Differenze tra le versioni di "Guida maimonidea/Critica del linguaggio"

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==Il Concetto della Profezia==
[[File:V09p079001 Moses ben Maimon.jpg|thumb|250px|Pagina della ''Guida dei perplessi'' in ebraico]]
La ''Guida'' tratta il concetto della profezia nei capitoli susseguenti a quelli che si occupano della creazione, andando dal Capitolo 32 della Parte II fino alla fine della parte, nel Capitolo 48. Maimonide inizia la discussione stabilendo una connessione tra la comprensione della profezia e l'interpretazione della creazione. Espone tre alternative che sembrano corrispondere alle varie interpretazioni della creazione nel tempo e della preesistenza. La prima vede la profezia come un evento miracoloso, un'espressione della volontà sovrana di Dio. Dio appare ad un apersona, imponendogli una missione o un camdno. Il profeta è lo strumento di Dio, scelto da Dio secondo il Suo volere, e la scelta non è necessariamente legata a meriti o qualità del profeta. In contrapposizione a questa posizione, Maimonide pone l'alternativa filosofica, che considera la profezia un evento naturale. Questa opinione, adottata dal al-Farabi, considera la profezia una forma di perfezione umana. Una persona che, nel corso della vita, ha ottenuto perfezione di carattere e di intelletto otterrebbe di necessità la profezia, poiché non dipende affatto dall'intervento intenzionale di Dio. Il terzo approccio alla profezia, presentato come la posizione propria di Maimonide e quella della Torah, riconcilia i primi due approcci. Per meritarsi la profezia, una persona durante la sua vita deve ottenere perfezione di carattere e di intelletto. Non tutti, quindi, possono ottenere la profezia, poiché quando succede, è un evento causale naturale. Pertanto Maimonide rifiutò totalmente la prima posizione, che vedeva la profezia come qualcosa che dipendeva interamente dalla volontà di Dio, impartita a chiunque Dio decidesse. Ma Maimonide affermava anche, in contrasto con l'approccio filosofico che vedeva la profezia come interamente naturale, che Dio avesse il potere di negare la profezia ad una persona altrimenti degna. Un uomo poteva raggiungere una reputazione meritevole di profezia ma non ottenerla perché Dio, per atto di volontà, non gliela concedeva. E quindi la profezia è un raggiungimento naturale che richiede comunque l'approvazione divina. Maimonide perciò respingeva la seconda opinione, che vedeva la profezia come un evento naturale che si realizzava necessariamente una volta che le premesse erano state soddisfatte.<ref name="AlFara">Jeffrey Macy, "Prophecy in al-Farabi and Maimonides", in S. Pines & Y. Yovel (curatori), ''Maimonides and Philosophy, cit.'', 1986, pp. 185-201; W. Z. Harvey, "A Third Approach to Maimonides` Comogony-Prophetology Puzzle", ''Harvard Theological Review'' 74, 1981, pp. 287-301.</ref>
La ''Guida'' tratta il concetto della profezia nei capitoli susseguenti a quelli che si occupano della creazione, andando dal Capitolo 32 della Parte II fino alla fine della parte, nel Capitolo 48. Maimonide inizia la discussione stabilendo una connessione tra la comprensione della profezia e l'interpretazione della creazione.
 
