Differenze tra le versioni di "Biografie cristologiche/Canoni e pratiche"

nessun oggetto della modifica
 
La tradizione ebraica riempie le lacune del passato di Abramo, proprio come la tradizione cattolica ci racconta l'infanzia di Maria. Un noto midrash spiega che Abramo lavorava nel negozio di idoli del padre [[w:Terach|Terach]]. Lasciato dal padre a gestire il negozio in sua assenza, il giovane Abramo accidentalmente rompe un idolo. Capendo subito che le creazioni fatte di pietra e legno non sono divine, le distrugge tutte eccetto una. Quando il padre ritorna in negozio narturalmente si arrabbia e gli grida: "Ma cosa hai combinato?" ed il piccolo Abramo risponde "Non sono stato io, ma quell'idolo nell'angolo." Abramo aveva compreso che, poiché gli idoli non sono divinità, ci deve essere un'unica autorità divina. Pertanto la prima mossa viene fatta da Abramo verso Dio, e non Dio verso Abramo. Questa storiella accattivante è conosciuta anche dalla tradizione islamica, ed una versione appare in un antico testo cristiano intitolato ''[[w:Apocalisse di Abramo|L’Apocalisse di Abramo]]''.<ref name="RabLitt">Catherine Hezser, "Classical Rabbinic Literature", in Martin Goodman ''et al'' (curr.), ''The Oxford Handbook of Jewish Studies'', Oxford University Press, 2002, pp. 115-
140.</ref>
 
Un altro midrash afferma: "Quando nacque nostro padre Abramo, una stella apparve ad oriente e inghiottì quattro stelle nei quattro angoli del cielo. I maghi di Nirmrod gli dissero: «A quest'ora un figlio è nato a Terach, da cui verrà generato un popolo destinato ad ereditare questo mondo ed il mondo a venire. Col tuo permesso, lascia che a suo padre venga data una casa colma di argento ed oro, a condizione che suo figlio appena nato venga ucciso.»"<ref>Da ''Tanhuma, Bereshit'' 6 (e cfr. ''Genesi Rabbah'' 12); citazione da Bialik & Ravnitzky (curr.), ''The Book of Legends, cit.'', p. 22.</ref> Il resoconto non solo rispecchia la storia di Mosè, la cui vita venne minacciata dal Faraone d'Egitto, ma ancor di più la storia di Gesù raccontata da [https://www.biblegateway.com/passage/?search=matteo+2&version=CEI;LND Matteo 2].
 
Quanto a Mosè stesso, una quantità di ''midrashim'' si preoccupano di prevenire l'idea che Mosè sia divino. Il Talmud babilonese (''Menachot'' 29b) racconta come Mosè ricevette il permesso da Dio di vedere il grande maestro [[w:Rabbi Akiva|Rabbi Akiva]]. Seduto nell'ultima fila della scuola di Akiva, Mosè è così angosciato dalla sua incapacità a seguire gli ammaestramenti che si sente svenire. Tuttavia, quando gli studenti di Akiva gli domandano "Maestro, dove hai imparato queste cose?" Akiva risponde "È una legge data a Mosè nel Sinai." In altre parole, Mosè non riusciva a capire l'interpretazione della Torah che egli stesso aveva ricevuto. La storia non solo sottolinea la conoscenza limitata di Mosè, ma allo stesso tempo loda coloro che continuano ad interpretare il testo e celebra l'abilità del testo stesso di essere recepito da ogni successiva generazione.<ref name="RabLitt"/>
 
Ugualmente laudativa e celebrativa è la capacità della sinagoga di comprendere non solo la narraqzione ma anche il materiale legale della Torah. Secondo la tradizione rabbinica, insieme alla Torah scritta Mosè ricevette anche la "Torah orale" o "Legge orale"; questa tradizione interpretativa Mosè la passò a Giosuè, che la trasferì ai suoi successori, e quindi ai rabbini ed ai loro eredi d'oggi. ''[[w:Pirkei Avot|Pirkei Avot]]'', un trattato della Mishnah, riporta dettagliatamente la trasmissione della tradizione.<ref name="RabLitt"/>
 
A causa della Legge orale, uno non può leggere un testo della Torah scritta ed affermare di conoscere quello che insegna l'Ebraismo. Un certo numero di cristiani crede — principalmente perché Gesù disse nel [[w:Discorso della Montagna|Discorso della Montagna]], "Avete inteso che fu detto: ''Occhio per occhio e dente per dente''; ma io vi dico di non opporvi al malvagio" (Mt 5:38-39; citando Esodo 21:23-24; Levitico 24:19-20; Deut. 19:21; il versetto successivo di Matteo parla di porgere l'altra guancia) — che l'Ebraismo insegni giustizia senza misericodia e Gesù abbia inventato il meccanismo per fermare il sistema retributivo. Tuttavia la tradizione ebraica possiede la sua propria glossa su quel materiale legale iniziale. I rabbini notarono che non ci sarebbe mai potuta essere la certezza che la punizione non fosse peggio del crimine, così determinarono che, nel caso di un'ingiuria, colui che provocava l'ingiuria non doveva rendere una parte del corpo — formularono invece un sistema giuridico che richiede un pagamento compensativo determinato sulla base dei danni, sofferenze, spese mediche, perdita di lavoro a causa dell'ingiuria, angoscia ed imbarazzo. In tal modo anche la tradizione rabbinica rifiuta di ripagare il male con altro male, preparando così anche coloro che studiano legge presso gli appositi istituti.<ref>Elizabeth Alexander, "The Orality of Rabbinic Writings", in Charlotte Fonrobert & Martin Jaffee (curr.), ''The Cambridge Companion to the Talmud and Rabbinic Literature'', Cambridge University Press, 2007, pp. 38-57; Richard Kalmin, "Patterns and Developments in Rabbinic Midrash of Late Antiquity", in Magne Saebo (cur.), ''Hebrew Bible/Old Testament I.2'', Vandenhoeck & Ruprecht, 2000, pp. 285-302.</ref>
 
