La religione greca/Le religioni dei misteri/Pitagora e il Pitagorismo: differenze tra le versioni

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File:Areaspitagoras01.svg|200px|thumb|right|Rappresentazione del famoso "teorema" detto di Pitagora. Tale "teorema" è inserito alla proposizione 47 del I libro degli Στοιχεῖα (''Elementi'') di Euclide (IV-III sec. a.C.), l'attribuzione a Pitagora di detto "teorema" la si deve tuttavia esclusivamente al "commento" che Proclo (V secolo d.C.) compose per questa opera; a sua volta tale attribuzione riposerebbe sulla testimonianza di un oscuro Apollodoro il quale avrebbe sostenuto che Pitagora, dopo la scoperta del "teorema" avrebbe sacrificato un bue. Anche se è probabile che il "saggio" di Samo si sia interessato ad argomenti matematici e di filosofia della natura occorre ricordare Carl Huffman quando sostiene che «fino a Platone e Aristotele inclusi, non esiste ombra di prova diretta che permetta di qualificare Pitagora come filosofo della natura o come matematico».<ref>Carl Huffman, ''Pitagorismo'' in ''Il sapere greco- dizionario critico'', vol. II p. 483</ref>.
Intorno alla figura di Pitagora si è presto costituita una scuola che seguiva le indicazioni di vita proprie del maestro. A tal proposito si possono ricostruire alcuni fondamentali insegnamenti:
* La dottrina della sopravvivenza della ''psiché'' alla morte e il suo trasferimento in altro corpo fisico <ref>In genere tale dottrina viene indicata con il termine "metempsicosi", resa del termine greco μετεμψύχωσις (da μετά o ἐμψύχωσις "rianimazione del corpo"), che tuttavia è tardo, risalente al primo secolo della nostra èra (cfr. Alessandro d'Afrodisia, ''L'anima'', XXVII, 18; Porfirio, ''Sull'astinenza dalle carni degli animali'', IV, 16; Proclo Diadoco, ''Commento alla Repubblica di Platone'', II, 340); Olimpiodoro (in ''Commento al Fedone'', LXXXI, 2) ritiene invece più corretto il termine μετενσωμᾰτωσις ("metensomatosi"), peraltro presente in Plotino (''Enneadi'' I, 1, 12; II, 9, 6; IV, 3, 9); il termine più diffuso oggi in lingua, "reincarnazione" (da ''re'' incarnazione), è invece certamente recente essendo attestato al XIX secolo; mentre l'espressione "trasmigrazione dell'anima" è un adattamento dal latino tardo ''trasmigrātĭo-ōnis'' derivato da ''trasmigrāre'' quindi da ''migrāre''</ref> espressa con i termini di "metempsicosi" o, meglio, "metensomatosi", è attribuibile anche a Pitagora che probabilmente si rifaceva a dottrine orfiche, o anche a Ferecide<ref>D-K (Ferecide) 7, A,2: «καὶ πρῶτον τὸν περὶ τῆς μετεμψυχώσεως λόγον εἰσηγήσασθαι»</ref><ref>La più antica testimonianza della dottrina della metemsomatosi/metempiscosi è nella II Olimpica (56-80) di Pindaro: {{quote|se chi la possiede conosce il futuro<br> e sa che dei morti le anime inette subito qui<br>pagano ammenda, ma che le colpe commesse, <br>in questo regno di Zeus una dea sotterra giudica <br> additando sentenza con rigore spietato... <br> Fruendo del sole per notti, <br> per giorni uguali hanno gli onesti <br> un vivere ignaro di pene: non turbano il suolo con forza di braccia <br> né l'acqua del mare <br> per misero vitto, ma fra numi <br> venerandi chi serbò fedeltà ai giuramenti illacrimata esistenza <br> trascorre. Portano gli altri terribile fardello. <br> E