Differenze tra le versioni di "Guida maimonidea/Problemi e dottrine"

pagina e libro completati
(pagina e libro completati)
Nella sua lettera a Pinẖas il Giudice, Maimonide parla dei suoi sforzi nei seguenti termini: "Sono stato preceduto da grandi saggi e studiosi che hanno compilato trattati e promulgato giudizi halakhici sia in ebraico che in arabo su materie ben note. Ma a promulgare giudizi riguardo all'intero Talmud e a tutte le leggi della Torah — in ciò nessuno mi ha preceduto sin dal nostro santo Rabbino [cioè, R. Giuda il Principe, compilatore della Mishnah] ed i suoi santi colleghi" (''Iggerot'', pp. 440-441). In verità, l'impresa di Maimonide eclissa persino la ''Mishnah'' di R. Giuda il Principe, La ''Mishnah'', a differenza della ''Mishneh Torah'', incorpora dissensi e opinioni minoritarie, ed il suo redattore non pare avesse inteso di occuparsi sistematicamente della Torah intera. Mai prima nessun ebreo aveva tentato di provocare due trasformazioni così importanti, una del pensiero ebraico e l'altra della ''halakhah''. Queste trasformazioni erano intese a reinterpretare l'Ebraismo come religione idonea alle sensibilità della religiosità filosofica e a creare una ''halakhah'' unificata ed accessibile che fosse accettata da tutte le comunità ebraiche, ovunque si trovassero. Questo grande profugo dell'Andalusia tentò di compiere queste trasformazioni senza alcun supporto e senza organizzazione o autorità formale; si basò soltanto sulla grande potenza del suo spirito e del suo intelletto.<ref name="Rapel"/><ref name="Stroum"/>
 
Nel complesso, si può dire che Maimonide non riuscì a provocare le trasformazioni che sperava. La ''Mishneh Torah'' certamente divenne un'opera univocamente importante nella storia della ''halakaha'' ed un'inesauribile fonte di ispirazione per le generazioni di studenti che cercarono di estrarne le sue profonde interpretazioni. Ma il trattato non venne accettato come se fosse la ''halakhah'' stessa, e certamente non alterò fondamentalmente la struttura halakhica frammentaria delle comunità. Sviluppi paralleli nel campo della ''halakhah'' preclusero possibilità di tal genere. Il periodo in cui Maimonide si aspettava che la ''Mishneh Torah'' avesse il suo effetto, fu uno di crescita senza precedenti nella produzione halakhica degli ebrei che vivevano nell'Europa cristiana. I [[w:Tosafisti|Tosafisti]] della Francia settentrionale e gli studiosi di Provenza e, in seguito, di Catalogna allargarono la portata del discorso halakhico e offrirono alternative in ciascuna di quelle aree che Maimonide credeva di aver definito una volta per tutte. Questi personaggi halakhici di rilievo considerarono Maimonide uno di loro, ''inter pares'', sommo halakhista, ma non autorità ultima e finale.<ref name="Rapel"/>
Nel complesso, si può dire che Maimonide non riuscì a provocare le trasformazioni che sperava.
 
Il concetto basilare della ''halakhah'' nell'ambito delle comunità ebraiche aschenazite era in contrasto, in maniera sostanziale, con le impostazioni maimonidee di unificazione halakhica. Gli halakhisti di queste comunità dirigevano le proprie energie a produrre ''novellae'' in ogni area, diversificando pertanto la ''halakhah'' e ampliandola. Gli studiosi aschenaziti vedevano la ''halakhah'' prima di tutto come una tradizione vivente delle comunità, basata su diverse costumanze ataviche; l'autorità del rabbino, piuttosto che quella del trattato, era centrale nel procedimento di giudizi e sentenze. La ''Mishneh Torah'' veniva reputata la posizione di una persona — importante quanto si voglia, certo, ma non vincolante come opera halakhicha.<ref name="MoshHalb"/>
 
Le cose erano differenti nel mondo sefardita. Lì, la ''Mishneh Torah'' divenne un testo importante e autorevole, in parte a causa della sua potente influenza sul ''Shulẖan Arukh'', il codice halakhico scritto da R. Joseph Karo nel XVI secolo. Tale influenza è evidente non solo in risoluzioni halakhiche specifiche ma anche in formulazioni che Karo estrasse dalla ''Mishneh Torah'' e nel modello stesso di trattato che organizzava la ''halakhah'' per argomento. Ma anche lo ''Shulẖan Arukh'' non si basava esclusivamente sui giudizi di Maimonide. R. Joseph Karo affermò che le sue decisioni si problemi disputati si basavano su posizioni della maggioranza tra tre studiosi che lo avevano preceduto: R. Isaac Alfasi (il Rif), Maimonide, e R. Asher ben Yeẖiel (Rosh). Maimonide aveva maggior peso nell'organizzazione e formulazione dello ''Shulẖan Arukh'' di quanto non lo avesser il Rif o Rosh, ma quando determinazioni halakhiche specifiche erano necessarie, Maimonide era solo uno tra i tre.<ref name="MoshHalb"/>
 
