Differenze tra le versioni di "La religione greca/La religione greca nel periodo arcaico e classico/Il mondo di Omero"

 
Il disco terrestre circondato dal dio-fiume Oceano è suddiviso in tre parti: nord-ovest abitato dagli Iperborei (Ὑπερβόρεοι)<ref>Da tener presente, tuttavia, che la menzione più antica del popolo degli Iperborei è negli ''Inni omerici'' ''A Dioniso'' VII,29. E comunque è un popolo adoratore di Apollo cfr. Erodoto IV,33.</ref>; il meridione, dopo l'Egitto, è abitato dai devoti Etiopi (Αἰθιοπῆες), uomini dal volto bruciato dal Sole, oltre le terre dei quali vivono i nani Pigmei (Πυγμαῖοι); tra queste due estremità vi è la zona temperata del Mediterraneo nel cui centro si colloca la Grecia. Dal punto di vista verticale, il mondo omerico ha come tetto il Cielo (divino anch'esso con il nome di Urano, Οὐρανός ''Ouranós''), costituito di bronzo, il quale delimita il percorso del Sole. Ai limiti del Cielo volteggiano gli dèi che amano sedersi sulle cime dei monti e da lì contemplare le vicende del mondo. Dimora degli dèi è uno di questi, il monte Olimpo. Sotto la Terra si situa il Tartaro (Τάϱταϱος, ''Tártaros''; divinità anch'essa), luogo buio, dove sono incatenati i Titani (Τιτάνες ''Titánes''), divinità sconfitte dagli Dei, luogo circondato da mura di bronzo e chiuso da porte fabbricato da Posidone. La distanza posta tra la sommità di Urano e la Terra, ci dice Esiodo nella '' Teogonia''<ref>Cfr. ''Teogonia'' vv. 720 e sgg.</ref>, è percorribile da una incudine lasciata da lì cadere che raggiungerà la superficie della Terra all'alba del decimo giorno; medesima distanza oppone la Terra dalla base del Tartaro. Tra l'Urano e il Tartaro si situa dunque quel "mondo di mezzo" abitato da Dei celesti e sotterranei, semidei, uomini e animali, dai vivi e dai morti.
 
==La ''Teogonia'' esiodea==
Intorno all' VIII-VII secolo a.C. è databile il testo ''Teogonia'' (Θεογονία) opera attribuibile al cantore Esiodo. Tale opera ci è stata consegnata dalla tradizione medievale bizantina<ref>Per mezzo di circa trenta papiri e cira sessanta manoscritti.</ref> unitamente ad altre due opere "esiodee", ''Opere e giorni'' (Ἔργα καὶ Ἡμέραι) e ''Scudo di Eracle'' (Ἀσπὶς Ἡρακλέους)<ref>Si ritiene che, pur di ispirazione "esiodea", lo ''Scudo di Eracle'' vada datato un secolo dopo il periodo in cui Esiodo compose, questo se si colloca tale periodo alla fine dell'VIII secolo (Cfr. ad es. Cesare Cassanmagnago p.14).</ref><ref>Le altre opere "esiodee" sono andate perdute, tranne il ''Catalogo delle donne'' ( γυναικῶν κατάλογος; anche ''Eoie'' Ἠοῖαι) che, grazie al recupero di numerosi papiri egiziani, è stato in parte ricostruito.</ref>.
 
La lingua utilizzata nella ''Teogonia'' è convenzionale almeno quanto quella "omerica", ripetendone alcune caratteristiche con qualche innovazione<ref>Cesare Cassanmagnago p.16</ref>, è quindi un dialetto ionico "composito"<ref>Pur essendo Esiodo nativo della Beozia; sulle ragioni cfr. Luciano Agostiniani pp. 1141 e sgg.</ref>. L'opera si compone di 1.022 esametri.
 
{{quote|La ''Teogonia'' esiodea sembra riflettere la dottrina teogonica dei sacerdoti di Apollo delfico. In origine sarebbe stato il Χάος, il "vuoto primordiale" e poi Γαῖα, la Terra, ed Ἔρως o amore, come attrazione reciproca e principio di unione ed armonia|Ilaria Ramelli e Carlo del Grande. ''Teogonia'' in ''Enciclopedia filosofica'' vol.11. Milano, Bompiani, 2006, pag.11416}}
 
Diversi studiosi hanno evidenziato inoltre le analogie, e quindi le influenze, che tale modello mitologico riceve dalle culture religiose e dai miti propri del Vicino Oriente antico e dell'Antico Egitto<ref>Il testo, fondamentale tutt'oggi, di queste ricerche è Francis MacDonald Cornford, ''Principium Sapientiae. The Origins of Greek Philosophical Thought'', Cambridge, Cambridge University Press, 1952, a cui si richiama, seppur con delle differenze nelle conclusioni, l'opera di Walter Burkert ''The Orientalizing Revolution. Near Eastern Influence on Greek Culture in the Early Archaic Age'', Cambridge (Massachusetts), Harvard University Press, 1992</ref>:
{{quote|Lo sviluppo della vita dell'universo viene presentata da Esiodo secondo l'idea (largamente diffusa nella mitologia comparata) dello scontro fra generazioni divine che si succedono nel dominio. Il mito da lui narrato rivela l'influenza di racconti sacri diffusi tra le culture del Vicino Oriente: l'opera in cui va identificato il più antico modello della ''Teogonia'' è un testo hittita redatto intorno al 1400 a.C. e derivato a sua volta da una più antica versione hurrita (forse del terzo millennio a.C.). Secondo questi racconti, il dio più antico fu Alalu, a cui seguì il dio del cielo Anu (corrispondente a Urano); suo figlio Kumarabi (corrispondente a Crono) lo evirò e prese il potere. In seguito nacque il dio delle tempeste, che Kumarabi voleva inghiottire per sventare ogni futuro pericolo; al suo posto però gli fu data una pietra. Infine il dio delle tempeste (una divinità legata ai fenomeni atmosferici, esatto corrispondente di Zeus) prese il potere e dovette poi lottare contro mostri e giganti che cercavano di spodestarlo. Il racconto di Esiodo s'ispira dunque a un antichissimo mito cosmogonico, che attraverso varie mediazioni giunse sino a lui e fu inglobato molto precocemente nel sistema mitologico greco.|Giulio Guidorizzi. ''Il mito greco'' vol.1 ''Gli dèi''. Milano, Mondadori, 2009, p.1167}}
 
