Differenze tra le versioni di "Guida maimonidea/Critica del linguaggio"

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Le spiegazioni degli ''ẖuqqim'' e dei sacrifici da parte di Maimonide rappresenta una storicizzazione alquanto audace della Torah. Egli asserisce che le ragioni degli ''ẖuqqim'' possano essere scoperte solo con una studio storico particolareggiato del contesto pagano in cui la Torah fu data. Si potrebbe dire che Maimonide qui facesse il primo passo verso lo studio comparativo delle religioni, facendolo nell'impegno di fornire un contesto razionale di tutti i comandamenti. Ma ancor di più, questo approccio determina che la Torah, sensibile alle necessità di tempo e luogo, e adattabile ai bisogni rituali umani, comanda l'uso di forme di adorazione fondamentalmente imperfette che rifiuta per principio. Lo fa come compromesso necessario affinché un qualche tipo di rituale possa essere usato nell'adorare Dio, ma l'utilità della strategia rimane basata sul contesto storico e geografico. Razionalizzare i comandamenti in questa maniera rischia di compromettere la loro autorità, trasformandoli in regole condizionate temporalmente: se non esistono più pagani il cui culto comprende il mangiare capretti nel latte materno, perché conservare la proibizione? Inoltre, se il bisogno radicato di culto sacrificale non esiste più — e Maimonide sentiva che non esisteva più al suo tempo — perché continuare a ritenere favorevolmente una forma rituale imperfetta? Non c'è da meravigliarsi che nella ''Mishneh Torah'' Maimonide evitasse di fornire una spiegazione storica dei sacrifici e delle leggi di purezza ed impurità. Li spiega su altre basi, evitando quelle che potevano compromettere potenzialmente l'autorità della legge.<ref name="Comanda"/>
 
È importante notare quindi che la spiegazione storica dei comandamenti non mette in dubbio la loro forza eterna e assoluta. Maimonide non vide nulla di errato in linea di massima che la Torah incorporasse elementi connessi a tempo e luogo. La legge, secondo lui, può giustificare cambiamenti e supplementi che riflettano nuove circostanze, ma tali cambiamenti erano proibiti perché potevano compromettere l'autorità della legge stessa:
{{q|Nella misura in cui Dio, che Egli sia esaltato, sa che i comandamenti di questa Legge necessitano in ogni tempo e luogo — per quanto riguarda alcuni di essi — di essere incrementati o diminuiti secondo la diversità di luoghi, accadimenti e congiunture di circostanze, Egli vietò di aggiungere o sottrarre da questi, dicendo: Tu non vi aggiungerai nulla e nulla toglierai da essi (Deut. 12:32). Poiché ciò avrebbe portato alla corruzione delle regole della Legge e alla convinzione che quest'ultima non provenisse da Dio.|III:41, pp. 562-563}}
 
Un tribunale può modificare temporaneamente la legge della Torah, per conformarsi a diverse circostanze, ma un cambiamento permanente è proibito, poiché metterebbe in dubbio l'autorità della legge. L'eternità e unità della legge non consegue, in linea di principio, dalla struttura e importanza essenziali della legge. Al contrario: la legge deve essere idonea al tempo e al luogo, valutando i cambiamenti di contesto e di circostanze. La necessità di invarianza e unità sorge a causa di costrizioni politiche relative alla percezione soggettiva dell'autorità della legge. Uno deve quindi distinguere tra le ragioni dei comandamenti e la fonte della loro autorità. La ragione di un dato comandamento si basa su una realtà storica transitoria, ma l'autorità di tutti i comandamenti è eterna, al di là del tempo. Di conseguenza, sebbene Maimonide assegni ai sacrifici una motivazione fondata su circostanze storiche che non sono più pertinenti, egli non ha dubbi, come halakhista, sulla loro applicabilità continuativa. Nella ''Mishneh Torah'', Maimonide afferma che le leggi relative ai sacrifici mantengono la loro forza vincolante per sempre, e grandi porzioni della ''Mishneh Torah'' sono dedicate ai dettagli dei sacrifici, al Tempio ed ai suoi utensili sacri, e alla purezza e impurità.<ref>Haym Soloveichiek, "Reflections on Maimonides` Organization of ''Mishneh Torah'': Real and Imagined Difficulties", ''Maimonidean Studies'' 4, 2000, pp. 107-115 (in ebr.)</ref>
 
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