Differenze tra le versioni di "Gallerie di piazza Scala/XII"

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*[[File:Artgate Fondazione Cariplo - Rossi Luigi, La scuola del dolore.jpg|thumb|499px|177. Luigi Rossi, ''La scuola del dolore'', 1895]]
 
La vicenda collezionistica dell’opera ebbe avvio con la I Esposizione Internazionale d’Arte della città di Venezia del 1895 dove fu acquistata dalla Casa Reale italiana. Entrata a far parte delle raccolte della Villa Reale di Monza, condivise le vicende della dispersione della collezione dei Savoia seguita al secondo conflitto mondiale, e riapparve sul mercato antiquariale solo nel 1966, quando la Cassa di Risparmio ne dispose l’acquisto.
* '''Alessandro Milesi, ''La traversata (La partenza del marinaio)'', 1901'''
Fin dalla sua prima apparizione la critica riconobbe nel dipinto un caposaldo della pittura verista, in seguito inviato all’Esposizione Universale di Parigi del 1900. Il duraturo consenso goduto dall’opera è, inoltre, attestato dalle repliche autografe destinate a prestigiose collezioni private e dalle numerose varianti ad acquerello.
La grande tela fu preceduta dalla presentazione all’Esposizione Straordinaria Nazionale e Internazionale di acquerelli del 1893 e, l’anno successivo, alla Triennale di Milano di un acquerello intitolato Dolore e Curiosità, attualmente disperso. Nella redazione finale del quadro i due stati d’animo coincidono con la disperazione della donna accovacciata sulle scale e con lo stupore dei bambini alla vista della scena, stretti attorno alla ragazzina poco più grande di loro.
Nella semplice variazione del titolo si può riconoscere l’evoluzione, ormai compiuta, della pittura di Luigi Rossi verso un’interpretazione simbolica degli usuali temi di ispirazione sociale, cui contribuì l’intensa frequentazione del poeta Gian Pietro Lucini. All’apparizione dell’acquerello, infatti, fece seguito, nel 1894, il componimento in versi di Lucini, intitolato La Prima Orma, che riconosceva nel soggetto l’impronta indelebile lasciata nell’infanzia dalla prima esperienza del dolore. Un’interpretazione in chiave simbolica che certamente influì sulla definizione del titolo dell’opera, ricordata tra quelle che il poeta vide nel suo compiersi.
Il tema dell’infanzia derelitta, ancora condotto nei dettami della pittura di genere di impronta verista, assunse così una dimensione e un significato universali.
 
* '''178. Alessandro Milesi, ''La traversata (La partenza del marinaio)'', 1901'''
 
[[File:Artgate Fondazione Cariplo - Milesi_Alessandro,_La_traversata_o_La_partenza_del_marinaio.jpg|thumb|499px|178. Alessandro Milesi, ''La traversata (La partenza del marinaio)'', 1901]]
 
Il dipinto proviene dalla collezione della galleria d’arte fondata a Firenze da Luigi Pisani, dispersa nel 1914. In questa circostanza una parte della raccolta fu acquistata dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma mentre la restante, alla quale apparteneva il dipinto di Milesi, fu venduta durante l’asta organizzata a Milano presso la Galleria Pesaro.
L’opera, datata 1901, è da considerarsi una replica di Pope! (1897, collezione privata) con la quale Milesi partecipa alla II Esposizione internazionale d’arte della città di Venezia. Il soggetto ebbe molta fortuna e il pittore ne eseguì almeno un’altra versione, datata 1916 e conservata a Firenze presso la Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti, mentre una replica di minori dimensioni (In attesa della gondola, 1897) è nelle collezioni del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci” di Milano.
Il dipinto appartiene alla stagione più matura del pittore, quando egli si allontana dalle scene aneddotiche della pittura di genere per giungere a una rinnovata attenzione nei confronti della vita popolare veneziana e dei sentimenti che la animano: a questo periodo, compreso tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del nuovo secolo, appartengono La barca del papà (Milano, Galleria d’Arte Moderna) esposto a Milano nel 1891 e Sposalizio a Venezia (Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna) premiato a Venezia nel 1897.
Nel dipinto in Collezione una donna con i suoi due figli è ritratta sul molo di Santa Croce, lungo il Canal Grande a Venezia e sulla sponda opposta si intravede la Ca’ da Mosto, tra i più antichi palazzi della città. Se nel dipinto del 1897 il titolo rimandava al nome dialettale usato a Venezia per chiamare il gondoliere dei traghetti, nella Traversata, che pure raffigura la stessa scena, il titolo allude alla separazione di un marinaio dai propri cari. In entrambi i casi il pittore dà grande risalto al carattere drammatico della scena attraverso il gesto della mano protesa oltre il molo, gesto che vuol essere un richiamo per il traghettatore in Pope! mentre qui è il saluto alla nave già lontana. La traversata si differenzia dall’opera del 1897 anche per le tonalità più chiare, soprattutto nei riflessi delle acque che si arricchiscono di bianchi e di blu.
 