===La manifestazione del Cosmo===
Dopo un proemio (vv.1-115) inerente alle Muse, le dee "olimpiche" a cui si deve l'intera opera religiosa, la ''Teogonia'' racconta l'origine del mondo:
*(v. 116) all'inizio, e per primo, "venne ad essere" Chaos (Χάος, "Spazio beante", "Spazio aperto"<ref>La resa in "Spazio beante", "Spazio aperto" è di Herbert Jennings Rose «il nome significa chiaramente "spazio vuoto, beante"» (Cfr. p.375 dell' ''Oxford Classical Dictionary'' 1970; trad. it. ''Dizionario di antichità classiche''. Cinisello Balsamo (Milano), San Paolo, 1995). Così rende anche Cesare Cassanmagnago.</ref>, "Voragine"<ref>Questo termine preferito ad esempio da Vernant (cfr. Jean-Pierre Vernant, ''L'universo, gli dei e gli uomini''. Torino, Einaudi, 2001), verte sull'analisi etimologica che lo fa derivare dalla radice *''cha'', radice che richiama il verbo ''cháino/chásko'', "aprire la bocca", quindi qualcosa che si "spalanca" (cfr. Maria Michela Sassi, ''Gli inizi della filosofia: in Grecia'', Torino, Boringhieri, 2009, p.71).</ref>)<ref>Nota Cesare Cassanmagnago (''Op.cit''. p.927 n.23) come sia del tutto inopportuno rendere Χάος (Chaos) con il termine italiano di "caos" indicando questo uno stato di confusione che nulla ha a che fare con la nozione greca. Lo scoliaste lo indica come ''kenòn'', lo spazio vuoto tra cielo e terra dopo che una possibile unità originaria fu spezzata. D'altronde lo stesso Esiodo lo indica come ''eghèneto'' non il principio quindi, ma ciò che da questo per primo appare: {{quote|Ἦ τοι μὲν πρώτιστα Χάος γένετ᾽}} Graziano Arrighetti (in Esiodo ''Opere'': 1998 Einaudi-Gallimard; 2007 Mondadori, p.325) ricorda che su questa nozione/divinità non si ha concordanza tra gli studiosi ma «si è in generale d'accordo che Χάος non è semplicemente il "vuoto", il "luogo" dove le entità vengono in essere e trovano collocazione». Sempre il Cassanmagnago ci indica la recente opera di Aude Wacziarg ''Le Chaos d' Hésiode'' Pallas, Revue d' Études Antiques 49 (2002): 131–152, dove un'attenta disamina del termine individua la nozione non solo come spaziale ma anche materiale, «una sorta di nebulosità senza forma associata all'oscurità.».</ref>;
*(v. 117) segue Gaia (Γαῖα, anche Gea, Ghe, Terra) che corrisponde sia all'entità "fisica" sia alla personificazione come "dea"<ref>Herbert Jennings Rose (Cfr. p.1006 dell' ''Oxford Classical Dictionary'' 1970; trad. it. ''Dizionario di antichità classiche''. Cinisello Balsamo (Milano), San Paolo, 1995) ricorda come a Delfi Gaia fosse l'originaria padrona dell'oracolo.{{quote|Innanzi a tutto con questa preghiera fra tutti gli dèi la prima profetessa, Terra, io venero.|Eschilo. ''Eumenidi'' 1-2; traduzione di Monica Centanni in ''Opere''. Milano, Mondadori, 2007, p. 599}}</ref>, sede sicura ed eterna di tutti gli dèi che abitano l'Olimpo;
*(v. 119) quindi Tartaro (Τάϱταϱος), la realtà tenebrosa e sotterranea (''katachthònia'');
*(vv. 120-122) poi Eros (Ἔρως), il più bello (κάλλιστος) tra gli dèi<ref>Come nota Silvana Fasce (Cfr. ''Eros dio dell'amore'', in ''L'amore in Grecia'' (a cura di Claude Calame). Bari, Laterza, 2006, pp. 121 e sgg.) la sua "bellezza", indica la «sua superiorità e dignità divina e del privilegio di appartenere ad una cerchia di figure particolari di rango celeste».</ref>, il dio primordiale che "scioglie le membra" (λυσιμελής), e che condiziona l'esistenza dei mortali come quella degli immortali, principio generatore che non genera<ref>Così Graziano Arrighetti (p.325) «Solo Eros non ha una discendenza propria e diretta in quanto la sua forza generatrice partecipa di tutte le unioni e quindi delle discendenze che non siano partenogenetiche.»</ref><ref>{{quote|L'Eros che appare per terzo, dopo Voragine e Terra, non è inizialmente quello che presiede agli amori sessuati.Il primo Eros esprime un'energia nell'universo. Così come un tempo la Terra è sorta da Voragine, dalla Terra scaturirà ciò che essa contiene nelle sue profondità. Quello che era in lei, mescolato a lei, si trova portato al di fuori: Terra lo partorisce senza aver bisogno di unirsi a nessuno. |Jean-Pierre Vernant, ''L'universo, gli dei e gli uomini''. Torino, Einaudi, 2001}}</ref>;
*(v. 123) da Chaos ("Spazio beante") sorgono, per partenogenesi, Erebo (Ερεβος, le Tenebre)<ref>Da intendere come il buio dell'Al di là, cfr. Arrighetti p. 293.</ref> e Nyx (Nύξ, Notte)<ref>Da intendere come il buio di questo mondo, cfr. Arrighetti p. 293.</ref>;
*(v. 124-125) e dall'unione di Nyx con Erebo nascono Etere (Αιθήρ, la Luminosità del cielo) e Hemere (Ἠμἐρα, il Giorno)<ref>L'essere luminoso del Cielo o del Giorno, come l'essere tenebroso della Notte o di Erebo, non dipende essenzialmente dalla presenza o meno del Sole ma sono "pensati" come loro natura (Arrighetti, p.326; Cassanmagnago p.927). Per approfondimenti sul tema "tenebre-luce" in Esiodo cfr. Max Treu, ''Licht und Leuchtendes in der archaischen griechischen Poesie'', StGen 18, 1965, 83-97; Dieter Bremer, ''Licht und Dunkel in der frûhgriechischen Dichtung. Interpretationen zur Vorgeschichte der Lichtmetaphysik''. Bonn, Bouvier, 1976</ref>;
*(vv. 126-132) da Gaia ("Terra") viene generato, per partenogenesi, Urano (Οὐρανός ἀστερόεις, "Cielo stellante") pari alla Terra<ref>Si riferisce all'estensione, il Cielo, semisferico, finisce là dove finise Gaia, la linea di orizzonte indica sia la fine del Cielo che della Terra ((Arrighetti, p.326; Cassanmagnago p.929)</ref>, genera quindi, sempre per partenogenesi, i monti, le Ninfe (Νύμφη ''nymphē'') dei monti<ref>Quindi le Oreadi (Ὀρεάδες)</ref> e il Ponto (Πόντος, il Mare)<ref>Distinto quindi da Oceano (Ὠκεανός)</ref>;