Inoltre, da una prospettiva storica a lungo termine, sembra che la ''Mishneh Torah'' in realtà affrettasse l'apparizione di una tendenza che Maimonide evidentemente voleva prevenire. Maimonide credeva che il sua trattato potesse stabilizzare la crescita incontrollata dell'organismo halakhico e alterare la struttura dello studio ebraico, ridirigendolo da un'attenzione esclusiva alla lettera della ''halakhah'' verso una maggiore focalizzazione sul Racconto della Creazione e sul Racconto del Carro. Ironicamente però, l'opera diede un contributo decisivo ad allargare proprio quel discorso che desiderava stabilizzare. Generazioni di studiosi hanno faticosamente sondato le fonti di Maimonide ed il modo in cui interpretò passi talmudici per cercar di risolvere contraddizioni interne alla ''Mishneh Torah''. Il processo è evidente in dozzine di eruditi trattati scritti sulla ''Mishneh Torah'' a tutt'oggi. Lo sforzo di risolvere un passo difficile della ''Mishneh Tora'' — "un Rambam difficile" detto nel gergo della yeashivah — è basilare per l'istruzione di qualsiasi vero o potenziale "genio" talmudico.<ref name="Rapel"/>
 
Maimonide credeva che il grande ruolo dell'Ebraismo fosse quello di liberare l'uomo dai bisogni basilari, dalle paure, dai desideri e appetiti, e spostarlo verso una dimensione spirituale e intellettuale più alta, dove potesse apparire come creatura totalmente umana. Soprattutto egli disprezzava quell'approccio che vedeva l'Ebrasimo stesso come strumento per realizzare quegli impulsi mondani. Le sue affermazioni polemiche più dure sono dirette contro due bersagli fissi — la personificazione e corporeità di Dio, e il rendere la religione un sistema magico inteso primariamente a mantenere l'uomo e soddisfarne i bisogni. La morsa di questi comportamenti — visti come necessari per la conservazione della vita — ha un'influenza potente sulla società nel suo complesso, e Maimonide capì tale dinamica completamente. Sapeva bene, per esempio, che diversi correligionari della sua sinagoga credevano che in futuro, nel mondo a venire, avrebbero goduto di ricompense materiali per aver studiato la Torah in questo mondo. La loro rinuncia a desideri di base non era altro che una graticiazione differita, sulla premessa che i loro desideri sarebbero stati realizzati postumi. Invece di elevarli a più alti aneliti, la Torah in effetti diventava un mezzo per ottenere un appagamento totale dell'impulso umano al piacere. I tonanti pronunciamenti delle "Leggi del Pentimento" e l'introduzione a ''Pereq Heleq'', in cui Maimonide cercò di estirpare questa immagine del mondo a venire, furono solo un piccolo passo in una battaglia infinita senza speranza. In un certo modo, fu una battaglia che si concluse con la sconfitta; infatti, persino la presunta tomba di Maimonide a Tiberiade è diventata un sito di culto. A coloro che giungono presso la tomba per confessare le proprie pene, non importa assolutamente se Maimonide approvasse o contestasse tale comportamento presso le tombe dei giusti.Per costoro, come per molti altri, la religione è intesa soprattuto ad assicurare la propria sopravvivenza, salute e progenie; il suo ruolo di innalzare l'uomo verso il sublime è secondario. La religione ha sempre avuto un ruolo da giocare nel soddisfare le esigenze basilari dell'uomo. Anche Maimonide credeva che osservare la ''halakhah'' potesse promuovere prosperità, una società ben ordinata, generosità, e salute, ma non pensava che sarebbe stata la causa diretta di tali risultati felici. Li promuoveva invece perché osservare la ''halakhah'' in effetti ne è la relativa propria ricompensa. Ma il suo impegno a presentare l'Ebraismo come religione il cui scopo primario è di elevare l'uomo al livello di esistenza che sta oltre le paure e gli impulsi fondamentali della vita, andava direttamente contro la tendenza opposta, che utilizzava la stessa religione come mezzo per alleviare quelle paure e soddisfare quegli impulsi.<ref name="Rapel"/><ref name="Stroum"/>
 
La trasformazione spirituale che Maimonide sperava di provocare rimase una voce importante e centrale tra le altre molte che il pensiero ebraico sviluppò nei secoli. Egli lasciò una testimonianza potente per un tipo di impostazione reigiosa che poteva essere una possibile interpretazione dell'Ebraismo: un impegno religioso volto a purificare ed esaltare l'immagine di Dio; a vedere la saggezza divina nella causalità e nella natura; ai comandamenti della Torah quale fonte più grande di ispirazione verso l'esperienza religiosa e la redenzione dell'anima. La reputazione di Maimonide come gigante tra gli halakhisti, insieme alla profondità del suo pensiero, mantennero la visione religiosa da lui creata come una possibilità vera e stimolante, anche se le sue caratteristiche severe tesero a marginalizzarla sulla scena della vita ebraica. Inoltre, anche per coloro che non condividono le prospettive metafisiche e religiose specifiche di Maimonide e non sono influenzati dalla sua impostazione fondamentale, ha lasciato una testimonianza più basilare che riecheggia in tutte le generazioni a lui successive. I perplessi che appaiono dopo la ''Guida'', in altre circostanze storiche e differenti tipi di crisi, hanno imparato da Maimonide che qualunque sia la risoluzione della loro perplessità esistenziale, non devono mai permetterle di precludere il pensiero umano e l'integrità interiore. Tale sorta di autodistruzione è un prezzo che non deve mai esser preteso dal credente; infatti, ne sminuirebbe il suo mondo e comprometterebbe ciò che è umano in esso. Eliminando la distinzione tra esteriore ed interiore, tra ciò che fluisce dalla tradizione interna e ciò che ne è esterno, Maimonide trasformò l'altra voce, quella esteriore, in una potente opportunità di rinnovamento e di più profonda religiosità.<ref name="MoshHalb"/><ref name="Stroum"/>
 
==Note==
<references/>
 
{{Avanzamento|75100%|910 dicembre 2014}}
[[Categoria:Guida maimonidea|Problemi e dottrine]]
10 764

contributi