Le religioni della Mesopotamia/Sumer e Accad: differenze tra le versioni

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Ma il dibattito è certamente precedente e non concluso: nel 1971 Franz R. Kraus <ref>Franz R. Kraus. ''Sumerer und Akkader''. Amsterdam, 1970</ref> ritenne che le due lingue diverse non si riferivano necessariamente a differenti origini etniche e che i testi sumerici e accadici indicano una medesima civiltà, quella babilonese. Diversamente, l'anno successivo, Giovanni Pettinato<ref>Giovanni Pettinato ''Das altorientalische Menschenbild und die sumerischen und akkadischen Schöpfungsmythen''. Heidelberg, 1971.</ref>, concluse, in base alle analisi delle rispettive mitologie, che le due civiltà erano invece certamente diverse e incompatibili per "principi e ideali"<ref>Già Adam Falkenstein nel 1954 (Cfr. ''La Cité-Temple sumérienne.'' CHM I 4 (1954): 784–812) era giunto a conclusioni analoghe.</ref>. Nel 1991 Wilfred G. Lambert <ref>Wilfred G. Lambert. ''The Relationship of Sumerian and Babylonian Myth as Seen in Account of Creation'' CRRAI 38 (1991) 129–135.</ref> ritenne che tali mitologie avevano molti elementi in comune e che quindi avrebbe avuto più senso considerarli espressione della medesima cultura. Gli studi più recenti, compiuti da Piotr Steinkeller.<ref>Piotr Steinkeller. ''Early Semitic Literature and Third Millennium Seals with Mythological Motifs''. QdS 18 (1993) 243–275.</ref> e Jean-Marie Durand<ref>Jean-Marie Durand. ''Le Mithologème du combat entre le dieu de l'orage et la mèr in Mésopotamie''. MARI 7 (1993) 41–61.</ref>, giungerebbero alle stesse conclusioni di Pettinato, confermando una mitologia sumerica totalmente differente da quella semitica<ref>Va notato tuttavia che Wolfgang Heimpel (Cfr.''Mythologie (mythology). I. In Mesopotamien''. Reallexikon fur Assyriologie 8 (1997) 537–564) ribadisce sostanzialmente la posizione di Franz R. Kraus.</ref>. Per queste ragioni, Giovanni Pettinato conclude che le culture sumerica e accadica vadano esaminate separatamente, unico metodo che ci consentirebbe di verificare le coincidenze e gli scambi avvenuti tra queste due diverse civiltà<ref>Giovanni Pettinato. ''Mesopotamian Religions'' in ''Encyclopedia of Religion'', vol.9, New York, Macmillan, 2005, p.5963.</ref>.
 
==Cronologia della Bassa Mesopotamia sumera==
* Preistoria (dal 5200 al 3100 a.C.): Ubaid, Eridu, Uruk (da Uruk XVIII a Uruk IV).
* Protostoria (intorno al 3000 a.C.): Gemdet Nasr e Uruk III.
* Protodinastico I (dal 2900 al 2700 a.C.): periodo oscuro; qui vanno comunque collocate le prime dinastie, postdiluviane, di Kiš e di Uruk citate nella ''Lista Reale Sumerica''.
* Protodinastico II (dal 2700 al 2500 a.C.): si evidenziano le città-Stato sumeriche in lotta fra loro. Caso emblematico e la lotta fra la città di Kiš e quella di Uruk dove sembra che la prima prevalga sulla seconda. Per contrastare il predominio di Kiš sembra attestata un'alleanza tra sei città meridionali, primo caso di Stato sovracittadino<ref>Sandro Pettinato, ''MS'' pos. 420.</ref>.
* Protodinastico III (dal 2500 al 2350 a.C.): questo periodo è conosciuto anche come "I dinastia di Ur" la quale comprende 405 re noti storicamente. Contemporanea è la dinastia di Lagaš, il cui ultimo sovrano, Urukagina, viene sconfitto dal re di Umma, Lugal-Zagesi, il quale aveva già sottomesso l'intera nazione sumerica.
* Periodo accadico (sargonico; dal 2350 al 2200 a.C.): Lugal-Zagesi viene sconfitto da Sargon (Šarru-kīnu), re del popolo semitico degli Accadi, che così conquista l'intero territorio abitato dai Sumeri. I suoi successori, Rimuš, Maništušu e Naram-Sîn estendono l'impero degli Accadi, ma con Šar-kali-šarri inizia la decadenza di questa dinastia: il Sud sumerico si rende autonomo con la III dinastia di Ur; da ovest spinge un altro popolo semita, gli Amorrei (sumerico: Martu; accadico: Amurru); a est, le popolazioni pre-iraniche e, a nord, i Ḫurriti, ne minacciano i confini.
* Periodo dei Gutei (dal 2200 al 2120 a.C.): il popolo dei Gutei irrompe, provenendo da Est, nell'impero accadico conquistandolo. Questo periodo è piuttosto oscuro, ma sotto il regno di Gudea la città sumera di Lagaš, che vanta una maggiore autonomia dai Gutei, vive una fase di splendore.
* Periodo di Ur III (dal 2120 al 2000 a.C.): il re di Uruk ,e contemporaneo di Gudea, Utuḫengal, sconfigge i Gutei e libera la Bassa Mesopotamia dal loro dominio, ma un suo generale, Ur-Nammu, lo detronizza, fondando un regno che abbraccia tutte le città sumere con capitale nella città di Ur. Il figlio di Ur-Nammu, Šulgi, caratterizzerà questo periodo con una grande riforma culturale e religiosa, dove la figura del dio Enki assurgerà a un ruolo fondamentale.
* Periodo degli Amorrei (2000 a.C.): durante il regno di Ibbi-Sin, ultimo re della dinastia di Ur III, le città meridionali, già infiltrate o saccheggiate dai nomadi Amorrei, si rendono indipendenti. Intorno al 2004 a.C., gli Elamiti (popolo pre-iranico proveniente da est) assediano la città di Ur che capitola per fame. Il re, Ibbi-Sin viene fatto prigioniero e la capitale sumera distrutta.
 