*(vv. 133-138) unendosi a Urano ("Cielo"), Gaia ("Terra") genera i Titani (Τιτάνες): Oceano (Ὠκεανός)<ref>In ''Iliade'', XIV 201, Oceano è detto «padre degli dèi». Aristotele, in ''Metafisica'' I (A) 3,983 intende questo, «Oceano e Teti genitori del divenire», come anticipazione delle teorie di Talete.</ref>, Coio ( Κοῖος, anche Ceo), Creio (Κριός, anche Crio), Iperione (Ύπέριον), Iapeto (Ιαπετός, anche Giapeto), Theia (Θεία, anche Teia o Tia)<ref>Pindaro ''Istmica'' V la canta; da intendere come divinità della luce (cfr. Colonna p.83)</ref>, Rea (Ῥέα), Themis (Θέμις, anche Temi), Mnemosyne (Μνημοσύνη, anche Menmosine), Phoibe (Φοίϐη, anche Febe), Tethys (Τηθύς, anche Teti) e Kronos (Κρόνος, anche Crono)<ref>Maria Michela Sassi (Cfr. Maria Michela Sassi, ''Gli inizi della filosofia: in Grecia'', Torino, Boringhieri, 2009, pp.71 e sgg.) evidenzia come questi versi della ''Teogonia'' esiodea si prestino a differenti livelli di lettura, pur tuttavia è evidente come il primo evento descritto corrisponda all'aprirsi di una "voragine", di uno "spazio", di un "venire ad essere" di questa "Voragine" secondo un modello "genealogico" che verrà successivamente ripreso dalle riflessioni presocratiche. Significativo, sempre secondo Maria Michela Sassi, che dalla "Voragine", dal Chaos, abbiano origine entità informi (Erebo e Notte, e poi secondo un modello di opposizione, Etere e Giorno) che non hanno un 'seguito', non hanno una "progenie" di divinità antropomorfe; mentre da Gaia origina, per partenogenesi, Urano (suo opposto), i Monti e il Mare (ambedue come sue specificazioni, ovvero in essa contenute). Quindi se Gaia e Urano corrispondono sul piano spaziale, la genesi della loro unione (accompagnata, come l'unione tra Erebo e Notte, dalla funzione dell'Eros cosmico), si accompagna alla differenziazione e alla personalizzazione, a partire dal gesto di evirazione del padre Urano da parte dell'ultimo titano, Kronos, che prelude all'ordine cosmico stabilito da Zeus.
{{quote|Possiamo quindi scorgere un itinerario complessivo dall'informe al pienamente formato (da Caos a Zeus), che comprende vari sottoitinerari, dal negativo al positivo (dall'oscurità alla luce), da cio che ha forma (Gaia) alle sue successive specificazioni (tutto ciò che via via nasce da Gaia).|Maria Michela Sassi. ''Op. cit.'' pp. 72-3}}</ref>.
 
===Verso l'ordine di Zeus===
* (vv. 139-153) Dopo i Titani, l'unione tra Gaia e Urano genera i tre Ciclopi (Κύκλωπες: Brontes, Steropes e Arges<ref>Dèi con un "occhio solo", i loro nomi richiamano rispettivamente il "Tonante", il "Fulminante" e lo "Splendente".</ref>)<ref>Da notare la differenza con l'<nowiki></nowiki>''Odissea'', IX 187, dove i Ciclopi risultano dei giganteschi e selvaggi pastori e in cui, uno di questi, Polifemo,è figlio di Posidone. Qui, nella ''Teogonia'' esiodea, sono invece tre, dèì figli di Urano e Gaia, costruttori di fulmini che poi consegneranno a Zeus; in Callimaco, ''Inno ad Artemide'', sono gli aiutanti di Efesto, costruttori delle fortificazioni delle città dell'Argolide, ma lo scoliaste (Esiodo ''Theog.'', 139) indica questi ultimi come una "terza" categoria di Ciclopi: «perché di Ciclopi ci sono tre stirpi: i Ciclopi che costruirono le mura di Micene, quelli attorno a Polifemo e gli dèi stessi.»</ref>; e i Centimani (Ἑκατόγχειρες, Ecatonchiri): Cotto, Briareo e Gige dalla forza terribile<ref>Così lo scoliaste (148): «Costoro sono detti venti che prorompono dalle nubi, e sono di sicuro devastatori. Per questo miticamente sono provvisti anche di cento braccia perché hanno pulsionalità guerresche. Cotto, Briareo e Gige sono i tre momenti (dell'anno): Cotto è la canicola, cioè il momento dell'estate, Briareo è la primavera in rapporto con il fiorire ('bryein') e crescere le piante; Gige è il tempo invernale.» (Trad. Cassanmagnago, p. 503.</ref>;
* (vv.154-182) Urano, tuttavia, impedisce che i figli da lui generati con Gaia, i dodici Titani, i tre Ciclopi e i tre Centimani, vengano alla luce. La ragione di questo rifiuto risiederebbe secondo alcuni autori<ref>Cfr. Fritz Graf. ''Il mito in Grecia''. Bari, Laterza, 2007, p.61; Cassanmagnago ''Op.cit.'' p.929</ref>, nella loro "mostruosità". Ecco che la madre di costoro, Gaia, costruisce dapprima una falce dentata e poi invita i figli a disfarsi del padre che li costringe nel suo ventre. Solo l'ultimo dei Titani, Kronos, risponde all'appello della madre: appena Urano si stende nuovamente su Gaia, Kronos, nascosto<ref>Nella vagina della madre, ''locheòs'', (così legge Shawn O'Bryhim, ''Hesiod and the Cretan Cave'' in "Rheinisches Museum fuer Philologie" 140: 95-96, 1997.)</ref> lo evira;
