Differenze tra le versioni di "Guida maimonidea/Critica del linguaggio"

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Il profeta è l'uomo completo, in possesso di entrambe le perfezioni: la potenza intellettuale perfezionata del filosofo e
la potenza immaginativa perfezionata del leader. È in grado di formare immagini e governare la comunità, sebbene il suo carattere ed il suo intelletto perfezionati significhino che le mete della comunità saranno soggette al suo attento scrutinio di verità e falsità, di bene e male. È inoltre in grado di tradurre le grandi verità in una forma comprensibile alle masse; il suo linguaggioo è quello della storia, del simbolo e dell'allegoria. Non plasma semplicemente l'ordine sociale e genera l'attività comune, come fa un ordinario leader politico; ma porta anche la comunità nel suo complesso ad una visione del mondo più vera e appropriata. Maimonide capiva che l'immaginazione era una qualità fisica derivata dalla nostra esperienza sensoriale e quindi dipendente dalla composizione naturale di ogni individuo. Alcuni non potrebbero mai diventare profeti, proprio come altri non potranno mai diventare maratoneti. La capacità immaginativa è una dote naturale, e ottenere il carattere perfezionato che dia disciplina all'uomo e gli permetta di dedicarsi ad un impegno intellettuale è un modo di vita totale, assoluto. La profezia non colpisce improvvisamente, come un fulmine; è il risultato di talenti naturali e diligente preparazione morale ed intellettuale nel corso di tutta una vita.<ref name="AlFara"/><ref name="Creazione"/><ref name="MosheHal"/>
 
L'immaginazione opera principalmente in assenza di impressioni sensoriali immediate. Il sogno è quindi l'arena in cui l'esercizio più creativo dell'immaginazione ha luogo, ed è anche la scena centrale della profezia. Ogni profezia si svolge in un sogno o una visione; quest'ultima è uno stato in cui la persona, sebbene desta, si ritira dall'ambiente circostante è viene sommersa da immagini interiori. Un sogno è profetico non perché il suo contenuto derivi da un intervento esterno, sebbene lo possa sembrare; in verità, il contenuto consiste di immagini emergenti dalle profondità del conscio stesso del profeta. I sogni di un profeta, a differenza di quelli di gente ordinaria, sono profezie; ma la ragione non è che i primi sono elargiti da Dio, mentre i secondi no. I contenuti del segno di un profeta, come quelli di tutti i sogni, sono influenzati dalla propria vita esteriore, da svegli. Ma poiché il profeta è coinvolto con gli intellegibili, le immagini che crea nei suoi sogni sono, in effetti, una traduzione simbolica di profonde intuizioni che riguardano il vero ed il falso, il bene ed il male. Può essere paragonata ad un matematico che si sveglia la mattina con la soluzione di un complicato problema matematico che stava esaminando. La soluzione non gli è venuta a seguito di un'analisi logica consapevole; gli è semplicemente apparsa mentre dormiva. È tuttavia importante che questa sorta di situazione accada solo al matematico, in parte perché aveva elaborato il problema con grande intensità mentre era sveglio.<ref name="Profeta">David Bakan, ''Maimonides on Prophecy: A Commentary on Selected Chapters of the Guide of the Perplexed'', Jason Aronson Inc. Publishers, 1991, pp. 186-200; [http://books.google.co.uk/books/about/Prophecy.html?id=IUkKlP-sBAMC Howard Kreisel, ''Prophecy: The History of an Idea in Medieval Jewish Philosophy''], Springer Science & Business Media, 2003, ''s.v.'' "Moses ben Maimon", pp. 148-312, spec. pp. 210-284; Heidi M. Ravven, “Some Thoughts on What Spinoza Learned from Maimonides about the Prophetic Imagination. Part 1. Maimonides on Prophecy and the Imagination. Part 2: Spinoza's Maimonideanism”, ''Journal of the History of Philosophy'' 39, 2001, pp. 193-214, 385-406.</ref>
 
In questa esposizione del processo profetico, non c'è una scelta intenzionale, volitiva di una persona da parte di Dio; la profezia è un evento mentale interno del profeta. La componente esterna della profezia risulta dal fatto che raggiunge l'immaginazione mediante l'ispirazione dell'intelletto, e la teoria della cognizione di Maimonide afferma che l'intelletto di una persona si identifica con gli oggetti della cognizione e con l'intelletto che concepisce tali oggetti, chiamato intelletto attivo. Questa componente esterna — che non si volge direttamente al profeta ma è da lui attivata — non è Dio stesso ma l'intelletto separato finale, l'intelletto attivo, che Maimonide definisce "un angelo al livello degli ''Ishim''".
 
==Il Problema del Male e il Fine dell'Esistenza==
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