Differenze tra le versioni di "Biografie cristologiche/Canoni e pratiche"

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Una volta che le differenze tra chiesa e sinagoga sono riconosciute, cristiani ed ebrei si trovano in una migliore posizione per determinare come sviluppare i rispettivi rapporti. Per quanto riguarda venirsi incontro, la maggior parte degli sforzi per un'interpretazione biblica interconfessionale sono stati fatti dai cristiani. Molti gruppi di chiesa hanno riconosciuto i benefici di un dialogo tra cristiani ed ebrei riguardo alla Bibbia. La Chiesa Evangelica Luterana d'America asserisce: "Noi come cristiani condividiamo radici profonde e comuni con gli ebrei, non ultimi i libri della Scrittura riveriti da entrambe le comunità. C'è molto da guadagnare nell'esplorare queste radici comuni, come anche le ragioni per cui è avvenuta la ''biforcazione'' durante le prime generazioni dei seguaci di Gesù."<ref>[http://www.elca.org/en/Faith/Ecumenical-and-Inter-Religious-Relations/Inter-Religious-Relations/Jewish-Relations?_ga=1.22105724.610823558.1434724651 "Guidelines for Lutheran-Jewish Relations"], su ''ELCA''.</ref> Parimenti, la 199<sup>a</sup> Assemblea Generale della [[w:Presbiterianesimo|Chiesa Presbiteriana]] ha adottato "A Theological Understanding of the Relationship Between Christians and Jews" che, citando il profeta Isaia, afferma: "Siamo disposti a riflettere insieme agli ebrei sul mistero dell'elezione sia degli ebrei che dei cristiani ad essere luce alle nazioni."<ref>[http://www.presbyterianmission.org/ministries/interfaith/ Ministeri Interconfessionali].</ref>
 
In materia di dialogo ebreo-cristiano sulla Bibbia, la Chiesa Cattolica ha fatto gli sforzi più notevoli. Nel dicembre 2000, l'allora [[w:Papa Benedetto XVI|cardinale Joseph Ratzinger (poi Papa Benedetto XVI)]] affermò sul giornale ufficiale del vaticano, l’''[[w:Osservatore Romano|Osservatore Romano]]'': "La fede testimoniata dalla Bibbia ebraica (Antico Testamento per i cristiani) non è per noi meramente un'altra religione, ma è il fondamento della nostra propria fede. Pertanto i cristiani — e oggi sempre di più in collaborazione con i loro fratelli e sorelle ebrei — leggono e studiano attentamente questi libri della Sacra Scrittura, quale parte del loro comune lignaggio." In continuità con questa asserzione, nel dicembre 2001 la [[w:Pontificia commissione biblica|Pontificia Commissione Biblica]] ha pubblicato ''IL POPOLO EBRAICO E LE SUE SACRE SCRITTURE NELLA BIBBIA CRISTIANA''.<ref name="Vaticano">Per quanto segue, si veda il testo italiano a [http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/pcb_documents/rc_con_cfaith_doc_20020212_popolo-ebraico_it.html ''IL POPOLO EBRAICO E LE SUE SACRE SCRITTURE NELLA BIBBIA CRISTIANA''], sul sito della [[w:Pontificia commissione biblica|Pontificia Commissione Biblica]].</ref> Questo importante testo enuncia le seguenti posizioni:
*Primo, insiste che letture supersessioniste sono illegittime.
 
*Secondo, riconosce che le interpretazioni cristologiche dell’"Antico Testamento" sono fatte retrospettivamente;
 
 
 
 
*Primo, insiste che letture supersessioniste sono illegittime. La chiesa rifiuta qualsiasi posizione che affermi che essa sostituisce o rimpiazza la sinagoga sia come "nuovo Israele" sia come "vero Israele".
*Secondo, riconosce che le interpretazioni cristologiche dell’"Antico Testamento" sono fatte retrospettivamente; cioè i lettori non si devono aspettare di trovare riferimenti a Gesù nella pagine dell'Antico Testamento, a meno che tali lettori non presuppongano che quei riferimenti siano presenti. I cristiani vedono un riferimento a Gesù nella descrizione di Isaia dell’"uomo dei dolori" che "è stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità", che "come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori... per l'iniquità del mio popolo fu percosso a morte... sebbene non avesse commesso violenza né vi fosse inganno nella sua bocca" ([https://www.biblegateway.com/passage/?search=isaia+53%3A3-9&version=CEI;LND 53:3-9]). Nel Nuovo Testamento, [https://www.biblegateway.com/passage/?search=1+Pietro+2%3A21-25&version=CEI;LND 1 Pietro 2:21-25] allude alle parole di Isaia: "Egli non commise peccato e non si trovò inganno sulla sua bocca... Egli stesso portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce." Per i cristiani Gesù è quindi l'incarnazione del servo sofferente di Isaia. Gli ebrei tradizionalmente interpretano Isaia 53:3-9 come si riferisse non ad un solo individuo futuro ma al servo di Dio, il popolo di Israele, redento dall'esilio. Isaia 41:8-9 riporta: "Ma tu, Israele mio servo, tu Giacobbe, che ho scelto, discendente di Abramo mio amico, sei tu che io ho preso dall'estremità della terra e ho chiamato dalle regioni più lontane e ti ho detto: «Mio servo tu sei, ti ho scelto e non ti ho rigettato.»<ref>Cfr. anche [https://www.biblegateway.com/passage/?search=isaia+44%3A1-5%3B45%3A4%3B48%3A20%3B49%3A3&version=CEI;LND Isaia 44:1-5; 45:4; 48:20; 49:3].</ref> Il documento vaticano permette entrambe le interpretazioni.<ref name="Vaticano"/>
 
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