Gli interpreti di Maimonide rifletterono sulla natura della corrispondenza tra queste vedute della profezia e le varie vedute della creazione. Alcuni credevano che la prima interpretazione della profezia, che la riteneva qualcosa di miracoloso, corrispondesse all'affermazione della creazione ''ex nihilo''; che la seconda posizione, quella filosofica, corrispondesse alla posizione di Aristotele rispetto alla creazione; e che la terza posizione, quella mediana, corrispondesse alla visione di Platone che la creazione implicasse la formazione intenzionale del mondo da parte di Dio, estratto da materiale preesistente. Questa schiera di corrispondenze implica che Maimonide accettasse la posizione platonica della creazione, che corrispondeva alla sua interpretazione della profezia. Ma i capitoli della ''Guida'' che si occupano della creazione sottendono che ciò non sia il caso e che Maimonide accettò la posizione che il mondo fu creato ''ex nihilo''. Se è così, allora l'allineamento tra le opinioni sulla profezia e quelle sulla creazione appaiono differire dall'opinione appena citata. La prima posizione rispetto alla profezia corrisponde alla libera opinione Kalam della creazione nel tempo. Dio agisce in maniera interamente volitiva e la natura non ha un'esistenza indipendente; in maniera corrispondente, la profezia è totalmente libera èda qualsiasi contesto naturale. Dio può causare l'asino di Balaam a parlare e può fare lo stesso con ogni persona da Lui scelta come messaggero. La seconda posizione della profezia corrisponde all'affermazione aristotelica della preesistenza. Vede la profezia come evento causale necessario, proprio come l'esistenza del mondo consegue causalmente dall'esistenza di Dio. La terza posizione della profezia corrisponde all'interpretazione maimonidea della creazione nel tempo, che sta in opposizione a quella Kalam. La creazione maimonidea non nega scienza e natura, ma sostiene il principio della volontà nel contesto limitato dell'evento creativo iniziale; e così è per la profezia. La posizione mediana allora non è quella di Platone ma la posizione della Torah rispetto alla creazione. Occupa il posto tra la posizione Kalam, che afferma solo la creazione nel tempo, e la posizione aristotelica, che asserisce solo la preesistenza.<ref name="AlFara"/><ref name="MosheHal"/>
 
Quale che sia la serie giusta di corrispondenze tra creazione e profezia, la posizione reale di Maimonide è molto più vicina all'interpretazione filosofica-naturale che a quella volitiva-miracolosa. Quando avviene la profezia, è un evento naturale, come sostengono i filosofi. Dobbiamo comprenderlo come un evento legato alla struttura naturale del mondo. L'intervento intenzionale di Dio appare solo quando la profezia non riesce ad avvenire sebbene le condizioni naturali siano mature. In tale luce, dobbiamo esaminare le implicazioni della posizione di Maimonide in merito al concetto della rivelazione, alla natura e carattere della profezia, e alla distinzione del profeta come persona.<ref name="MosheHal"/>
 
Il profeta, secondo Maimonide, deve essere distinto da due altri tipi di personalità speciali: il leader politico ed il filosofo. Il leader è dotato della capacità di affascinare la gente, di forgiare immagini e simboli, di legiferare, e di prevedere i modi in cui gli eventi potrebbero svilupparsi. La sua perfezione, dice Maimonide, è quella dell'immaginazione — il potere col quale uno riesce ad immaginarsi, in visioni mentali, impressioni sensoriali che non sono attualmente presenti, come l'immagine di un amico non incontrato da tempo. L'immaginazione inoltre permette ad uno di combinare impressioni sensoriali familiari in una nuova immagine che in realtà non esiste; per esempio, uno può rappresentarsi l'immagine di un uomo con la testa di cavallo. E, allo stesso modo, l'immaginazione rende possibile raffigurarsi nella mente come se stesse accadendo, un evento che ancora non è successo. L'oggeto dell'immaginazione sarà sembre concreto fino ad un certo punto, poiché l'immaginazione non opera nella sfera dell'astrazione; e Maimonide sosteneva che fosse un potere fisico. L'abilità di evocare immagini differisce da persona a persona, come succede per l'abilità di raffigurarsi immagini formate combinando percezioni sensoriali. I grandi leader politici sono dotati di perfezione della facoltà immaginativa. Creano simboli ed immagini avvincenti; inventano storie fondazionali e organizzative; e promulgano leggi. Alcuni godono della capacità di prevedere eventi e scrutare il futuro come se fosse davanti ai loro occhi.<ref name="AlFara"/>
 
==Il Problema del Male e il Fine dell'Esistenza==
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