Differenze tra le versioni di "Guida maimonidea/Critica del linguaggio"

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Qualsiasi sforzo di assegnare uno scopo razionale ai comandamenti crea il serio problema posto dal gruppo di comandamenti citati nella letteratura rabbinica col termine [[w:Chuqqim|''ẖuqqim'']] (lett. "statuti", ma spesso usati a denotare un tipo di legge discussa in seguito). Questi comandamenti, come la proibizione di intrecciare lino e lana, la proibizione di mangiare carne e latte insieme, o le leggi della purezza ed impurità, appaiono completamente inspiegabili. La loro esistenza parrebbe rinforzare la posizione che si focalizza sulla volontà divina, ponendo l'importanza religiosa dei comandamenti nella sottomissione alla parola di Dio senza fare nessun tentativo di spiegarla. Secondo questa visione delle cose, l'importanza degli ''ẖuqqim'' sta nella loro mancanza di un qualsiasi fondamento logico comprensibile, e non hanno nessuna relazione con l'adempimento di un qualsiasi fine umano. Maimonide, come si è visto, rifiutò tale tipo di interpretazione della Torah e affermò che ogni comandamento aveva una ragione anche se non sappiamo quale. Tentando di assegnare un significato e una spiegazione agli ''ẖuqqim'', egli intraprese una delle iniziative più originali e audaci della storia del pensiero ebraico.<ref name="Comanda"/><ref name="Halbert4">Moshe Halbertal, ''Maimonides, cit.'', 2014, pp. 341-353 & ''passim''.</ref>
 
Maimonide affermava che la chiave per comprendere il significato degli ''ẖuqqim'' sta nel contesto storico in cui la Torah fu data. Spiega il suo principio interpretativo come segue: "Nel caso della maggior parte degli ''statuti'' la cui ragione ci è nascosta, tutto serve per tenere il popolo lontano dall’''idolatria''" (III:49, p. 612). Un comandamento come quello del divieto di mescolare carne e latte è legato ad un culto idolatro che esisteva nei tempi biblici, in cui un capretto veniva mangiato ritualmente nel latte di sua madre. La proibizione di indossare lino e lana insieme riflette l'uso di tale tessuto intrecciato per i paramenti di sacerdoti idolatri. Anche la proibizione di radere parti della testa e della faccia si origina da considerazioni simili, che rispecchiano la pratica tonsoria di sacerdoti pagani. Maimonide non si accontentò di speculare su tali materie; egli si immerse nella letteratura disponibile sull'idolatria che gli fornì le chiavi del significato di alcuni adempimenti inspiegabili, come scrisse al circolo di studiosi di Montpellier mentre completava la ''Guida'':
{{q|Ho anche letto in merito a tutte le materie che si occupano di idolatria, cosicché mi sembra che non esista a questo mondo una composizione su questo tema, tradotto in arabo da altre lingue, che io non abbia letto e capito, sondando le profondità del rispettivo contenuto. Da tali libri mi appare chiaro quale sia la ragione di tutti i comandamenti che si crede non abbiano altra ragione se non quella di decreto della Scrittura. Ho già in mano una grande composizione su questo tema in lingua araba (cioè la ''Guida dei perplessi'') con chiare prove di ogni singolo comandamento.|''Lettera sull'Astrologia'', pp. 465-466)}}
 
Tra questi testi idolatri c'erano quelli associati ai Sabiani. Tale gruppo fu attivo nella regione mesopotamica, e Maimonide aveva accesso ad alcuni dei suoi scritti, tra cui ''L'Ordine dell'Adorazione Nabatea'' (testo che pare sia un falso).<ref name="Halbert4"/> Il suo studio di queste opere fornì la base della sua comprensione della storia dell'idolatria, che egli considerò come chiave per capire i comandamenti intesi ad estirpare l'idolatria: "Torno ora alla mia intenzione e dico che il significato di molte leggi mi è diventato chiaro e le loro cause mi sono diventate note attraverso lo studio delle dottrine, opinioni, pratiche e culti dei Sabiani, come sentirai quando spiegherò le ragioni dei ''comandamenti'' che sono ritenuti senza causa" (III:29, p. 518).
 
===Esercizi spirituali===
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