* (vv.183-187) il sangue versato dal membro evirato di Urano goccia su Gaia producendo altre divinità: le Erinni<ref>Al singolare, come ''Erinus'', già presente nelle tavolette micenee, cfr. CN, Fpl, 8. Quindi il suo culto è attestabile a Creta fin dal XV secolo a.C. cfr. Aldo Magris. ''L'idea di destino nel pensiero antico'', p. 16.</ref> (Ἐρινύες: Aletto, Tesifone e Megera<ref>Questi nomi sono tuttavia di origine ellenistica, mentre la loro presenza è ternaria a partire da Euripide; nell'<nowiki></nowiki> ''Iliade'' il nome è plurale (ad es. XIX, 418) che singolare (ad es. XIX, 87).</ref>), le dee della vendetta<ref>Queste dee rappresentano lo spirito della vendetta nei confronti di chi colpisce i parenti o i membri del proprio clan. Sono anche le divinità che sorvegliano il rispetto degli impegni presi sotto giuramento e che impongono il rispetto del corso "naturale" degli eventi (in quest'ultima accezione cfr. ''Iliade'' XIX, 418 ed Eraclito fr. 94 Diels-Kranz).</ref>, i terribili Giganti (Γίγαντες)<ref>Nell'<nowiki></nowiki>''Odissea'' (VII, 59) sono una tribù selvaggia che perisce insieme al loro capo Eurimedonte.</ref><ref>In Apollodoro, ''Biblioteca'', I, 6 viene narrata la "Gigantomachia" (γιγαντoμαχια), la lotta tra i Giganti e gli Olimpi vinta da questi ultimi grazie all'intervento di Eracle.</ref> e le Ninfe Melie (Μελίαι)<ref>Le Ninfe dell'albero di frassino. Anche queste divinità sono strettamente connesse con la guerra essendo il frassino l'albero con cui si costruivano le lance.</ref><ref>Lo scoliaste (187) sostiene che da queste Ninfe viene la prima generazione degli uomini.</ref>;
* (vv.188-210) Kronos getta nel mare il membro di Urano e dallo seme "uranico" mischiato al liquido marino si forma la "spuma del mare"<ref>Dalla schiuma ''aphroghenèa''; ; anche lo scoliaste (191a) parla di "seme dall'aspetto di schiuma"; sull'essere letta questa come misto di seme e acqua marina: cfr. Cassanmagnago nota 37 p.930 e William Hansen. ''Foam-Born Aphrodite and the Mythology of Transformation''; in ''American Journal of Philology'' 121 (2000): 1–19.</ref> da cui nasce Afrodite (Aφροδίτη), dea dell'amore, della fertilità e della bellezza, al cui seguito si pongono il dio Eros<ref>Qui inteso non come "forza generatrice primordiale" ma come "componente gradevole dell'attrazione amorosa" (Arrighetti, p. 326).</ref> e il dio Himeros (Ἵμερος)<ref>Dio del "desiderio d'amore" ovvero, come spiega lo scoliaste (201), Eros sorge dalla vista, Himeros sorge dall'appetito dopo aver visto (Cassanmagnago p.930)</ref>;
* (vv.211-212)da Nyx (Nύξ, Notte), nata per partenogenesi da Chaos sorgono, sempre per partenogenesi: Moros (Μόρος, il Destino inevitabile); Ker (Κήρ, la Morte violenta); Thanatos (θάνατος, la Morte); Hypnos (Ὕπνος, il Sonno); gli Oneiroi (Ὄνειροι, la stirpe dei Sogni);
*(vv.213-225) successivamente Nyx genera, sempre per partenogenesi: Momos (Μῶμος, Biasimo); Oizys (Ὀϊζύς, Afflizione); le Esperidi (Ἑσπερίδες) che hanno cura delle mele auree<ref>Lo scoliaste (216) ricorda che da qui Zeus prese la mela consegnata a Paride.</ref> e dei loro alberi posti al di là dell'Oceano<ref>Le Esperidi non sembrano, a differenza delle altre divinità generate da Nyx, conservare dei tratti nefasti, la loro ascendenza la si deve quindi nell'essere state poste a Occidente (cfr. anche v. 275), luogo dove è posto anche Atlante (vv. 517-8), Arrighetti pp. 332-3.</ref>; le Moire (Μοῖραι)<ref>Le divinità che consegnano sia il bene che il male ai mortali e perseguono coloro che hanno "peccato"; ai vv. 904-6 sono dette figlie di Themis e di Zeus, il che ha fatto ritenere interpolato il testo cfr. Cassanmagnago, p.930 nota 43.</ref>; le Kere (Κῆρες)<ref>Qui intese come inviate del Destino; cfr. anche ''Scudo di Eracle'' vv. 249 e sgg.</ref>;Nemesis (Nέμεσις, Distribuisce<ref>Intesa come lo "sdegno che castiga la tracotanza umana" Cassanmagnago 931 (44).</ref>); Apate (Ἀπάτη, Inganno) e Philotes (Φιλότης, Affetto o Tenerezza<ref>Nel suo significato "doppio" esso conserva il suo aspetto anche negativo, cfr. la nozione di ''multiple approaches'' in C. J. Rowe, ''"Archaic Thought" in Hesiod'', The Journal of Hellenic Studies, 103 (1983): 124–35</ref>); Geras (Γῆρας, Vecchiaia rovinosa); Eris (Ἔρις, Discordia);
*(vv.226-232) Eris, la Discordia odiosa, genera: Ponos (Πόνος, Fatica), Lethe (Λήθη, Oblio), Limós (λιμός, Fame), Algea (Ἄλγεα, Dolori che fanno piangere), Hysminai (Ὑσμίναι, Mischie), Machai (Μάχαι, Battaglie), Phonoi (Φόνοι, Assassinii), Androctasiai (Ἀνδροκτασίας, Massacri), Neikea (Νείκεά, Conflitti), Pseudea (Ψεύδεά, Menzogna), Logoi (λόγόυς, Discorsi) e Amphillogiai (Ἀμφιλλογίας, Controversie), Dysnomie (Δυσνομία, Anarchia) e Ate (Ἄτη, Sciagura) che vanno insieme, Horkos (Όρκος, Giuramento) che grande sciagura procura a chi lo tradisce;
* (vv.233-239) Ponto (Πόντος, il Mare) genera<ref>Non è chiaro se per partenogenesi, o come gli altri successivi a lui, per mezzo dell'unione con Gaia, cf. Arrighetti p.294, Cassanmagnago p.931 (46).</ref> Nereo (Νηρεύς) detto il "vecchio", divinità marina sincera ed equilibrata; poi, sempre Ponto ma unitosi a Gaia, genera Taumante (Θαῦμας)<ref>L'aspetto meraviglioso del mare, cfr. Arrighetti p.294.</ref>, quindi Phorcy (Φόρκυς)<ref>L'aspetto mostruoso del mare, cfr. Arrighetti p.294.</ref>, Cetó (Κητώ)<ref>Anch'esso aspetto mostruoso del mare, cfr. Arrighetti p.294.</ref> dalle "belle guance"<ref>καλλιπάρηος, ''kallipáreos''.</ref>, ed Eurybie (Εὐρύβια)<ref>L'aspetto violento del mare, cfr. Arrighetti p.294.</ref>;
* (vv.240-264) dall'unione di Nereo con Doris (Δωρίς)<ref>Lett. "colei che reca doni".</ref>, figlia del titano Oceano, il fiume che perfettamente termina in sé stesso, nascono le Nereidi (Νηρεΐδες)<ref>Cinquantuno sono i nomi, elencati da Esiodo, di queste divinità che vivono gaiamente nel fondo del mare (soprattutto Egeo) con il padre Nereo, a meno di non accettare la lezione di Martin Litchfield West (cfr. ''Theogony'', Oxford, Clarendon Press 1966, pp.233 e sgg.) che considera ''thòe'' non come nome proprio quanto piuttosto l'epiteto di Speiò (quindi ''thòe'' come "veloce"), indicazione che ridurrebbe l'elenco delle Nereidi a cinquanta nomi.</ref>;