Quando si tratta di materiale legale o parenetico nei canoni rispettivi, le comunità sia cristiane che ebree affermano il proprio diritto interpretativo, proprio come oggigiorno fanno i vari tribunali nell'interpretare Costituzione e leggi, dimostrando quanto sia difficile e controverso interpretare materiale giuridico. Per Gesù sembra che l'interpretazione di materiali legali si sia sviluppata su base ''ad hoc''. Qualcuno gli chiede un parere sulla legalità di un particolare caso e Gesù offre una risposta. Sulla questione di guarire di sabato, egli risponde "Certamente". Aver guarito miracolosamente non trasgredisce le Leggi dello Shabbat. Tuttavia, la maggioranza dei medici che seguono Gesù oggi non esercitano la medicina di domenica, in chiesa, per quei pazienti che non sono in situazioni d'emergenza. Gesù si arrogò il diritto di interpretare la Torah, e lo fece in un modo che i Vangeli affermano sia stato rimarchevole. Alla fine del Discorso della Montagna, Matteo scrive: "Ora, quando Gesù ebbe finito questi discorsi, le folle restarono stupite del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità e non come i loro scribi" ([https://www.biblegateway.com/passage/?search=matteo+7%3A28-29&version=CEI;LND 7:28-29]). Cioè, parlò senza citare i suoi insegnanti e senza offrire sempre un precedente scritturale o una giustificazione testuale. Nel Talmud babilonese, il fatto che la sinagoga si arroghi il potere di interpretare la Torah viene discusso in un famoso brano che riguarda la questione relativamente mondana di sapere se un forno sia o meno [[w:casherut|kosher]]. Il protagonista, Rabbi Eliezer, sostiene che il forno sia ritualmente puro, sebbene i suoi colleghi rabbini non siano d'accordo:
{{q|Rabbi Eliezer propose tutte le risposte del mondo ma non vennero accettate. Allora disse: "Lasciamo che questo albero di carrubo provi che la ''Halakhah'' è d'accordo con me." Per cui l'albero di carrubo si sradicò di cento cubiti dal suo posto (altri affermano quattrocento cubiti). Ma essi risposero: "Un albero di carrubo non può essere usato come prova."<br/>
Di nuovo disse loro: "Lasciamo allora che la sorgente d'acqua provi che la ''Halakhah'' prevale." Con ciò il ruscello si mise a scorrere all'indietro. Essi risposero: "Un corso d'acqua non può essere usato come prova."<br/>
Nuovamente disse loro: "Se la ''Halakhah'' è d'accordo con me, che i muri di questa casa di studio lo provino", al che i muri stettero per crollare. Ma Rabbi Joshua li rimproverò dicendo: "Quando i saggi di questa casa di studio sono impegnati in una disputa ''halakhica'', che (diritto) avete (voi muri) di interferire?" E quindi non crollarono, in onore di Rabbi Joshua, né assunsero però la posizione dritta, in onore di Rabbi Eliezer; e tuttora stanno in questa maniera storta...|''Bava Metzia'' 59a<ref>''[[w:Bava Metzia|Bava Metzia]]'' ([[w:aramaico|aramaico]]: '''בבא מציעא''', "La Porta Mediana") è il secondo dei primi tre trattati talmudici dell'Ordine di [[w:Nezikin|Nezikin]] ("Danni") - gli altri due sono ''[[w:Bava Kamma|Bava Kamma]]'' e ''[[w:Bava Batra|Bava Batra]]''. In origine tutti e tre formavano un unico trattato intitolato ''Nezikin'' (responsabilità civile o lesioni), con ogni ''Bava'' che formava una Parte o suddivisione. ''Bava Metzia'' discute di [[w:Codice civile|materie civili]] come la proprietà e l'usura. Esamina inoltre gli obblighi di custodire proprietà smarrita che è stata ritrovata, o proprietà affidata esplicitamente ad una data persona. ''Bava Metzia'' contiene 119 pagine suddivise in dieci capitoli. Il brano che segue nel testo è tradotto in {{it}} da [[Utente:Monozigote|Monozigote]].</ref>}}
 
==Pratiche differenti==
11 300

contributi