*'''179. Cesare Laurenti, ''La meraviglia in attesa'', 1900-1905'''
 
[[File:Artgate Fondazione Cariplo - Laurenti_Cesare,_La_meraviglia_in_attesa.jpg|thumb|499px|179. Cesare Laurenti, ''La meraviglia in attesa'', 1900-1905]]
 
il dipinto è databile all’ultimo decennio dell’Ottocento quando Laurenti, probabilmente anche in seguito al lutto per la prematura scomparsa della figlia Fosca, esegue una serie di opere incentrate sulla figura femminile, come Primo dubbio (1891, Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna), La vedova (1896-1897, Venezia, Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro) e Calera (ubicazione sconosciuta), ritratto di una popolana delle calli veneziane molto simile al dipinto in Collezione. Il soggetto ritornerà anche negli anni seguenti ma in opere di diverso tenore come Maschera bella, ispirata secondo il nuovo gusto liberty alle figure femminili della pittura rinascimentale: il dipinto viene presentato all’Esposizione nazionale di belle arti di Milano del 1906 e riproposto l’anno seguente alla mostra individuale allestita in occasione della Biennale veneziana.
Nella Meraviglia il pittore raffigura una donna in attesa del marito pescatore nei pressi del molo, ricorrendo ad una iconografia già presente nella pittura di genere di altri artisti, come i lombardi Mosè Bianchi e Leonardo Bazzaro o i veneti Luigi Nono e Alessandro Milesi, del quale ricordiamo un soggetto molto simile esposto a Venezia nel 1887 dal titolo In attesa. Laurenti ne accentua la carica emozionale anche sotto la spinta del simbolismo al quale egli si accosta in opere come il dittico La parabola (USA, Georgia, Telfair Museum of Art), esposto a Venezia nel 1895. La prevalenza di tonalità brune e violacee stese con lunghe pennellate sottolinea il carattere malinconico del soggetto ed è questo un elemento stilistico che scomparirà nelle opere degli anni successivi quando Laurenti, ricorrendo a una nuova tecnica a tempera, giungerà ad una pittura più chiara e ricca di effetti di trasparenza come in Fioritura nuova (Venezia, Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro) presentata nel 1897 alla II Esposizione internazionale d’arte della Città di Venezia.
 
*180. '''Alessandro Milesi, La gelosa, 1930'''
[[File:Artgate Fondazione Cariplo - Bazzaro_Leonardo,_Orazione_(a_Chioggia)_o_Preghiera_o_Per_i_poveri_naufraghi.jpg|thumb|499px|181. Leonardo Bazzaro, ''Orazione a Chioggia'', 1897]]
 
Nel 1897 Leonardo Bazzaro partecipa con Orazione (a Chioggia) alla II Esposizione internazionale d’arte della città di Venezia dove è accolto da una critica generalmente poco entusiasta a causa del soggetto non nuovo nella sua produzione artistica. Il tema del compianto tradotto in una fusione lirica di figure e paesaggio aveva infatti già ispirato Ave Maria (Milano, Galleria d’Arte Moderna) databile al 1882, sebbene nella diversa ambientazione della Certosa di Pavia, e sempre nel 1897 ricorre in Pace ai naufraghi (ubicazione ignota), premiato quello stesso anno con la medaglia d’oro alla III Triennale di Milano e presentato all’Esposizione universale di Parigi del 1900. Come in Pace ai naufraghi, Bazzaro dipinge una giovane vedova che piange il marito naufrago, sullo sfondo di un paesaggio lagunare condotto con quella maestria che fa del pittore uno dei principali esponenti del naturalismo lombardo. Questo soggetto continuerà a essere più volte replicato dall’artista negli anni seguenti, con ampio successo di mercato, arricchendosi anche di accenti narrativi come in Dopo il naufragio (ubicazione ignota), vincitore del premio Principe Umberto all’Esposizione nazionale di belle arti di Milano del 1906.
*'''182. Leonardo Bazzaro, ''Alla Benedizione (Un vespro a Chioggia)'', 1898-1901]]'''
 