* (vv.265-269) Taumante, figlio di Ponto e di Gaia, unendosi ad Elettra (Ἠλέκτρα), figlia di Oceano, genera Iris (Ἶρις)<ref>Dea, messaggera degli dèi come Ermes, cfr. vv. 780 e sgg., ma anche ''Iliade'' III, 121 ''etc.''. Platone, nel ''Cratilo'' (407e-408b), indica Ermes e Iris come ''ángheloi'' degli Dei.</ref> e le due Arpie ( Ἅρπυιαι)<ref>Aelló (Ἀελλώ) e Ocypete (Ὠκυπέτη).</ref>;
* (vv.270-279) Phorcy e Cetó generano le due canute Graie (γραῖαι)<ref>Pemphredó (Πεμφρηδώ) e Enyó (Ἐνυώ); solo queste due, Dinó (Δεινώ), la terza, non è nominata in Esiodo ma successivamente: la prima attestazione delle tre Graie è in Ferecide (cfr. ''Die Fragmente der griechischen Historiker'' a cura di F. Jacoby, 15 voll., Berlino, Leiden,, 1923-1958, 3, F, 11) anche ed es. in Apollodoro ''Biblioteca'' II, 4, 2 [37] (cfr. a cura di Paolo Scarpi: Apollodoro ''Miti greci'', Milano, Mondadori/Fondazione Lorenzo Valla, 2008, p.105).</ref> e le tre Gorgoni (γοργόνες)<ref>Sthennò (Σθεννώ), Euryale (Εὐρυάλη) e Medusa (Μέδουσα), quest'ultima l'unica mortale.</ref> abitanti come le Esperidi al di là di Oceano, ad Occidente;
* (vv.280-286) quando Perseo<ref>La ricostruzione più comune del mito di Perseo si fonda su Apollodoro ''Biblioteca'' II, 34 e sgg.; ma con varianti in altri mitografi.</ref> taglierà la testa a una delle Gorgoni, Medusa (Μέδουσα), l'unica di queste mortale e che ebbe come amante Posidone, dal suo corpo sorgerà Chrysaor (Χρυσάωρ, anche Crisaore) dalla spada d'oro, e il cavallo alato Pegaso (Πήγασος) che volò al servizio di Zeus;
* (vv.287-294) Chrysaor, unendosi all'oceanina Calliore (Καλλιρρόη), genera il tricefalo Gerione (Γηρυών)<ref>La ricostruzione più comune del mito di Gerione si fonda su Apollodoro ''Biblioteca'' II, 5 e sgg.; ma per quanto attiene la vicenda con Eracle cfr. Stesicoro, ''Gerioneide''.</ref> che sarà ucciso dall'eroe Eracle<ref>La sua decima "fatica".</ref>;
*(vv.295-318) Phorcy e Cetó o Chrysaor e Calliore o Cetó per partenogenesi<ref>Il passo non chiarisce, cfr. a titolo esemplificativo H.J.R.; Arrighetti propende nata per partenogenesi da Cetó</ref> genera Echidna (Ἔχιδνα) il mostro metà fanciulla e metà serpente divoratore di carne, la quale, unendosi<ref>Erodoto IV, 9-10 la vuole unita anche a Eracle avviando così la stirpe degli Sciti.</ref> a Typhaon (Τυφάων, anche Typheo o Tifeo o Tifone)<ref>Typhaon è citato qui senza genealogia, ma ai versi 820 e sgg. si vuole un Typheo (υφωεύς) generato da Gaia e da Tartaro che parrebbe, tuttavia, sconfitto da Zeus appena nato (Arrighetti p.338); cfr. anche Apollodoro I, 41-4 e Nonno di Panopoli ''Dionisiache'' I, 154 e sgg.</ref>, genera Ortho (Ὀρθός), il cane di Gerione, Cerbero (Κέρβερος)<ref>Cfr. anche ''Iliade'' VIII, 36 e ''Odissea'' XI, 623.</ref>, il cane di Ade, e Idra (Ὕδρα) che conosce tristi cose e che verrà uccisa da Eracle;
*(vv.319-325) Echidna e Typhaon generano anche Chimera (Χίμαιρα)<ref>Lett. "capra", avente il triplice corpo di leone, serpente, capra; cfr. ''Iliade'' VI, 181.</ref> spirante fuoco, che verrà uccisa da Pegaso e da Bellerofonte (Βελλεροφόντης)<ref>Figlio di Posidone; cfr. su di lui ''Iliade'' VI, 155-205; Apollodoro II, 3, 1-2 e III, 3, 1; Pausania II, 4, 1 e II 27,2 e III, 18,13.</ref>;
* (vv.326-332) Echidna o Chimera<ref>Come lo scoliaste, cfr. Cassanmagnago, p. 932 nota 65.</ref> unendosi a Ortho<ref>Arrighetti p.338.</ref> genera Fiche (Φίξ)<ref>Cassanmagnago p. 932 non rende "Sfinge" (Σφίγξ), considerando ciò una tarda confusione; Arrighetti rende invece "Sfinge" p. 19; anche Colonna rende "Sfinge" intenendo Φίξ come sua forma "beotica". Per il mito della Sfinge invata da Era a Tebe cfr. Apollodoro III,5,7 e sgg. Con lo sviluppo della religione "delfica" non è più Era ma Apollo ad inviare la Sfinge (George M. A. Hanfmann e John Richard Thornhill Pollard, in ''Oxford Classical Dictionary'' 1970; trad. it. ''Dizionario di antichità classiche''. Cinisello Balsamo (Milano), San Paolo, 1995, p. 1933), evento che si ritrova in Sofocle ''Edipo Re'' ed Euripide ''Le fenicie''.</ref> e il leone Nemeo (Λέων τῆς Νεμέας) che verrà abbattuto da Eracle;
* (vv.333-336) Phorcy e Cetó generano, per ultimo, il serpente Ladon (Λάδων) che tra le sue spire custodisce le greggi d'oro;
* (vv.337-370) i titani Oceano e Tethys (Teti) generano i venticinque Fiumi (Ποταμοί)<ref>Come il titano Oceano che li alimenta, questi sia in qualità di corso d'acqua sia come divinità.</ref> e le quarantuno<ref>Più avanti Esiodo sostiene che esse, come i Fiumi, sono tremila.</ref> Oceanine (Ὠκεανίδες), tra cui Stige (Στύξ), la più illustre, le quali con il loro elemento acquatico nutrono di giovinezza gli uomini;
* (vv.371-374) i titani Theia (Teia) e Iperione generano Elios (Ἥλιος, Helios, Sole), Selene (Σελήνη, Luna) e Eós (Ἠώς, Aurora);
* (vv.375-377) il titano Creio e la figlia di Ponto e Gaia, Eurybie, generano Astreo (Ἀστραῖος), Pallante (Παλλάς)<ref>In ''Inno a Ermes'' (''Inni omerici'') 100, è il padre di Selene; da non confondere con il gigante ucciso da Atena (per il quale cfr. Apollodoro I,37).</ref> e Perse (Πέρσης);
