Differenze tra le versioni di "Biografie cristologiche/L'uomo Gesù"

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[[File:Le Christ crop1.jpg|300px|right|Le Christ]]
{{q|'''''Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi.'''''|Giovanni 8:31-32}}
Oltre a ciò, i Vangeli non sembrano fornire quella persona che gli studiosi cercano, bensì il percorso umano di un essere divino. Cercare l'uomo nei Vangeli implica una distorsione di ciò che i Vangeli contengono. La ricerca neotestamentaria non è riuscita ad isolare l'uomo Gesù, Gesù l'ebreo. Tuttavia non è bene evidenziare soltanto la ricerca ed i problemi di affidabilità storica. Abbiamo i Vangeli, che ci parlano di Gesù: dovrebbe essere possibile formulare un'opinione di lui che sia l'essenza dei vangeli ma libera dalle questioni insignificanti che cercano di comprovare come storico questo o quel dettaglio. Non sembra violare documenti o ricerca il fatto di pensare a Gesù come una persona che aveva il dono di ammaestrare e guidare. Si può distinguere in lui una fedeltà ebraica in contrasto con le interpretazioni di parte di cristiani ed ebrei che, sebbene con motivazioni opposte che si cancellano a vicenda, lo separano dall'Ebraismo. Certamente Gesù credeva che la fine del mondo fosse vicina, credendosi inoltre Messia, e nella visione di molti quegli studiosi che lo negano sono in errore.<ref name="Storico"/><ref name="Geza"/>
 
La maggioranza dei biblisti ebrei non vede originalità negli insegnamenti di Gesù, affermando che quei passi neotestamentari che trattano del suo ruolo soprannaturale non riflettono le sue parole autentiche ma la devozione di una chiesa in sviluppo. Quegli insegnamenti che paiono suoi, sembrano far parte della tradizione ebraica, e variano da luoghi comuni di tale tradizione a sprazzi sporadici di introspezione conseguiti anche da altri [[w:maestri ebrei|maestri ebrei]]. Tuttavia spesso la questione dell'originalità è una questione inavveduta, poiché si può spesso risolvere in una questione di semplice priorità: il punto cruciale del problema della [[w:Etica della reciprocità|Regola d'oro]] non è tanto se [[w:Hillel|Hillel]] l'ha pronunciata prima di gesù o dopo (tra l'altro Hillele è leggermente anteriore a Gesù), né se la formula di Hillel nel negativo sia superiore alla formula di Gesù nell'affermativo (il [[w:Tipo testuale occidentale|Tipo testuale occidentale]] di [[w:Atti degli apostoli|Atti]] fornisce la regola d'oro nella formula negativa!), né se entrambi sia derivati o meno da [https://www.biblegateway.com/passage/?search=levitico+19&version=CEI;LND Levitico 19]. La questione è una di valore, non di priorità. L'unicità di Gesù non sta nei singoli particolari, ma nella combinazione di aspetti, nella totalità di ciò che possiamo intravedere di lui, e non in una qualche modo isolato. Egli fu quindi in parte un insegnante, un lealista ebreo, un ''leader'' di uomini, con una personalità certamente suggestiva e toccante: il suo percorso in vita deve essere stato veramente paricolare perché i suoio seguaci potessero dire che era risuscitato.<ref name="Storico"/><ref name="Geza"/>
 
Fu un martire del proprio patriottismo ebraico. Così tanti ebrei divennero martiri per mano di successivi cristiani che il martirio ci sembra forse troppo "ordinario" perché lo si noti. Gli ebrei hanno molto sofferto a causa dei cristiani che attraverso le epoche li hanno fatti soffrire: è quindi difficile per loro riconoscere che Gesù abbia sofferto insolitamente. Ma soffrì. Nelle Lettere di Paolo e nei Vangeli appare la nota ricorrente che la carriera di Gesù fu una di trionfo — il martirio effettivamente partecipa della sfumatura di trionfo. Tuttavia la nota dominante del suo percorso pare soprattutto una di ''pathos'', di compassione, che un uomo con le normali debolezze degli uomini, aspirò ad altezze inusitate ed operò per raggiungerle, pur tuttavia venendone sconfitto.<ref name="Storico"/><ref name="Boteach"/>
 
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{{Avanzamento|75100%|29 marzo 2015}}
[[Categoria:Biografie cristologiche|L'uomo Gesù]]
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