Differenze tra le versioni di "Identità e letteratura nell'ebraismo del XX secolo/Un nuovo inizio: la letteratura israeliana"

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| lingua = en
| url = http://www.nytimes.com/1989/10/22/obituaries/dahn-ben-amotz-israeli-author-65.html
}} Tra i suoi scritti si annoverano i seguenti romanzi: ''Lizkor lishcoah'', 1968 ("Ricordare, dimenticare"); ''Lo sam zayin'' ("Se ne frega"), 1973; ''Ziyunim zeh lo ha-kol: Roman mafteah le-lo man'ul'' ("Scopare non è tutto"), 1979; ''Ziyunyune ha-derekh: Roman mafteah le-lo man'ul'' (seguito di ''Ziyunim zeh lo ha-kol''), 1980.</ref> scrive un tipo di prosa improvvisata, confessionale, divertente e iconoclasta. La poesia, da quando è iniziata la fase israeliana, a parte quella di Greenberg e Nathan Alterman (1910–1970), ha generalmente evitato di rivolgersi al pubblico e, seguendo la tradizione anglosassone, ha teso verso il lirico. I racconti e i romanzi di AAmalia Kahana-Carmon (n. 1926)<ref>[[:en:w:Amalia Kahana-Carmon|Amalia Kahana-Carmon]], romanziera e critico letterario, ha vinto il [[w:Premio Israele|Premio Israele]] per la letteratura nel 2000.</ref> sono poetici in questo senso, intensamente personali fino al punto di una comunione mistica o solipsismo.<ref name="IsraLitt"/>
 
Uno degli esperimenti più interessanti nell'ambito del romanzo israeliano è stato ''Zikhron Devarim (La memoria delle cose)''<ref name="Zikhron">[[:en:w:Yaakov Shabtai|Yaakov Shabtai]], ''Zikhron Devarim'' ("La memoria delle cose"), Siman Kriah, 1977; trad. ingl. ''[[:en:w:Past Continuous|Past Continuous]]'', Overlook Press, 1983.</ref> di '''Yaakov Shabtai''' (1934–1981). Il talento dell'autore si evidenzia anche in una precedente raccolta di racconti, ''Hadod Peretz Mamriy (Zio Peretz se ne va)'' (1975 e 1985) e un dramma dal titolo ''Okhlim'', dove riesce a miscelare lo straordinario, il tragico, l'estroso ed il satirico. In ''Zikhron Devarim'' si seguono le vicende e le riflessioni di tre amici, Goldman, Tzazar e Yisrael nel corso di nove mesi tra (come indicano le prime righe) la morte del padre di Goldman e il suicidio dello stesso Goldman.<ref name="Zikhron"/>
 
È veramente raro riscontrare un romanzo comico sulla scena israeliana corrente, ma particolarmente raro è il tipo di romanzo comico che Shabtai ha qui prodotto. Senza fare concessioni al lettore, il romanzo consiste praticamente di un solo lungo paragrafo in un libro di circa trecento pagine. È una sorta di romanzo di coscienza, ma non in un flusso singolo né emanante da un solo riflettore (nel senso di chi riflette). Paragoni sono stati fatti con [[w:Marcel Proust|Proust]] e l<nowiki>'</nowiki>''[[w:Ulisse (Joyce)|Ulisse]]'' di Joyce. Ma qui la narrazione salta costantemente da un personaggio all'altro, con le rispettive storie e sottostorie, dalle loro attività attuali ai loro pensieri e preoccupazioni, alle loro azioni frenetiche o alla loro impotenza, e nel tutto pervade il senso rodente della stranezza della vita e dell'inutilità complessiva. ''Zikhron Devarim'' è un romanzo tragicomico narrato come una sorta di frase inghiottita.<ref name="Zikhron"/>
 
L'atmosfera è del tutto pervasiva sin dall'incipit del romanzo, con la subitanea rivelazione delle due morti. È una storia di morte, che parla della vita per illustrare il punto che la vitalità più intensa che si possa immaginare, espressa nel mangiare, fornicare, imparare o altro, è solo una distrazione irrilevante. Il motto di Goldman è che "la vita non è null'altro che un viaggio nella morte... e inoltre, che la morfte è l'essenza della vita che si realizza in essa verso il completamento finale come una crisalide diviene farfalla, e che quindi tutti si devono abituare ad accettare la morte, che non arriva mai troppo presto." Nonostante tutta la preponderanza del divertimento esuberante e stravagante, il romanzo è totalmente desolante, tetro. I soli processi trasmessi sono l'inevitabilità e la bruttezza di invecchiare e la degenerazione, la natura transitoria di affetti personali (nessuno sembra capace di esprimere vero amore) e l'incapacità di elevarsi al di sopra dell'azione. L'Arte nella forma di Yisrael che suona l'organo, viene invocata, particolarmente in momenti di stress. Ma anch'essa fallisce.<ref name="Zikhron"/>
 
Goldman personifica la dottrina della morte intenzionale. Yisrael e Tzazar rimangono a guardare. Tzazar, del quale molto si parla nel libro, è quello che osserva la coincidenza delle due morti ed i nove mesi di intervallo tra loro. La sua propria vita è una catastrofe, una marea con cui nuota freneticamente, con svariate relazioni sentimentali, ricerche frenetiche e cambiamenti di attività e interessi. Suo figlio sta morendo di lucemia, ma la sua reazione rabbiosa contro questa malattia arbitraria pare indurre solo un maggior sentimento anti-vita, quando forza la sua amante Tehilla ad abortire. Vede la vita soltanto "come un'umiliazione angosciosa e insensata, o come un grande puzzle da cui si deve ricevere il massimo di piacere possibile". In momenti sobri o di rammarico, definisce questo comportamento "suicidio allegro".<ref name="Zikhron"/>
 
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