* (vv.378-382) Astreo ed Eós generano i tre venti<ref>Sono i venti utili agli uomini, gli altri, quelli pericolosi, sono generati da Typheo.</ref> Zefiro (Ζέφυρος)<ref>Da Occidente.</ref>, Borea (Βορέας)<ref>Da Settentrione.</ref> e Noto (Νότος)<ref>Da Oriente.</ref>; successivamente generano Eosphoro (Ἑωσφόρος, Stella del Mattino) e le altre Stelle del firmamento;
*(vv.383-403) Stige (una delle figlie di Oceano) e Pallante, generano Zelos (Ζῆλος, Rivalità) e Nike (Νίκη, Vittoria), Kratos (Κράτος, Potere) e Bie (Βία, Forza); e con questi suoi figli, Stige, divenuta dea custode del giuramento tra gli dèi, parteciperà per prima alla glorificazione di Zeus, rappresentando i figli il seguito del futuro re degli dèi;
*(vv.404-410) i titani Phoibe e Coio generano la dolce Letó (Λητώ, anche Latona)<ref>Letó è una dei pochi titani che conserva un suo culto e templi in epoca storica, ad es. il ''Letoon'' di Delo (cfr. Semo di Delo in Ateneo 614a) o anche il ''Letoon'' di Festo (cfr. Nicandro in Antonino Liberale 17)</ref> dal peplo azzurro, Asterie (Ἀστερία, anche Asteria) che Perse condusse al suo palazzo come consorte;
* (vv.411-452) Asterie e Perse generano Ecate (Ἑκάτη)<ref>Cassanmagnago la vuole figlia di Asteria e Perse p.934; così anche Guidorizzi p. 637 e p. 1419 e Kerényi (''Gli dei della Grecia'', p.40); mentre Herbert Jennings Rose e Charles Martin Robertson (in ''Oxford Classical Dictionary'' 1970; trad. it. Dizionario di antichità classiche. Cinisello Balsamo (Milano), San Paolo, 1995, p. 729) la leggono come figlia di Febe (Phoibe) e Ceo (Coio).</ref>; i versi 404-52 della ''Teogonia'' corrispondono all'<nowiki></nowiki>''Inno a Ecate'' la dea di stirpe titanica che qui possiede un rango particolarmente elevato, assegnatole da Zeus in persona; la sua zona di influenza è la terra, il mare e il cielo<ref>Non quindi il Tartaro.</ref> dove ella appare a protezione dell'uomo oltre che nel ruolo di intermediaria tra questi e il mondo degli dèi.
 
===La nascita e il dominio di Zeus===
* (vv.453-491) I titani Kronos (Crono) e Rea generano: Istie (Ἱστίη, ionico; anche Estia dall'attico Ἑστία), Demetra (Δήμητρα), Era (Ἥρα, anche Hera), Ade (Ἅιδης) ed Ennosigeo (Ἐννοσίγαιον, Scuotitore della terra, da intendere come Posidone o Poseidone Ποσειδῶν<ref>Cfr. Colonna nota 31 p.86.</ref>); ma tutti questi figli vengono divorati da Kronos in quanto, avvertito dai genitori Gaia e Urano che uno di questi lo avrebbe spodestato, non vuole cedere il potere regale. Grande sconforto questo stato di cose procura a Rea, la quale, incinta dell'ultimo figlio avuto da Kronos, Zeus (Ζεύς), e consigliatasi con gli stessi genitori, decide di partorire nascostamente a Lycto (Creta)<ref>O sul monte Egeo, per il confronto cfr. Arrighetti p. 345-6.</ref>, consegnando a Kronos una pietra che questi divora pensando fosse il proprio ultimo figlio;
* (vv.492-500) Zeus cresce in forza e intelligenza e infine sconfigge il padre Kronos facendogli vomitare<ref>In Apollodoro ''Biblioteca'', I,2,1 è Metis (Μῆτις), una delle oceanine e prima moglie di Zeus, a far somministrare a Kronos l'emetico che lo costrinse a vomitare i figli.</ref> gli altri figli che aveva divorato, e il primo oggetto vomitato da Kronos è proprio quella pietra che egli aveva inghiottito scambiandola per Zeus<ref>Pasuania, X, 24,6 testimonia di una "pietra sacra" collocata sul monte Parnaso, nei pressi della tomba di Neottolemo.</ref>;
* (vv.501-506) quindi Zeus scioglie dalle catene i tre Ciclopi<ref>Vanno letti infatti come Brontes, Steropes e Arges: in tal senso, e tra gli altri, Arrighetti, p.347 e Cassanmagnago (89) p.936.</ref> così costretti dallo stesso Kronos, i quali lo ricambieranno consegnandogli il tuono, il fulmine e il lampo<ref>In Apollodoro ''Biblioteca'', I,2,1 i Ciclopi donano anche l'elmo ad Ade e il tridente a Posidone, armi che unitamente a quelle donate a Zeus consentiranno agli Olimpi di sconfiggere i Titani; nello stesso verso della ''Biblioteca'' i tre dèi tirano a sorte il proprio dominio ottenendo Zeus quello del Cielo, Posidone quello del Mare e Ade (Plutone) quello del Tartaro (luogo di Ade).</ref>;
* (vv.507-616) il titano Iapeto e l'oceanina Climene (Κλυμένη) generano Atlante (Ἄτλας) dal cuore violento, Menetio (Μενοίτιος), Prometeo (Προμηθεύς) e Epimeteo (Ἐπιμηθεύς): il destino di Atlante e di Menetio sono decisi da Zeus i quali costringe il primo a sorreggere la volta celeste con la testa e facendo forza sulle braccia, mentre il secondo, per via della sua tracotanza, lo scaglia con il fulmine nell'Erebo. Complessivamente, a parte la vicenda di Epimeteo ("colui che pensa dopo", a differenza del fratello Prometeo "colui che pensa prima") il quale accoglierà improvvidamente il dono di Zeus consistente nella "donna", "portatrice di guai" per l'uomo, i versi 507-616 narrano la vicenda di Prometeo, il titano campione degli uomini il quale avendo cercato di ingannare Zeus durante la spartizione del bue sacrificale, e successivamente per aver rubato il fuoco agli dèi donandolo agli uomini, viene condannato dallo stesso Zeus a essere eternamente legato a una colonna, dove un'aquila di giorno gli mangia il fegato<ref>Sede dell'anima irascibile, posta quindi a metà tra il razionale e il concupiscibile (Platone, ''Timeo'' 70d-71d); così Cassanmagnago p. 937 nota 91.</ref> che di notte gli ricresce, questo finché Eracle, figlio di Zeus e con il suo permesso, non lo libererà dal tormento.
