Differenze tra le versioni di "Gallerie di piazza Scala/X"

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[[File:Artgate Fondazione Cariplo - Boldini_Giovanni,_Canale_a_Venezia_con_gondole.jpg|thumb|499px|156. Giovanni Boldini, ''Canale a Venezia'', 1899-1913]]
 
Come attesta l’etichetta antica sul retro, l’opera fu esposta alla prima importante mostra retrospettiva di Giovanni Boldini, allestita presso la Galerie Jean Charpentier di Parigi nel maggio del 1931, pochi mesi dopo la sua scomparsa. In quell’occasione un significativo gruppo di opere di soggetto veneziano riportò il giudizio positivo di Filippo De Pisis, attratto dalla singolare tecnica pittorica di rapide pennellate e rari tocchi di colore impiegata per suggerire l’atmosfera e la luce di Venezia.
Le vedute della città lagunare costituiscono un soggetto ricorrente nella produzione di Boldini che spesso trascorse a Venezia lunghi soggiorni, avviando accanto all’intensa produzione di ritratti una serie di vedute degli luoghi e dei canali più caratteristici.
Fin dagli esordi della sua carriera artistica, avviata a stretto contatto con la cerchia dei pittori macchiaioli, egli si dedicò alla pittura di paesaggio realizzando inizialmente soggetti campestri e, in seguito al suo trasferimento a Parigi nel 1871, una serie di scorci cittadini e paesaggi nei pressi della Senna. Il pittore realizzò vedute di Venezia in diversi momenti della sua vita, tra il 1887 e il 1913; in particolare, resta un cospicuo numero di disegni e abbozzi ricavati dallo studio dal vero del luogo durante il soggiorno del 1887, protrattosi per un mese, in coincidenza con la sua visita all’Esposizione Nazionale. Una prima ipotesi critica ha interpretato come data d’esecuzione il numero “1889” riportato su di un’etichetta circolare antica presente sul verso del dipinto in Collezione. A questa data risale la completa affermazione internazionale del pittore che presenta alla Exposition Universelle di Parigi un nucleo di sette dipinti, tra i quali anche una veduta del bacino di San Marco.
Tuttavia, risulta più plausibile l’ipotesi che l’iscrizione coincida con la numerazione di un inventario antico, dal momento che i caratteri stilistici del dipinto corrispondono alla produzione successiva dell’artista. Inoltre, non risulta che Boldini, in quell’anno, si sia recato nella città lagunare, essendo invece certa e documentata la sua presenza a Parigi, quindi in viaggio in Normandia, in Spagna, e in Marocco, a Tangeri, per poi rientrare nella capitale francese. Va inoltre segnalato che alcuni disegni con gondole e scorci, sicuramente riferibili al soggiorno del pittore a Venezia nel 1899, presentano invece un taglio prospettico e un’iconografia strettamente legata all’opera in Collezione.
In occasione della prima catalogazione della Collezione Cariplo, il dipinto è stato riferito agli anni successivi al 1905, quando Boldini abbandona ogni intento descrittivo, ancora rintracciabile per esempio in Venise (Parigi, Musée d’Orsay), e adotta, come in questo caso, una condotta pittorica sempre più rapida e corsiva, quasi bozzettistica. La ripetizione dello stesso soggetto anche a molti anni di distanza, la prassi di riprendere disegni e appunti grafici precedenti contraddistinguono il metodo di lavoro dell’artista che, forse, si serve per questo dipinto di uno studio a matita recentemente passato sul mercato antiquario milanese, affine nel soggetto all’opera in Collezione a tal punto da poterlo considerare un disegno preparatorio.
 
*'''157. Federico Zandomeneghi, ''La leçon de chant (La lezione di canto)'', 1890'''
*'''158. Federico Zandomeneghi, ''Jeune fille au bouquet de fleurs (Fanciulla con un mazzo di fiori)'', 1906-19007'''
 
*[[File:Artgate Fondazione Cariplo - Nomellini_Plinio,_Ragazza_alla_finestra.jpg|thumb|499px|'''159. Plinio Nomellini, ''Ragazza alla finestra'', 1891-1893]]
 
*[[File:Artgate Fondazione Cariplo - Conconi_Luigi,_La_rosa.jpg|thumb|499px|160. Luigi Conconi, ''La rosa'', 1910-1915]]
[[File:Artgate Fondazione Cariplo - Nomellini_Plinio,_Ragazza_alla_finestra.jpg|thumb|499px|159. Plinio Nomellini, ''Ragazza alla finestra'', 1891-1893]]'''
Nel dipinto, stilisticamente affine a un disegno del 1892 raffigurante una Testa di sirena (Novara, Galleria d’Arte Moderna Paolo e Adele Giannoni), una giovane donna, ritratta a mezzo busto, si affaccia alla finestra come per rispondere ad un richiamo che giunge dalla strada; sul davanzale due steli fioriti di gusto liberty le fanno da cornice. La posa della giovane, leggermente piegata in avanti e con il viso rivolto a destra, conferisce al dipinto un accentuato dinamismo, sottolineato dai lunghi tratti di colore.
L’accurata stesura pittorica a filamenti di colore che formano una tessitura compatta è il frutto di una personale elaborazione dei principi scientifici della pittura divisionista: Nomellini esegue con la nuova tecnica, variamente interpretata nelle diverse tele, dipinti ispirati alle tematiche sociali (Piazza Caricamento, 1891, Tortona, Collezione Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona) e ai paesaggi di Genova (Il golfo di Genova, 1891, collezione privata), città dove risiede dal 1890. La figura femminile, intesa secondo il nuovo gusto simbolista, ritornerà sul finire del decennio nel trittico Sinfonia della luna (1899, Venezia, Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro) col quale il pittore partecipa alla III Esposizione internazionale d’arte della città di Venezia.
 
*''' Luigi Conconi, ''La rosa'', 1910-1915'''
 
*[[File:Artgate Fondazione Cariplo - Conconi_Luigi,_La_rosa.jpg|thumb|499px|160. Luigi Conconi, ''La rosa'', 1910-1915]]
 
il dipinto raffigura Emilia Dal Col, pittrice dilettante sposata da Conconi nel 1897. Il genere del ritratto femminile riveste grande importanza in tutta la produzione dell’artista che per ideare pose e ambientazioni assolutamente originali ricorre spesso all’aiuto della moglie, sua modella prediletta. Il volto di Emilia è riconoscibile in Confidenze, (1898, Lugano, Museo Civico di Belle Arti) oppure nel più intimo Ritratto della moglie (1905 circa, collezione privata) dove la posa della giovane donna, ritratta a mezzo busto, ricorda quella del dipinto in Collezione. Conconi vi aggiunge, appena sfiorata dalle dita, una rosa, elemento che ricorre anche nel Ritratto di Ada Valdata (1907, Genova, Raccolte Frugone) e nel Ritratto di fanciulla (1915 circa, Milano, Archivio Storico Campari), entrambi commissionati da esponenti della borghesia milanese. L’acconciatura e l’abbigliamento di Emilia avvicinano tuttavia La rosa alla data di un ritratto più tardo, quello di Rita Maggioni (1913-1915 circa, collezione privata) permettendoci di collocare l’opera alla prima metà degli anni Dieci. Anche in questa fase più matura della sua arte, Conconi ricorre a una pittura legata alle ricerche giovanili condotte nell’ambito della Scapigliatura.