*[[File:Artgate Fondazione Cariplo - Bazzaro_Leonardo,_Un_vespro_a_Chioggia_o_Alla_benedizione_o_Canale_a_Chioggia.jpg|thumb|499px|182. Leonardo Bazzaro, ''Alla Benedizione (Un vespro a Chioggia)'', 1898-1901]]
 
 
Il dipinto è con ogni evidenza una replica dell’opera presentata all’Esposizione nazionale di Torino del 1898 col titolo Un vespro a Chioggia, probabilmente esposta anche alla Permanente di Milano nel 1898 come Alla benedizione. Spinto dal successo ottenuto in queste manifestazioni, Bazzaro esegue una nuova versione di tale soggetto, assecondando le richieste dei collezionisti che molto apprezzavano queste scene chioggiotte. La fattura pittorica a rapide e larghe pennellate indica che si tratta di un’esecuzione più tarda, databile entro il 1901 come suggerito dalla riproduzione dell’opera apparsa quell’anno su un periodico.
Il soggetto è da ricondurre a una delle principali fonti di ispirazione del pittore, il paesaggio lagunare di Venezia e della vicina Chioggia, luoghi frequentati anche da altri due esponenti del naturalismo lombardo, Filippo Carcano e Mosè Bianchi.
La scena è ambientata lungo il canale Perotolo di Chioggia animato da due imbarcazioni; sulla sponda si intravede un gruppo di donne in processione presso il “Refugium peccatorum”, nome col quale si indica la statua della Madonna col Bambino posta sulla balaustra in marmo, vicino alla Cattedrale. Qui, secondo la tradizione, si recavano i condannati a morte per l’ultima preghiera. Il luogo è stato più volte raffigurato nella seconda metà dell’Ottocento tanto da dare il titolo al capolavoro del pittore veneto Luigi Nono (1882, Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna).
In questo dipinto, che per l’ambientazione chioggiotta può essere accomunato alle altre opere in Collezione Fuoco! Fuoco! e Alla Riva, Bazzaro si concentra sulla resa luministica rendendo con vivaci accostamenti cromatici i bagliori del sole sull’acqua; su di essa si specchiano le barche dei pescatori che attendono, come lo donne in preghiera, la benedizione.
 
*'''183. Leonardo Bazzaro, ''Fuoco! Fuoco! (L'incendio a Chioggia)'', 1905'''
 
[[File:Artgate Fondazione Cariplo - Bazzaro_Leonardo,_Fuoco!_fuoco!_o_L%27incendio.jpg|thumb|499px|183. Leonardo Bazzaro, ''Fuoco! Fuoco! (L'incendio a Chioggia)'', 1905]]
 
Esposto alla VI Esposizione internazionale d’arte della città di Venezia nel 1905 e alla Promotrice di Genova nel 1910, il dipinto entra a far parte della Collezione Fernand du Chéne de Vère, imprenditore di origini francesi ma stabilitosi a Milano, titolare dal 1886 di una delle prime imprese di pubblicità in Italia, committente e collezionista tra i più importanti dell’epoca, specie dell’opera di Antonio Mancini. Nel 1939 il dipinto è esposto a Milano alla mostra dedicata a Leonardo Bazzaro a due anni dalla sua scomparsa.
Il pittore vi raffigura un gruppo di donne che si apprestano a spegnere un incendio scoppiato lungo le rive del Canale della Vena in prossimità del Ponte Vigo, a Chioggia; alcuni barcaioli si uniscono loro nel trasporto dell’acqua contribuendo così alla vivacità della scena, ben caratterizzata dagli effetti luminosi resi con ampie e rapide pennellate e dall’ardito taglio prospettico.
Come nella Benedizione e nel più tardo Alla Riva, il pittore ambienta il dipinto nella cittadina veneta dove si reca per la prima volta nel 1884: da allora Chioggia con i suoi canali e la sua vita popolare diventa, accanto agli altri temi del naturalismo lombardo, uno dei soggetti privilegiati della sua arte.
 
*'''184. Francesco Lojacono, ''Le paludi'', 1900-1910'''