Differenze tra le versioni di "Guida maimonidea/Interpretazione ed ermeneutica"

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(completamento del capitolo)
 
Nella sua introduzione al ''Commentario alla Mishnah'', Maimonide afferma che la profezia è completamente inefficace ad interpretare la Torah: "Sappi che la profezia non è efficace allo studio e interpretazione della Torah e a derivarne branche mediante i tredici principi ermeneutici; piuttosto, quello che [i profeti] Giosuè e Fineas ficere nei reami dell'analisi e dell'analogia è lo stesso di quello che fecero [i saggi talmudici] Ravina e R. Ashi" (Introduzione al ''Commentario alla Mishnah''). Un profeta che pretenziosamente faccia leggi o che anche decida controversie tra i saggi tramite la profezia comprova di essere un falso profeta e degno di morte per strangolamento: "Ma se un profeta asserisce che Dio gli ha dettato una decisione in merito ad un certo comandamento, o che la tale o tal'altra analogia è corretta — quel profeta sarà messo a morte perché è un falso profeta, come abbiamo stabilito; non esiste Torah successiva al primo agente [cioè, Mosè] — niente aggiunta o sottrazione — poiché «non è in cielo»" (''Ibid.''). Il principio di "non è in cielo" non solo pone dei limiti sull'intervento profetico nel processo halakhico; ma determina anche se la profezia sia vera o falsa. Pertanto un profeta che profetizza su materie halakhiche non ha riconoscimento, e oltrettutto è un falso profeta che si merita la pena capitale.<ref name="Bertal1"/>
Questa interpretazione è approfondita nella ''Mishneh Torah'', "Leggi dellesui FondamentaFondamenti della Torah". Secondo Maimonide, l'autorità profetica non si basa sulla produzione di miracoli, che è facilmente passibile di frode e inganno. La personalità del profeta e la sua reputazione come essere umano sono ciò che gli conferisce credibilità:
{{q|Non tutti coloro che manifestano segni o meraviglie sono reputati di essere profeti. Piuttosto, se una persona che fu precedentemente nota come idonea alla profezia per la sua saggezza e le sue azioni, che sorpassano quelle dei suoi contemporanei, e poi osserva i metodi, la santità e l'ascetismo della profezia, e in seguito esegue un segno o meraviglia e afferma di essere inviato da Dio — c'è un comandamento di ascoltarlo, poiché è scritto (Deuteronomio 18:15): "A lui darete ascolto."|Leggi dellesui FondamentaFondamenti della Torah 7:7}}
 
Dato che i miracoli sono una base particolarmente instabile per dimostrare la credibilità della rivelazione, anche la profezia di Mosè stesso non riceve il suo supporto dai miracoli che egli fece, per quanto grandi fossero come la separazione delle acque e la caduta della manna dal cielo:
{{q|Quindi non crediamo un dato profeta che arriva dopo Mosè solo a causa delle meraviglie [che compie]... piuttosto, a causa del comandamento che ci fu amministrato da Mosè quando disse: "Se compie una meraviglia, a lui darete ascolto." Di conseguenza, se un profeta arriva e compie grandi segni e meraviglie, e desidera negare la profezia di Mosè, noi non lo ascoltiamo... poiché crediamo solo nelle meraviglie a causa del comandamento enunciato da Mosè, come possiamo accettare questa meraviglia, che viene a negare la profezia di Mosè da noi vista e udita?|''Ibid.'' 8:2-3}}
 