* I versi 617-720 si occupano della Titanomachia, la lotta tra i titani residenti sul monte Othrys<ref>Collocato a sud del monte Olimpo e a nord della piana della Tessaglia.</ref> e gli dèi dell'Olimpo (figli di Kronos e di Rea): da dieci anni la lotta tra i due schieramenti prosegue incerta quando Zeus, su consiglio di Gaia, libera i tre Centimani precedentemente costretti nella terra da Urano e, dopo averli rifocillati con nettare e ambrosia, li coinvolge nella battaglia che diverrà così decisiva e si concluderà con la sconfitta dei titani e la loro segregazione nel Tartaro, chiuso da mura e da porte di bronzo costruite appositamente da Posidone e guardati a vista dagli stessi tre Centimani;
* seguono versi 720-819 che sono una descrizione del Tartaro, di difficile collocazione e interpretazione<ref>In tal senso Arrighetti p.358 e sgg.</ref>, nel cui ambito si pongono oltre che i Titani prigionieri e i tre Centimani loro sorveglianti (Cotto, Gige e Briareo, e la moglie di quest'ultimo la figlia di Posidone, Kymopoleia, Κυμοπόλεια), anche Nyx e Atlante che regge il cielo, Hypnos e Thanatos, Ade e Persefone (Περσεφόνη), Cerbero e Stige.
* I versi 820-885 trattano della Tifonomachia, ovvero dell'ultima battaglia condotta da Zeus prima della sua totale supermazia. L'evento è causato dalla nascita di Typheo (υφωεύς, anche Tifeo), generato da Gaia e da Tartaro "a causa dell'aurea" di Afrodite. Questo essere gigantesco, motruoso, terribile e potente viene sconfitto dal re degli dèi e relegato nel Tartaro insieme ai Titani, da dove spira i venti dannosi per gli uomini. I versi 886-1022 concludono il poema.
* (vv. 886-900) Zeus vincitore delle forze divine ostili agli dèi olimpici prende in sposa l'oceanina Metis (Μῆτις), figlia di Oceano e di Tethys (Teti); ma, avvertito da Gaia e da Urano che il loro erede maschio avrebbe potuto conquistare il suo stesso trono regale, Zeus la inghiottisce incorporando con Metis, la sua caratteristica unica, la "saggezza profetica". Zeus incorpora Metis, prima che questa partorisca la sua primogenita:<ref>Τριτογένειαν, così legge Arrighetti, p.372-3</ref> la dea glaucopide<ref>Dagli "occhi azzurri" (γλαυκῶπις, ''glaukōpis'')</ref>, Atena (Ἀθηνᾶ).
* (vv. 901-906) Successivamente Zeus sposa Themis, la dea, sorella dei titani, figlia di Urano e Gaia, che genera le tre Horai (Ὥραι): Eunomie (Εὐνομία), Dike (Δίκη) e Eirene (Eἰρήνη), le quali vegliano sulle opere degli uomini. La coppia Zeus e Themis genera anche le tre Moire (Μοῖραι): Cloto (Κλωθώ), Lachesi (Λάχεσις) e Atropo (Ἄτροπος) che consegnano il destino ai mortali<ref>Notare che al verso 217 esse appaiono figlie di Nyx (Notte)</ref>.
* (vv. 907-911) Poi, Zeus, sposa l'oceanina Eurynome (Εὐρυνόμη), anch'essa figlia di Oceano e di Tethys (Teti), che gli genera le tre Chariti (Χάριτες): Aglaie (Ἀγλαΐα), Euphrosyne (Εὐφροσύνη) e Thalie (Θαλία).
