Filosofia del diritto: differenze tra le versioni

Nella cultura giuridica più tipica, facendo riferimento agli attuali esistenti Stati Nazionali, numerose correnti filosofico giuridiche possono essere citate, a partire forse dai noti contrattualisti, con particolare rifeirmento allo Stato Sociale di J. J. Rousseau.
 
La vita fi ogni uomo è per tanto congenitamente legata in maniera necessaria ad un mondo di norme, facente parte di un oridnamento giuridico e quindi di un diritto.
Vi sono molti inconvenienti (per esempio la dovizia di leggi che corrisponde ad un’eccessiva limitazione delle libertà personali).
I diversi modi di interpretare le dinamiche normative e di individuarle e identificarle, rappresentano le differenti dottrine giuridiche costituenti le scienza del diritto.
I vantaggi consistono nell’esistenza di beni interni, intriseci al diritto, e di beni esterni, raggiungibili tramite il diritto.
A titolo meramente esemplificativo e non esaustivo, basti citare le teorie normative, per le quali è diritto qualsiasi norma o regola di condotta. Dal momento che, come già accennato, regole di condotta sono necessariamente insite nella stessa esistenza, ecco che il bisogno del diritto viene spiegato come una conditio sine qua non della realtà sociale stessa.
 
Fra questi ultimi possiamo annoverare la socialità:“ubi societas ibi jus”, il diritto è essenziale all’interno di una società.
Nell’antichità non c’era il diritto specializzato ma legato alle consuetudini sociale e alla morale religiosa. In occidente (grazie ai romani) è diventato una scienza dopo l’incontro-scontro fra civiltà estranee. Nasce da un’esigenza economica (ius gentium con i Cartaginesi).
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