano come dovevano; se questo non accadeva, bisognava poi andare a farle detonare per non dare ai VC una riserva di TNT sufficiente per un bel po' di tempo. Per sostituresostituire l'arma in estinzione, ne venne prodotta un'altra ancora peggiore: la BLU-82, una carica FAE costituita da un impasto gelatinoso di nitrato d'ammonio, acqua e polvere d'alluminio, più due spolette (M-904 anteriore e M-905 posteriore); in tutto arrivava ad un peso di 15.000 lbs, ovvero 6.801 kg. E dato che in sostanza si trattava di una specie di bidone, ben 5.720 kg erano di esplosivo. Esse non avevano spolette sofisticate, barimetriche o radar, ma scoppiavano a un metro di altezza grazie ad un'asta di circa 70 cm. L'effetto era terribile: gli alberi venivano spazzati via, tronchi inclusi, su di un raggio di 40 metri (che francamente sembra un po' riduttivo). Il primo impiego di questa specie di arma atomica, ebbe luogo il 23 marzo 1970. Essa poteva distruggere anche bersagli di ogni genere, e soffocare chiunque non fosse stato incenerito dalla tremenda temperatura, a causa del consumo di ossigeno della fiammata (le FAE sono infatti armi combustibile-aria). Il reparto vettore era il 463rd Wing, che però venne sciolto nel '71 e nel periodo successivo venne usato il 354th Wing, per poi finire con i C-130 sudvietnamiti. La BLU-82, solo una delle armi FAE impiegate in Vietnam, erano state realizzate in appena 225 esemplari, alcune usate anche nel '75 per le operazioni di recupero del MAYAGUEZ, catturato dai Khmer rossi. Sebbene non vi fossero certo foreste da distruggere, altre undici vennero impiegate in Desert Storm (1991) e almeno quattro in Afghanistan, che aveva già assaggiato analoghe armi sovietiche, sia pure di tipo meno potente.
 
Questi ordigni, per quanto poderosi, sono stati superati dalla MOAB (Massive Ordnance Air Bust), da oltre 9 tonnellate, ancora più terrificante. E nel futuro vi sono persino programmi ancora più 'pesanti', in antitesi completa alle piccole bombe super-precise (SDB).
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L'US Navy, per non essere da meno, mise mano ad un altro tipo di 'bomba'; le granate da 406 mm HC delle corazzata USS New Jersey, che nel 1969 rimase sulla linea del fuoco per 4 mesi, tirando oltre 5.000 colpi da 862 kg l'uno, più oltre 12.000 da 25 kg (calibro 127 mm); spesso tirava colpi singoli per aprire HLZ nella foresta, e malgrado il ridotto carico d'esplosivo rispetto alle bombe d'aereo, la forza dell'impatto e lo spessore delle pareti causavano effetti esplosivi più che sufficienti per lo scopo, senza rischi per il personale e in condizioni ognitempo, anche se con la gittata limitata a 'soli' 36 km, e quindi solo per tiri costieri. La munizione HC Mk.13 pesava molto di meno dell'AP (oltre 1.200 kg), ma la differenza in carica esplosiva era tutta a suo vantaggio. La carica HE interna arrivava a 69,9 kg anziché 18,4. Può non sembrare molto, ma oltre a perforare fino a 5 metri di calcestruzzo, poteva causare in alternativa crateri larghi 15 metri e profondi sei, più o meno come una bomba aerea di pari peso, ma con sì e no un sesto dell'esplosivo (la Mk.84 da 907 kg nominali dovrebbe arrivare al 45% della percentuale in HE). Quando usato come 'demolitore di foreste' per preparare spazi d'atterraggio per elicotteri, poteva aprire varchi di ben 180 metri di diametro, e 'defoliare' gli alberi per altri 270 metri (non è chiaro se di diametro, oppure di raggio, forse un po' eccessivo). La spoletta, in questo caso, era probabilmente di tipo super-rapido o di prossimità. Molti sottomodelli vennero sviluppati nella II GM e oltre. Ancora durante gli anni '80 si stavano sperimentando proiettili HC (High Capability -di esplosivo) di nuovo tipo. La carica dell'Mk.13 non era molto grande (malgrado l'effetto), dato che le specifiche volevano che esso conservasse anche capacità perforanti di tutto rispetto, e quindi, avesse pareti ancora piuttosto spesse (i proiettili HE da 406 sovietici, per esempio, avevano 88 kg oppure 25 nel caso dei SAP). Il nuovo modello da 406 pesava ben 1.015 kg e arrivava a circa 46 km (notare che questo dato è più congruo rispetto alla capacità del cannone da 406/50 di tirare le AP da 1.225 kg a 38-39 km), ma non pare che venne costruito in quantità prima del ritiro dal servizio attivo delle corazzate; altri tipi erano quelli a submunizioni, considerati 'eccezionalmente efficaci' (400 bomblets interne), decalibrati a lungo raggio d'azione (rimasti sperimentali) e altro ancora. Nessuno di essi era tuttavia pericoloso come l'Mk-23 'Katie', un ordigno nucleare da 15-20 KT, prodotto in una cinquantina d'esemplari, e del quale una decina potevano essere portati da una singola nave classe 'Iowa', dispersi in una dotazione di colpi pari a circa 1.220 unità. Presto venne messo fuori servizio (che iniziò attorno al 1956 e finì nel '62) e l'esplosivo nucleare, mai sparato dai cannoni (a differenza delle armi tattiche dell'US Army), riusato per le cariche da demolizione dell'Operazione 'Plowshare', per impiego 'pacifico' della potenza atomica. Quanto ai cannoni da 406, non mancarono di cambiare la geografia di zone del Libano negli anni '80, e di colpire anche le coste irakene nel 1991. Ancora dieci anni prima, nei depositi della Marina restavano, malgrado l'inattività delle navi, qualcosa come 15.500 colpi HC, 3.200 AP e un certo numero addestrativi. I nuovi propellenti e sistemi di tiro avevano permesso precisione dell'ordine deidai 200 m a 31 km (meglio di ogni altro cannone navale) e vita utile dell'anima portata da circa 300 a 1.500 colpi. L'ultima 'Iowa' è stata trasformata in nave museo e ritirata solo pochi anni addietro, seguendo il destino delle sue tre sorelle<ref>[http://www.navweaps.com/Weapons/WNUS_16-50_mk7.htm Naweapons: pagina dedicata al cannone Mk-7].</ref>.
 
== Note ==