* (vv. 912-914) Quindi Zeus sposa la sorella Demetra che partorisce Persefone (Περσεφόνη) dalle "bianche braccia"<ref>(λευκώλενος, ''leykólenos'')</ref>, che sarà concessa da Zeus ad Ade come consorte e quindi rapita da quest'ultimo<ref>Cfr. ''Inno a Demetra'' collocato come secondo inno nella raccolta degli ''Inni omerici''.</ref>;
* (vv. 915-917) Zeus prende in anche Mnemosyne dalle "belle chiome"<ref>καλλίκομος</ref>, figlia di Gaia e di Urano, che gli genera le nove Muse (Μοῦσαι) dal diadema d'oro;
* (vv. 918-920) con Letó, Zeus genera Apollo (Ἀπόλλων) e Artemide (Ἄρτεμις) "arciera"<ref>ἰοχέαιρα</ref>;
* (vv. 921-923) infine, per ultima, Zeus sposa Era con cui genera Ebe (Ἥβη), Ares (Ἄρης) e Eileithyia (Εἰλείθυια);
* (vv. 924-926) dalla sua testa Zeus genera Atena, signora invincibile di eserciti;
* (vv. 927-929) Era, adirata con Zeus, genera per partenogenesi Efesto (Ἥφαιστος) valente nelle arti;
* (vv. 930-933) da Amphitrite (Ἀμφιτρίτη), nereide quindi una delle cinquanta figlie di Nereo e Doris, congiunta a Ennosigeo (Posidone), nasce Tritone (Τρίτων) vigoroso che abita il fondo del mare insieme ai suoi genitori;
* (vv. 933-937) da Ares e Citerea (Κυθέρεια, appellativo Afrodite<ref>Dal nome dell’isola di Citèra collocata nel mar Egeo, l'isola nella quale la dea era approdata dopo la sua nascita dalla spuma del mare; cfr. 188-210.</ref>) nascono Phobos (Φόβος) e Deimos (Δεῖμος) divinità terribili che ineriscono al terrore che agita gli uomini durante le guerre; Ares e Afrodite generano quindi Armònie (Ἁρμονία), futura sposa di Cadmo (Κάδμος);
* (vv. 938-939) Zeus e la figlia di Atlante Maia (Μαίη) generano Ermes (Ἑρμῆς, anche Hermes), il messaggero degli dèi;
* (vv. 940-942) La figlia di Cadmo, la mortale Semele (Σεμέλη), genera con Zeus l'immortale e ricco di gioia Dioniso (Διόνυσος), divenendo successivamente anche lei una dea;
* (vv. 943-944) La mortale Alcmena genera con Zeus l'eroe Eracle<ref>Sulla nascita di Eracle cfr. ''Scudo di Eracle'' 1-56.</ref>;
* (vv. 945-946) Efesto, figlio di Era, sposa la più giovane della Chariti, Aglaie;
* (vv. 947-949) Dioniso dai capelli d'oro sposa la mortale Arianna (Ἀριάδνη anche Ariadne), figlia di Minosse (Μίνως), ma che Zeus renderà immortale;
* (vv. 950-955) Ebe, figlia di Zeus e di Era, sposa Eracle dopo che fu reso immortale;
* (vv. 956-957) Elios e l'oceanina Perseis (Περσηίς, anche Perseide) generano Circe (Κίρκη) e Aiete (Αἰήτης, anche Eeta);
* (vv. 958-962) Aiete sposa l'oceanina Iduia (Ἰδυῖα) e genera Medea (Μήδεια);
* I versi 963-968 consistono dapprima in un saluto agli dèi olimpi e alle entità del mondo, per poi procedere ad una nuova invocazione alle dee Muse per avviare il ''Catalogo delle donne'' (γυναικῶν κατάλογος; anche ''Eoie'' Ἠοῖαι) dove si celebra l'amore di dèi per delle donne mortali. A tal proposito occorre riportare quanto considerato da Aristide Colonna<ref>Cfr. introduzione ad Esiodo, ''Opere'' Torino, UTET, 1977, p.13</ref> quando riferisce delle conclusioni, inequivocabili, di Edgar Lobel<ref>Cfr. Edgar Lobel (a cura di). ''Oxyrhynchus Papyri'' 23. 1956, Londra)</ref> secondo le quali dopo lo studio del papiro di Ossirinco 2354 risulta evidente che la fine della ''Teogonia'' coincide, ovvero si salda, con l'avvio del ''Catalogo delle donne''.
* (vv. 969-974) Demetra unitasi all'eroe Iasio (Ἰάσιος, anche Iasìone) genera Ploutos (Πλοῦτος, anche Pluto) dio della ricchezza e dell'abbondanza delle messi;
* (vv. 975-978) Armònie e Cadmo generano Inó (Ἰνώ), Semele (Σεμέλη), Agavé (Ἀγαύη), Autonoe (Αὐτονόη), che divenne sposa di Aristeo (Ἀρισταῖος), e Polidoro (Πολύδωρος);
* (vv. 979-983) l'oceanina Calliore e Crisaore (Chrysaor) generano Gerione<ref>Riprende i vv. 287-294.</ref> che verrà ucciso da Eracle a Erytheia (Eritea) per via dei buoi;
* (vv.984-985) la dea Eós (Aurora), figlia dei titani Theia (Teia) e Iperione, e l'eroe Titono (Τιθωνός, anche Titono)<ref>Fratello di Priamo (Πρίαμος) re di Troia.</ref> generano l'eroe Memnone (Μέμνων)<ref>Perì per mano di Achille durante la guerra di Troia.</ref> armato di bronzo e re degli Etiopi, e il re Emathione (Ἠμαθίων, anche Ematione);
* (vv. 986-991) la dea Eós (Aurora) e Cefalo (Κέφαλος), generano Fetonte (Φαέθων) che verrà rapito da Afrodite che lo condurrà in un suo tempio dove lo designerà "guardiano" del penetrale, trasformandolo in dèmone divino;
* (vv. 992-1002) la figlia di Aiete<ref>Si riferisce a Medea (Μήδεια).</ref> fu condotta via dal figlio di Esone (Αἴσων)<ref>Si riferisce a Si riferisce a Giasone (Ιάσων).</ref> costretto a queste vicende dal violento Pelia (Πελίας). Dal matrimonio di Giasone con Medea nasce Medeio (Μήδειος) che fu allevato da Chirone (Χείρων) figlio di Philyra (Φιλύρα anche Filira);
* (vv. 1003-1005) la nereide Psamate (Ψάμαθη), unitasi a Eaco (Αἰακός), genera Phoko (Φώκος);
* (vv. 1006-1007) la nereide Thetis (Θέτις, anche Teti)<ref>Da non confondersi con la titanide Tethys (Τηθύς, anche Teti).</ref> unitasi all'eroe Peleo (Πηλεύς), genera l'eroe Achille (Ἀχιλλεύς) dal cuore di leone;
* (vv. 1008-1010) Citerea (Afrodite) unitasi all'eroe Anchise (Ἀγχίσης) genera l'eroe Enea (Αἰνείας);
* (vv. 1011-1016) la dea Circe, figlia del dio Elios, unitasi all'eroe Odisseo (Ὀδυσσεύς), genera Agrio (Ἄγριος), Latino (Λατῖνος) e Telegono (Τηλέγονος) che regnano sui Tirreni;
* (vv. 1017-1018) l'oceanina Calipso (Καλυψώ), unitasi a Odisseo, genera Nausithoo (Ναυσίθοος) e Nausinoo (Ναυσίνοος).
* Gli ultimi versi della ''Teogonia'', (vv. 1019-1022) aprono al ''Catalogo delle donne'' (γυναικῶν κατάλογος; anche ''Eoie'' Ἠοῖαι).
 
==Note==
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