Nelle Leggi dellesui FondamentaFondamenti della Torah, una nuova spiegazione emerge dall'idea che la profezia fu espulsa dal campo della ''halakhah'' dopo la consegna della Torah. Un profeta non può alterare o aggiungere alla ''halakhah'', non solo a causa di una qualche regola secondaria che limita il suo potere, ma anche a causa di una limitazione che deriva proprio dalla concezione della sua autorità. L'autorità dei profeti postmosaici deriva dalla Torah stessa, e quindi qualsiasi tentativo da parte loro di minarne lo status eradica la base stessa della loro autorità. È come un giudice che determina in tribunale che la legge è sbagliata e pertanto il suo giudizio è contro la legge. Una tale determinazione pregiudicherebbe automaticamente l'autorità del giudice, poiché il tribunale deriva la propria autorità dal fatto che la legge lo determina. Mosè è dunque il legislatore esclusivo mediante profezia perché la rivelazione a Mosè fu pubblica e non basata su miracoli, che possono sempre essere dubitati. Un profeta postmosaico non deriva la propria autorità dalla rivelazione sulla quale si fonda l'autorità di Mosè; il dovere di ubbidirlo è desunto dalla Torah di Mosè. dalla quale deriva la sua autorità.<ref name="Zvi"/>
 
In questa costruzione innovativa Maimonide stava cercando di delimitare la potenza implicitamente antinomica dell'autorità profetica. Un profeta si appella alla rivelazione diretta che è la stessa fonte di autorità sulla quale si basa la legge stessa. Se costui riesce a stabilire tramite miracoli un accesso indipendente alla rivelazione, Maimonide, stabilendo l'unicità della rivelazione al Sinai, afferma che un profeta non ha accesso diretto alla rivelazione come fonte indipendente della sua voce autorevole. Il suo potere è sempre mediato attraverso il comandamento dato al Sinai, che è l'unico momento legale che può essere basato direttamente sulla rivelazione.<ref name="Zvi"/><ref name="Aharon"/>
Il principio che il profeta non gioca alcun ruolo nell'innovare o interpretare la ''halakhah'' definisce anche il ruolo del profeta: incoraggiare l'osservanza della Torah ricevuta da Mosè. I profeti postmosaici apparentemente si basarono sulla stessa fonte di autorità su cui si fonda la Torah stessa — la rivelazione. Infatti i profeti potrebbero usare la fonte di autorità della Torah proprio per minarla. Basarsi sulla rivelazione per compromettere una religione che si basa essa stessa sulla rivelazione non è soltanto una possibilità teorica — l'Islam ha basato la sua autorità su un'affermazione di rivelazione simile a quella della Torah stessa.<ref name="Bertal1"/>
 
Maimonide deriva l'autorità di ogni profeta postmosaico dalla Torah stessa, ed in tal modo cerca di proteggere lo status della Torah. Non c'è quindi da meravigliarsi che formulazioni simili a quelle che abbiamo visto nell'introduzione al ''Commentario alla Mishnah'' e le Leggi dellesui FondamentaFondamenti della Torah appaiano anche nella ''Lettera allo Yemen'', in cui Maimonide tratta dell'insidia posta dall'Islam. Il ruolo dei profeti postmosaici non fu quello di aggiungere o derogare dalla Torah, ma di incoraggiarne l'osservanza:
{{q|Se così, perché la Torah afferma: "Io susciterò loro un profeta in mezzo ai loro fratelli e gli porrò in bocca le Mie parole ed egli dirà loro quanto Io gli comanderò" (Deut. 18:18)? Non viene a fondare una religione, ma a comandare in merito alle parole della Torah e ammonire il popolo contro la sua trasgressione.|''Leggi dellesui FondamentaFondamenti della Torah''}}
 
Ritorniamo alla struttura della ''halakhah'' secondo Maimonide. La ''halakhah'' ha un nucleo centrale, connesso a Mosè,sul quale non c'è controversia. Solo questo nucleo ha lo status di ''de-Orayta'', perché fu enunciato a Mosè esplicitamente. I profeti postmosaici non avevano autorità o potere di aggiungere o derogare da questo nucleo, perché la loro autorità era interamente derivata dalla forza di un'istruzione insita nella Torah di Mosè. Ciò è vero non solo dei profeti, ma anche dei saggi. I tredici principi per interpretare la Torah sono regole per dedurre nuove leggi che sono oggetto di conroversia. Queste leggi si dicono rabbiniche anche se non sono derivate con ''asmakhta''.<ref name="Bertal1"/>
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