Differenze tra le versioni di "Gallerie di piazza Scala/XII"

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*'''177. [[w:Luigi Rossi (pittore)|Luigi Rossi]], ''La scuola del dolore'', 1895'''
*[[File:Artgate Fondazione Cariplo - Rossi Luigi, La scuola del dolore.jpg|thumb|499px|177. Luigi Rossi, ''La scuola del dolore'', 1895]]
 
La vicenda collezionistica dell’opera ebbe avvio con la I Esposizione Internazionale d’Arte della città di Venezia del 1895 dove fu acquistata dalla Casa Reale italiana. Entrata a far parte delle raccolte della Villa Reale di Monza, condivise le vicende della dispersione della collezione dei Savoia seguita al secondo conflitto mondiale, e riapparve sul mercato antiquariale solo nel 1966, quando la Cassa di Risparmio ne dispose l’acquisto.
Esposto alla VI Esposizione internazionale d’arte della città di Venezia nel 1905 e alla Promotrice di Genova nel 1910, il dipinto entra a far parte della Collezione Fernand du Chéne de Vère, imprenditore di origini francesi ma stabilitosi a Milano, titolare dal 1886 di una delle prime imprese di pubblicità in Italia, committente e collezionista tra i più importanti dell’epoca, specie dell’opera di Antonio Mancini. Nel 1939 il dipinto è esposto a Milano alla mostra dedicata a Leonardo Bazzaro a due anni dalla sua scomparsa.
Il pittore vi raffigura un gruppo di donne che si apprestano a spegnere un incendio scoppiato lungo le rive del Canale della Vena in prossimità del Ponte Vigo, a Chioggia; alcuni barcaioli si uniscono loro nel trasporto dell’acqua contribuendo così alla vivacità della scena, ben caratterizzata dagli effetti luminosi resi con ampie e rapide pennellate e dall’ardito taglio prospettico.
 
Come nella Benedizione e nel più tardo Alla Riva, il pittore ambienta il dipinto nella cittadina veneta dove si reca per la prima volta nel 1884: da allora Chioggia con i suoi canali e la sua vita popolare diventa, accanto agli altri temi del naturalismo lombardo, uno dei soggetti privilegiati della sua arte.
 
 
[[File:Artgate Fondazione Cariplo - Lojacono_Francesco,_Le_paludi.jpg|thumb|499px|184. Francesco Lojacono, ''Le paludi'', 1900-1910]]
 
Databile al primo decennio del Novecento, è comunque precedente a Tramonto sull’Anapo (1910-1915 circa, Palermo, Fondazione Banco di Sicilia), opera di minori dimensioni raffigurante un identico soggetto ma condotto con una stesura pittorica più abbreviata, riferibile agli ultimi anni di attività dell’artista. In entrambe le tele egli si ispira ai luoghi nei dintorni dei fiumi Anapo e Ciane in Sicilia, ai quali aveva già dedicato una delle opere presentate all’Esposizione nazionale di Palermo del 1891-1892, soggetti che ricorreranno negli anni seguenti in diversi altri dipinti tra i quali Sulle rive dell’Anapo, presso Siracusa, esposto a Venezia nel 1910 (Piacenza, Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi).
La pittura di paesaggio, alla quale Lojacono si accosta verso la metà dell’Ottocento seguendo la lezione di Filippo Palizzi, matura sul finire del secolo verso toni più intimisti, portandolo a descrivere i luoghi della sua Sicilia non più come vedute piene di luce ma come scorci ombrosi resi in rapide impressioni pittoriche.
Nell’opera in Collezione è raffigurato il paesaggio paludoso che caratterizza l’entroterra siracusano lungo le sponde dei fiumi Anapo e Ciane, secondo un’iconografia divulgata già in anni precedenti attraverso la fotografia da autori come Giorgio Sommer e successivamente resa popolare da numerose serie di cartoline. Rispetto al dipinto oggi conservato a Palermo il tocco pittorico pur abbreviato risulta ancora attento al dettaglio naturalistico e ai valori cromatici: se nel Tramonto sull’Anapo la luce del sole calante è resa nei soli toni del giallo e del rosa, qui trascolora dal grigio azzurro al giallo arancio con un ricco gioco di riflessi sull’acqua, e la pennellata, che si fa ora allungata ora a piccoli tocchi, ricrea nel cielo l’addensarsi delle nuvole e, lungo le rive del fiume, le ombrose fronde della vegetazione.
 
*'''185. Angelo Morbelli, ''Battello sul Lago Maggiore'', 1915'''
 
[[File:Artgate Fondazione Cariplo - Morbelli_Angelo,_Battello_sul_Lago_Maggiore.jpg|thumb|499px|185. Angelo Morbelli, ''Battello sul Lago Maggiore'', 1915]]
 
 
Eseguita nel 1915 e presentata due anni dopo all’esposizione romana della Società Amatori e Cultori di Belle Arti, l’opera raffigura il golfo del lago Maggiore. La veduta è presa da un battello dal quale una donna si sporge ad ammirare il panorama verso l’Isola Madre e la riva di Baveno. Il dipinto appartiene alla tarda produzione dell’artista che dai primi anni Dieci del Novecento inizia ad accostarsi alla pittura di paesaggio, spesso ritraendo i luoghi nei dintorni di Colma di Monferrato dove trascorre lunghi soggiorni.
Al paesaggio del Verbano Morbelli dedica almeno un’altra opera, intitolata Il Lago Maggiore a Baveno, esposta nel 1922 alla galleria milanese Bottega di Poesia in occasione della retrospettiva dedicata alla pittura divisionista in Italia. L’interesse per questi luoghi è legato anche al loro rinnovato successo turistico presso l’agiata borghesia; nel dipinto in Collezione la donna in gita sul battello allude esplicitamente a una delle attività più frequenti durante tali soggiorni di vacanza.
Il taglio inedito della veduta è debitore di una serie di studi compiuti da Morbelli con la fotografia, secondo un procedimento creativo che caratterizza l’intera sua opera e che lo accomuna all’amico Giuseppe Pellizza, anch’egli attento indagatore della luce e della sua resa pittorica attraverso la tecnica del divisionismo. In particolare, la figura femminile riprende in controparte una giovane fotografata in identica posa ed abbigliamento in un’istantanea oggi conservata presso l’archivio del pittore, databile ai primi anni del Novecento. Anche il punto di vista in ombra è tipico del procedimento fotografico e ricorre in modo particolare nella fotografia pittorialista che proprio in questi anni inizia a diffondersi in Italia. Il ricercato effetto di controluce è realizzato con una pittura divisa che attraverso tocchi di bianco, rosa ed azzurro ricrea l’abbagliante riverbero del sole sulle acque del lago, in contrapposizione alla penombra del battello. Sulla sinistra una bandiera tricolore è mossa dal vento, probabilmente un inno alla patria nell’anno in cui, durante il primo conflitto mondiale, l’Italia dichiara guerra all’impero austro-ungarico.
 
*'''186. Angelo Morbelli, ''Sogno e realtà'', 1905'''