quanti, sostando tre volte <br> e di qua e di là, sgombra da colpe tennero l'anima <br> sempre, percorrono la strada di Zeus fino alla città turrita di Crono, ove brezze <br> d'Oceano alitano <br> intorno all'Isola dei Beati e fiori d'oro scintillano, quali al suolo da piante rigogliose e quali nutriti dall'acqua, <br> onde bracciali si allacciano ai polsi e ghirlande sul capo <br> secondo le giuste norme di Radamanti: <br> il grande padre – lo sposo di quella Rea che di tutti <br> occupa il seggio più elevato – lo ha pronto accanto a sé. <br> Peleo e Cadmo sono fra loro.<br> Piegato con le preghiere il cuore di Zeus, Teti<br> vi portò Achille.|Pindaro, ''Olimpica'' II, 56-80; Traduzione di Franco Ferrari. Milano, Rizzoli, 2008, pp. 92.99|ἀνδρὶ φέγγος: εἰ δέ νιν ἔχων τις οἶδεν τὸ μέλλον, <br>ὅτι θανόντων μὲν ἐνθάδ᾽ αὐτίκ᾽ ἀπάλαμνοι φρένες <br>ποινὰς ἔτισαν, τὰ δ᾽ ἐν τᾷδε Διὸς ἀρχᾷ <br>ἀλιτρὰ κατὰ γᾶς δικάζει τις ἐχθρᾷ <br>λόγον φράσαις ἀνάγκᾳ: <br>ἴσαις δὲ νύκτεσσιν αἰεί, <br> ἴσαις δ᾽ ἐν ἁμέραις ἅλιον ἔχοντες, ἀπονέστερον <br>ἐσλοὶ δέκονται βίοτον, οὐ χθόνα ταράσσοντες ἐν χερὸς ἀκμᾷ <br>οὐδὲ πόντιον ὕδωρ <br>κεινὰν παρὰ δίαιταν: ἀλλὰ παρὰ μὲν τιμίοις <br>θεῶν, οἵτινες ἔχαιρον εὐορκίαις, ἄδακρυν νέμονται <br>αἰῶνα: τοὶ δ᾽ ἀπροσόρατον ὀκχέοντι πόνον <br>ὅσοι δ᾽ ἐτόλμασαν ἐστρὶς <br>ἑκατέρωθι μείναντες ἀπὸ πάμπαν ἀδίκων ἔχειν <br>ψυχάν, ἔτειλαν Διὸς ὁδὸν παρὰ Κρόνου τύρσιν: ἔνθα μακάρων <br>νᾶσος ὠκεανίδες <br>αὖραι περιπνέοισιν, ἄνθεμα δὲ χρυσοῦ φλέγει, <br>τὰ μὲν χερσόθεν ἀπ᾽ ἀγλαῶν δενδρέων, ὕδωρ δ᾽ ἄλλα φέρβει, <br>ὅρμοισι τῶν χέρας ἀναπλέκοντι καὶ στεφάνοις <br>βουλαῖς ἐν ὀρθαῖσι Ῥαδαμάνθυος, <br>ὃν πατὴρ ἔχει μέγας ἑτοῖμον αὐτῷ πάρεδρον, <br>πόσις ὁ πάντων Ῥέας ὑπέρτατον ἐχοίσας θρόνον. <br>Πηλεύς τε καὶ Κάδμος ἐν τοῖσιν ἀλέγονται: <br>Ἀχιλλέα τ᾽ ἔνεικ᾽, ἐπεὶ Ζηνὸς ἦτορ <br>λιταῖς ἔπεισε, μάτηρ|lingua=grc}}</ref>, fatto dimostrato già dalla prima testimonianza su di lui, quella di Senofane. ->(Porfirio, VdP, XIX). Altrettanto riporta Ione di Chio riferendolo a Ferecide, dove tratta degli insegnamenti di Pitagora su un al di là felice se si conduce una vita moralmente adeguata<ref>D-K (Ione di Chio) 36, B, 4 «ὣς ὁ μὲν ἠνορέηι τε κεκασμένος ἠδὲ καὶ αἰδοι καὶ φθίμενος ψυχῆι τερπνὸν ἔχει βίοτον, εἴπερ Πυθαγόρης ἐτύμως ὁ σοφὸς περὶ πάντων ἀνθρώπων γνώμας εἶδε καὶ ἐξέμαθεν.»</ref>. In tal senso è evidente la connessione con la mistica eleusina e orfica, laddove, tuttavia e nel caso di Pitagora, la condotta morale è essenziale per ottenere quel genere di risultato dopo la morte, le iniziazioni non sono sufficienti.
* La condotta di vita pitagorica contiene numerose regole, molte delle quali risultano nelle loro motivazioni a noi incomprensibili, già in antichità si era tentato di fornirne una spiegazione <ref>Ad esempio Anassimandro il giovane, contemporaneo di Aristotele, nel suo Συμβόλων Πυθαγορείων έζήγεσις.</ref>. Di fatto, sappiamo solamente che la vita di Pitagora e dei pitagorici era contrassegnata da numerose regole di condotta nei più disparati campi per lo più centrate sulla condizione di "purezza", tra queste:
** libare agli dèi (quindi versare il contenuto da una coppa) dal lato dei manici (G.VP 84), questo perché non si può bere dalla stessa porzione dell'orlo delle divinità;
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