{{nota|larghezza = 900px|center|contenuto=[[File:British Museum Flood Tablet.jpg|200px|center]]<center>'''Il cuneiforme e le lingue mesopotamiche</center>'''<br>Il cuneiforme è una delle più antiche forme di scrittura risalendo al 3200-3100 a.C. Le sue più antiche attestazioni risultano essere delle tavolette rinvenute nello strato IVa del "Tempio Rosso" nella città di Uruk<ref>Cfr. Giovanni Pettinato, ''Mitologia sumerica'', pos. 255.</ref>. Il cuneiforme sumerico è stato ritenuto la forma più antica di scrittura fino alla fine del XX secolo quando, grazie ai progressi dell'archeologia predinastica egiziana, è stata rinvenuta nei pressi di Abido una tomba reale, U-j (Umm el-Qaab I), che si può far risalire al periodo Naqada III (3200-3100 a.C.). Tale tomba egizia conteneva oggetti di ceramica riportanti segni di un'antica versione della scrittura egizia i quali risultano già evoluti, lasciando presupporre una precedente scrittura ad oggi ancora non attestata<ref>Cfr. Günter Dreyer, ''Umm el-Qaab I, Das prädynastische Königsgrab U-j und seine frühen Schriftzeugnisse'', Mainz 1998, pp 47 e sgg. cit. da Harald Haarmann ''Modelli di civiltà a confronto nel mondo antico: la diversità funzionale negli antichi sistemi di scrittura'' in ''Origini della scrittura'' (a cura di Gianluca Bocchi e Mauro Ceruti) Milano, Bruno Mondadori, 2002, p.31.</ref>. Il termine "cuneiforme" è ovviamente moderno e richiama gli elementi che la compongono i quali sono a forma di cunei (o chiodi; in tedesco, da dove origina il termine coniato dall'erudito Engelbert Kämpfer (1681-1716) sull'eredità di Plinio la si indica come ''keilschrift''). Tale caratteristica è resa dal fatto che questa scrittura veniva eseguita incidendo l'argilla molle con una cannuccia intagliata ad angolo. Un testo neosumerico del XXI secolo a.C., ''Enmerkar e il signore di Aratta'', così narra l'origine mitica del cuneiforme: {{quote|Il messaggero aveva la "lingua pesante", non era capace di ripeterlo; <br/> Poiché il messaggero aveva la "lingua pesante", e non era capace di ripeterlo, <br/>il signore di Kullab (Uruk) impastò l'argilla e vi incise le parole come in una tavoletta;<br/> - prima nessuno aveva mai inciso parole nell'argilla - <br/> ora, quando il dio sole risplendette, ciò fu manifesto:<br/>il signore di Kullab incise le parole come in una tavoletta, ed esse furono visibili.|Traduzione di Giovanni Pettinato in ''Mitologia sumerica'' pos.231}} Giovanni Pettinato<ref>Giovanni Pettinato, ''Mitologia sumerica'', pos. 256.</ref> in riferimento al richiamo di "quando il dio sole risplendette" osserva come ancora oggi tale scrittura può essere solo letta con una luce appropriata simile a quella solare. <br> Da tener sempre presente che i segni del cuneiforme hanno subito nel corso dei secoli una loro evoluzione e, all'interno dello stesso testo, un medesimo carattere può essere presentato con delle varianti. La stessa collocazione, inizialmente verticale, ha subito nel corso dei secoli lo spostamento di 90° in senso antiorario. Allo stesso modo la stilizzazione e il loro numero: inizialmente con circa 1200 segni figurativi (pittogrammi, dove a ogni pittogramma corrispondeva una parola; per poi passare all'ideogramma, ovvero a un segno che raccoglie più parole collegate fra loro; per passare all'utilizzo dei determinativi e, infine, ai sillabogrammi), arriviamo a 800 nel periodo di Fara, per finire a soli 500 nel 2000 a.C. La traslitterazione dei segni del cuneiforme nell'alfabeto latino rende la presenza di "omofonie", ovvero di un medesimo suono che possiede tuttavia significati diversi, per mezzo di un indice numerico il cui valore corrisponde alla frequenza: più il numero dell'indice è alto e minore e la diffusione del termine nei testi. La "polifonia" presente nel cuneiforme è invece dovuta al passaggio dal "pittogramma" all'"ideogramma", quindi il medesimo segno grafico, "bocca" (''ka''), può indicare anche il "parlare" (''dug4'') o l'"urlare" (''kù''). Il sumerico è una lingua agglutinante, ergativa e dai morfemi non modificabili e nella sua scrittura cuneiforme prevalgono i logogrammi. L'accadico, ovvero il semitico, è invece flessivo, la cui radice non è immutabile e agglutinabile, bensì mutabile per mezzo di morfemi; nel cuneiforme che rende le lingue semitiche prevalgono i sillabogrammi.}}
 
 
 
 
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